C’erano una volta gli anni d’oro del calcio italiano. Anni dove nelle Coppe Europee il “bel paese” portava sempre più di una squadra alle fasi finali, con outsiders come Vicenza, Bologna, Torino e Genoa, realtà che riuscivano a mettersi in mostra in competizioni come Coppa Uefa e Coppa delle Coppe.

Il Genoa vittorioso ad Anfield Road nel 1992, da Storiedicalcio.Altervista.org

 

LO STILE ITALIANO

Anche in Coppa Campioni, successivamente chiamata Champions League, le italiane mettevano a ferro e fuoco le avversarie del vecchio continente. Per non parlare della Nazionale, che, dalla finale mondiale del ’70 al trionfo del 2006, ha sfornato generazioni di squadre capaci di vincere due mondiali e restare ai vertici del calcio internazionale per 40 anni.

Ma se gli azzurri si apprestano a vivere un Europeo da protagonisti, per i club la situazione non è delle più rosee. La Juventus infatti è stata, nell’ultima decade, l’unico barlume di luce italiana nel panorama internazionale. Tuttavia le ultime, deludenti eliminazioni hanno definitivamente cancellato lo spessore della Serie A dall’Europa che conta.

Che la soluzione per tornare al top in Europa possa essere un ritorno a quel Catenaccio tanto criticato quanto capace di portare enormi trionfi al nostro calcio?

L’inventore del catenaccio, Nereo Rocco.
Fonte immagine: triesteallnews.it

Per rispondere a questa domanda è inevitabile entrare nell’ormai sempreverde dibattito tra difensivismo e Tiki-Taka. Piccola premessa: ovviamente il motivo dell’arretratezza del Calcio italiano non è di natura esclusivamente tattica, ma anche in gran parte economico/gestionale.

Basti pensare che il Fulham, neopromosso in Premier Leagueincassa circa 100 milioni di sterline dai diritti tv, mentre la Fiorentina solo 80, giusto per fare un esempio. Altri problemi sono di natura organizzativa, a partire dalla quasi assenza degli stadi di proprietà fino alla gestione dei centri sportivi. Ma prima di entrare nel merito della questione vanno capite le ragioni che hanno portato alla quasi estinzione del Catenaccio.

 

L’ABBANDONO DEL CATENACCIO ED IL FALLIMENTO DEL “VERO CALCIO”

Ormai da qualche anno il modello che ha segnato la storia calcistica del nostro Paese sta scomparendo dal panorama italiano e internazionale, sostituito da un’idea di calcio più moderna ed “europea”. In Serie A modelli di questo tipo sono sicuramente Atalanta e Sassuolo, Squadre che giocano a viso aperto con tutti per vincere ogni partita, mettendo in mostra un livello tecnico molto alto.

In Europa questa filosofia deriva dai successi del Barça di Guardiola, evoluzione dell’Olanda di Cruijff. E questo ideale calcistico ha dimostrato di funzionare nel Vecchio Continente. Basti guardare il Psg quest’anno, oppure il Bayern di Flick, lo stesso City di Guardiola e, facendo un passo oltre le super big, anche il Chelsea di Tuchel ed il Siviglia di Lopetegui, in lotta per il titolo in Liga.

L’influenza di squadre come queste, nel calcio italiano, si è tradotta in un tentativo maldestro di “modernizzare” la mentalità tattica. La Juve ha chiuso l’esperienza Allegri prendendo prima Sarri e poi Pirlo. La Roma ha ingaggiato Fonseca, ed anche il Milan di Pioli segue questa linea. Il Napoli aveva anticipato tutti e anche Torino, Genoa, Parma e Cagliari, ad inizio stagione, andarono in questa direzione.

Al momento il bilancio di questi esperimenti è quasi del tutto fallimentare. Questo perché cambiare in modo così radicale le fondamenta del sistema calcistico italiano, per di più in cosi poco tempo, non è un’operazione facile. Per fare un paragone divertente, sarebbe come se da un giorno all’altro i ristoranti italiani smettessero di fare pizze per dedicarsi a “paella” e “fish and chips”, mettendosi a sfidare spagnoli ed inglesi.

Un approccio con un sistema di gioco più offensivo ha portato solo ad un’esaltazione e ad un autocompiacimento fini a sé stessi, come la famosa “vittoria morale” del Napoli di Sarri. O il Lecce di Liverani, che pur retrocesso provava a giocare il “vero calcio”. Quello stesso tipo di football ha portato Parma e Cagliari ad un passo dalla B, mentre Torino e Genoa sono state salvate da due “difensivisti” per eccellenza.

 

Il CATENACCIO COME SISTEMA VINCENTE

E in Europa? La Juve di Allegri, criticata da tutti, ha raggiunto due finali. Ha eliminato Real e Barcellona ed è stata a un passo dalla vittoria a Monaco di Baviera, proponendo un calcio speculativo, difensivo ed organizzato. Mandato via il tecnico livornese, e chiamati Sarri e Pirlo per cambiare lo stile dei bianconeri, la Juve è passata dall’essere la regina del campionato al vedere a rischio la qualificazione all’Europa che conta. Il tutto mentre l’Inter ha le mani sul campionato, una squadra con un gioco tutt’altro che spettacolare.

Squadre come l’Atletico di Simeone hanno dimostrato, arrivando a 15 secondi dal trionfo in Champions e vincendo una Liga, che è possibile raggiungere  importanti traguardi attraverso il difensivismo quasi totale. L’ostinazione nel voler giocare un calcio inadatto alle proprie caratteristiche porta a umiliazioni come quelle della Roma a Manchester.

i festeggiamenti dello United, dal profilo Twitter ufficiale @EuropaLeague

Restando in tema di grandi campagne europee, l’Inter del “Triplete” giocava in un modo estremamente difensivista. La squadra di Mourinho eliminò il Barcellona più forte di sempre, in una semifinale che rappresenta il manifesto più grande del catenaccio moderno, vincitore sul tiki tika in una sfida fra due filosofie calcistiche agli antipodi.

 

IN CONLUSIONE…

dire che con il Catenaccio non si va lontano potrebbe risultare sbagliato. Ci sarebbe più di una ragione per attuare un ritorno al passato, per salvare il calcio italiano a livello continentale, invece di provare a rincorrere uno stile di gioco che non ci appartiene e che forse non si adatterà mai alla nostra tradizione calcistica.

 

 

(Fonte immagine in evidenza: CalcioMercato.com)