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Il grande ritorno dei Magpies

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Il Newcastle di Rafa Benitez ha annientato ieri sera il Preston ed ha aritmeticamente conquistato la promozione in Premier League. Una vittoria che consacra un anno di duro lavoro caratterizzato da vittorie importanti e da un rendimento costante. I magpies tornano nel calcio che conta dopo la stagione scorsa caratterizzata da tante delusioni. La Premier riacquista così una delle piazze storiche più affascinanti che il calcio inglese possa offrire.

ATTO FINALE

Il palcoscenico del netto successo non poteva che essere il St. James Park, casa dei bianconeri. Ad aprire le marcature dopo sette minuti ci pensa Perez: il giocatore, con un tap-in vincente, segna la rete dell’1-0 dopo una mischia all’interno dell’area sugli sviluppi di un corner. Non poteva esserci un avvio migliore per il club di Benitez. La squadra di casa corre qualche pericolo essendo improntata all’attacco ed infatti al 14′ Hugill firma il gol del pareggio.
Tutto da rifare per Benitez & Co. che sugli sviluppi di un contropiede si sono fatti cogliere impreparati. Il Newcastle non ci sta e torna subito all’attacco. Azione corale dei magpies che culmina con il sinistro vincente di Atsu alla fine della prima frazione portando nuovamente la formazione casalinga avanti di una rete. Si riprendono le ostilità: partita vibrante e spettacolare ma si gioca ad una porta sola, gli undici del tecnico spagnolo continuano l’assalto e trovano anche la terza marcatura: sugli sviluppi di un calcio d’angolo il Preston rimane in dieci dopo l’espulsione di Gallagher per un evidente fallo di mano.

Per l’arbitro non ci sono dubbi: è calcio di rigore. Dal dischetto va Ritchie e quest’ultimo trasforma in maniera esemplare. Due minuti dopo c’è spazio per il poker: doppietta per Perez che insacca a porta completamente sguarnita. La festa può cominciare, Preston poco pericoloso, Newcastle cinico, compatto e spietato. Benitez, dopo un anno di purgatorio e di critiche, si leva così qualche sassolino dalla scarpa conducendo i bianconeri verso il massimo campionato inglese. Dominio incontrastato quello dei bianconeri che sono stati a braccetto con il Brighton per tutta la stagione. Le statistiche parlano chiaro.

I NUMERI E I PROTAGONISTI

Analizziamo i numeri collezionati dai bianconeri in questa stagione di Championship. L’attacco di Rafa Benitez è stato il più prolifico della lega (80 reti segnate). Gran parte della promozione si è basata su un reparto offensivo semplicemente irresistibile che ha trovato in Dwight Gayle il perno centrale (22 gol segnati). C’è da considerare un altro dato importante: il Newcastle ha creato molto, basti pensare al numero di occasioni generate dall’intera squadra (480). I magpies sono stati continui in fase di contropiede e la maggior parte delle ripartenze sono state caratterizzate da un uomo in particolare: Jonjo Shelvey. Il giocatore ha fatto registrare delle cifre importanti: 8 assist ed 81 chances create , qualificandosi come uno dei protagonisti  del cammino dei bianconeri. Un  altro profilo utile per la promozione è stato Daryl Janmaat. L’olandese è stata una delle pedine fondamentali per la sua squadra (123 passaggi effettuati con successo e 88% di accuratezza negli scambi). Una macchina perfetta quella del Tyne and Wear che ha potuto contare su dei singoli dalla tecnica indiscutibile. Quel che salta all’occhio è anche l’identità di ferro della squadra: merito indiscusso di Benitez.

L’IDENTITA’

Quest’anno Rafa Benitez è riuscito a trovare la quadratura perfetta della squadra, a differenza della stagione scorsa dove il tecnico non riusciva a trovare il giusto modulo per affrontare i match. 4-4-1-1 semplice per esaltare il gioco dei terzini e degli esterni e per cercare di innescare i movimenti della prima e della seconda punta. Schieramento che si rivela incisivo per i bianconeri, che hanno mantenuto la stessa identità plasmata nel corso del campionato. Un’idea di gioco attestata anche dai numeri registrati nel corso dell’ultimo scontro: 68% di possesso palla, 22 tiri effettuati e 16 calci d’angolo battuti. I magpies si riprendono di diritto un palcoscenico che forse è l’habitat naturale per un club che ha sempre dimostrato solidità e cinismo. Adesso che la compagine del tecnico spagnolo è tornata nel massimo campionato bisognerà ripartire da delle certezze ben precise e consolidate. Difficile pensare ad un Newcastle in Premier senza i vari Gayle, Shelvey, Janmaat, Perez e Lascelles. C’è però da risolvere il dubbio legato al modulo: l’allenatore è un integralista del 4-2-3-1, schieramento a trazione anteriore che è stato più volte modificato fino a passare al più ordinato e compatto 4-4-1-1. Il Newcastle dovrà di nuovo rimboccarsi le maniche poiché in Premier servirà una personalità ben definita per cercare di perseguire la salvezza e per non sprofondare ancora una volta in Championship. A Newcastle upon Tyne si può finalmente tornare a respirare aria di vero calcio, la squadra del Nord d’Inghilterra può vantare nel proprio palmares 4 titoli nazionali, 6 Coppe d’Inghilterra, una Coppa delle Fiere e una Coppa Intertoto. Molto probabilmente però anche l’anno prossimo i tifosi del Newcastle dovranno fare a meno del sentitissimo derby con il Sunderland. I Black Cats infatti si trovano all’ultimo posto in Premier con soli 21 punti. E se un anno fa erano proprio i tifosi dello Stadium of Light a prendere in giro Benitez e i suoi ragazzi, oggi la storia sta per ripetersi, ma al contrario.

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Il fallimento del Qatar al Mondiale ai raggi X

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Qatar

“Il successo consiste nel passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo”. Diceva così Winston Churchill, primo ministro britannico durante la Seconda Guerra Mondiale. Non sarà un testo motivazionale, anche perché il tema centrale sarà proprio l’antitesi di ciò che diceva il leader inglese: l’insuccesso, quello del Qatar.

Con “Qatar” non si intende la regione che affaccia sul Golfo Persico e nemmeno l’intera competizione. L’unico vero fallimento è quello della Nazionale, diventata la prima squadra ospitante a perdere l’esordio e anche la prima a essere eliminata dal Mondiale dopo soli due turni.

LA COSTRUZIONE DEI SOGNI

Pensando al cammino della Nazionale mediorientale, bisognerebbe cancellare la parte sul successo nella frase di Churchill. Prima del Mondiale, però, avremmo pensato cose ben diverse se ci fossimo informati bene sul Qatar. Gli Al-Annabi partivano con grandi aspettative, in quanto campioni dell’ultima Coppa d’Asia.

Il loro percorso, lì, era stato perfetto: erano riusciti a imporsi sull’Arabia Saudita (0-2), la Corea del Sud ai quarti (0-1) e il Giappone in finale (1-3). Il primo titolo della loro storia sembrava dare la spinta necessaria per affrontare al meglio questo Mondiale. Le tre Nazionali appena citate, però, sono riuscite ad affrontare questa competizione molto meglio del Qatar che le aveva sconfitte.

La vittoria in Coppa d’Asia aveva effettivamente dato un bel boost di adrenalina e le prestigiose amichevoli di preparazione ne erano la prova (Brasile, Portogallo, Serbia e addirittura Lazio e Fiorentina). Le prime avvisaglie del fallimento erano già arrivate, ma “il dado è tratto” come avrebbe detto qualcuno.

I successi, che in questa parte della storia sono ancora presenti, partivano da ben più lontano. Nel 2004, infatti, si decise di investire sul calcio tramite la creazione dell’Aspire Academy, un’accademia nata per volere della famiglia reale Al Thani con l’obiettivo di reclutare giovani talenti.

A partire dal 2007 ebbe inizio anche il progetto Football Dreams”, che ha il compito di scovare i migliori talenti anche dall’estero. Questi verranno poi naturalizzati tramite l’utilizzo di una regola FIFA, secondo cui sono eleggibili calciatori che per cinque anni consecutivi hanno giocato nel paese interessato dopo il compimento dei 18 anni e che non hanno mai preso parte a partite ufficiali con la nazionale d’origine.

Dopo un lungo processo di selezione, i ragazzi più talentuosi vengono trasferiti nelle varie società europee appartenenti alla famiglia reale del Qatar.

IL CROLLO MONDIALE

Il vero tasto dolente, la caduta rovinosa dopo la (troppo) rapida ascesa. Se vinci l’Europeo ma non ti qualifichi al Mondiale, è ben noto che le critiche non mancheranno. Se vinci la Coppa d’Asia ma esci dopo due giornate alla Coppa del Mondo, essendo anche la nazione ospitante, allora verrà ritenuto un fallimento.

Le difficoltà iniziano presto, al 5′ dell’esordio con l’Ecuador. Nonostante la difesa a 5 e l’atteggiamento conservativo, i sudamericani erano riusciti a passare in vantaggio: gol poi annullato per fuorigioco di Enner Valencia. Non è bastato questo episodio per dare la scossa, probabilmente l’emozione era troppo forte. La doppietta di Valencia ha chiuso il match sullo 0-2.

La solfa non è cambiata nelle gare successive contro Senegal e Olanda, perse rispettivamente 1-3 e 0-2. L’unica piccola soddisfazione è rappresentata dal gol realizzato da Mohammed Muntari, che aveva quasi rimesso in piedi la partita contro i campioni della Coppa d’Africa.

I record negativi e gli insuccessi sono troppi, però, perché la piccola fiaccola rappresentata dal gol possa rappresentare la luce che porta avanti un paese. Il Qatar, infatti, oltre a quanto detto prima, è diventata anche la prima Nazionale ospitante a chiudere il girone del Mondiale con meno di 4 punti. Record che, adesso, non potrà più essere superato.

È DA CONSIDERARE UN FALLIMENTO TOTALE?

Senza dubbio, perché il Qatar resterà per molto tempo nell’immaginario comune come la peggior Nazionale ospitante di sempre. La preparazione, le aspettative, i grandiosi progetti sono stati spazzati via insieme agli undici che sono scesi in campo nelle tre gare di questo Mondiale. Oltre alla qualità tecnica è mancato anche lo spirito giusto per affrontare una competizione di questo tipo.

Anche Xavi, che in Qatar ci ha vissuto e lavorato come giocatore e allenatore dell’Al-Sadd, si era espresso in modo positivo riguardo la squadra di casa:

Il Qatar non è solo la nazione ospitante, può davvero diventare la mina vagante del torneo. Il progetto del Mondiale ha portato miglioramenti non solo nelle strutture, ma anche in campo. Oggi il Qatar ha una nazionale in grado di competere sulla scena più prestigiosa del calcio mondiale, una nazionale in grado di dire la sua al Mondiale“.

A dimostrazione che era stato fatto tutto il possibile e, dunque, a dimostrazione del fallimento.

Era la prima partecipazione nella loro storia, questo è da tenere in considerazione, ma la fiamma che contraddistingue le grandi squadre non è mai stata presente. E allora, dopo aver analizzato la parte sul successo e quella sul fallimento, non resta che guardare l’ultima parola della frase di Churchill: l’entusiasmo.

I dubbi riguardanti questo Mondiale c’erano e ci sono ancora, ma ciò che sembrava non mancare, almeno al paese ospitante, era proprio la componente emotiva. Quando si è spenta questa, allora, restando coerenti con quanto detto da Churchill, si sono spente anche tutte le possibilità di arrivare al successo. Ancora una volta, i soldi non hanno fatto la felicità.

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Flash News

Svizzera, Yakin si gode la qualificazione: “È stato molto emozionante”

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Svizzera

Dopo la vittoria nella partita decisiva contro la Serbia, che ha qualificato la sua Svizzera agli ottavi di finale dei Mondiali in Qatar, il commissario tecnico elvetico Murat Yakin ha esternato i suoi sentimenti alla stampa:

È stato molto emozionante. Nei primi minuti siamo stati protagonisti in campo, con un forcing molto organizzato, poi però ci siamo fatti sorprendere e siamo andati addirittura in svantaggio. La squadra però ha reagito e dopo il match ho sentito dentro di me un enorme senso di soddisfazione per quanto fatto dai ragazzi: mi sono seduto nello spogliatoio, mi sono goduto il momento e ho lasciato soli i giocatori“.

Ora gli elvetici, martedì sera, affronteranno il Portogallo di Cristiano Ronaldo per sognare i quarti di finale.

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Il ct della Serbia Stojkovic sul suo futuro: “Certo che resto”

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Nel post-partita della gara contro la Svizzera, il commissario tecnico della Nazionale della Serbia, Dragan Stojkovic, è intervenuto ai microfoni di Sportal.rs:

“Prima di tutto vorrei congratularmi con la Svizzera per la vittoria, che direi è meritata. Noi non siamo ovviamente soddisfatti del nostro cammino, ma dobbiamo considerare tutti i problemi che abbiamo avuto da quando siamo arrivati ​​qui, tenendo conto della preparazione fisica e dei vari infortuni rimediati dai nostri giocatori chiave. I ragazzi però hanno lottato, hanno dato il massimo, anche se non basta per questo livello”.

In seguito, il selezionatore ha tenuto a sottolineare che proseguirà l’impegno con la Nazionale delle Aquile bianche:

“Certo che resto. A marzo inizieremo le qualificazioni per Euro 2024 e abbiamo una grande voglia di battagliare: sarò molto soddisfatto se i miei giocatori saranno sani e al top della forma in quel momento”. 

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Flash News

Juve, approvato un nuovo progetto di bilancio: la perdita è di 239 milioni

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Chi è Gianluca Ferrero, il prossimo presidente della Juventus

Si aggiungono ulteriori dati che delineano la complicata situazione finanziaria della Juventus: come riportato nel comunicato pubblicato sui canali ufficiali del club, il dimissionario Consiglio d’Amministrazione della società bianconera ha approvato un nuovo progetto di bilancio d’esercizio e un nuovo bilancio consolidato al 30 giugno scorso, in cui emerge una perdita di 239,3 milioni di euro (226,8 al 30 giugno 2021).

Il bilancio d’esercizio sarà sottoposto all’approvazione dell’Assemblea degli Azionisti del 27 dicembre.

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