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ESCLUSIVA - Luca Marchegiani: "La Coppa del mondo non mi sta entusiasmando. Il più forte è sicuramente..."

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ESCLUSIVA – Luca Marchegiani: “I Mondiali non mi stanno entusiasmando. Il più forte è sicuramente…”

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Abbiamo avuto la fortuna di scambiare quattro chiacchiere con Luca Marchegiani, ex portiere di Brescia, Torino, Chievo Verona e Lazio, con la quale ha conquistato sette trofei nel giro di tre stagioni, riguardo la coppa del mondo che si sta svolgendo in Russia, con alcuni cenni alla clamorosa eliminazione azzurra e anche qualche domanda sulla sua carriera.

Ad oggi lavora ancora nel mondo del calcio come direttore sportivo, ed opinionista per Sky TV

Gli attuali mondiali russi ci stanno offrendo un grande spettacolo, grazie alle varie sorprese che vi sono state finora nel torneo, tra tutte l’eliminazione di Spagna, Portogallo, Argentina e Germania , ma soprattutto all’equilibrio che regna sovrano, visto che ancora nessuna squadra si è dimostrata superiore a tutte le altre. Le sta piacendo questa coppa del mondo? Si aspettava così poca disuguaglianza tra le varie compagini ? Quali sono le sue favorite per la vittoria finale della competizione, al netto delle varie eliminate di lusso?

“Devo dire sinceramente che fino ad ora questa Coppa del Mondo non mi sta entusiasmando. È comunque un mondiale divertente perché non vi sono risultati scontanti, però a parer mio questo non è un sintomo di buon calcio. Infatti quando le squadre che hanno molto talento e giocatori più forti delle altre rose steccano, vuol dire che c’è qualcosa che non va. Se vogliamo parlare di calcio “democratico” è un grande mondiale, ma comunque sempre quest’ultimo ci sta facendo notare un’evoluzione sempre più negativa del calcio, in quanto le squadre ben compatte dietro e con l’ausilio del contropiede riescono a prevalere su quelle che invece, attaccando gli spazi e muovendo molto il pallone, provano a creare superiorità e a scardinare le difese avversarie, a differenza di ciò che si era visto nelle ultime competizioni a livello internazionale. Non è un caso difatti che le compagini che stanno ottenendo buoni risultati siano quelle munite di un ottimo centravanti, vedi l’Uruguay.
Al momento credo che la Francia e il Brasile abbiamo qualche arma in più, rispetto alle altre, per la vittoria finale del torneo.”

Mai come in questo momento il mondo si sta dividendo su chi sia il più forte tra Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, nonostante la delusioni ancora cocente per la precoci eliminazioni. Secondo lei chi è ad oggi il miglior giocatore del pianeta?

“Ad oggi credo che Ronaldo rivesta il ruolo del più forte. Messi mi è sempre piaciuto moltissimo, è un giocatore eccezionale con un tecnica fuori dal comune, di cui non è munito neanche il portoghese. Nonostante ciò mi sembra un calciatore un po’ spremuto, che ha perso quel fuoco sacro che lo distingueva; anche se è difficile trasmettere per così tanto tempo la voglia di vincere. Però bisogna ammettere che non da più l’impressione di essere quel giocatore nettamente superiore a tutti gli altri, che fino a qualche anno fa era evidente.”

Negli ultimi giorni abbiamo notato anche una piccola stella pronta a emergere definitivamente, ovvero Kylian Mbappé. Che pensa del giovane talento francese? Ha la stoffa per diventare il migliore?

“Mbappé è un giocatore che già da due anni esprime un gioco eccezionale; ha una caratteristica che nel calcio di oggi è fondamentale: la velocità, che gli permette di primeggiare ma soprattutto da il vantaggio alla propria squadra di creare alternative offensive e di spezzare da un momento all’altro le partite con la sue accelerazioni, oltre a un ottimo fiuto per il gol, costringendo di fatto gli avversari a preparare la partita in maniera diversa . Il rigore ottenuto contro l’Argentina è indubbiamente l’azione che lo rappresenta meglio. Un giocatore che per certi versi lo ricorda è sicuramente Mohamed Salah, forse il fatto di giocare in un campionato poco blasonato come la Ligue 1 lo ha un po’ oscurato.”

In questa coppa del mondo si stanno mettendo in mostra moltissimi portieri giovani, come Pickford dell’Inghilterra, ma anche i più temprati e ormai consacrati Courtouis, Neuer, Alisson e De Gea , o anche altri come Schmeichel e Subasic. Lei, che è stato uno dei migliori numeri uno della nostra serie A, quale pensa sia al momento il più forte? E quello con più futuro davanti a sé?

” Beh, devo dire che sono rimasto molto deluso da David De Gea, che alla vigilia del torneo lo vedevo come il migliore di tutti. In questo mondiale lui non ha avuto peso all’interno della Spagna, non tanto per l’errore contro il Portogallo, ma per non esser riuscito a dare la giusta stabilità alla squadra, facendo mancare il suo apporto, fondamentale per chiunque volesse portarsi a casa la Coppa del Mondo, nelle occasioni importanti. Ne è un esempio chiaro il non aver parato nemmeno un rigore alla Russia negli ottavi di finale. Per il resto Neuer non ha fatto bene, condizionato sicuramente dall’esser stato fermo per un anno intero. Tra i portieri che più mi son piaciuti e che non conoscevo ci sono sicuramente Beiranvand dell’Iran e Cho Hyun Woo della Corea, anche se non credo che riusciranno a diventare dei grandi in questo ruolo.
Infine un profilo che mi piace particolarmente è quello del numero uno della Celeste Fernando Muslera, già espressosi in maniera positiva nella sua esperienza italiana.”

Carlos Tevez in una recente intervista ha detto che i ragazzi italiani sanno molto di tattica ma poco di calcio di strada. Cosa ne pensa a riguardo? Può essere una delle motivazioni, insieme ai pochi investimenti fatti nei settori giovanili, della mancata formazione di nuovi e numerosi talenti nostrani, che ha portato anche alla clamorosa esclusione dell’Italia dagli attuali mondiali Russi?

“Si sono d’accordo, ma non tutti i discorsi a parer mio sono collegati. L’Italia è uscita nel playoff con gli svedesi a causa di una serie di motivi, non esclusivamente ricollegabili alla carenza di talento, ma più legati a delle decisioni sbagliate, sopratutto nella fase finale, che hanno portato una squadra dalle gioie degli europei francesi del 2016 all’apocalisse della mancata qualificazione mondiale. Detto ciò sono perfettamente d’accordo con quello che dice Tevez. Nelle nostre grandi città manca la formazione dei giovani di tutte quelle capacità coordinative che si creano vivendo per la strada, arrampicandosi sugli alberi, saltando le ringhiere, andando in bicicletta; si prova a surrogare tutto questo con le scuole calcio, all’interno delle quali comunque questo recupero viene fatto solo parzialmente. Questo è sicuramente un handicap che i giovani di oggi hanno, rispetto alle vecchie generazioni e a quei popoli, come quelli Sudamericani o anche in piccoli centri della nostra penisola, che fanno della strada parte integrante della loro crescita calcistica. Inoltre in questo periodo sembra molto più importante insegnare ed instillare all’interno, anche dei giocatori più giovani, la predisposizione tattica al posto della tecnica o della capacità di reagire a situazioni complicate, quanto in realtà la cosa più importante è saper giocare a pallone.”

Cosa si aspetta da Roberto Mancini come Commissario Tecnico della nazionale? può essere lui l’inizio di un ciclo che riporti l’Italia sul tetto del mondo?

“Credo che Mancini sia la figura più adatta in questo momento per la sua mentalità vincente, e perché è una persona che non crea e non si prende alibi. Quindi ritengo che riuscirà a gestire questo gruppo, che presenta dei grossi limiti, come una squadra in grado di vincere. Ciò avrà un grande effetto, soprattutto sui giovani, poiché riuscirà a creare mentalità e li farà crescere a livello internazionale, facendo in modo che tra quattro, cinque anni vi sarà un gruppo di giocatori con l’esperienza e il talento giusto per portarci ad un livello medio-alto. Nonostante ciò basta osservare più da vicino squadre come Francia e Germania per capire che al momento vi sono nazionali con una forza di ricambi di gran lunga superiore alla nostra; perciò non basterà Mancini ma servirà un progetto alla base che creerà dei giocatori in grado di riportarci a competere per la  vittoria della Coppa del Mondo.
Infine ritengo che ciò sia possibile attraverso una maggiore “italianizzazione”del nostro calcio, con investimenti maggiori nei nostri ragazzi, senza togliere nulla al gran numero di stranieri che ha dato tanto al nostro campionato, ma magari puntando di più sui giovani italiani in campionati come la Serie B o la Lega Pro, o anche in Serie A, per fare in modo che essi riescano ad esprimersi al loro meglio per poi emergere.”

Per quanto riguarda la sua carriera, la parte più importante e splendente la ha vissuta con la maglia della Lazio, con la quale ha conquistato ben sette trofei in tre stagioni. Quali erano i segreti di quello spogliatoio e quali sono invece i suoi ricordi migliori legati a quella squadra, di fatto una delle più forti di quegli anni?

“Il segreto di quella squadra era indubbiamente il valore dei giocatori, presi dalla società in maniera intelligente e funzionale. Forse abbiamo vinto di meno di quanto potevamo, in quanto almeno a parer mio la Lazio di quegli anni è stata la più forte d’Italia per varie stagioni. Però comunque non era facile per una squadra non abituata a lottare per determinati obbiettivi, raggiungere immediatamente traguardi importanti. Credo che sia stato fondamentale l’aver ricevuto alcuni bocconi amari, come lo scudetto del 1999 sfumato all’ultimo , che ci hanno permesso di vincere in seguito.
Ritengo che in generale la squadra potesse comportarsi meglio nella Coppa dei Campioni, vista anche la predisposizione di quei giocatori, adatti ad una competizione internazionale ed ad eliminazione diretta; nonostante ciò va ricordato come alla fine uscimmo con il Valencia, che poi riuscì ad arrivare in finale. Ma comunque ciò non fu senza rammarico visto il valore molto elevato delle squadra.”

Ad oggi la Lazio, nonostante la recente delusione per la mancata qualificazione alla prossima Champions League, si può considerare una delle formazioni più preparate del nostro campionato. Grazie al talento di giocatori come Luis Alberto, Milinkovic-Savic, in caso rimanesse, e del suo vero “top player” Simone Inzaghi e con un qualche nuovo acquisto, potranno riprovare i biancocelesti a centrare l’obiettivo sfumato all’ultimo in questa stagione?

“Si ci potranno riprovare, perché la Lazio ha dimostrato più volte di essere una squadra in grado di rinnovarsi. Io stesso dopo alcune cessioni estive non mi aspettava questo rendimento, che invece è arrivato grazie anche alla capacità della società di sostituire i partenti in maniera quasi “scientifica”. L’impressione è che dietro ci sia programmazione, e ciò non può che essere un’ottima garanzia. Poi se alla fine riuscirà a centrare l’obiettivo non lo so, anche perché parlare adesso è molto difficile visto che manca ancora più di un mese alla fine del mercato, dove potremmo vedere le rose al completo prima dell’inizio del campionato. L’Inter e la Roma al momento si stanno rinforzando per la prossima stagione, così come ci sta provando il Napoli. Fino ad ora comunque la Lazio ha sempre sostituito i suoi giocatori in maniera egregia, mostrando molta serietà, che è la base per raggiungere alti traguardi.”

 

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ESCLUSIVA – Zapelloni: “Difficile non pensare Verstappen campione del mondo, Pioli è a fine corsa”

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Pioli

Umberto Zapelloni, nota penna sportiva de il Giornale e Il Foglio, è intervenuto ai nostri microfoni per analizzare la stagione di Formula 1 che verrà, alla luce dei test terminati ieri in Bahrain, e per parlare della situazione del Milan, il cui prossimo mese sarà decisivo per le sorti europee e per la panchina dell’allenatore Stefano Pioli.

Diciannove piloti sanno che non vinceranno il Mondiale quest’anno“. Ha ragione Alonso alla luce dei test appena terminati in Bahrain?

Credo proprio che Alonso abbia ragione. Ad oggi è difficile pensare un esito diverso da Verstappen campione del mondo, soprattutto per come è terminata la scorsa stagione e per come è iniziata quella corrente. Altrettanto difficile, però, che possa vincere ventiquattro gare su ventiquattro o un numero simile a quello dell’anno scorso. Penso che solo un terremoto interno alla Red Bull, con il caso che ha avvolto il Team Principal Horner, possa essere l’unica possibilità per non dare ragione ai risultati finora visti in pista. La stabilità e costanza della monoposto Red Bull sono qualcosa di superiore: hanno modificato completamente il concetto di auto, traendo spunto da una filosofia Mercedes, e sono comunque riusciti a rimanere davanti. Bisogna però valutare quanto effettivamente siano davanti a tutti. L’anno scorso il distacco fu impressionante, forse quest’anno sarà inferiore. Non hanno provato le gomme morbide (che nel primo GP della stagione non verranno utilizzate, ndr), mentre la Ferrari già l’anno scorso sul giro secco era molto rapida. Questo aspetto è tutto da vedere“.

Un’opinione più specifica sulla Ferrari? Come ha lavorato in questi giorni di test?

Ha sicuramente lavorato bene. È arrivata ai test con una macchina migliore dello scorso anno. I piloti sono contenti del loro feeling con la vettura e c’è una costanza di rendimento importante, cosa che nel campionato precedente era mancata. Quest’anno il setup è più facile da mettere a punto, c’è una buona base su cui migliorare. Uno dei punti deboli era il degrado gomme, ma dai test ora sembra abbastanza contenuto. È una macchina sincera: a differenza dell’anno scorso in cui ogni curva era un’incognita, ora i piloti sanno come la vettura effettivamente si comporta. Lo sviluppo è sempre stato punto uno dei punti deboli della Ferrari, ma già lo scorso anno abbiamo visto una scuderia che è riuscita a migliorare positivamente la macchina. Auguriamocelo anche per quest’anno.

Senna e Prost. La sfida infinita” (edito da 66thand2nd e pubblicato a gennaio 2024, ndr) è il titolo del suo ultimo libro: possiamo aspettarci un’altra vera rivalità quest’anno o i discorsi sono rinviati al 2026?

L’augurio è che possa capitare. Negli ultimi anni il più eclatante è stato il duello Hamilton-Verstappen ed è stato bellissimo. A differenza di Senna e Prost in questo caso c’è una differenza generazionale enorme, forse sarebbe meglio un confronto Verstappen-Leclerc, ma qui la differenza sta nel curriculum. L’olandese vanta un palmarès che il monegasco per ora si sogna. Senna-Prost è stato un confronto senza eguali: in primo luogo erano compagni di pista, poi erano bravissimi ad alimentare le polemiche fuori dalla pista, cosa che, per esempio, Hamilton fa, ma Verstappen no, se non sporadicamente a inizio stagione. Senna-Prost è una rivalità unica nel mondo dello sport, non solo nel circus della Formula 1“.

Il Milan affronterà nel prossimo mese Atalanta, Lazio, il doppio confronto con lo Slavia Praga, Hellas Verona e Fiorentina. È il mese decisivo per le sorti europee e per quelle di Pioli sulla panchina rossonera?

Sarà un mese fondamentale. Il Milan deve mantenere il posto Champions in campionato. Il distacco in classifica dalle inseguitrici c’è, ma considerate le ultime uscite in cui subiscono due gol a partita non si sa mai. Inoltre portare a casa l’Europa League creerebbe consapevolezza nei giocatori e ciò aiuta a vincere ancora, vedasi l’Inter dell’anno scorso. Il Milan è da diverso tempo che non vince un trofeo diverso dallo scudetto, quindi un successo europeo servirebbe eccome.

Sono convinto che Pioli sia a fine corsa: in certe partite ormai si notano troppi scollamenti. Lui ha fatto benissimo con il Milan, lo ha portato a un livello di consapevolezza che la squadra non aveva prima. Ha sì fatto qualche scivolone di troppo come i cinque derby persi, ma la media punti in questi anni rimane discreta. Anche le squadre di Serie A dopo un po’ devono cambiare allenatore. La prossima partita con l’Atalanta è complicata. Loro sono una squadra pericolosa e in questo momento sono molto in forma. Sono curioso di vedere De Ketelaere contro il Milan perché sta diventando il giocatore che probabilmente aveva intravisto Maldini, ma che Pioli non aveva saputo riconoscere“.

Nel caso in cui Pioli lasciasse il ruolo di allenatore, chi sarebbe il suo preferito per la panchina del Milan?

Se le alternative sono Conte o Thiago Motta farei il cambio, se invece sono meno intriganti allora rimarrei con Pioli e penserei a sistemare le lacune che questa squadra ha. L’allenatore sta comunque facendo miracoli con la rosa di cui dispone. Conte mi piacerebbe tantissimo, è un allenatore che riesce a tirare fuori il 130% della squadra che allena. Se lui dovesse accettare l’incarico, è perché la società gli ha proposto un mercato di livello, per cui la situazione sarebbe molto interessante. Thiago Motta sta facendo un ottimo lavoro con giocatori che non sono di primissimo livello. Se arrivassero lui e Zirkzee insieme sarei molto contento“.

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ESCLUSIVA – Teo Teocoli: “Milan, ti manca una vera identità. San Siro? Non mi è mai piaciuto”

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Stefano Pioli, allenatore del Milan - Serie A, Coppa Italia, Champions League, Europa League

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Teo Teocoli, volto storico della comicità italiana ed icona milanese e soprattutto milanista.

Come vede da tifoso la situazione del Milan negli ultimi tempi?

La squadra non ha ancora una vera identità. Abbiamo visto acquisti che si diceva fossero sbagliati che poi si sono rivelati buonissimi, e sto parlando di De Ketelaere. Abbiamo visto mettere in panchina sei titolarissimi e perdere una partita con il Monza. Poi magari sei partite vinte, due pareggiate, in definitiva non è una squadra regolare! Anche contro il Rennes appena ha segnato Leao poi lo ha messo in panchina. I giocatori devono giocare. Gli inglesi giocano sempre, non sono dei marziani, non fanno turnover, la squadra migliore gioca, punto. Capisco che si allenano tutta la settimana, che gli impegni sono tanti, ma se io tifoso vado allo stadio e vedo fuori Leao, Loftus Cheek e altri non mi diverto“.

Come vede la posizione di Pioli? Ad oggi lo confermerebbe?

Non mi voglio sbilanciare, però lo voglio più coraggioso. Non mi lasci fuori i sei più bravi per risparmiarli per una partita vinta 3-0 all’andata. Il Rennes doveva segnare 3 gol per passare e quindi scoprirsi e un paio di gol infatti li hanno presi… Se vinci 3-0 in casa poche volte poi si ribalta il risultato. Vorrei che il Milan fosse una squadra meno familiare: si vogliono tutti bene, tutti innamorati di Pioli ma in campo poi non è così“.

Da milanese e da assiduo frequentatore di San Siro come vede la questione stadio?

A me San Siro non è mai piaciuto per una questione di posizione, non c’è mai il sole. Una volta quando c’erano i due anelli ci sedevamo e prendevamo il sole, si poteva anche girare tutto lo stadio. Oggi invece è uno stadio pieno di settori, non si può andare da nessuna parte. Sarà un’esigenza moderna.

Vedere Milano già piena di lavori dappertutto, metropolitane non ancora finite. Non siamo neanche in un periodo brillantissimo economicamente per fare due stadi. Che poi se fai due stadi non succede niente, se fai un centro sportivo come le squadre inglesi con palestre, campi di allenamento, ecc. non enorme come San Siro, più piccolo, più agevole allora sì. Però ripeto io ho vissuto tutte le metropolitane di Milano e ne ho pieni i co****** (ride ndr). Milano cresce, per fortuna nostra in altezza perchè altrimenti non ci staremmo, e quindi dovrebbe essere sì una città di affari e di fiere, ma tutte fuori! Se vai in centro nei periodi di festa non si cammina, io rimpiango la Milano degli anni 60′, con i Navigli senza gli happy hour. Le cose belle di Milano dovevano essere lasciate libere, pulite, visibili e frequentabili come monumenti. Perchè i Navigli sono un monumento, invece c’è tutto un fermento di altre cose che non riguardano tutti.

In definitiva dei due stadi a me non frega niente (ride ndr). Sono andato per quasi sessanta anni in uno stadio solo, una domenica gioca l’Inter, quella dopo gioca il Milan e non ci sono stati mai problemi. Questo stadio è ben brutto, a me anche architettonicamente non piace, è una costruzione un po’ antiquata. Mi piacerebbe quello che chiamano la Cattedrale, quello è più suggestivo. Però ripeto lei parla con uno che ha un po’ di anni, a me i cambiamenti radicali non piacciono molto… Poi quella del pavese è una zona agricola, con molto verde, tu mi ci piazzi in mezzo uno stadio…“.

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Calcio Internazionale

ESCLUSIVA – Cannavaro può tornare ad allenare: c’è la chiamata, trattativa intavolata

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Cannavaro

Fabio Cannavaro può concretamente tornare ad allenare una squadra di calcio, ma questa volta si tratterebbe di una nazionale. Dopo l’ultima esperienza a Benevento, il campione del mondo 2006 ha ricevuto la chiamata della Corea del Sud, la cui selezione ha da poco esonerato Jurgen Klinsmann. La squadra di Heung-Min Son e Kim Min-Jae (che ha vinto lo scudetto col Napoli) viene dalla sconfitta in semifinale in Coppa d’Asia per mano della Giordania ed è pronta al grande cambiamento in vista delle qualificazioni mondiali per il 2026.

Secondo quanto appreso dalla nostra redazione, Cannavaro sta prendendo in considerazione la proposta della nazionale asiatica e sarebbe pronto a chiamare con sé i collaboratori che tanto lo hanno aiutato nelle precedenti esperienze in Cina, tra cui Francesco Troise, assistente tecnico, e Franco Cotugno, preparatore dei portieri.

Per quanto concerne le tempistiche, la trattativa è ancora agli albori. Il Pallone d’oro 2006 dovrà conciliare i suoi pensieri futuri con il ruolo di testimonial della Nazionale azzurra durante le due amichevoli in USA di marzo. Anche per questo possiamo confermare che Cannavaro non siederà già sulla panchina della Corea del Sud per le due partite di qualificazione ai Mondiali 2026 del 21 e 26 marzo contro la Thailandia.

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ESCLUSIVA – Giaccherini non ha dubbi: che elogio al centrocampo dell’Inter!

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Giaccherini

Emanuele Giaccherini è stato un giocatore importantissimo dello scorso decennio, simbolo della dedizione e del valore della gavetta. Partito dalla leghe minori, è arrivato a vincere due Scudetti con la Juventus e a raggiungere una finale degli Europei nel 2012. Oggi ha cambiato ruolo, ma è rimasto in questo mondo, lavorando come commentatore e opinionista su DAZN.

L’abbiamo intervistato, in esclusiva, per farci raccontare alcuni aneddoti sulla sua carriera e le sue opinioni su alcuni temi caldi del calcio attuale. Tra questi c’è una sua presa di posizione sul centrocampo dell’Inter e il percorso in Champions League. Di seguito le dichiarazioni di Giaccherini.

GIACCHERINI SUL CENTROCAMPO DELL’INTER E IL PERCORSO IN CHAMPIONS LEAGUE

Ad agosto una tua dichiarazione a DAZN che ha fatto discutere: “Il centrocampo dell’Inter per me è il più forte d’Europa”. Ad oggi, sei ancora d’accordo?

Sono ancora d’accordo: per me Barella, Çalhanoglu e Mkhitaryan stanno dimostrando di essere un gran centrocampo. Ho detto il primo d’Europa, se togliamo Bellingham al Real Madrid lo riconfermo, è un giocatore che da solo riesce a fare cose incredibili. La forza dell’Inter, però, sta nel centrocampo: possiamo parlare di Lautaro e Thuram o della difesa, ma per me quel reparto è il fulcro di quella squadra. Nei risultati che sta ottenendo l’Inter c’è tanto merito nel centrocampo“.

Come ne pensi del percorso in Champions League dell’Inter?

“Mi aspettavo che l’Inter arrivasse prima nel girone, per me era la squadra più forte. La Real Sociedad sta facendo vedere anche in campionato di non essere quella grande squadra che ha affrontato l’Inter, sia all’andata che al ritorno hanno fatto delle ottime partite contro i nerazzurri, ma per me si portavano dietro l’entusiasmo della scorsa stagione e ora l’hanno un po’ perso”.

L’Atletico Madrid, invece, è una grande squadra ma c’è una distanza di valori: all’Inter è andato stretto quel risultato, se avessero avuto più cattiveria avrebbero potuto vincere 2/3-0, non lo dico io ma i numeri della partita. La qualificazione ora le devono conquistare a Madrid, ma sicuramente andranno con lì con personalità, senza guardare l’1-0 ma cercando di vincere”.

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