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Calcio e dintorni

L’inesorabile crollo del Genoa Cricket and Football Club

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Genoa

Se Bologna è la Dotta e Roma è la Città Eterna, Genova è stata e sempre sarà la Superba. Da Repubblica Marinara, il capoluogo ligure ha rappresentato per decenni uno dei centri vitali dell’Europa, emanando un’aura di grandezza e superbia, appunto, con pochi eguali. Genova è bellezza, splendore e potere. Porto fondamentale, un museo a cielo aperto, epicentro di disgrazie ma anche di magnificenza. Eppure, al momento, è anche la cornice di una storia il cui lieto fine sembra sempre più distante. La chiesa, al centro del villaggio, rischia di crollare, sgretolandosi su sé stessa, trascinando tutti i suoi fedeli. Cosa sta succedendo al Genoa Cricket and Football Club?

IL DECLINO

Dimmi come giochi e ti dirò chi sei. Il Genoa non sta giocando, senza troppi giri di parole. La squadra rossoblù sembra essere entrata in un limbo da cui uscire è un’impresa ai limiti del fattibile. All’aspetto tecnico della rosa bisogna necessariamente aggiungere quello mentale e psicologico di un gruppo di giocatori che, al momento, pare essersi smarrito. I problemi dell’ex club di Preziosi sono tanti, forse troppi da analizzare in poche centinaia di parole. Difficoltà che sono figlie di un percorso inverso iniziato nel 2018, quando il grifone ha cominciato a mostrare i primi segni di un cedimento inevitabile.

L’alba della stagione 2018-2019 dà l’impressione di essere il principio di una bella storia di calcio. Gli acquisti di Kouamè e Krzysztof Piatek danno forma a una coppia d’attacco esplosiva e, all’apparenza, inarrestabile. Il centravanti polacco segna la bellezza di 13 reti in appena 19 partite. Poi, a gennaio, il Milan piomba su di lui e per 35 milioni di euro più bonus il Genoa lo lascia partire. Il girone di ritorno è un inferno. Il bottino, impietoso, è di 3 vittorie, 9 pareggi e 7 sconfitte. Preziosi cambia tre allenatori, iniziando con Ballardini, proseguendo con Juric e concludendo con Cesare Prandelli. La salvezza, ottenuta all’ultima di campionato con un insipido pareggio per 0-0 in casa della Fiorentina, non soddisfa.

Il 2019-2020 non cambia le sorti di una squadra sempre più in difficoltà. La guida tecnica viene affidata ad Aurelio Andreazzoli, ma dopo appena 5 punti in 8 partite, viene chiamato Thiago Motta, alla prima esperienza assoluta con una prima squadra. L’esperimento non sortisce gli effetti sperati. Dopo aver toccato il fondo della classifica in seguito al 4-0 patito a Milano contro l’Inter, la panchina passa nelle mani di un esperto in materia di salvezza: Davide Nicola. Nonostante evidenti difficoltà il Genoa riesce a salvarsi, terminando per il secondo anno di fila al 17esimo posto.

SCELTE SBAGLIATE

La scorsa stagione porta leggeri miglioramenti, con l’obiettivo salvezza che viene raggiunto più agilmente e senza soffrire fino alla fine. La panchina, tuttavia, rimane una porta girevole da cui entrare e uscire è questione di attimi. Dopo Rolando Maran torna Davide Ballardini. L’allenatore di Ravenna, alla quarta esperienza in rossoblù, viene confermato anche per quest’anno, il vero punto di non ritorno di una società storica, nata nel 1893, la più longeva ancora in attività. Il Genoa sta navigando in acque pericolose, sfiorando le tenebre degli abissi più profondi.

Il 23 settembre Enrico Preziosi, dopo 18 anni di presidenza, ha deciso di cedere la proprietà alla holding americana 777 Partners. Una nuova era che, tuttavia, non ha ancora preso la forma desiderata, trasformandosi nel peggiore degli incubi. Il Genoa, in queste prime 22 giornate di campionato, ha vinto una sola partita, collezionando 12 punti, segnando 20 reti e subendone 45. Il penultimo posto, davanti alla sola Salernitana che, tuttavia, ha due partite in meno, è lo specchio di una squadra senza idee, quasi abbandonata a sé stessa. Ballardini è stato esonerato dopo 12 giornate. Al suo posto, la nuova dirigenza ha scommesso su Andrij Shevchenko, affidandogli il progetto di riportare il grifone dove merita e offrendogli un contratto fino al 2024 con un ingaggio da 2 milioni di euro a stagione, con un obiettivo preciso, puntare al futuro e condividerlo insieme.

Una scelta coraggiosa e ambiziosa, al contempo incomprensibile, soprattutto in ottica ricostruzione. Infatti, il tecnico ucraino ha raccolto 3 punti e altrettanti pareggi, perdendo il derby e lo scontro diretto casalingo contro lo Spezia. I numeri, impietosi, non mentono. In 9 incontri Sheva ha visto i suoi ragazzi trovare la via della rete appena tre volte, mostrando una sterilità in zona gol senza eguali. Il tempo, giudice per eccellenza, ha risucchiato anche l’usignolo di Kiev, esonerato la scorsa settimana dopo l’eliminazione dalla Coppa Italia per mano del suo Milan. Lunedì sera, nel posticipo di Firenze, in panchina si è seduto Abdulay Konko, in attesa dell’annuncio dell’ennesimo allenatore pronto a salvare la storia recente e futura del Genoa. Il risultato finale, 6-0, è l’ennesima dimostrazione di una situazione ai limiti dell’ingestibilità.

I PROBLEMI

Quasi sfumato Labbadia, è pronto a tornare Rolando Maran, ancora sotto contratto. I problemi del grifone, tuttavia, non possono essere risolti continuando a cambiare tecnico. Le difficoltà sono più radicate e, soprattutto, sono figlie di scelte sbagliate, ripetute negli anni. La mancanza di un vero progetto, stabile e solido, ha minato la fiducia di un intero ambiente, a partire dai giocatori, continuamente sottoposti a nuove pressioni, nuovi moduli e nuove idee di calcio. Adattarsi e rimettersi in discussione, cambiare posizione, sperare di trovare spazio in campo. Soldi spesi male, con poca logica e parsimonia, soprattutto se si considera che, al momento, le casse del club devono continuare a  riempire i portafogli di ben tre allenatori.

Gli infortuni e il covid non hanno aiutato. L’infermeria genoana non è mai stata completamente vuota, accogliendo a turno Criscito, Destro, Caicedo, Rovella e chi più ne ha più ne metta. Le scusanti, per quanto motivate, non bastano. Il Genoa pecca in ogni reparto. Non attacca abbastanza, non difende come dovrebbe. La penuria di reti è sinonimo di un’evidente mancanza di qualità e di giocatori in grado di creare superiorità numerica, capaci di cambiare le sorti delle partite con una giocata. Il centrocampo, molto fisico, non riesce a essere la fonte da cui devono nascere le occasioni per segnare. L’attacco, retto dal solo Destro, è sterile. Pandev ha 38 anni e non è più il giocatore di una volta, Caicedo ha saltato 13 incontri per problemi muscolari, Yeboah, Ekuban e Bianchi non sono ancora pronti per un palcoscenico come la Serie A.

La compromissione della stagione rossoblù è evidente. A metà campionato la salvezza è lontana 6 punti. Eppure la distanza sembra essere incolmabile. Il temporale si è trasformato in tempesta. Riuscirà il Genoa a uscirne indenne, continuando a essere un punto di riferimento per la Superba?

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Lega Pro, ad Ancona per la Torres arriva l’ottavo pareggio stagionale

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Modena

Nel girone B di Lega Pro, la Torres pareggia ad Ancona per 1-1, collezionando l’ottavo pareggio in quindici partite del suo campionato.

LA CRONACA

La squadra di Greco si presenta allo Stadio del Conero contro un’Ancona in grande forma, reduce da tre vittorie nelle ultime quattro.

I rossoblù, martoriati dalle assenze, vanno in vantaggio al trentesimo del pt, grazie al gol di Scappini con un destro a giro che non lascia scampo a Perucchini, chiudendo in vantaggio la prima frazione. Nella ripresa i padroni di casa trovano il pari definitivo, con un rigore causato da Ferrante ai danni di Lombardi (tra le proteste degli ospiti), e trasformato da Scappini al 67’.

La Torres rimane così al dodicesimo posto del campionato, dando l’impressione, ancora una volta, di non riuscire a fare il fatidico “passo in più”. Appuntamento domani, al Vanni Sanna, contro la Fiorenzuola.

LE PAROLE DEL MISTER

Il tecnico rossoblù, Alfonso Greco, ha rilasciato alcune dichiarazioni a Centotrentuno.com sulla gara giocata:

Perdiamo punti un po’ per gli episodi un po’ per nostre ingenuità. È un peccato, anche perché oggi nonostante incontrassimo una grande squadra abbiamo fatto di necessità virtù. Il rigore è stato generoso ma noi abbiamo commesso una ingenuità. Vediamo se col Fiorenzuola ci sarà l’opportunità di recuperare qualcuno. Faremo il punto della situazione. Penso avremo Diakité squalificato, Lombardo è uscito con un risentimento muscolare. Affronteremo un’altra grande squadra, ma è un momento dove dovremo stringere i denti”.

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Sampdoria, serata amarcord per i reduci dello Scudetto

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PAGLIUCA HANDANOVIC ONANA

La giornata di ieri è stata sicuramente molto particolare per i tifosi della Sampdoria.
In serata, infatti, è stata proiettata la prima del docufilm “La Bella Stagione”, incentrato sulla stagione dello Scudetto doriano nel 1991.

Al cinema scelto per l’occasione, oltre a molti tifosi, erano presenti i protagonisti di quella stagione, da Pagliuca e Vierchowod, passando per i vari Lombardo, Pari, Mannini, Bonetti e Invernizzi, fino ad arrivare ai gemelli del gol, Roberto Mancini e Gianluca Vialli.

Al termine della proiezione, contornata da lacrime e ricordi, gli illustri ospiti si sono cimentati nel cantare “Lettera da Amsterdam”, l’inno della Sampdoria, scritto dal compianto Vittorio De Scalzi, scatenando ancor di più la commozione in sala.

Come riportato da Gazzetta.it, dopo i saluti, la comitiva degli ex calciatori si è spostata a Quinto, per celebrare il 58esimo compleanno dell’attuale Ct della Nazionale, facendo emergere ancora una volta il forte legame che unisce i componenti del gruppo.
Insomma, una serata all’insegna dei ricordi felici in casa Samp, che serve anche a rasserenare gli animi in uno dei momenti più delicati della storia blucerchiata

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Gelbison, la promessa di De Sanzo: “Daremo il massimo per salvarci”

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Juve Stabia

In una recente intervista rilasciata a SalernoSport24, Fabio De Sanzo ha parlato della sua nuova avventura in Serie C, alla guida della Gelbison. Il tecnico di Castrovillari, dopo l’esperienza alla Paganese, è ritornato ad essere protagonista nella terza serie professionistica italiana. Contro ogni aspettativa di inizio stagione, l’ex Acireale ha condotto la formazione di Vallo della Lucania in zona play-off. L’allenatore calabrese, però, vola basso: l’imperativo è la salvezza dei rossoblù.

L’intervista a Fabio De Sanzo

  • Cosa ha detto sin dal primo giorno al gruppo per portarli ad ottenere quattro successi di fila?

«C’era già una buona base di partenza anche perché mister Esposito ha lavorato bene. Ho trovato una squadra organizzata, una squadra importante. Ho inculcato un po’ di coraggio, di forza. Tra il suo metodo e il mio vi sono delle differenze però, ripeto, la base importante l’ha creata già lui, altrimenti sarebbe stato difficile lavorare così».

  • Quali sono le differenze di metodo?

«Lui predilige il possesso palla, la manovra, mentre io preferisco la verticalizzazione e l’aggressione alla palla».

  • Chi la sta impressionando della sua rosa?

«È un continuo conoscersi, anche perché sono passati due mesi dal mio arrivo e tanti giocatori non li conoscevo bene, se non Gilli e Cargnelutti su tutti. Però ci sono altre situazioni importanti. Ci auguriamo la crescita di giocatori come SaneKyeremateng e Graziani. Il reparto difensivo è quello che mi ha impressionato di più».

  • Una battuta d’arresto che può starci contro un avversario ostico come il Catanzaro. Da dove deve ripartire la Gelbison?

«Dalla convinzione dei primi 60’, dove abbiamo cercato di giocare non dico alla pari, ma all’altezza del Catanzaro. Secondo me, i primi 60’ sono stati giocati bene, con intensità, voglia, coraggio, però poi, alla lunga, la qualità sia di squadra che dei singoli del Catanzaro è prevalsa. È pur vero che stiamo parlando di una squadra costruita per vincere questa categoria ormai da anni. Il divario era molto ampio, ma onestamente sono orgoglioso dei miei ragazzi per come si sono comportati».

  • In cosa può migliorare la squadra?

«C’è sempre da migliorare. In convinzione soprattutto, nelle qualità che ognuno di noi ha e che deve sempre dimostrare, nell’orgoglio, nella caparbietà di credere in quello che stiamo facendo. Perché, in tutta onestà, in queste otto-nove partite con me in panchina, forse solo col Monterosi abbiamo toppato la prestazione. Dobbiamo migliorare nell’autoconvinzione, essere bravi e avere tanta umiltà».

  • Quando è stato scelto dal presidente, qual è stata la sua prima impressione? Cosa vi siete detti?

«Mi ha fatto tanto piacere, perché vuol dire che la scorsa stagione ha premiato la Gelbison ma anche l’Acireale, squadra che ha lottato per salire in C sotto la mia gestione. Approdare in terza serie con una diretta concorrente dell’anno precedente fa solo piacere. Vuol dire che il lavoro è stato apprezzato. Col presidente ci siamo detti che dobbiamo lottare per arrivare alla salvezza con le unghie e con i denti».

  • Qual è l’obiettivo stagionale?

«L’obiettivo è uno: arrivare salvi all’ultimo minuto dell’ultima partita di campionato».

  • Si sente di promettere qualcosa ai tifosi?

«Le aspettative, alla partenza, davano la Gelbison tra le vittime predestinate alla retrocessione. La mia promessa è quella di mettercela tutta per salvarci».

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Calcio e dintorni

Inter, Antonio Pintus premiato per la stagione dello Scudetto

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Corsa scudetto, Milan-Napoli-Inter

Antonio Pintus, preparatore atletico del Real Madrid, è stato premiato oggi a Coverciano con il Cronometro D’Oro. Il premio si riferisce al lavoro svolto durante la stagione 2020/21, annata in cui era parte dello staff tecnico di Conte all’Inter, conclusasi con la vittoria dello Scudetto. Dopo aver ricevuto il premio, Pintus ha preso la parola per un discorso di ringraziamento. Ecco cosa ha detto:

Ringrazio lo staff tecnico dell’Inter per la stagione a cui fa riferimento questo Cronometro d’Oro. Tutti i miei ex collaboratori, il mister e soprattutto ricordo lo staff medico. Per riuscire ad avere risultati eccellenti, bisogna che ci sia un’assoluta integrazione tra gli staff. Ci deve essere onestà intellettuale, cosa che ho trovato all’Inter e non a caso sono stati raggiunti certi risultati. Mia moglie mi dà un equilibrio, sia nei momenti di euforia che di sconforto”.

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