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L’MVP di Inter-Juventus: Nicolò Barella

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C’è stato un momento, durante la gara di ieri sera tra Inter e Juventus, in cui si è avuta la sensazione che in campo vi fossero ventuno giocatori più Nicolò Barella. Il centrocampista nerazzurro è stato l’MVP del derby d’Italia, vinto meritatamente dagli uomini di Antonio Conte. Un risultato arrivato al termine di una partita oggettivamente senza storia, con il quale l’Inter ha legittimato il primato in classifica, in attesa del posticipo del Milan, e che ha visto la Juventus soccombere per gran parte del match, mostrando i suoi più evidenti segni di debolezza, l’intensità in mezzo al campo e una tenuta difensiva ultimamente poco solida.

Nicolò Barella, in tutto questo, è stato il giocatore che ha fatto saltare il banco. È stato lui a determinare con un assist e un gol il 2-0 interista, confermando l’idea di avere a che fare con uno dei centrocampisti italiani più forti in circolazione.

INTENSITÀ E NON SOLO

Proprio l’intensità di cui è priva la Juventus è senza dubbio la vera forza di Barella. L’ex Cagliari, fin da giovanissimo, ha fatto della grinta e della corsa una della sue caratteristiche principali. Dal suo arrivo all’Inter, però, si è notevolmente migliorato a livello tecnico, sfruttando al massimo le sue potenzialità a livello offensivo, diventando decisivo anche negli ultimi trenta metri. Il suo rendimento, a livello statistico, è già migliorato rispetto alla scorsa stagione, che ha chiuso con un gol e cinque assist. Nella Serie A 2020/21, invece, ha realizzato due reti e messo a referto sei assist.

Se l’intensità lo ha portato spesso ad essere punito disciplinarmente con i cartellini, sul piano qualitativo è innegabile che ora come ora sono pochi i centrocampisti in grado di incidere così come il sardo, perno dell’Inter e della Nazionale italiana a soli 23 anni.

Basta riavvolgere il nastro di qualche ora e rivedere quella che è stata la performance del 23 nerazzurro. Nell’arco dei 90 minuti ha effettuato 57 passaggi (col 92 % di precisione), 73 tocchi, 3 dribbling riusciti su 4, il cross – di sinistro, piede debole – che ha messo Vidal nelle condizioni di portare in vantaggio l’Inter e la rete che ha chiuso la partita, un destro secco e potente sotto la traversa merito anche del visionario lancio di Bastoni dalla propria metà campo.

La crescita di Nicolò Barella è stata una costante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo di Inter. I nerazzurri hanno conquistato la finale di Europa League nell’ultima stagione anche grazie alle sue giocate, alla incredibile qualità nelle intercettazioni e in fase di transizione offensiva. La scorsa estate il 5-0 rifilato allo Shaktar Donetsk ha visto il classe ’97 di Cagliari giocare una delle gare più complete della sua giovane carriera, sintesi di un anno in cui è passato dall’essere “il giocatore senza esperienza a cui non poter chiedere nulla” a fulcro indispensabile per il sistema-Inter. Non è un caso, ad esempio, che l’UEFA lo abbia inserito tra i 50 candidati per la Squadra dell’Anno 2020, insieme agli altri interisti De Vrij e Lukaku.

PRESENTE E FUTURO

Nicolò Barella è il presente e il futuro dell’Inter. È una frase fatta della quale si abusa troppo spesso ma attuale come non mai. La super partita contro la Juventus arriva dopo altre grandi prestazioni che hanno consacrato il centrocampista nerazzurro tra i più forti anche in Europa.

https://youtu.be/LcVqg2i8hdE

Impossibile non menzionare il geniale colpo di tacco con il quale, in Real Madrid-Inter dello scorso novembre, ha messo letteralmente in porta Lautaro Martinez. O ancora il bellissimo destro al volo in Cagliari-Inter di qualche settimana fa. La costanza e la onnipresenza di Barella sono maturati col tempo, così come è maturata la sua intelligenza in mezzo al campo. Conte, che Barella come giocatore ricorda vagamente, gli chiede responsabilità in fase di possesso e attenzione difensiva. Ha costruito una qualità di gioco impressionante, soprattutto per la mole di chilometri percorsi in campo. Quando l’Inter imposta dal basso Barella può sostituirsi al braccetto di destra, svuotando il centro del campo; può venire incontro liberando dalla marcatura Brozovic; oppure, molto più efficacemente, scaricare di prima su Hakimi o su una delle due punte e aggredire lo spazio in profondità, in cui emergono le innati doti di inserimento.

 

(Fonte: intergeeks.net)

Considerare oggi Barella il miglior centrocampista italiano appare tutt’altro che un’eresia. Una certezza per l’Inter, per il presente e il futuro dell’Inter, per Antonio Conte e per la Nazionale. Un giocatore diventato maturo, forte più di quello che effettivamente ci si aspettasse ma soprattutto un calciatore a cui fai fatica a non voler bene. Nessuno come Barella incarna lo spirito del gioco, dell’identità nerazzurra. Non solo per il suo linguaggio del corpo, costantemente in movimento, irrequieto e volenteroso, ma anche per la sua abilità nell’esser decisivo quando occorre. Barella è stato l’assoluto protagonista della partita più attesa della stagione. E le probabilità che possa esserlo anche nel prossimo futuro sono altissime.

(Fonte immagine in evidenza: gazzetta.it)

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Flash News

Il giornalista terrorizza la Juventus: “Situazione pericolosa come quella del 2006”

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Juventus

Il terremoto in casa Juventus ha destabilizzato il mondo bianconero. A seguito di un rapidissimo Cda straordinario, tutte le cariche più importanti della dirigenza si sono dimesse dai propri ruoli. La motivazione è ancora sconosciuta ufficialmente, anche se alcune voci ipotizzano dei guai seri a bilancio. In molti, quindi, si stanno chiedendo i reali motivi che si celano dietro la vicenda e diversi tifosi cercano risposte sui social.

“COME NEL 2006”

In questo senso, le risposte provenienti dal web non sono rassicuranti, anzi. Farà scalpore un Tweet del noto giornalista Tancredi Palmieri che preoccupa tutto l’ambiente bianconero. In poche righe, Palmieri terrorizza il tifo Juventino con le seguenti parole.

Secondo il direttore di Sky Italia, la situazione della Juventus potrebbe essere pericolosa come quella del 2006, qualcosa di enorme sta per scoppiare”.

Ricordiamo che nel 2006 la compagine bianconera venne retrocessa in Serie B a seguito dello scandalo Calciopoli.

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Calcio Internazionale

Gomez carica l’Uruguay: “Contro il Ghana una finale”

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Maximiliano Gomez, attaccante dell’Uruguay, ha parlato ai microfoni di Teledoce dopo la sconfitta contro il Portogallo.

L’attaccante ha caricato i suoi per la sfida contro il Ghana, decisiva ai fini della qualificazione:

“Dobbiamo già pensare alla prossima sfida col Ghana. Giocheremo l’ultimo incontro della fase a gironi come se fosse una finale e ci auguriamo di riuscire a vincerla”

Gomez ha anche analizzato il match di stasera:

“Sono contento di aver avuto l’opportunità di scendere in campo, ma al tempo stesso mi dispiace per il risultato perché abbiamo disputato un grande secondo tempo. Il Portogallo è una grande squadra e sapevamo di trovarci di fronte degli ottimi calciatori”.

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Calcio Internazionale

Messico, tegola Guardado: stop di 10 giorni

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Tata Martino

Tegola in casa Messico, a 2 giorni dal match clou contro l’Arabia Saudita.

Il centrocampista Andres Guardado, infortunatosi nel match contro l’Argentina, dovrà stare fermo ai box 10 giorni stando a quanto riportato da L’Equipe. I messicani, fermi ad un punto in classifica, sono obbligati a vincere, per tenere vive le chances di qualificazione in un girone super equilibrato. L’altra sfida vedrà di fronte Argentina e Polonia, con i primi a quota 3 e i polacchi in testa al gruppo con 4 punti, frutto di una vittoria e un pareggio proprio contro il Messico.

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Flash News

La lettera di addio di Andrea Agnelli ai dipendenti della Juventus

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Agnelli

Andrea Agnelli, prima delle dimissioni arrivate in serata, ha rivolto una lunga lettera di addio a tutti i dipendenti del club.

“Cari tutti,
Giocare per la Juventus, lavorare per la Juventus; un unico obiettivo: Vincere. Chi ha il privilegio di indossare la maglia bianconera lo sa. Chi lavora in squadra sa che il lavoro duro batte il talento se il talento non lavora duro. La Juventus è una delle più grandi società al mondo e chi vi lavora o gioca sa che il risultato è figlio del lavoro di tutta la squadra.

Siamo abituati per storia e DNA a vincere. Dal 2010 abbiamo onorato la nostra storia raggiungendo risultati straordinari: lo Stadium, 9 scudetti maschili consecutivi, i primi in Italia ad aver una serie Netflix e Amazon Prime, il J|Medical, 5 scudetti femminili consecutivi a partire dal giorno zero. E ancora, il deal con Volkswagen (pochi lo sanno), le finali di Berlino e Cardiff (i nostri grandi rimpianti), l’accordo con Adidas, la Coppa Italia Next Gen, la prima società a rappresentare i club in seno al Comitato Esecutivo UEFA, il JMuseum e tanto altro.

Ore, giorni, notti, mesi e stagioni con l’obiettivo di migliorare sempre in vista di alcuni istanti determinanti. Ognuno di noi sa richiamare alla mente l’attimo prima di scendere in campo: esci dallo spogliatoio e giri a destra, una ventina di scalini in discesa con una grata in mezzo, un’altra decina di scalini in salita e ci sei: “el miedo escénico” e in quell’attimo quando sai di avere tutta la squadra con te l’impossibile diventa fattibile. Bernabeu, Old Trafford, Allianz Arena, Westfallen Stadium, San Siro, Geōrgios Karaiskakīs, Celtic Park, Camp Nou: ovunque siamo stati quando la squadra era compatta non temevamo nessuno.

Quando la squadra non è compatta si presta il fianco agli avversari e questo può essere fatale. In quel momento bisogna avere la lucidità e contenere i danni: stiamo affrontando un momento delicato societariamente e la compattezza è venuta meno. Meglio lasciare tutti insieme dando la possibilità ad una nuova formazione di ribaltare quella partita“.

La nostra consapevolezza sarà la loro sfida: essere all’altezza della storia della Juventus.

Io continuerò a immaginare e a lavorare per un calcio migliore, confortato da una frase di Friedrich Nietzsche: “And those who were seen dancing were thought to be insane by those who could not hear the music”.

Ricordate, ci riconosceremo ovunque con uno sguardo: Siamo la gente della Juve!

Fino alla fine…“.

LA FINE DI UN’ERA

Questo il toccante saluto di Andrea Agnelli al suo popolo, quello bianconero. Una storia iniziata nel lontano maggio del 2010, quando fu eletto presidente, diventando il quarto esponente della famiglia Agnelli alla guida del club.

19 titoli complessivi: 9 Scudetti, 5 coppe Italia e altrettante Supercoppe Italiane.

Andrea Agnelli, nel bene e nel male, ha segnato indelebilmente, 12 anni di storia del calcio. Dallo stadio di proprietà al progetto Superlega, l’ormai ex presidente bianconero ha rivoluzionato il gioco.

Agnelli è stato capace di riportare la Juventus sul tetto d’Italia, provando a ripetersi, non riuscendoci del tutto, in Europa. 12 anni di successi e di tonfi clamorosi, di gioie e dolori, di esultanze e liti con i tifosi.

 

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