È stato un turno di Champions League importante per le squadre italiane, ognuna delle quali ha colto un insegnamento da portarsi dietro in vista delle ultime due sfide per chiudere il girone di qualificazione.

La Juventus ha sicuramente capito che quello mostrato a Mosca non è un ritmo da Champions League. Passaggi orizzontali, manovra compassata e poco cinismo offensivo. Solamente Douglas Costa ha dimostrato di essere fondamentale per la formazione di Sarri, che senza le sue accelerazioni e la sua imprevedibilità risulta apparire piatta e sgonfia. Di ritmo ha parlato anche il Papu Gomez nel post partita di Atalanta-Manchester City, gara che ha permesso alla Dea di ottenere il primo (e storico) punto in Champions League. L’argentino ha sottolineato ai microfoni di Sky la grande differenza di ritmo e velocità di pensiero e azione tra il campionato italiano e la massima competizione europea. Un deficit che si nota sempre più spesso, ma che l’Atalanta di Gasperini ha saputo colmare con un secondo tempo quasi perfetto. C’è poi il Napoli di Ancelotti, che deve analizzare la settimana da due punti di vista differenti: da un lato i partenopei hanno portato a casa mezza qualificazione visto il pareggio che tiene a distanza di sicurezza il Salisburgo, dall’altro pare regnare il caos totale dopo il “caso ammutinamento” che ha reso protagonisti alcuni senatori, il presidente De Laurentiis e un Carletto Ancelotti sempre più in bilico.

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Infine c’è l’Inter di Conte, il quale aveva parzialmente assaporato un passaggio del turno anticipato dopo lo 0-2 del primo tempo, ma che poi si è dovuto arrendere al differente passo dei tedeschi (sempre per parlare di ritmo) che nella seconda frazione di gioco hanno legittimato la rimonta e la vittoria. Lo stesso Conte, nel post-partita, ha “attaccato” la società sottolineando la scarsa profondità della rosa a disposizione, ricordando a tutti di essere costretto ad utilizzare sempre gli stessi giocatori per gli impegni in campionato e Champions League. Ma quindi questo benedetto turnover (e chi ha la possibilità di farlo) quanto incide sulle squadre?

QUESTIONE DI TURNOVER

Uno tra i primi ad affrontare il tema del turnover in Italia fu Rafa Benitez ai tempi del Napoli. Lo spagnolo infatti, in una memorabile conferenza stampa, portò dati alla mano le motivazioni che lo spingevano a cambiare tanti giocatori in periodi di partite ravvicinate. Dopo due partite giocate a pochi giorni di distanza la condizione fisica può calare drasticamente e allo stesso modo aumenta la possibilità di infortuni per i giocatori stessi. Motivazioni sensate che obbligavano Benitez a cambiare anche quattro giocatori tra una partita e l’altra, ma dovendosi adattare a quella che non era una rosa perfettamente bilanciata per affrontare il doppio impegno settimanale.

Il concetto è parzialmente simile per la situazione dell’Inter e lo sfogo post-Champions di Conte è in parte condivisibile (ma non per i modi e i tempi) riguardo alla profondità della rosa e al ventaglio di scelte a propria disposizione. Ma se si fa un confronto con i top club europei la differenza di turnover non pare essere così importante. Fox Sports infatti ha pubblicato un articolo nel quale confronta i minuti giocati dai calciatori dell’Inter da inizio anno rispetto a quelli di altre formazioni come Liverpool, Real, Juventus e PSG.

Come si delinea chiaramente dai numeri, nell’Inter ben 7 elementi hanno giocato per più di 1000 minuti: gli insostituibili Handanovic e Skriniar non ne hanno perso uno (1350 minuti a testa) e subito dietro di loro gli altri calciatori cardine della formazione di Antonio Conte ovvero Brozovic, Lukaku, De Vrij, Lautaro Martinez e Barella. Per fare un paragone corretto si può prendere come riferimento il Real Madrid e il Barcellona che hanno giocato lo stesso numero di partite delle italiane (15). Anche nella rosa di Zidane ben 7 giocatori hanno calcato il campo per più di 1000 minuti, mentre nel Barcellona si scende a 6. A dimostrazione che anche in Spagna formazioni del calibro di Real e Barcellona stanno faticando nel dare respiro ai protagonisti principali delle proprie formazioni. Chi ha numeri spaventosi è invece il Liverpool di Klopp, che a fronte di 19 partite giocate in stagione ha 9 giocatori sopra i 1000 minuti in campo. All’opposto la Juventus è la rosa con meno giocatori sopra i 1000 minuti (solo 4: Bonucci, A. Sandro, Ronaldo, Pjanic) a dimostrazione che Sarri, a differenza delle sue esperienze passate, sta scavando in profondità utilizzando tutte le scelte a propria disposizione.

LE MOTIVAZIONI DI CONTE

Come detto in precedenza lo sfogo di Conte, per quanto sbagliato nei modi e nei tempi, ha una sua base di verità. La rosa, dal punto di vista numerico, è simile alla scorsa stagione. 23 calciatori in rosa per Luciano Spalletti, 25 per Antonio Conte contando i rientri dai prestiti di Bastoni e Dimarco. Il primo tra l’altro molto prezioso in questa prima parte di stagione. È altrettanto vero però che la qualità media della rosa si è alzata: per un Miranda andato via è arrivato Godin, al posto di Joao Mario e Nainggolan (che erano fuori dal progetto) sono arrivati due giocatori giovani e interessanti come Sensi e Barella, ma soprattutto davanti con gli acquisti di Lukaku e Sanchez il livello medio della pericolosità degli attaccanti è aumentato.

Rimangono però delle carenze nella rosa allestita da Marotta & co., per esempio a centrocampo è palese l’assenza di un sesto giocatore di livello che possa completare al meglio il reparto. Ad oggi, al di là dell’insostituibile Brozovic, si sono alternati (per infortuni e non) Sensi, Barella, Vecino e Gagliardini. Nella trasferta di Dortmund, con Sensi ancora non al meglio e Gagliardini infortunato, è mancato quel giocatore in più che potesse dare una mano, visto che Borja Valero pare non essere preso in considerazione da Antonio Conte. Allo stesso modo anche in difesa: ad oggi vi è il solo Bastoni (e D’Ambrosio infortunato) che sta facendo rifiatare a turno uno tra Godin e De Vrij nel momento del bisogno. Davanti invece la coperta è diventata corta per motivi di campo, ovvero per infortuni pesanti come quelli occorsi a Sanchez e Politano.

Fonte: profilo IG di Politano

In questa situazione però forse qualche colpa ce l’ha anche Conte. Due giocatori su tutti infatti avrebbero potuto far rifiatare qualche titolare in campionato, evitando una maggiore stanchezza in Champions League: Lazaro e Politano. L’austriaco ha dimostrato cose buone nella trasferta di Bologna e pian piano nelle ultime settimane si sta inserendo con sempre più continuità nell’undici titolare. Mentre l’attaccante ex Sassuolo sta faticando notevolmente nel trovare spazio nonostante le condizioni di Sanchez. Forse Conte, ad esempio nella sfida di Bologna, avrebbe potuto far riposare uno tra Lukaku e Lautaro in favore dell’italiano. Allo stesso modo anche in difesa con D’Ambrosio che, con l’integrazione sempre maggiore di Lazaro sull’out di destra ad alternarsi con Candreva, potrebbe dare più possibilità di riposo ai tre centrali.

La rosa di Conte quindi non è sicuramente qualitativamente pronta per giocare al massimo due competizioni ad alto livello, ma questo non giustifica uno sfogo post-partita dove ad essere colpiti sono stati la dirigenza (che ha comunque investito notevolmente sul mercato) e alcuni giocatori non ritenuti all’altezza.