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L'inesorabile declino del Barcellona: dalla vetta del mondo alla crisi

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L’inesorabile declino del Barcellona: dalla vetta del mondo alla crisi

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C’era una volta il Barcellona, quello di Messi e della MSN, di Ronaldinho, quello di Xavi e Iniesta, la coppia di centrocampo più incredibile e dominante degli ultimi venti anni di calcio. Il Barça di Guardiola, una delle squadre più forti della storia del pallone, possibilmente la migliore di ogni epoca, un club che si dichiarava “Més que un club“, più di una semplice società, il simbolo di una regione, la Catalogna, che nei colori blaugrana ha trovato il vessillo di una battaglia più grande. C’era una volta e ora non c’è più il Futbol Club Barcelona, la squadra dei sogni in cui ogni appassionato di calcio ha trovato rifugio almeno una volta.

 

L’INIZIO DELLA FINE

L’addio di Griezmann in prossimità della fine del calciomercato, tornato all’Atlético Madrid per una cifra intorno ai 40 milioni di euro, è stato l’ultimo dei tanti punti interrogativi che stanno circondato l’ambiente culé. Cosa sta succedendo al Camp Nou? Quali fattori hanno contribuito al decadimento azulgrana, ridimensionando parzialmente il blasone e il prestigio di una superpotenza del football mondiale? Un cammino a ritroso che dal tetto d’Europa e del mondo ha condotto a una crisi economica senza precedenti. Nel mezzo, debiti, presidenti che hanno operato con scelleratezza, peccando di prudenza e oculatezza. Scelte tecniche sbagliate, giocatori mediocri pagati eccessivamente, stipendi dalle cifre folli che hanno fatto affondare la barca. Facciamo un passo indietro.

Il 6 giugno 2015 il Barcellona vince la sua quinta Champions League, battendo nella finale di Berlino la prima Juventus di Allegri. Xavi ha appena giocato la sua ultima partita in maglia blaugrana, Puyol si è ritirato l’anno precedente, Iniesta andrà via presto. È il canto del cigno di un gruppo che ha scritto la storia del gioco. Il limite è stato raggiunto, l’apice toccato più volte. L’unica strada che può condurre nuovamente al successo è quella della rifondazione prudente. Ricostruire attraverso l’innesto di nuovi volti in grado di sostituire i tenori al passo d’addio, inserendo ogni ingranaggio con cautela, un po’ alla volta. La soluzione è semplice, occorre operare con lucidità e lungimiranza, compiendo mosse di mercato oculate che mirino alla crescita del gruppo.

 

LA CADUTA DEGLI DEI

Il futuro immediato, complice una serie di scelte tecniche sbagliate, si rivela più buio del previsto. Il Barcellona inizia a perdere il suo status di gigante europea. Dal 2016 in avanti i blaugrana incappano in una striscia di risultati deludenti, conditi da umiliazioni storiche e inaspettate. Atlético Madrid, Juventus, Roma, Liverpool, Bayern Monaco e PSG, rigorosamente in ordine cronologico. Sei squadre diverse che, in altrettante stagioni, sono riusciti a sbarazzarsi del Barcellona senza patemi d’animo.

Clamorose, le sconfitte con i giallorossi di Di Francesco, nel 2018, e con il Liverpool, nel 2019. Due eliminazioni sopraggiunte dopo aver vinto le rispettive gare di andata nella tana del Camp Nou, seguite da altrettante rimonte inspiegabili. Le avvisaglie di una crisi hanno iniziato a manifestarsi con maggiore insistenza, fino all’8-2 subito per mano dei bavaresi. Un oltraggio sportivo che ha scoperchiato il vaso di Pandora, facilitando la fuoriuscita di numerosi problemi che si era cercato di mascherare.

Una volta finito il ciclo con Luis Enrique, l’ultimo veramente vincente, la società ha inanellato una sfilza di errori imperdonabili, a partire dalla gestione di guida tecnica e nel rapporto con i calciatori. Valverde, nonostante due campionati consecutivi vinti, non è mai stato gradito totalmente dall’ambiente, come rivelato dalle parole di Eric Abidal, all’epoca segretario tecnico del club. Il suo sostituto designato, Quique Setién, non è mai stato in grado di creare coesione, tantomeno portare risultati. Il gioco del Barcellona dei sogni, quello che per un lustro ha fatto venire i capogiri all’Europa intera, non si è più visto.

 

ERRORI DI VALUTAZIONE

Il vero fallimento, però, affonda le sue radici profonde nel mercato. Sono stati tanti, troppi, i calciatori per i quali si è fatta una valutazione errata, pagandoli oltre il loro effettivo valore. Interpreti mai stati all’altezza di un palcoscenico prestigioso come quello catalano, dunque non funzionali al progetto tecnico. Aleix Vidal, Arda Turan, lontano dall’essere il fenomenale centrocampista visto all’Atlético, Paco Alcacer, André Gomes, Umtiti. 166 milioni di euro inutilmente spesi per giocatori che, presto, si sono ritrovati a occupare un posto in panchina, se non in tribuna. A questi, occorre aggiungere i 41 milioni spesi per Malcom, i 31 per Arthur, sostituito incomprensibilmente da Pjanic, i 36 per Lenglet e i 35 per Semedo.

Il vero capolavoro dell’orrore, tuttavia, Bartomeu lo compie puntando sul reparto offensivo, sperperando un patrimonio di 380 milioni di euro. Tra il 2018 e il 2019 varcano la soglia del Camp Nou Coutinho (135), Dembelé (125) e Griezmann (120). Tre ragazzi che, nonostante le premesse, hanno avuto difficoltà ad ambientarsi, finendo bersagliati dalla critica e schiacciati dal peso, enorme, della responsabilità, correlata strettamente al valore del loro cartellino. Gli infortuni ostacolano ulteriormente il loro percorso in maglia culé, specialmente quello del francese ex Borussia Dortmund. Griezmann non si integra all’interno dei meccanismi di gioco, lasciando a Messi l’intero peso dell’attacco blaugrana.

Le petit diable, nell’estate del 2019, non sarebbe nemmeno dovuto arrivare. L’obiettivo della dirigenza è quello di riportare in terra catalana Neymar. La renitenza del PSG fa pendere l’ago della bilancia sulla seconda scelta, il ripiego, Antoine Griezmann. Un’avventura iniziata sotto il segno di cattivi presagi, puntualmente realizzatisi. Due anni dopo l’ex attaccante della Real Sociedad torna a Madrid, indossando nuovamente la maglia colchonera. L’ennesimo passo falso del Barcellona, sintomo di una crisi dilagante. L’Atlético paga appena 40 milioni, 80 in meno di quanti ne abbia sborsati il Barça. L’ultima goccia di un vaso sempre più traboccante.

 

LA CRISI

Lo sconquasso causato dalla gestione Bartomeu, conclusasi il 27 ottobre 2020, lascia strascichi ovunque, lanciando una patata bollente nelle mani di Joan Laporta, rieletto presidente lo scorso marzo. Messi, che appena un anno fa era intenzionato a separarsi dal Barcellona per sua volontà, anche a causa del rapporto mai idilliaco con Bartomeu, sembrava destinato a rimanere, convinto dalla nuova dirigenza. La pandemia, tuttavia, non lo ha reso possibile.

Laporta, in una accorata conferenza stampa, ha rivelato lo stato finanziario ed economico della società. Stipendi non pagati, una perdita di 481 milioni di euro, un patrimonio netto in negativo di oltre 450 milioni. Le porte chiuse, la mancanza di ricavi, i lavori di ristrutturazione del Camp Nou, il prestito chiesto a Goldman Sachs per riuscire a saldare i salari arretrati dei calciatori. Tanti, troppi fattori che hanno portato all’addio di Messi, il cui contratto non è stato potuto rinnovare perchè troppo oneroso. I limiti in termini contrattuali della Liga hanno cancellato un accordo ormai raggiunto tra il giocatore e il Barcellona.

La dipartita del numero 10 ha scombussolato ulteriormente un ambiente in preda al panico e alla confusione. Numerosi calciatori,tra cui Piqué e Sergi Roberto, hanno dovuto ridursi l’ingaggio per permettere il tesseramento dei nuovi acquisti, Eric Garcìa, Depay e Agüero. Altri, sono stati invitati a lasciare la Catalogna, per dare respiro alle casse azulgrana, tra cui Pjanic, finito in Turchia.

Se è vero che una volta toccato il fondo ci si può solo rialzare, è altrettanto vero che riconoscere quale sia il baratro è complesso. Il Barcellona è nel mezzo di una bufera dalla quale sembra non esserci via d’uscita. La ricostruzione deve partire nell’immediato futuro, a partire dai giovani. Ansu Fati, il quale si è fatto carico della maglia numero 10, e Pedri su tutti. Due ragazzi su cui sono riposte le speranze di un popolo intero. Depay, il Kun e Luuk de Jong, sosituto di Griezmann, dovranno dimostrarsi all’altezza del palcoscenico. I tenori, saranno impegnati del difficile compito di mantenere unito e compatto un gruppo che deve rialzare la testa. Il Barça sta affondando a vista d’occhio, riuscirà a riemergere?

 

Immagine in evidenza da: Licenze Google Creative Commons

 

 

 

 

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Curva Nord dell’Inter coinvolta nell’ultimo album di Kanye West

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Inter Curva Nord

La Curva Nord, tifo organizzato dell’Inter, è presente nell’ultimo album rilasciato da Kanye West, noto rapper statunitense, insieme a Ty Dolla $ign. In particolare la “voce” della curva della Beneamata compare all’interno della dodicesima traccia, intitolata “Carnival” dell’album “Vultures 1″, uscito il 9 febbraio.

Come si può osservare nei crediti di “Carnival” su Genius, sito web dedicato alla musica di tutto il mondo, la Curva Nord è citata sotto la voce “choir vocals”. Infatti i tifosi dell’Inter hanno registrato dei veri e propri cori per questa canzone di Kanye West. Il particolare interessante è che per registrare questa “melodia”, la quale accompagna la voce dei cantanti per tutta la canzone, i due rapper hanno invitato degli esponenti della Curva Nord in studio con loro. Inoltre hanno registrato insieme ai tifosi nerazzurri anche un videoclip.

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adidas presenta l’UCL Pro Ball London, il pallone della fase ad eliminazione diretta della Champions League 2023/24

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La Champions League si appresta ad entrare nel vivo con l’inizio della fase ad eliminazione diretta. A tal proposito, adidas ha svelato il pallone da gioco ufficiale che verrà utilizzato durante questa importantissima fase della competizione. Si tratta dell’UCL Pro Ball London, che farà il proprio debutto a partire dalle gare di andata degli ottavi di finale e verrà poi utilizzato fino alla finalissima di Wembley del prossimo 1º giugno.

Il pallone celebra l’anfitrione della finale, la città di Londra, con una grafica vibrante che raffigura due leoni ruggenti che combattono tra le stelle. Il leone è il simbolo della ricca storia e cultura dell’Inghilterra e della sua capitale, ma rappresenta anche il coraggio e la forza dei calciatori oltre che la maestosità del trofeo più ambito del panorama calcistico europeo.

Oltre al nuovo design grafico, il pallone è dotato di una serie di tecnologie adidas a elevate prestazioni, studiate per fornire ai calciatori una precisione millimetrica. Infatti, l’innovativa texture della superficie PRISMA offre ai migliori talenti del calcio europeo una tenuta di palla ancora più precisa. Il rivestimento esterno, invece, garantisce un grip sicuro e il controllo completo, mentre la decorazione termosigillata è sinonimo di prestazioni d’eccellenza.

Proseguendo la partnership con Common Goal, adidas devolverà l’1% delle vendite nette globali di palloni da calcio a iniziative di cambiamento sociale duraturo in comunità svantaggiate, contribuendo con questo sport a creare un futuro migliore e più inclusivo.

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Ibrahimovic a sorpresa a Sanremo, Amadeus lo pungola: “Sei in prima fila, ma non primo in classifica”

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ibrahimovic sanremo

IBRAHIMOVIC SANREMO – Durante la prima serata della 74esima edizione del Festival di Sanremo si attendeva un ospite a sorpresa, che poi si è rivelato essere Zlatan Ibrahimovic, già all’Ariston durante il Festival del 2021.

IBRAHIMOVIC A SANREMO: LO SCAMBIO DI BATTUTE CON AMADEUS

L’ormai ex attaccante svedese, che da metà dicembre ricopre un ruolo nella dirigenza del Milan come “Senior Advisor della proprietà RedBird“, è sbucato direttamente dalla platea e distribuendo “santini” con la sua foto al pubblico presente. Poi è salito sul palco e ha iniziato un divertente siparietto con il conduttore dell’evento, Amadeus: “Che ci fai qui? Quanti anni hai?“, la domanda di Ibra. “61“, la risposta del conduttore del Festival. “Io 42 e ho smesso, perché ho ascoltato il mio corpo… Sono venuto qui per proteggerti, ti ricordi i casini che hai combinato l’anno scorso?“, le replica dello stesso Ibrahimovic.

Il dialogo tra i due continua, con Ibrahimovic che chiede se può andare a occupare il palco d’onore: “Ci si è seduto solo Mattarella“, sottolinea Amadeus. “E quanti gol ha fatto?“, la battuta pronta di Ibra. Poi, a conclusione, la frecciata di Amadeus (noto tifoso dell’Inter, ndr): “Ti ho riservato un posto in prima fila anche se non sei primo in classifica…“, a cui sono seguite le risate del pubblico presente all’interno del teatro.

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Messi non schierato in amichevole: interviene il governo di Hong Kong

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Inter Miami

L’Inter Miami è volato a Hong Kong per disputare un’amichevole, vinta poi 4-1, contro una selezione di All Stars del massimo campionato locale. Ovviamente tantissimo l’afflusso di pubblico, con 38 mila spettatori accorsi allo stadio per vedere da vicino la stella più attesa: Lionel Messi. Dopo il comprensibile entusiasmo iniziale, dopo aver capito che nè la PulceLuis Suarez sarebbero scesi in campo, hanno iniziato una piccola contestazione.

Il caso però, come riportato da Tuttomercatoweb, si è esteso fino alla politica. Il governo di Hong Kong è infatti intervenuto sulla questione, minacciando di ritirare l’1.9 milioni di euro di finanziamenti pubblici destinati all’evento. Di seguito le parole di Kevin Yeung, ministro della cultura, dello sport e del turismo di Hong Kong.

ACCORDO – “Una delle condizioni principali del nostro accordo di finanziamento con Tatler Asia era che Messi partecipasse alla partita per almeno 45 minuti, salvo problemi di forma fisica e sicurezza. Ieri, prima dell’inizio della partita, l’organizzatore Tatler Asia ha ribadito che Messi avrebbe giocato nel secondo tempo”.

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