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L’eterno purgatorio del Tottenham

L’eterno purgatorio del Tottenham

Nel quartiere di Tottenham, nel borgo di Haringey, uno dei 33 che formano la capitale inglese, situato nell’area del North London, sorge il Tottenham Hotspur Stadium, o “New White Hart Line”. Lo stadio ha infatti preso il posto del vecchio White Hart Line nel 2019. Il costo complessivo è di 850 milioni di sterline, considerando quelli per la riqualificazione dell’area su cui sorge. Perla architettonica straordinaria e secondo stadio più capiente della Premier dietro solo all’Old Trafford. Fiore all’occhiello del club e più grande spesa di Daniel Levy nel club, il nuovo impianto è il simbolo di un nuovo inizio in casa Spurs. Un nuovo inizio, su cui Levy stesso ha puntato più di qualche sterlina, per riportare la stregata Premier League nel Nord di Londra. Sulla sponda white, ovviamente.

IL TOTTENHAM E LA PREMIER LEAGUE

Il presidente, in una relazione di costante amore e odio con i tifosi, ha rilevato il club ai suoi minimi storici in Premier, nel 2001. Nelle ultime 2 decadi ha riportato il Tottenham in Champions per la prima volta dal 1961, raggiungendo per la prima volta la finale della competizione, mantenendo gli Spurs ai vertici del campionato dopo i deludenti anni ’90, vincendo dopo otto anni dall’ultima volta la Coppa di Lega, nel 2008. Ma l’obbiettivo del percorso iniziato ormai 21 anni addietro, è tornare a vincere la tanto agognata Premier League. Il trofeo più importante del calcio d’Oltremanica manca nella parte bianca del Nord di Londra dal double datato stagione ’60/61. Durante quella stagione magica, in panchina sedeva Bill Nicholson. In campo leader come Bill Brown, Blanchflower, Les Allen e bomber Smith, autore di 28 reti, trascinano gli Spurs alla vittoria di campionato ed FA Cup (prima squadra inglese nel XX secolo a riuscirci). Da lì, il nulla. Partendo dagli anni ’60 e ’70 con Jimmy Greaves, più grande giocatore della storia del club, fino ad arrivare alla sconfitta nell’anno del miracolo Leicester. Anche negli anni ’80, nonostante campioni come Osvaldo Ardiles e Steve Archibald, non si andò oltre il terzo posto, raggiunto per 3 volte dall’85 al ’90. Ma quest’anno, dopo il disastroso inizio di Nuno Espirito Santo, a riaccendere sogni e speranze dei Lilywhites è stato l’arrivo nel North London di uno che la Premier l’ha già (stra)vinta, proprio battendo gli Spurs.

LA CURA CONTE

Correva l’anno 2017, quando al Tottenham di Pochettino non bastarono i 29 gol di Harry Kane e il record di punti (86) per battere il Chelsea. Sulla panchina dei Blues vincitori di 30 partite su 38 sedeva Antonio Conte. E proprio a lui, Fabio Paratici ha affidato le chiavi della nuova era degli speroni. L’italiano più acclamato a Londra dai tempi di Garibaldi, ha firmato a novembre un biennale a 15 milioni di euro a stagione. Il condottiero italiano, accolto dal coro “Mangia spaghetti, beve Moretti“, ha trovato al suo arrrivo una squadra estremamente fragile, al nono posto, con 15 punti in 10 giornate e Kane in rottura con la società dopo la mancata cessione al City. Il sempreverde 3-5-2, un super Heung-Min Son, il riscatto di giocatori essenziali come Ndombele, Hojberg, Emerson e Reguillon, una straordinaria solidità difensiva e il reintegramento in rosa del 9 della nazionale dei 3 leoni sono i tasselli fondamentali della cura Conte. Questi, uniti al cambio di mentalità portato dal nuovo mister, hanno permesso di macinare 21 punti in 10 partite di Premier. Frutto di 6 vittorie, 3 pareggi e 1 sola sconfitta in campionato, tale rullino di marcia ha portato gli Spurs al quarto posto in classifica. Con 4 gare in meno rispetto al Chelsea. Ma proprio la sconfitta nell’ultimo turno con i Blues ha evidenziato quello che manca al Tottenham per cambiare definitivamente marcia.

UN TRIS PER CONTE

Conte, lo sappiamo, è noto per essere estremamente esigente sul mercato (i suoi 3 esoneri derivano da divergenze sulla campagna acquisti). Il tecnico pluricampione d’Italia dopo la partita di Stamford Bridge ha colto la palla al balzo, sottolineando anche l’importanza della sessione invernale in corso. Il divario tra noi e il Chelsea è ampio, non basta una sola sessione di mercato per colmare il gap, la società sa bene quello che penso. Bisogna iniziare un processo, ma servono molti anni.” Queste parole hanno riportato con i piedi per terra tifosi e squadra, ma forse ha svegliato Fabio Paratici. L’ex dirigente bianconero infatti è pronto ad aggiungere 3 frecce alla faretra del tecnico salentino. Nel mirino ci sono Amrabat, Adama Touré e Luis Diaz. Se i primi due affari sono ai dettagli, per il trequartista colombiano i londinesi spingono sempre di più. L’accordo con il fantasista è totale, il Porto valuta l’offerta da 45 milioni per il giocatore, destinato a prendere il posto di Dele Alli. L’inglese è ormai fuori dal progetto, giunto al termine della sua parabola discendente, destinato a lasciare il New White Hart Line. L’arrivo di Diaz, autore quest’anno di 14 reti e 4 assist in 18 presenze, aggiungerebbe una straordinaria versatilità all’arsenale offensivo degli Spurs. Completando così un reparto che già può contare su Son, Bergwijn e ovviamente Harry Kane. Intanto, sabato c’è il sorprendente Brighton di Potter in FA Cup. A seguire il Southampton, che ha fermato il City nell’ultima giornata, con cui è vietato sbagliare. Per centrare il ritorno in Champions, dopo annate fallimentari, sarà fondamentale continuare sul sentiero tracciato dai primi mesi di Conte, per imboccare la long and winding road (calzerebbe a pennello se fossimo a Liverpool) che porta a quella tanto agognata e desiderata Premier, che nel white del Nord di Lorda manca da ormai 61 anni.

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