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L’incubo della Roma

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Una serata a tinte giallorosse si trasforma in un incubo griffato Blancos. Un gruppo determinato e coeso nel primo tempo lascia il posto a una squadra fragile, sfiduciata e senza voglia nella ripresa. Un’inattesa convinzione nell’attaccare i Campioni d’Europa cede il passo a fischi che interrompono i canti dagli spalti. La festa dei tifosi è durata una cinquantina di minuti. Ci hanno pensato prima Under, poi Bale (e soprattutto Fazio) a spegnere la luce. Ma soprattutto una costante della squadra giallorossa, chiamata deconcentrazione, che sta accompagnando la Roma fin dall’inizio di questa turbolenta stagione.

Si spezza l’incantesimo Olimpico dopo 8 partite di Champions League. Era una partita importante per provare a raggiungere il primo posto ed evitare agli ottavi diverse big. Un risultato tanto indolore nel discorso qualificazione (grazie alla sconfitta del CSKA Mosca) quanto pesante per un morale che non accenna a decollare. Nel segno di un avvio di stagione ricco di speranze infrante.

DAL SOGNO…

Nella serata dell’ingresso di Totti nella Hall of Fame l’atmosfera ha il sapore di quelle sfide che sanno conquistare e far sognare. Sostegno del Capitano da bordo campo, Real Madrid sottotono, il tutto condito da oltre 60mila tifosi, alla conquista del primato del girone: lo spettacolo è assicurato. Il teatro dell’Olimpico è la roccaforte romanista in Europa, la chiave di volta per la vittoria nella competizione più importante. Quasi sempre.

La Roma vista nel primo tempo fa dimenticare l’incubo firmato De Paul in quel di Udine. La squadra di Di Francesco convince pressando alto e recuperando diversi palloni. Il Real attacca timidamente, ma è la squadra di casa la protagonista della prima frazione. Le percussioni al centro di Kolarov fanno tremare la difesa dei Blancos, che nonostante conceda molto viene graziata dalla Dea Bendata, che decide di non fare visita ai giallorossi durante la serata.

La Roma non riesce a segnare, è un dato di fatto. Crea moltissimo e non si tira indietro nel provare a concludere: ben 17 le conclusioni dei giallorossi, contro le 12 degli avversari, più precisi e letali sotto porta. Ma le grandi squadre sanno soffrire e colpire all’improvviso, come dimostrato ieri sera dai Blancos.

L’episodio emblema della serata è quello di fine primo tempo. Pasticcio difensivo del Real, pallone recuperato dalla Roma con Zaniolo che mette splendidamente al centro per Under, solo. Errore incredibile a porta vuota del turco sul finire della ripresa. L’inizio della fine.

…ALL’INCUBO…

Il gol a porta vuota mancato da Under sembra scandire una staffetta che conduce dalle stelle alle stalle. La Roma vista nella ripresa non ha nulla a che vedere con una squadra determinata a lottare. Gli errori di Olsen e Fazio (sopratutto l’argentino), propiziano il gol di Bale, che mette in luce il vero problema di questa squadra: il morale troppo fragile.

I ragazzi di Di Francesco sono tornati in campo disuniti, sconcentrati e senza convinzione. I due gol concessi sono frutto di distrazioni e gravi errori difensivi, sintomo di un organico che non mette la testa in tutti i 90 minuti. Quando si compete a questi livelli il minimo errore non perdona. Specie contro il Real Madrid, Campioni d’Europa da tre anni di fila.

I Blancos visti all’Olimpico erano ben lontani dalla squadra spaziale di Ronaldo e Zidane, all’arrembaggio ogni anno di titoli europei. Ma sempre di Real Madrid si tratta, una delle squadre più forti del mondo, nel palcoscenico della Champions, dove lo sconforto e il morale a terra non è concesso. Lo sanno bene Bale e Lucas Vazquez, lo hanno dimostrato punendo le incertezze degli avversari.

La partita era già finita dopo il gol del gallese. Timidi attacchi condotti sottotono non oscurano praterie concesse a centrocampo, distrazioni difensive, passaggi sbagliati e sconforto alle stelle. Per la delusione di quei tifosi speranzosi che hanno lasciato i canti accogliendo i fischi, in una serata da dimenticare per attitudine della squadra. Quando uno stadio come l’Olimpico si riempie a festa per sostenerti non puoi rispondere così, abbandonando di fatto la partita alla prima difficoltà.

…E NON E’ LA PRIMA VOLTA

Una costante troppo cara a questa squadra è il non saper reagire dopo aver subito gol. Se la squadra avversaria segna, spesso arriva la sconfitta. Lo si è visto contro l’Udinese, la SPAL e il Bologna; troppe volte in inizio di campionato, quando sei la Roma, chiamata ad ambire a qualcosa di grande.

I ragazzi allenati da Di Francesco sorprendono in quanto a rendimento: al di sotto delle aspettative in Serie A, nella norma in Champions, assicurandosi il secondo posto con una giornata di anticipo. Il pubblico rumoreggia non tanto per le sconfitte in se: contro il Real Madrid era difficile e audace aspettarsi una vittoria. Ciò che si voleva vedere da parte di questa formazione è la voglia di reagire, lottare su ogni pallone, fino all’ultimo secondo. Un qualcosa che è mancato in diverse partite e che sta alla base della crisi giallorossa, che per il livello tecnico dei suoi calciatori meriterebbe probabilmente una posizione migliore in campionato.

Ma questo è il calcio: uno sport fatto di 90 minuti, dove bisogna rimanere lucidi e concentrati dall’inizio alla fine, per uscire dal campo soddisfatti. Questa squadra ad oggi non può esserlo. Il settimo posto sta stretto a una tifoseria che spera di non vedere infrangersi l’obbiettivo Champions League. Le concorrenti sono tante e la Roma è chiamata a reagire fin dalla prossima partita contro l’Inter.

Per non andare di male in peggio.

ZANIOLO IL MIGLIORE

In una Roma ricca di incertezze, delusioni e infortuni spicca il talento di Nicolò Zaniolo. Con ogni probabilità è stato il migliore nella sfida contro il Real Madrid, l’unico che abbia continuato a crederci anche dopo lo svantaggio. Difficile far dimenticare velocemente un campione del calibro di Radja Nainggolan, ma il ragazzo si sta dando da fare, contro l’avversario più difficile.

Il giovane classe 1999 difficilmente può tenere il campo con tanta autorevolezza in un simile contesto se non ha qualità speciali, di personalità e tecnica. In una serata tutt’altro che semplice da gestire mentalmente. Avversari fortissimi, partita complicata, giallorossi senza tanti titolari e dopo il gol subito, allo sbando.

Eppure lui era là, presente in ogni azione, rincorrendo ogni pallone nel corso di tutta la sua partita. 69 i minuti giocati, con l’82% di passaggi riusciti e quell’assist tanto clamoroso quanto decisivo per Under. Il tutto a soli 19 anni. Chapeau. Se la Roma del presente delude quella del futuro fa ben sperare. Nel mercato di Monchi, rivelatosi fino ad oggi disastroso, quella di Nicolò Zaniolo è stata l’unica grande intuizione.

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Genoa-Cittadella, le probabili formazioni: rischio turnover per Coda

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Genoa

Dopo una settimana decisamente movimentata in casa Genoa, il focus è ora tutto sulla sfida di domenica 4 dicembre contro il Cittadella. I rossoblù tornano al Ferraris, che si preannuncia gremito come al solito. La Gradinata Nord, per i primi 15 minuti, protesterà rimanendo in silenzio.

La protesta è rivolta non alla squadra, come la situazione di crisi potrebbe far pensare, bensì contro la giustizia sportiva che ha comminato severe sanzioni ad alcuni tifosi genoani rei di aver violato delle norme esultando in occasione del gol dell’1-2 di Yeboah in Venezia-Genoa. Garantito il massimo sostegno a giocatori e staff dunque, nonostante gli striscioni comparsi in settimana a Marassi e al Pio.

Dal canto suo, il gruppo ha soprattutto pensato a ricompattarsi in questi giorni di preparazione, come testimoniano le dichiarazioni di Bani e Strootman a margine della festa di Natale del settore giovanile. I due hanno dato ragione a Blessin riguardo alle pesanti critiche mosse dal tecnico per l’atteggiamento della squadra e si sono detti concentrati a migliorare il rendimento.

Bisognerà farlo in fretta, poichè dopo la sfida al Cittadella a Genova l’8 dicembre arriverà il Sudtirol. Il weekend seguente, poi, ci sarà la trasferta di Ascoli. Intanto, però, ecco le probabili scelte dei due allenatori per Genoa-Cittadella.

LE PROBABILI FORMAZIONI DI GENOA-CITTADELLA

In ragione del tour de force in arrivo, Blessin pensa a un turno di riposo per Massimo Coda: al suo posto potrebbe giocare Puscas. Il rumeno non ha brillato nella trasferta di Perugia, ma la prima occasione da titolare in casa potrebbe galvanizzarlo. A centrocampo ancora indisponibile Badelj, mentre il ristabilito Sturaro si candida a una maglia dal primo minuto. Dopo l’esito negativo dell’esperimento in Umbria, si dovrebbe tornare al 4-2-3-1.

Nel Cittadella di Gorini sono tre le assenze pesanti: a Felicioli e Baldini si è aggiunto anche Beretta, che non partirà per un problema al polpaccio. Antonucci agirà alle spalle dei due attaccanti, centrocampo a 3 con Carriero, Pavan e Branca.

Genoa (4-2-3-1): Semper; Hefti, Bani, Dragusin, Sabelli; Strootman, Sturaro; Gudmundsson, Aramu, Jagiello; Puscas. All.: Blessin

Cittadella (4-3-1-2) Kastrati; Vita, Perticone, Frare, Cassandro; Carriero, Pavan, Branca; Antonucci; Tounkara,Varela. All.: Gorini

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Flash News

Verso Turris-Avellino: Rastelli recupera Aya

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Turris Avellino

In casa Avellino, continua la preparazione verso il match contro la Turris in programma domenica alle 17:30. Gli irpini, dopo il pareggio casalingo contro la Juve Stabia, sono obbligati a vincere per sperare ancora nei playoff.

Il tecnico Massimo Rastelli però, dovrà ancora far fronte alla situazione infortunati. Aya ha recuperato definitivamente ed è tornato ad allenarsi in gruppo ma è l’unica nota positiva. Dall’Oglio e Di Gaudio infatti, stanno ancora smaltendo i fastidi lavorando a parte. Così come Ricciardi e Micovschi, che stanno continuando il programma di recupero prima del reintegro.

L’Avellino ha disperato bisogno di trovare punti lontano dal Partenio Lombardi. Il rendimento esterno, sino ad ora, è stato disastroso. Soltanto 4 punti conquistati in 8 uscite, frutto del pareggio contro il Foggia e della vittoria di Francavilla, alla prima in panchina di Rastelli.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Us Avellino

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ESCLUSIVE

ESCLUSIVA – Luca Toselli sulla Juve: “Giusto confermare Allegri”

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Juventus

La Juventus sta attraversando uno dei periodi di maggior difficoltà della sua storia. Risultati che faticano ad arrivare e dimissioni improvvise di tutto il C.D.A., situazioni che non fanno passare nottate tranquille ai tifosi bianconeri. In esclusiva per Numero Diez la voce di Luca Toselli, influencer grande esperto e tifoso della Vecchia Signora seguito da centinaia di migliaia di persone sui propri account social. Di seguito l’intervista.

L’ERA ANDREA AGNELLI

Nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane e cinque Coppe Italia, questi i successi della Juventus nei dodici anni di gestione Andrea Agnelli. Quali parole ti senti di rivolgere nei confronti dell’operato dell’ormai ex presidente?

“Un ringraziamento per gli anni che ci sono stati di vittorie e successi nonostante gli ultimi non siano andati bene. Probabilmente la presidenza di Andrea Agnelli era ormai giunta al termine. Il fatto che si sia arrivati alla divisione per altre cause è un dispiacere ma probabilmente ci stava dopo dodici anni un cambio in cima alla piramide della Juventus”.

LE PREOCCUPAZIONI DEL MOMENTO

Da tifoso che sente la maglia bianconera come una seconda pelle, quali sensazioni stai provando in questo periodo così delicato?

“Confusione e sorpresa. Non mi spaventa il fatto di avere un presidente, bensì la dinamica e le tempistiche nel quale è avvenuto questo cambiamento. Vista dalla nostra prospettiva viviamo questo avvenimento in modo confusionario e, come un qualcosa in continua evoluzione”.

LE POSSIBILI NUOVE FIGURE DIRIGENZIALI

Prima Del Piero poi Trezeguet: due leggende del club che si sono proposte di tornare per aiutare la loro vecchia squadra. Pensi che potrebbero contribuire alla rinascita del club?

“Vedo molto più adatto Del Piero a livello dirigenziale, Trezeguet penso sia maggiormente un uomo da campo. È ovvio che due figure del genere che nel momento più buio della storia bianconera hanno deciso di scendere all’inferno con la Vecchia Signora è un qualcosa che non può fare altro che piacere”.

IL RUOLO DI MASSIMILIANO ALLEGRI

L’unico mai messo in discussione in questi giorni così intensi è stato Massimiliano Allegri. Si è parlato di possibili dimissioni non accettate, condividi la scelta di tenere il tecnico o avresti optato per un altro profilo?

“Riguardo Allegri penso sia un discorso in continua evoluzione. In caso di dimissioni di Agnelli per un nuovo progetto tecnico avrei capito un immediato cambio in panchina ma, in questa situazione di confusione, cambiare anche l’allenatore sarebbe stato un problema per i giocatori. Allegri dovrà tenere il ruolo di collante in questo momento così delicato”.

LA POSSIBILE REAZIONE IN CAMPO DELLA SQUADRA

In conclusione, come credi possa reagire la squadra sul lato sportivo al rientro dalla sosta? Riusciranno i ragazzi a gestire il peso di giocare in queste condizioni?

“Questa è la mia più grande paura. Sicuramente il momento non è felice e, qualcuno, potrebbe avere delle preoccupazioni a livello di campo. Sappiamo tutti benissimo che all’interno del rettangolo verde di gioco la testa conta tanto e, tutta questa situazione extra-campo, potrebbe provocare dei malumori”.

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Calcio Internazionale

Barcellona, interesse per Onana: le ultime

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Onana

Il Barcellona, nonostante i problemi riguardo alla liquidità, agirà sul mercato di gennaio: sono infatti tanti i nomi di Inter e Milan e che piacciono al club blaugrana.

BARCELLONA-MILANO: ASSE CALDO

Al Barcellona piacciono tanti nomi dell’Inter: si comincia da Lautaro e Skriniar concludendo con Brozovic. Ma non si ferma qui, infatti passando all’altra parte di Milano piacciono molto sia Rafael Leao, che Bennacer.

Secondo Tuttosport, però, l’obiettivo principale del Barcellona per gennaio è un portiere che faccia da vice a Ter Stegen: tutti gli indizi portano ad Onana. L’ex Ajax è un obiettivo concreto dei blaugrana, che stanno preparando un piano per sferrare l’attacco finale a gennaio.

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