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Lo stretto indispensabile

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Bastan poche briciole. Un gol e nulla più per avallare fantasmi e spettri di crisi. Il minimo indispensabile. Quanto fondamentale è arrivato, i tre punti. Quanto sarebbe servito, una prestazione convincente, lascia ancora perplessità. Primario obbiettivo raggiunto con strascichi non del tutto positivi. Di lavoro ce ne è da fare. Non è finita qui infatti, a novembre si torna in campo – contro chi ancora non si sa – e quelle sì che saranno due partite decisive.

BENE…

Bene…i tre punti. Solo ed essenzialmente quelli perché prestazione e alchimie ancora zoppicano. Le premesse fallimentari con la Macedonia e l’orgogliosa prestazione albanese contro la Spagna non distendevano la strada da percorrere. E così è stato perché la squadra di Panucci ha confermato quanto visto in terra iberica. Compattezza e giusta sfrontatezza. Una sfida di cuore per il mister italiano. Ma la professionalità – obbligo indiscusso – davanti a tutto. Un 4-1-4-1 ben amalgamato tra copertura e velocità di ripartenza. Basha davanti alla difesa un baluardo quasi insormontabile. La difesa albanese, un muro che stava quasi per reggere; poi la crisi che coincide proprio con l’uscita dell’ex granata.

Si diceva bene dell’Albania che riesce a strappare scroscianti applausi dal popolo di casa. E fa tutt’altro che ben figurare una nazionale italiana ancora mutilata dalle assenze e concreta quanto basta. Il 4-2-4 riproposto di Ventura, ennesimo cambio di modulo sinonimo di un’evidente difficoltà a trovare l’abito adatto da far indossare alla bella azzurra, ripropone fantasmi di fallimentari sperimentalismi visti nello 0-3 contro la Spagna.

La modestia dell’avversario non può che ovviamente limitare pericoli e portare relativa tranquillità nel ripresentare un modulo che ha già fallito.

Erano gli obiettivi che ci eravamo prefissati. Credo che abbiamo fatto un altro piccolo passo avanti, sono contento per i ragazzi

Ventura non lascia campo a “se” e “ma”. I tre punti erano l’obbiettivo e sono arrivati. Obbiettivo raggiunto.

Si diceva bene…bene Buffon. I riflessi non fanno trasparire le ormai 40 primavere. L’animo del capitano si vede sull’eufemistica “tiratina d’orecchie” a Zappacosta dopo la conclusione da fuori di Grezda. Nel momento di difficoltà sono queste le personalità e le pa**e necessarie a uscire dalla situazione fangosa. Benino la spinta degli esterni, quelli bassi, specialmente nel secondo tempo con l’Albania probabilmente anche in crisi d’ossigeno. La ottima messa in campo di Panucci, nel primo tempo non aveva permesso agli azzurri di sfruttare più di tanto le linee verticali costringendo il rifugio sì sulle corsie laterali, ma senza mai sfondare a dovere.

Bene Chiellini. Toppa necessaria quando serve a rimediare a qualche ì, ancora, eccessivo svarione di Bonucci. Bene, alla distanza quando l’Albania si allunga, la spinta di Darmian (Zappacosta a beneficiare soprattutto della stanchezza albanese) e Spinazzola. L’atalantino ha mostrato tutte le sue qualità in fase di spinta, eredità del 3-5-2 gasperiniano. Esempio lampante la facilità di uno contro uno con cui salta l’uomo e va al cross per l’1-0 di Candreva.

1-0 ottimo gancio per quanto si vorrà dire ora. Se il 4-2-4 aveva portato tante perplessità di certo ha anche tanto di positivo. L’1-0 è legittimo figlio del modulo. Sul cross di Spinazzola tutti e 4 gli attaccanti sono in area. Parolo e Zappacosta a rimorchio. Attacco portato da 7 uomini (compreso Spinazzola). Il rovescio della medaglia rispetto all’eccessiva fragilità là dietro. Portare 4+2 uomini in area avversaria a ogni cross è inevitabile sinonimo di pericolosità a ogni palla. E con quell’animale d’area di rigore di Belotti i risvolti potrebbero essere ancora più sanguinosi per le difese.

Il cross di Spinazzola per l’1-0 di Candreva. 4 gli uomini in area più i 2 a rimorchio. Evidente l’errore di linea della difesa albanese con 2 uomini su Immobile. Di conseguenza terzino su Eder ed esterno che non scende a coprire su Candreva.

Benino i rari dialoghi tra Eder e Immobile spesso prologo di pericolosi risvolti.

Bene, a tratti, Insigne. Che sia l’uomo di maggiore talentò dentro al campo è indiscutibile. Lampi azzurri (napoletani) di Lorenzo si vedono anche se intervallati da momenti di assenza ingiustificata ma sintomo ancora di movimento e meccanismi – e non è un bene ancora a questo punto – non ben oliati con i compagni di reparto.

Agli spareggi di novembre ci si aspettano altre risposte.

…MA NON BENISSIMO

Si diceva bene. Ma non proprio tutto benissimo.

Bonucci strappa probabilmente la sufficienza in pagella ma anni luce lo mantengono a distanza dalla versione juventina. Qualche buona chiusura chiave lì dietro si è vista, un abbozzo di “ritorno” traspare, ma ancora troppe sono distrazioni ed errori. Troppi ancora i lanci imperfetti e troppi errori in uscita come la palla persa dopo l’1-0 a cui ripara immolandosi letteralmente su un tiro di Hysaj da fuori. Qualche toppa in più la mette Chiellini.

Il 4-2-4 già contro la Spagna aveva messo in risalto un criticità che, in quella partita, era costata la vittoria. Ieri i soli Gaglirdini e Parolo, allora i titolarissimi soli De Rossi e Verratti sono sempre stati messi in difficoltà, possesso e non, perché costantemente in inferiorità numerica. In fase di possesso, almeno fino a metà del secondo tempo, troppi e quasi esclusivi passaggi orizzontali. Nel secondo tempo maggior libertà di impostazione e più possibilità in campo (semi)aperto. Una delle poche verticalizzazioni di Gagliardini al 62esimo, sul contromovimento di Insigne per scappare a Hysaj che lo porta a conclusione neutralizzata da Berisha. Il succo: se si riesce a verticalizzare si fa male. Non solo retorica. Disposizione in campo logica premessa di mancati triangoli a centrocampo, soprattutto se l’Albania è riuscita a costringere Spinazzola e Damian a più “orizzontalate” che sovrapposizioni e scambi con i rispettivi esterni alti (merito dell’Albania o più demerito azzurra è da valutare). Candreva e Insigne appunto, per chiare disposizioni, fissati quasi sulla linea laterale. Una scelta che ha portato frutti si, ma solo alla distanza, e troppo tardi. Tempi che la modesta Albania può garantire ma che altri, magari e anzi probabilmente, no.

Problematica di Parolo e Gagliardini che hanno immediate conseguenze sulla manovra offensiva. Implicazione è l’abbassamento degli esterni alti. Se non si riescono ad alzare Damian e Spinazzola, saranno Candreva e Insigne ad abbassarsi per dare soluzione. Tema, questo, che fa tornare su quanto già discusso contro la Spagna. Allontanare così tanto Insigne dalla porta è suicidio. Costringere il miglior talento, tecnicamente parlando, a vivere e allontanarsi così tanto dal suo habitat ne ha logica implicazione su tempi, freschezza mentale e fisica quando serve. Limitata fantasia. Candreva prosegue nella sua involuzione della parentesi nerazzurra. Tante, troppe cose viene da pensare le abbia lasciate a Roma. Sacrificio e disponibilità contornate da tanta imprecisione. Sia su cross che sulle conclusioni quantomeno rivedibili.

Alchimie da rivedere dunque a centrocampo, orfano dei titolatissimi De Rossi e Verratti e di necessarie triangolazioni, là dove “si vincono le partite”. Se c’è un’eredità che Macedonia e Albania hanno lasciato è che Gagliardini e Parolo non “s’hanno da impostare”. Lavoro per altri. Altro è il lavoro per loro.

Triangolazioni prova di sacrificio di una delle due punte. Dapprima Eder e poi anche Immobile. Senza succosi frutti raccolti ma con loro solo isolamento.

Non benissimo le occasioni sprecate davanti a Berisha: Immobile, Eder, Candreva e Insigne, almeno – ma sicuramente di più – una a testa. Tante occasioni in campo aperto, fallite, per probabili automatismi ancora da perfezionare e, forse, per una situazione e un clima non dei più rilassati attorno alla Nazionale. Tante soluzioni solitarie tentate, anche quando quelle “collettive” avrebbero offerto migliori esiti, sinonimi di volontà di scacciare ad ogni costo, la crisi senza la normale freschezza mentale.

Eredità: perplessità di modulo, troppi sperimentalismi e un’identità da trovare. Ancora. Un gol e nulla più per avallare fantasmi e ottenere quanto serviva. Lo stretto indispensabile.

Fra un mese o poco più ci risiamo e quando la posta in gioco sale “poche briciole” possono non bastare.

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Camerun, Onana potrebbe rimanere in gruppo: la notizia

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Onana

Dopo l’esclusione dalla gara contro la Serbia, a causa di un alterco con il c.t. Rigobert Song riguardo il suo stile di gioco, Andrè Onana aveva deciso di lasciare il ritiro della propria nazionale. Alla luce di tale decisione, l’estremo difensore dell’Inter avrebbe determinato la sua scelta di terminare anticipatamente il suo Mondiale in Qatar.

L’allenatore del Camerun Song, dopo il pareggio (3-3) contro la selezione di Stojkovic, ha rilasciato alcune dichiarazioni riguardo l’accaduto, aprendo al ritorno di Onana:

“Andrè è un calciatore importante, ma in quanto allenatore devo focalizzarmi sul gruppo. Adesso sta a lui decidere. Ci sono regole da rispettare: qualora le seguirà potrà rimanere con noi”.

Parole chiare quelle del c.t. dei Leoni Indomabili, il quale non ha chiuso le porte ad un verosimile rientro dell’ex Ajax. Adesso però la palla passa ad Onana, che dovrà decidere se rimanere nel ritiro con i compagni, accettando le condizioni precettate da Song, o dire addio definitivamente al Mondiale.

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Portogallo-Uruguay, le formazioni ufficiali: CR7 c’è! La scelta su Suarez

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Portogallo

Il big match di giornata tra Portogallo e Uruguay chiuderà l’ottavo giorno di Mondiale. Dopo la vittoria contro la Corea, il Ghana prova a mettere pressione ai sudamericani impegnati stasera, ora terzi nel girone dopo il pareggio nella gara d’esordio contro gli asiatici. Dall’altra parte il Portogallo vuole chiudere immediatamente il discorso qualificazione agli ottavi e giocherà per vincere. Dopo il super sabato sera di Lionel Messi, tutti aspettano al risposta di Cristiano Ronaldo che guiderà l’attacco lusitano dal primo minuto. Affianco a lui ci sarà Joao Felix, mentre Leao potrà dare il suo apporto solo dalla panchina.

Dopo la deludente prestazione nel match d’esordio, Luis Suarez siederà in panchina e partirà titolare Edison Cavani. Gli occhi degli appassionati, però, si concentreranno sul centrocampo uruguagio, dove sarà regolarmente presente Federico Valverde.

LE FORMAZIONI UFFICIALI

PORTOGALLO (4-3-3): Costa; Cancelo, Dias, Pepe, Mendes; Bernardo Silva, Carvalho, Neves; Bruno Fernandes; Ronaldo, Joao Felix. CT: Fernando Santos.

URUGUAY (4-4-2): Rochet; Gimenez, Godin, Coates, Olivera; Valverde, Bentancur, Vecino; Varela, Cavani, Nunez. CT: Alonso.

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Ghana, il c.t. Addo: “Questo è il calcio, abbiamo avuto un po’ di fortuna”

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Dopo la sconfitta al debutto contro il Portogallo, il Ghana trova la prima vittoria in questo Mondiale contro la Corea del Sud. La gara valida per il secondo turno del gruppo G è terminata 3-2 in favore delle Stelle Nere: decide il match la doppietta di Kudus, oltre alla rete di Salisu; inutili ai fini del risultato le due reti realizzate da Gue-sung Cho per la selezione asiatica.

Al termine del match, il c.t del Ghana Otto Addo ha rilasciato alcune dichiarazioni in merito ai tre punti rcimolati dalla propria squadra.

LE PAROLE DI OTTO ADDO

Il commissario tecnico del Ghana ha iniziato parlando della gara contro la Corea del Sud:

È stata una partita traboccante di emozioni. La Corea ha fatto un’ottima prestazione, ci ha messo molta pressione. Dopo i primi venti minuti abbiamo acquisito il controllo della gara, e da lì abbiamo sviluppato alcune buone azioni”.

Oddo quindi continua nella sua analisi:

“Dopo l’intervallo sono arrivati i veri problemi, ma i complimenti vanno fatti alla squadra: i ragazzi hanno trovato risorse e forza per segnare il terzo gol.  Lo ammetto, abbiamo avuto un po’ di fortuna ma questo è il calcio. Sono felice che la nostra voglia si stata ripagata”.

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Calciomercato

Inter, discorsi aperti per il rinnovo di Dzeko: sarà addio di Gagliardini

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Inter

Arrivano notizie importanti da casa Inter. Secondo la Gazzetta dello Sport, i nerazzurri stanno fruendo della pausa Mondiale in Qatar per organizzare il futuro. Colpi in entrata ed in uscita, occhi sul calciomercato ma anche all’interno del proprio organico: Marotta e colleghi infatti sono al lavoro per valutare se rinnovare alcuni contratti vicini al termine della scadenza.

SITUAZIONE RINNOVI

Edin Dzeko, arrivato ad Appiano Gentile nell’estate 2021, è uno di quelli passati al vaglio dall’ex dirigente della Juventus: il contratto dell’attaccante bosniaco scadrà il prossimo 30 giugno 2023 e, come riporta la Rosea, i contatti tra le parti riguardo ad un prolungamento saranno approfonditi in futuro. L’accordo potrebbe essere trovato sulla base di un ingaggio da tre milioni di euro in aggiunta ad eventuali bonus.

Non solo Dzeko, probabili anche i rinnovi anche di due pedine fondamentali all’interno dello spogliatoio: Danilo D’Ambrosio e Alex Cordaz sono infatti vicini al rinnovo di contratto. Destino diverso per Roberto Gagliardini, indirizzato a dire addio al mondo nerazzurro. Samir Handanovic invece possiede carta bianca e sarà lui stesso a decidere il proprio futuro.

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