Marco Giampaolo si è presentato alla stampa. Il nuovo tecnico del Milan ha parlato di moduli, giocatori, protagonisti e obiettivi del mercato.

Il Milan è la grande chanches della vita di Giampaolo?

Sono motivato di allenare questa squadra. Uno tra i club più conosciuti al mondo. Per me è una grande opportunità e penso che attraverso lavoro, ricerca e sacrificio abbia meritato questa possibilità. Non c’è mai una fine del tuo percorso e adesso me lo devo meritare in campo. Oggi sono contento e motivato di raccogliere questa sfida e ci sono arrivato al momento giusto.

Quando ha capito davvero che avrebbe allenato il Milan?

Ero in barca con i miei amici, ha squillato il telefono ed era Paolo (Maldini, ndr). Vi immagino le mie emozioni, qualche anno fa per ripartire sono andato in Serie C e quella poteva essere l’ultima possibilità della mia vita. Provavo rabbia e risentimento perché volevo tornare in A ripartendo dalle categorie più basse dei professionisti. Ora sono pronto per questa sfida.

Cosa hai in mente per questo Milan?

Milan rappresenta una riconoscibilità calcistica, giocando a calcio e arrivando ai risultati. Le grandi squadre devono avere identità. Ho in mente tanto lavoro da fare e dovremo essere riconoscibili e i calciatori dovranno riconoscersi in quello che fanno così come i tifosi dovranno avere senso di appartenenza.

Qual è il tuo slogan da allenatore del Milan? Quali sono i tuoi cardini?

Testa alta e giocare a calcio. Voglio giocatori che abbiano ambizione e che vogliano scrivere una pagina importante di un qualcosa. Il progetto vuole offrire un calcio apprezzabile e uno spettacolo apprezzabile condito dai risultati. Il Milan deve giocare per un obiettivo massimo, ma non parto dalla fine e programmo un passo alla volta. Domani parlerò con i calciatori e capirò cosa pensano e poi dovremo mettere in atto un’idea di gioco che sia mentalità, modo di giocare e di essere.

Il bel gioco che è tornato nelle parole da Boban e Maldini: quanto sarà difficile ripagare queste aspettative?

Nessun allenatore può proporre calcio apprezzabile senza giocatori di qualità. Il Milan ha più giocatori con quelle caratteristiche e pensavo che anno scorso potesse essere la sorpresa del campionato.

Non teme che le chiedano risultato quando questo Milan invece dovrà essere rifondato?

Il tempo ci vorrà e sarà il mio primo alleato. Il Milan potrà essere la rosa più giovane del campionato alla quale bisognerà aggiungere le ambizioni. Ci sarà da trasmettere mentalità vincente e Zvonimir e Paolo hanno esperienza da vendere in questo senso. Il Milan non è una cosa che capita tutti i giorni. Sono fiducioso e dovrò capire cosa ci serve e dove orientarsi. È una bella sfida.

Ad oggi in quali reparti mancano giocatori di qualità?

Voglio prima conoscere bene e fino in fondo tutti i calciatori della rosa. Mi dispiace che i vari Kessie, Laxalt, Paqueta, Bonaventura, Caldara e Cutrone non possano essere subito con noi. Prima di tutto voglio capire chi soddisferà le nostre idee. Non si tratta tra giocatori forti e meno forti, ma funzionali all’idea di gioco. 

L’idea di partenza rimane il 4-3-1-2?

Da domani devo capire dove sono e con chi ho a che fare. Ripartirò dalle caratteristiche dei giocatori e non dal modulo. Partiremo sicuro dai quattro dietro e poi il resto vedremo.

Questo Milan è in grado di raggiungere la Champions? I riferimenti possono essere Donnarumma, Piatek e Paqueta?

L’obiettivo finale è da costruire e dovrà essere fatto per step. Si guarda sicuro verso quell’obiettivo. A me piace parlare di 24-25 giocatori dove è il Milan al di sopra degli interessi individuali. La differenza la fa un gruppo di calciatori a disposizione della squadra.

Il termine “rivincita personale” è corretto per analizzare la tua carriera?

Le esperienze negative mi hanno reso più forte perché ho studiato e mi sono aggiornato e tutt’ora lo faccio. Non è una rivincita, ma l’attaccamento nei confronti del mio lavoro.

Ipoteticamente Suso troverebbe difficoltà nel suo modulo. Dove lo vedrebbe bene?

Suso è un giocatore di qualità e a me la qualità piace tantissimo. Senza la qualità non vinci le partite. Mi concentrerò sui giocatori, sulle loro qualità e non sui moduli. 

Avrà bisogno insieme ai giovani di innesti di esperienza? 

Io traccio profili che vengono condivisi con il club e lavoriamo in grande sintonia. Leader di gioco servono sempre, poi sono i calciatori che con le loro qualità rendono le idee degli allenatori migliori.

Che effetto le fa aver sentito da Sacchi e altre persone che hanno fatto la storia del Milan commenti lusinghieri? Cosa le fa paura invece?

Quando sei stimato dalle persone aumentano le responsabilità. Non ho paura di niente, ma soltanto di arrivare tardi domani ad allenamento (ride, ndr).

Cosa può portare Theo Hernandez al prossimo Milan?

Theo è un calciatore per il quale il club ha fatto una ricerca importante. È un giocatore giovane e di qualità. Vogliamo far crescere i giovani e sono curioso di capire che tipo di giocatore è perché si porta dietro un’ambizione di poter diventare tra qualche anno uno dei migliori nel suo ruolo. 

Davanti ci sarà spazio per André Silva e Cutrone?

Sono due giocatori diversi e devo valutarli insieme agli altri attaccanti che ho a disposizione. Sono giocatori forti che dovrò valutare in base a chi è più funzionale o meno.

I tifosi stanno passando momenti non felicissimi negli ultimi anni: il suo obiettivo è quello di far innamorare il popolo rossonero?

Dobbiamo lavorare tanto e programmare bene le cose. C’è un lavoro grande da fare sotto tanti punti di vista e prometto lavoro, impegno e dedizione. Le mie squadre sono sempre state così. Questo posso prometterlo. Mi piacciono i calciatori responsabili che si divertono a giocare a calcio e sono affidabili. Non mi piace chi gestisce il proprio mestiere senza responsabilità. I tifosi devono raccogliere il frutto di questo lavoro ma dobbiamo essere noi a creare il feeling e quello stato d’unione che porta ad andare oltre. 

Cosa ha pensato dell’esclusione del Milan dall’Europa? 

Ci dispiace non poter partecipare alle competizioni europee, ma dall’altro lato avremo un ciclo settimanale per lavorare nella maniera migliore. 

È una grande responsabilità essere “maestro” e non solo allenatore? Come si concilia la sua esigenza di mercato con quelle della società?

Sorvolo sul concetto di maestro (ride, ndr), sono solo un allenatore che vive di passione. Non stato pressante con Maldini, Boban e Massara. Ho chiesto un calciatore nel breve periodo. Ho fiducia nelle loro conoscenze ed esperienze, quando propongono calciatori non sono mai sbagliati rispetto ai profili ideali per me. 

La sua sarà un’opera di correzione o rivoluzione?

In ritiro avremo una rosa ristretta e con tanti giocatori della Primavera. Porterò avanti idee con calciatori che erano qua lo scorso anno educando anche i ragazzi della Primavera. Devo tagliare l’abito più vicino rispetto alle loro misure. 

Qual è l’eredità lasciata da Gattuso?

Quando abbiamo giocato contro, ho sempre espresso i miei complimenti a Gattuso per la sua gestione dialettica. Si è sempre assunto le responsabilità. Dal punto di vista tecnico è una squadra di qualità che difendeva bene quando faceva densità nella sua metà campo.

Quale futuro per Donnarumma?

Donnarumma è fortissimo. Tre anni fa chiesi la sua maglietta, è qualcosa che non mi succede spesso.

Ha parlato di Milan anche con Allegri a cena?

Max era nostro calciatore (mio e di Galeone, ndr). Max può dirmi tante cose e l’ho sentito anche qualche ora fa. Il confronto ci arricchisce e gli chiederò tante altre cose perché per me è importante approfondire sul dove sono.

Come ha strutturato il lavoro da qui all’inizio del campionato? Quanto ci vuole per arrivare pronti al campionato?

C’è un percorso da seguire e all’interno ci devono stare tanti calciatori. Il primo messaggio deve essere collettivo. Tra le tante cose che devo fare c’è quella di dire ai calciatori cosa penso e cosa mi aspetto da loro.