Dove trovarci
Pellegrini

Alla Ricerca del Diez

Lorenzo Pellegrini: c’è un nuovo Diez all’ombra del Colosseo?

Lorenzo Pellegrini: c’è un nuovo Diez all’ombra del Colosseo?

La stagione 2021/2022 è stata, per i tifosi romanisti, un’annata sicuramente memorabile. Il ritorno al successo, coronato con la vittoria della Conference League, ha acceso ulteriormente la già molto accalorata piazza romana. Ad alimentare la passione frenetica che distingue il tifo giallorosso, oltre che all’esito stagionale, sono stati senza dubbio due fattori: l’avvento cesariano dello Special One e l’epifania tecnica e caratteriale di Lorenzo Pellegrini.

LA ROMA, IL ROMANISMO

Nel corso dell’annata calcistica appena conclusa il centrocampista classe ‘96 si è dimostrato essere il vero leader del gruppo allenato da Mourinho, il quale ha saputo valorizzare a pieno le sue qualità. Lo stesso tecnico portoghese, dopo pochi mesi dal suo arrivo nella città eterna, aveva infatti già intravisto in Lorenzo qualcosa di speciale:

“Può fare tutto. Se ne avessi tre, giocherebbero tutti e tre, non ne lascerei neanche uno in panchina. Può adattarsi a ogni ruolo, è universale. È intelligente, capisce il gioco e l’idea dell’allenatore”. 

Per poter analizzare in maniera accurata la crescita verticale che Pellegrini ha intrapreso negli ultimi anni è necessario allora effettuare una separazione tra i due aspetti del giocatore, tanto diversi tra loro quanto influenti l’uno sull’altro: la tecnica e il carattere, il calciatore e la persona.

Da un punto di vista pratico il 4-2-3-1 adottato (nella maggior parte delle gare) da Mou ha fatto sì che il numero 7, supportato da due mediani, potesse spaziare molto in fase offensiva, mettendo così in luce le proprie doti tecniche. Nella prima parte di stagione il centrocampista nato a Cinecittà diventa a tutti gli effetti il punto di riferimento dell’attacco giallorosso, salvo poi lasciare il timone ad un Abraham finalmente prolifico. Le reti segnate dal Capitano, oltre che essere tante, sono belle, bellissime. Nella memoria calcistica dei tifosi romanisti, così come degli amanti del bel calcio, rimarranno a lungo impressi i gol segnati (ad esempio) contro Salernitana, Cska Sofia, Verona e, ovviamente, la splendida punizione del 3-0 nel Derby.

Tuttavia ciò che rende speciale agli occhi dei supporters romani Lorenzo Pellegrini non sono le prestazioni di livello a cui il trequartista ci ha abituato, ma la sua attitudine. O meglio, al tifoso romanista senza dubbio piace vedere un giocatore eseguire prodezze sul campo con la Lupa sul petto, ma se a realizzarle è il proprio capitano, romano e romanista, la storia è per natura diversa.

Il fatto che LP7 sia l’incarnazione del romanismo si vede nei momenti bui che la compagine di Mourinho attraversa nel corso della stagione. È proprio in quelle partite dove il giocatore brilla poco, infatti, che si palesa la dipendenza del gruppo Roma dal proprio capitano. Nel bene o nel male Pellegrini è il leader della squadra e i tifosi, che iniziano a rivedere in lui tratti di altri suoi illustri predecessori, non possono che affezionarsi.

SPALLE LARGHE

Ripercorrendo il cammino di Pellegrini all’interno della società nata nel 1927, ritornano i mente i versi che De Gregori canta nel finale de “La leva calcistica del ‘68”:

Il ragazzo si farà
Anche se ha le spalle strette
Quest’altr’anno giocherà
Con la maglia numero 7”

E le spalle, il ragazzo, se l’è fatte. Ma forse sulla maglia il prossim’anno il numero non sarà più quello. All’unisono il plebiscito figurativo costituito dalla tifoseria popolare ha riconosciuto Lorenzo, romano e romanista, come degno erede della ormai stabilita tradizione giallorossa. Dopo 5 anni dall’addio di quello che è senza dubbio stato il Diez più importante della storia capitolina, quel numero di maglia sembra poter tornare in campo, stavolta sulle spalle di Pellegrini.

L’indiscrezione, alimentata da fonti esclusivamente esterne agli apparati di comunicazione ufficiali della Roma, è nata dalla decisione di Roberto Mancini di affidare la 10 azzurra proprio al classe ‘96. Con questa addosso il centrocampista non ha sfigurato (come molti suoi recenti predecessori), anzi. Sono 2 i gol messi a segno in altrettante partite, tutte disputate in maniera eccellente dal calciatore.

 

La città sembra pronta, i tifosi anche, ma siamo sicuri che sia la mossa giusta?

UN’EREDITÀ PESANTE

La sensazione che trapela da Trigoria è quella che, forse, sarebbe proprio Pellegrini a non volere la maglietta con il numero 10. Se, da una parte, è vero che indossare quella cifra sulla schiena è senza dubbio il sogno di ogni calciatore che sia cresciuto nell’ambiente giallorosso, la scelta sarebbe oltremodo condivisibile. Farsi carico della pesantissima eredità lasciata da Francesco Totti e dell’inevitabile pressione mediatica che ne consegue potrebbe rivelarsi controproducente.

La ricerca spasmodica di “ciò che è stato” non è mai fonte di originalità e, al contrario, con la 7 Lorenzo potrebbe creare la propria di storia all’interno della squadra, senza dover cercare di riempire orme (forse) troppo grandi anche per lui. Con il numero attuale il capitano potrebbe innalzarsi a terzo volto di una triade societaria senza confronti o paragoni. Totti, De Rossi e Pellegrini: il dieci, il sedici e il sette.

Intanto la dirigenza Friedkin ha rifiutato 60 milioni dal Newcastle e dichiarato ufficialmente fuori dal mercato il proprio uomo immagine, che con la Lupa ha un contratto fino al 2026. Il messaggio lanciato è forte e chiaro: Pellegrini non si muove da Roma, Pellegrini è la Roma.

 

Lascia un commento

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Altro in Alla Ricerca del Diez