Luis Felipe Madeira Caerio Figo, conosciuto da tutti semplicemente come Luis Figo è stato uno dei calciatori più carismatici e leggendari del panorama europeo nel periodo a cavallo col nuovo millennio. Figo ha proseguito una dinastia di calciatori lusitani talentuosi, ma in certo senso rappresenta un’eccezione. Oltre ad essere una leggenda in campo, lo è stato anche fuori. Non ha suscitato emozioni solo grazie alla sua vena calcistica creativa che lo ha portato ad essere uno dei migliori fantasisti della storia. Un certo carisma ed una certa personalità necessariamente portano a farti odiare ed amare, certamente ti risparmiano l’indifferenza. Non è solo come calci e come crossi che determina la grandezza di un calciatore, ma anche ciò che rappresenti.

Luis è diventato un’icona del calcio. E’ stato uno dei migliori fantasisti del mondo agli inizi del duemila, alimentando vere e proprie faide tra club. Luis Figo è stato un campione desiderato da tutti, una bandiera e un odiato antagonista nei club migliori d’Europa, alimentando anche la già arcigna inimicizia tra Barcelona e Real Madrid. Qui il calcio va oltre alla competizione sportiva e diventa una sfida tra un potere centrale ed un popolo (rappresentato da una tifoseria) indipendentista. Figo si è, suo malgrado, inserito in questo quadro alimentando uno scontro eterno, divenendo ulteriore benzina da gettarvi sul fuoco.

UN PASSAGGIO DIFFICILE

Passare tra Real e Barca è sempre stata un’impresa piuttosto ardua. Fin dagli albori del calcio come lo conosciamo fare la spola tra le regine del calcio iberico è roba da nervi molto tesi. Alfredo Di Stefano, la Saeta Rubia, uno dei migliori calciatori del secolo passato fu il primo ad inaugurare questa guerra di mercato. L’affare Di Stefano è ancora argomento assai scottante, a distanza di quasi 70 anni. Nel 1953 il Real Madrid comprò il giocatore trattandolo con i Millionarios di Bogotà, la squadra colombiana in cui l’attaccante era stato accolto dopo lo sciopero dei calciatori argentini. Il Barcellona, nello stesso momento, lo comprò dal River Plate, la squadra che ne deteneva il cartellino.

Una disputa che ha del paradossale di fatto, dal punto di vista legale, entrambe le squadre avevano diritto a veder giocare il giocatore tra le loro fila. Una strana manovra avvallata dal regime franchista decise di non scontentare nessuno, garantendo le prestazione dell’asso italo-argentino una stagione al Barça ed una al Real Madrid. I catalani giudicarono eccessivamente salomonica la decisione presa e rinunciarono a Di Stefano, che così finì al Real in maniera definitiva. I Blancos con Di Stefano vinsero 8 dei successivi 10 campionati, conditi anche da 5 coppe dei campioni. Inutile rammentare quanto questa ferita bruci ancora ai blaugrana e di quanto ciò incrinò i successivi rapporti di mercato.

 TUTTI PAZZI PER LUIS

Figo nasce a Almada, cittadina portoghese che sorge sul promontorio prospiciente la città di Lisbona. Una perla incastonata in nel Golfo di Lisbona che ha dato i natali anche all’esterno ex Porto e Parma Silvestre Varela e alla judoka plurititolata Telma Monteiro. Forse non avrete mai sentito parlare di loro, sicuramente l’aura vincente di Luis Figo risplende maggiormente nella piccola città alle porte di Lisbona.

Muove i suoi primi passi a contatto con la brezza atlantica, in città a Lisbona, sponda Sporting. Qui presto ci si accorge che un si ha a che fare con un fenomeno senza precedenti. Appena il tempo di fare impallidire il mondo del calcio di fronte a cotanta classe, vincendo due premi per miglior giocatore e una Buola de Ouro che a Luis toccherà fare le valigie. L’interesse dei top Club è troppo forte e l’appena ventitreenne deve lasciare la amate sponde del golfo di Lisbona dove è nato.

Le italiane sono all’uscio Juve e Parma in primis. La vecchia signora è sicura di essersi assicurata le prestazioni del giovane asso lusitano, ma l’affare si blocca. Il contratto depositato dall’allora direttore sportivo della Juventus Luciano Moggi non è regolare, lo staff di Figo lo impugna e decide di annullarlo attraverso un atto notarile. Il Parma dunque è certo che la stella abbia scelto gli emiliani come destinazione favorita. Figo, da giocatore svincolato, firma col Parma.

Pedraneschi, ds dei crociati, esprime tutta la sua gioia per il nuovo colpo messo a segno, ma ancora una volta un coupé de teatre è dietro l’angolo. La cifra (2 miliardi di vecchie lire) che il Parma vorrebbe versare allo Sporting come indennizzo mette d’accordo entrambi i club, ma la Lega Calcio invalida l’operazione dei gialloblu. In questo incredibile scenario si introduce il Barcellona mettendo il portoghese sotto contratto per i successivi cinque anni, ricchissimi di vittorie e successi.

CON L’AIUTO DI DIO (E DI 140 MILIARDI)

Dopo un lustro denso di soddisfazioni si apre un bivio. Continuare con i blaugrana significherebbe entrare nella leggenda catalana. Dopo 2 campionati spagnoli, 2 supercoppe di Lega, una coppa delle coppe, una Supercoppa europea e una Supercoppa spagnola sono un bottino importante, si può ancora crescere: a Barcellona sognano in grande. Figo è il beniamino della tifoseria, vera anima della squadra. Grazie alle suoi cross millimetrici ed al suo temperamento forte, da leader, sarebbe sicuramente la colonna portante del futuro della squadra. Potrebbe partire, è necessario un rinnovo del contratto, si sa. Tuttavia accade qualcosa di imperdonabile per il tifo catalano.

Al termine di un’estenuante trattativa arriva la tanto nefasta notizia: Luis Figo vestirà la Camiseta Blanca l’anno successivo. Vicente del Bosque annunciò con gaudio che “grazie all’aiuto di Dio” Figo era un giocatore del Real Madrid. Forse più che l’aiuto divino servirono i 140 miliardi di Lire (circa 70 milioni di Euro) che la dirigenza madridista fu disposta a pagare pur di accaparrarsi il talento lusitano. Fu l’acquisto più costoso della storia fino ad allora, polverizzando il record di 110 milioni sborsati dalla Lazio per Hernan Crespo. Per il tifo blaugrana fu un vero e proprio tradimento, una ferita mai rimarginata, un dolore mai sopito.

COLTELLI, RISSE ED UN MAIALE

Figo arriva alla corte del neo presidente Florentino Perez che lo accoglie avviando il ciclo più vincente della storia creando, mattone dopo mattone, quelli che passeranno agli annali come i galacticos. Dopo di lui arrivarono Zidane, Ronaldo, Beckham e la storia la conosciamo tutti. La pietra angolare su cui poggiò la dinastia più vincente di sempre fu proprio, lui, Luis Figo. Qui vinse tutto Champions, campionati, coppe nazionali, Pallone d’oro e FIFA World Player.

Il grande rammarico dei tifosi del Barca presto si trasformò in rabbia. Il giocatore più forte del mondo aveva cambiato schieramento in favore degli odiatissimi rivali, si tratta chiaramente di un torto imperdonabile. La manifestazione più lapalissiana di tale dissenso, per usare un eufemismo, fu durante il clasico giocato al Camp Nou nel 2002. Il match fu tutto esaurito e la tifoseria blaugrana diede vita ad uno spettacolo impietoso. Si andò ben oltre al calore ed al tifo. Volò di tutto: monete, accendini, temperini di metallo, fu rinvenuta persino una bottiglia di Rum in campo.

Il bersaglio principale era sicuramente Figo, il traditore. Fresco vincitore di Champions e Pallone d’Oro con la tanto odiata Camiseta Blanca. Quando il numero sette si avvicinò per battere un angolo la telecamera indugiò su un particolare per qualche secondo, per poi cambiare inquadratura. Solo a fine partita si capì che si trattava di una testa di maiale, vera, non finta come pensavano alcuni.

CERTI ODI NON FINISCONO

Il macabro gesto fece capire come la rivalità fra tifoserie fosse qualcosa di cosi sentito da oltrepassare la decenza ed il buongusto. Figo non aveva tradito solo una squadra, una maglia, dei colori. Aveva tradito un credo, un’identità, un popolo. La partita fu sospesa per 11 minuti e continuò sotto il costante spauracchio di nuove aggressioni dagli spalti. Il risultato fu di 0-0, unico caso (a parte uno recentissimo nel 2019) negli ultimi 30 anni nel clasico. Gli scontri proseguirono fuori dove ci furono quattro casi di accoltellamenti . Pure il fratello di Rijkaard fu trovato in una colluttazione. La federazione sospese per quattro giornate la presenza di pubblico al Camp Nou. La misura non fu mai rispettata, segno di quanto effettivamente sia radicato, anche ai piani alti della società, l’odio, spesso non solo calcistico, verso il Real Madrid.

Figo rimane e rimarrà una stella assoluta del firmamento calcistico. Sia per quello che ha fatto in campo che fuori, tra ruoli manageriali nella FIFA e l’impegno umanitario. Non piove sul fatto che sarà rispettato come calciatore e come persona in tutto il mondo, tranne che in Catalogna.

Fonte immagine in copertina: Instagram @luis__figo