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Basket

Lettera a Marco Belinelli

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Come fosse un appassionato di pallacanestro ed un italiano fiero dei propri colori, Numero Diez, nella persona di Lorenzo Masi, ha deciso di scrivere una lettera all’unico italiano capace di sollevare un anello NBA, ovvero quel Marco Belinelli che ha annunciato poche settimane fa il suo passaggio ad Atlanta, dove giocherà per gli Hawks, ottava compagine americana in dieci anni di National Basketball Association. Sarà il lido giusto per tornare a splendere?

 

Caro Marco Belinelli,

non vogliamo sottoporci ad infimi giochi di ruolo in cui il giornalista provoca l’atleta per cercare una risposta ad effetto, ma sappi che ti stiamo aspettando e lo stiamo facendo con premura da circa tre anni. Perché dopo quella fantastica notte del 15 Giugno 2014, quando il tuo pianto liberatorio e plateale suonava come una rivincita dopo gli anni passati a cercare di diventar qualcuno oltreoceano, qualcosa non è andato come doveva.

Il basket italiano ti tiene stretto come quando vivi all’estero e cerchi nei connazionali quel calore e comprensione che il resto del mondo non potrà mai darti. E’ vero, forse sbagliamo a darti tutta questa responsabilità, ma il nostro rapporto con la NBA non sembra più essere quello di una volta. Nella tua biografia racconti con una lucidità disarmante come tu abbia dovuto combattere la lontananza da casa e dai cari mentre negli States venivi trattato come “uno dei tanti”, come il solito europeo incapace di affermarsi nel miglior campionato di basket del mondo. Golden State ed il “Barone” Baron Davis ti hanno formato, mentre Chris Paul e gli Hornets ti hanno esaltato prima che Chicago facesse conoscere il vero Pokerface, come ami chiamarti per via della tua espressione enigmatica.

Hai mostrato più volte gli attributi, quelli genuini e di geni italiani, restando sempre composto ed in attesa del momento propizio per ammutolire tutti dall’arco dei tre punti. Hai imparato ad essere un camaleonte ed a saperti adattare al gioco ed agli avversari ed è per questo che oggi Marco Belinelli è anche un gran difensore. Hai saputo modificare il tuo tiro per renderlo un’arma letale, tornando a San Giovanni in Persiceto per gli allenamenti invece di fare lo splendido come tanti altri colleghi. Ora, alla fine di ogni stagione, è bello vederti alla radio ed in tv, è un qualcosa di caloroso e familiare, come fosse il ritorno dello “zio d’America”, quello che si è fatto lodare alla Casa Bianca dal presidente Obama che, da tifoso dei Bulls, aveva un’incredibile mancanza del nostro Marco nazionale. Sentire la tua voce equivale al pensare “è tornato in patria Belinelli”, che in forma egoistica ma proporzionalmente similare mi porta a fare dei naturalissimi confronti con i miei ritorni a casa dalla Francia.

Bisognare però ammettere che da qualche anno a questa parte i come-back sono spesso stati “anticipati” da stagioni meno performanti. Nell’epilogo della tua biografia, che giungeva al termine di una non esaltante seconda stagione con San Antonio, chiedevi ai lettori se, come te, pensassero che il bello dovesse ancora venire invece di credere che Marco Belinelli, il ragazzino di San Giovanni in Persiceto, sia ora una persona “arrivata”. Noi, come te, crediamo che le sorprese siano dietro l’angolo: la costa ovest non è forse il tuo habitat naturale e Sacramento si è rivelata una società in piena fase costruttiva che, nonostante un contratto stellare, non ti ha valorizzato né dato minuti come avresti sperato. La stagione con Charlotte è stata piuttosto indecifrabile, perché la squadra aveva un potenziale incredibile che ha forse perso per strada nonostante un rush finale che poteva condurvi ai playoffs. Eri considerato una delle punte di diamante e lo stesso Micheal Jordan, colui che questo sport l’ha cambiato con le sue gesta e che ora è il proprietario della squadra, ha sempre speso parole al miele per te.

 

Nonostante tutto, il non raggiungimento della post season ha portato la società a cambiare rotta, investendo su Dwight Howard piuttosto che su di te in uno scambio che secondo la critica dovrebbe riportarti ai tuoi livelli migliori visto il concetto di pallacanestro che coach Mike Budenholzer possiede, molto simile a quello di Greg Popovich che a San Antonio ti ha formato ed ha creato il Marco Belinelli 2.0 grazie alla sua gestione dei possessi e del tiro dall’arco. Con un Dennis Schroder capace di assist strepitosi ed una batteria interessante di esterni (da Bazemore ad Haradaway Jr.), Atlanta vuole tornare a puntare fortemente sui playoffs e per farlo c’è bisogno del tuo estro.

Ma prima, magari, come hai diligentemente ed amorosamente fatto da sempre, prova a regalarci un’emozione agli Europei 2017 dopo la cocente delusione del 2015 quando a Lille pensavamo che la nazionale italiana avrebbe potuto sollevare qualcosa di importante.

 

Noi crediamo in te, it’s all about winning!

 

 

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Basket

Palacio dal calcio al basket, la nuova vita del ‘Trenza’

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Cambia lo sport ma non l’entusiasmo per Rodrigo Palacio, l’argentino comincia la sua nuova avventura nel mondo del basket. Ritiratosi dal calcio giocato dopo la parentesi al Brescia nello scorso anno in Serie B, il Trenza si è subito cimentato in una nuova avventura all’età di 40 anni.

Palacio è sceso in campo nella partita di basket del Garegnano Milano, in occasione di un torneo amichevole. La società cestistica milanese milita attualmente nel campionato di Serie D. L’argentino ex Inter e Genoa ha giocato contro il Basket Trezzano, mettendo a referto 4 punti.

Dopo aver segnato 101 gol in Serie A in carriera e aver fatto cantare i tifosi con la palla tra i piedi, per Palacio adesso è giunto il momento di rimettersi in gioco con la palla tra le mani.

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Basket

DAZN si allarga: arrivano la Serie C e la Serie A di Basket

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Peluso

Come riportato sui propri canali social, Dazn allarga i propri orizzonti inglobando ElevenSports. Arriveranno la Serie C e la Serie A di Basket.

NOVITÀ SU DAZN

Dazn assorbe e ingloba ElevenSports all’interno della propria piattaforma. Pare che fosse tutto confermato dallo scorso 25 agosto.

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Altri Sport

Eurobasket 2022, cosa è mancato all’Italia?

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Eurobasket 2022

Mercoledì si è interrotto il sogno azzurro. Per l’Italia l’Eurobasket 2022 è terminato contro la Francia ai quarti di finale, in una maniera a dir poco rocambolesca. A poco più di 2 minuti dalla fine della partita, Fontecchio aveva regalato il +7 azzurro con una tripla impossibile. Da lì in poi l’Italia non si è più mossa. A 14 secondi dalla fine e + 2 Italia, sempre Fontecchio è protagonista, stavolta in negativo, sbagliando entrambi i tiri liberi a disposizione. Heurtel realizza un veloce canestro da 2 punti e pareggia i conti, quindi overtime. Una volta ai supplementari però, l’inerzia era tutta dai francesi, che infatti hanno portato a casa la vittoria. Senz’altro ci sono state cose positive dell’Italia in questo Eurobasket, ma cosa è mancato alla nazionale di Pozzecco in questa folle partita contro la Francia?

I PUNTI DI FORZA DELL’ITALIA

Come ogni cosa, bisogna analizzare i pro e i contro. Si parte quindi prima dalle cose positive, perché comunque ce ne sono state parecchie nel corso dell’Eurobasket 2022. La cosa migliore è stata la forza e l’unione di questo gruppo, memore della bella esperienza affrontata l’anno scorso alle Olimpiadi, conquistate contro la difficile Serbia. La vittoria contro gli stessi serbi si è ripetuta anche nel corso degli europei, nonostante stavolta ci fosse anche il due volte MVP NBA Nikola Jokic.

Chi ha funzionato alla grande è stato Fontecchio, leader indiscusso di questa nazionale. L’infortunio di Gallinari lo ha spinto ancora di più a caricarsi l’Italia sulle spalle. Ha avuto però ottimi guerrieri al suo fianco, soprattutto Nik Melli e Marco Spissu. Il playmaker sardo si è conquistato in questo Eurobasket 2022 il posto da titolare un po’ a sorpresa, ma contro la Serbia è stato fenomenale con la serie di triple realizzate. Ottimo anche Melli, che pur non essendo un centro puro, è riuscito a tenere a bada gente come Jokic, ma ha anche fatto sudare qualche camicia pure a Rudy Gobert.

I PUNTI DI DEBOLEZZA DELL’ITALIA

La cosa particolare di questa nazionale, è che alcuni punti di forza sono allo stesso tempo punti di debolezza. Per esempio Pozzecco ha sicuramente unito ancora di più un gruppo già affiatato, grazie al suo atteggiamento esuberante. A volte però un allenatore deve avere anche del self-control, ma il Poz è davvero troppo emotivo.

C’è poi lo stesso Melli. Per carità, per come ha giocato in l’ Eurobasket 2022, non gli si può dir nulla contro. Sorge però sempre il solito problema della mancanza di un vero centro per gli azzurri. Purtroppo è una mancanza che ci si porta dietro da anni. Tessitori e Biligha non sono all’altezza di certi palcoscenici, e non possono reggere più di qualche minuto in campo contro squadre come la Francia.

Un punto di debolezza purtroppo è stato Fontecchio nell’ultima partita. L’eroe della nazionale è stato lui, ma chissà dove sarebbe ora l’Italia in questo Eurobasket 2022 se avesse realizzato anche solo uno dei due tiri liberi. Probabilmente in finale, dopo aver visto come la Polonia in semifinale è stata spazzata via malamente dai Blues. Nessuno potrà mai dirlo. Questa situazione ricorda per certi versi Baggio al mondiale di USA 1994. Il divin codino fu il migliore dell’Italia, e grazie a lui gli azzurri arrivarono in finale. Quel rigore sbagliato però fu decisivo, proprio come lo sono stati i liberi sbagliati da Fontecchio.

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Altri Sport

Italbasket, che impresa! Battuta la Serbia di Jokic

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L’Italbasket vola ai quarti di finale degli europei di pallacanestro. Gli azzurri, dopo aver vinto contro la Serbia di Jokic, se la dovranno vedere con la Francia di Gobert e compagni. La squadra allenata da Gianmarco Pozzecco si è resa protagonista di una vera e propria impresa. Di fatti, prima del match, nessuno avrebbe mai lontanamente pensato che il quintetto italiano avrebbe potuto battere una delle favorite alla vittoria finale.

Gli azzurri hanno chiuso i primi due quarti in svantaggio di soli sei punti: 51-45. Ma dal terzo quarto in poi, la storia è cambiata. I ragazzi di Pozzecco; espulso per proteste, sono riusciti grazie alle straordinarie prestazioni di Spissu (mvp del match), Melli, Fontecchio e Polonara a guadagnarsi uno storico quarto di finale. Ai serbi non basta l’immensa prestazione di Luka Jovic, autore di una doppia doppia. Adesso, agli azzurri, non rimane che continuare a sognare.

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