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“L’importante è parare, non importa come”

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In un calcio come quello moderno l’evoluzione tecnico-tattica di ciascun ruolo in campo sta alla base del trionfo. Difensori che impostano e segnano sempre più gol decisivi, centrocampisti a tutto tondo multitasking (i cosiddetti “tuttocampisti“), passando per i bomber onnipresenti nel rettangolo di gioco per dare una mano alla squadra. L’innovazione è divenuta una delle colonne portanti di questo e dello sport in generale. E il ruolo del portiere non è certo da meno.

La parata coi piedi è passata nel tempo da spettacolare improvvisata a decisivo strumento in più a disposizione dell’estremo difensore. Ma va chiarito un punto: questo gesto tecnico esisteva già dagli albori del calcio. Fin dall’inizio del secolo scorso i portieri facevano dei piedi la loro arma migliore per tenere sicura la porta. Le mani, insomma, rappresentavano un optional nel calcio della “Belle Èpoque“.

Fu il geniale Trivellini, portiere del Brescia dal 1914 al 1930, a brevettare ciò che rende completo un portiere e non un difensore aggiunto. La parata in tuffo. Il genio di Giuseppe tirava sempre dritto, sognando di volare. E pur di volare con la fantasia si fratturò una spalla alla terza uscita in affondo. Ma quel gesso fece la storia e la fortuna del gioco del pallone.

Da allora le mani e il tuffo diventarono i marchi di fabbrica “made in goalkeeper“. Ma alcuni rivoluzionari conciliarono gli albori di questo ruolo alla prassi e all’innovazione, nel segno dello spettacolo. Numero Diez pone oggi l’attenzione sulla riscoperta di questa parata straordinaria, che tante emozioni ha strappato. Del resto il calcio si gioca con i piedi, sia che sei attaccante sia che sei un numero uno. E se sei un portiere farlo è ancora più bello.

GARELLA E LA RIVINCITA DI “GARELLIK”

Claudio Garella ha rappresentato nella storia del calcio un “simbolo al contrario”. Una vera e propria icona targata anni ’80. Portiere all’apparenza goffo e privo di classe, in realtà efficace e rivoluzionario, in un modo tutto suo.

Il prescelto da Diego Armando Maradona parava con qualsiasi parte del corpo. Pancia, faccia e chiappe addirittura. E naturalmente coi piedi. Dalle “Garellate“, clamorosi errori che costarono gol pesantissimi e lo scherno di buona parte dei tifosi a “Garellik“, come scrissero su un giornale locale veronese per lodare certe parate non contemplate dai sacri testi.

Garella vinse nella sua turbolenta carriera due scudetti: nel 1985 col Verona e nel 1987 col Napoli. Senza mai rinunciare a quel modo tanto bizzarro e fuori da ogni schema di parare quanto appassionante. Dopotutto “L’importante è parare, non importa come“. Un autentico mantra per lui, un modus operandi seguito alla perfezione nei suoi gesti tecnici.

La parata probabilmente più celebre risale alla partita Udinese-Cremonese dell’anno 1988-1989. In quell’incontro Garella non soltanto parò un rigore, ma respinse una punizione in rovesciata. Per alcuni era in ritardo su quel pallone e salvò il salvabile, per gli inguaribili romantici di questo sport una magia.

Dirà di lui Gianni Agnelli, l’avvocato:

“Garella? Il miglior portiere del mondo, senza le mani”.

HIGUITA E LA LEGGENDA DEL RE SCORPIONE

Contro ogni regola e contro ogni legge, questo è René Higuita. Rompere gli schemi, andare contro ogni legge, che sia calcistica, morale o talvolta anche giudiziaria. Vivere la propria carriera tutta d’un fiato, facendo ciò che nessuno aveva fatto prima, non perché nessuno ne fosse capace, ma perché nessuno ne aveva avuto il coraggio. Un portiere goleador, l’ossimoro del calcio inteso nella sua forma più ordinaria e comune, l’aspetto più ordinario e comune per il calcio inteso nella forma in cui lo intendeva lui. 55 i gol segnati in carriera, 3 in Nazionale, serve altro? Ebbene sì, c’è molto altro in lui da apprezzare e lodare.

Un vero e proprio simbolo per la sua nazione, quella Colombia caliente che antepone il divertimento e le emozioni al risultato in sé. 6 settembre 1995, Wembley Stadium, amichevole internazionale fra Inghilterra e Colombia. Alla fine di un’azione di attacco inglese, Jamie Redknapp indirizza un pallonetto morbido verso la porta del folle René. Folle è la parola giusta, perché tira fuori dal cilindro una delle sue e rivoluziona il calcio come pochi hanno saputo fare. Attende infatti che la palla lo scavalchi e con un balzo in avanti effettua la parata dello scorpione. Il leggendario gesto tecnico col quale, alzando le gambe all’indietro e respingendo coi piedi il pallone, ha tenuto il risultato sullo 0 a 0, nel boato della folla.

L’esempio per eccellenza della “parata per i fotografi”, ma non possono esserci soltanto loro a gioire di questo gesto leggendario. Ha fatto emozionare il popolo colombiano, ha fatto impazzire milioni di tifosi.

SORRENTINO, L’INCUBO DELLA LUPA

E’ l’11 dicembre 2017. Allo Stadio Bentegodi va in scena una pellicola calcistica immortale per i fan dei portieri. Partita sulla carta dall’esito già scritto, con la Roma che pregusta i 3 punti nel loro cammino in campionato. Ma non tutti sono d’accordo col pronostico. Più che di Chievo-Roma, infatti, si dovrebbe parlare di Sorrentino-Roma.

L’intramontabile portiere clivense è l’indiscusso protagonista dell’incontro. Interventi dalla distanza, parate ravvicinate, respinte in angolo, salvataggi miracolosi a iosa costellano minuto dopo minuto l’incontro. La scena è tutta sua, in una delle partite meglio giocate della sua carriera. Di fronte alla quale, vedendo match come questi, sarebbe dovuta essere più ricca di vittorie e soddisfazioni.

Ma una bella prestazione non gli basta. Vuole rendere quel pomeriggio di dicembre indimenticabile. Sull’ennesimo tiro da parte dei giallorossi va in scena l’atto memorabile di questa storia. Tiro di Patrick Schick verso la porta clivense, Sorrentino sembrerebbe in ritardo e incapace di intervenire. Ma sopraggiungono quelle gambe e quei piedi miracolati che salvano la partita del Chievo e rendono ancor più memorabile la prestazione dell’estremo difensore.

Miracolo “alla Garella” per alcuni, prestazione alla “Holly e Benji” per altri. Per altri ancora, invece, una “normale” prestazione alla Sorrentino, che da anni ci ha abituato a prestazioni sontuose e magistrali. Un “Oscar” per la parata lo meriterebbe di sicuro.

AKINFEEV E DE GEA A ILLUMINARE IL MONDO

Un ottavo di finale di Russia 2018 merita particolare attenzione. I due protagonisti fra i pali, Akinfeev e De Gea, meritano una menzione in particolare in questa lista speciale.

Il primo è un vero e proprio eroe in terra russa. Autore di una partita straordinaria fra i pali, grazie alla sua prestazione trascina la Russia alla lotteria dei rigori contro le Furie Rosse. Akinfeev entra nella storia dell’ex Unione Sovietica parando 2 dei 5 rigori calciati dalla Spagna. Il primo di questi da Koke, l’altro da Iago Aspas. Ed è proprio ai danni di quest’ultimo che il numero uno russo si supera parando in acrobazia coi piedi, all’ultimo secondo. Ripercorrendo le gesta tecniche di Claudio Garella, un successore del glorioso portiere italiano. I quarti di finale da parte della Russia passano per le parate di Akinfeev. Anzi, per i piedi.

Il secondo è probabilmente il portiere che più di tutti fa di questo gesto tecnico un marchio di fabbrica collaudato e approvato. Parate in allungo plastico, spaccate in scivolata a braccia spalancate a coprire meglio la porta. Tutti gesti che più volte hanno salvato il risultato, sia dei Red Devils che delle Furie Rosse. Il portiere spagnolo, in quanto a prontezza di riflessi e a improvvisazione in ogni situazione, è fra i più forti se non il migliore al mondo. Nel bene o nel male, nella vittoria o nella sconfitta, lui c’è.

Tantissimi gli esempi che si possono fare sulle sue parate di piede. Ne scegliamo uno, il più recente. Tottenham-United della giornata di ieri, minuto 86. La parata di piede, quasi in controtempo, su un sinistro secco da due passi di Kane ha dell’incredibile. Un gesto tecnico straordinario che azzera le speranze degli Spurs e continua a far volare i Red Devils fuori dall’incubo in cui Mourinho l’aveva gettato. Perché oltre alle mani, i portieri hanno anche i piedi, decisivi e fondamentali.

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Flash News

Benevento, Cannavaro: “Contro la Reggina sarà una partita dura”

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Benevento

Fabio Cannavaro, allenatore del Benevento è intervenuto in conferenza stampa in vista della partita di domani della sua squadra contro la Reggina di Pippo Inzaghi.

Le dichiarazioni di Cannavaro:

 Il fatto di riavere a disposizione dei calciatori importanti fa piacere. Qualcuno si è allenato in gruppo solo ieri ma li porteremo comunque con noi per fargli assaporare di nuovo lo spogliatoio. Ci sarà ancora da soffrire perché i rientranti devono rimettersi al pari degli altri, chi ha giocato di più va dosato”.
Sui dubbi di formazione
“Il dubbio su se far giocare qualche rientrante dal 1′ c’è ma valuteremo tutto nel giusto modo. La sosta ci ha permesso di lavorare con serenità e di alzare il livello di tutti. Dobbiamo continuare sulla strada intrapresa perché è quella giusta per uscire dalla situazione di classifica in cui ci troviamo”.
Sulla forza della Reggina
“La Reggina ha il miglior attacco della Serie B e porta in gol tanti giocatori. Dobbiamo essere consapevoli della forza avversaria e bravi a limitarla perché solo così possiamo esaltare le nostre caratteristiche ed il nostro giocoSarà una partita tosta“.
Sull’incontro con Inzaghi
“Sicuramente il fatto di incontrare tanti ex compagni, campioni del mondo e non, fa piacere. Inzaghi ha lasciato qui un ricordo straordinario ma ora è il tecnico di un’altra squadra e per 90′ saremo nemici: gli abbracci verranno prima e dopo la partita”.

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Calciomercato

La Lazio guarda in Argentina per il futuro

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Lazio

Nome nuovo in avanti per la Lazio, che è tra le squadre italiane al centro del mercato in entrata e in uscita. Alcuni rumors in Argentina parlano di offerta imminente, ma dal fronte biancoceleste non arrivano conferme.

SARRI CHIEDE RINFORZI MA TANTO DIPENDERÀ DALLE USCITE

Continuano le voci di mercato nell’ambiente laziale. A prendersi la scena sono sicuramente quelle relative alle uscite con Luis Alberto e Milinkovic-Savic costantemente in bilico. Per questo qualsiasi mossa di Tare e Lotito, a gennaio o a giugno, dipenderà dalle eventuali uscite, e guadagni, della società biancoceleste. Nel frattempo, come riporta il Corriere dello Sport, alcuni rumors in Argentina raccontano di un’offerta imminente dei capitolini per Martin Ezequiel Ojeda, esterno offensivo del Godoy Cruz, messosi in mostra con 6 gol e 9 assist nel torneo Apertura. Da parte della Lazio, al momento, non sono arrivate conferme e un eventuale arrivo dell’esterno potrebbe, dunque, essere posticipato a questa estate.

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Calcio Internazionale

Ronaldo lontano dall’Inghilterra? Un indizio lo fa presagire

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ronaldo

Il futuro di Cristiano Ronaldo è ancora nebuloso. Chiaramente, il fuoriclasse portoghese sta pensando solo al Mondiale, ma al momento si trova senza un club e certamente ne dovrà trovare uno entro gennaio. Dopo la tortuosa e immediata separazione con il Manchester United in molti, in Inghilterra e non solo, si interrogano sul suo futuro.

L’INDIZIO

Cristiano Ronaldo non giocherà più in Inghilterra, o almeno, questo è il pensiero del Sun. In un articolo di poche ore fa, il tabloid ha reso noto che l’ex Juventus e Real Madrid ha fatto spostare tutte le sue automobili per trasferirle in un luogo lontano dalla Gran Bretagna. Secondo il giornale inglese, dunque, questo sarebbe un chiaro indizio di mercato che porta CR7 via dalla Premier League. Chiaramente si tratta solo di speculazioni, ma bisogna ammettere che, al momento, viene difficile credere alla permanenza di Ronaldo in Inghilterra.

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Flash News

Qatar e i lunghissimi recuperi: Zenga dice la sua

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Qatar 2022

Qatar 2022 è entrato nel vivo e le grandi sorprese come le vittorie di Arabia Saudita e Giappone, rispettivamente contro Argentina e Germania, hanno suscitato clamore. Un altro dato emerso in questo Mondiale ha, però, creato dibattito nell’opinione pubblica ed è quello relativo ai tanti minuti di recupero concessi nei match.

COLLINA È STATO CHIARO, ZENGA RILANCIA CON UNA PROPOSTA

Le partite di Qatar 2022 hanno regalato emozioni fino all’ultimo respiro, basti pensare alla vittoria dell’Iran contro il Galles maturata al 98′. A rendere ciò possibile è il sostanziosissimo extra time concesso dai direttori di gara. Alla base di questo incremento una precisa volontà della FIFA di aumentare il tempo effettivo di gioco, come chiarito in precedenza da Pierluigi Collina, presidente della Commissione Arbitri della FIFA.

In merito a ciò è intervenuto l’ex portiere della nazionale italiana, Walter Zenga, che al Corriere dello Sport ha lanciato una proposta per migliorare il tempo effettivo di gioco: “Lancio la mia proposta: ne gli ultimi dieci o cinque minuti di partita, con il tempo di recupero incluso ovviamente, ogni volta che la palla va fuori il cronometro si ferma“.

Secondo l’Uomo Ragno questo potrebbe diminuire i tentativi di perdita di tempo con l’arbitro che sarebbe sgravato da alcune responsabilità e conseguenti polemiche.

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