Luis Muriel è uno dei grandi talenti mancati di questi ultimi anni di Serie A. Una combinazione di tecnica ed esplosività che ad inizio carriera ricordava addirittura il Fenomeno; ma per il colombiano il salto di qualità tanto atteso non è mai realmente arrivato, neanche oggi che viaggia a medie da top-player.

Muriel

Fonte: alfredopedulla.com

MURIEL, ESTRO E APATIA

Luis Muriel è in Serie A, salvo la parentesi spagnola, dal 2011; ed in buona parte di queste 9 stagioni ogni anno è sembrato dover essere il “suo anno”, ma le speranze si sono progressivamente affievolite. Il colombiano è forse il più calzante e prefetto stereotipo del “calciatore sudamericano”: pigro, spesso svogliato, ma con una classe unica. Uno di quei giocatori ad interruttore, che vivono di attimi, di momenti. Un giocatore capace di fare un gol straordinario ma subito dopo di sbagliarne altri due semplicissimi.

Muriel arriva in Italia al Lecce, in prestito dall’Udinese, e subito si mette in mostra in una partita persa contro il Napoli con dribbling impossibili sul filo della linea di fondo, accelerate improvvise ed un gol splendido. Per la stagione 2012/13 l’attaccante torna alla casa madre, l’Udinese fresca di qualificazione ai preliminari di Champions League.

Muriel

Muriel in Napoli-Lecce

La stagione è in linea con le aspettative, una doppietta contro la Roma porta Muriel sulla bocca di tutti; e gli 11 gol a stagione, tanto per la cronaca uno più bello dell’altro, lo consacrano come uno dei talenti più interessanti d’Italia. Il colombiano sembra pronto a spiccare il volo, e la stagione 2013/14 si apre con l’auspicio di essere il trampolino per un grande club. Ma forse a causa delle troppe aspettative, o forse a causa dei suoi limiti elencati poco fa, in quella stagione inizia il progressivo letargo del centravanti cafetero. Soli 4 gol in 24 gare per Muriel, e l’anno dopo il tabellino segnerà addirittura zero a Gennaio, prima di essere ceduto alla Sampdoria.

A Genova la parabola continua la sua fase discendente: 4 gol i primi sei mesi, appena 6 l’anno seguente; ma il 2016 sembra finalmente essere l’anno della rinascita, 11 gol, non molti a dir la verità, ma abbastanza per illuderci che finalmente la sliding door della carriera di Luis Muriel sia arrivata.

Muriel in Roma- Sampdoria (fonte: Serie A)

LA GRANDE OCCASIONE

Il momento è arrivato, anche se un po’ in ritardo, Luis Muriel ha la sua occasione in un top club. L’11 Luglio 2017 infatti il centravanti passa per 20 milioni più bonus al Siviglia guidato da Berizzo prima e Vincenzo Montella poi.

L’aereoplanino fa all-in sul colombiano, e ne fa la sua punta titolare. Ma la scintilla fra Muriel e la squadra andalusa non scocca mai. Soli 7 gol, ma la differenza la fanno le partite decisive, tutte cannate dal sudamericano, e spesso azzeccate invece dal suo rivale Ben Yedder. Muriel peraltro spesso preferito allo stesso Ben Yedder nonostante le ripetute prestazioni positive del francese; scelte di Montella queste che non hanno fatto guadagnare a Muriel ed allo stesso tecnico italiano l’amore del pubblico del Sanchez Pizjuan. Nemmeno il gioco offensivo del “Toro” Berizzo è riuscito ad esaltare le qualità dell’attaccante colombiano, che dopo appena un anno e mezzo lascia la penisola iberica per tornare nel Bel Paese, a Firenze.

Muriel torna così in Serie A, e si presenta all’Artemio Franchi con un gol, come da prassi, fantascientifico; tunnel di tacco mentre si gira sul primo controllo, altro dribbling, e poi metà campo in volata per insaccare il pallone. La settimana dopo un gol su punizione a San Siro, contro l’Inter, e poi un nuovo periodo di letargo intervallato da qualche rete.

LA (VERA) GRANDE OCCASIONE

Quando nell’estate 2019 l’Atalanta, il gioiello più bello degli ultimi anni di Serie A, decide di puntare 15 milioni su Muriel sembra un’autentica follia. Un calciatore sulla soglia dei trent’anni, reduce da una serie di annate più o meno fallimentari non sembrava infatti il giocatore giusto per una squadra nota per la valorizzazione di giovani semi-sconosciuti. Lo stesso Muriel probabilmente non ci sperava più, aveva perso il suo treno, ed era pronto a dare una mano partendo dalla panchina. Già, e partendo dalla panchina darà più di una mano; 10 partite da titolare, 14 partendo dalla panchina, 1246 minuti giocati e la bellezza di 18 gol, circa 1 ogni 70′. Una media paurosa, che il colombiano sta bissando, anzi migliorando questa stagione, con una media di una rete ogni 54′. Luis Muriel, a quasi 30 anni, è finalmente esploso quando ormai nessuno ci sperava.

Muriel

Fonte: Atalanta Bergamasca Calcio

Merito suo? Non proprio, Muriel oggi come 10 anni fa è lo stesso giocatore, intrappolato spesso nelle sue giocate che, solo a volte, da impossibili diventano possibili. Merito più probabilmente dell’ambiente; il non essere più l’attaccante titolare ha scaricato probabilmente una psiche che per anni ha avuto su di sé il peso insopportabile delle aspettative. Ad avvalorare questa tesi il fatto che spesso i gol del colombiano con la Dea arrivino a risultato già chiuso o comunque con i neroazzuri in vantaggio, senza la pressione del dover cambiare la partita; è successo contro il Cagliari, il Sassuolo, il Torino, la Roma e il Benevento. Inoltre le caratteristiche del sudamericano ben si sposano con il calcio di Gasperini, che l’ha avvicinato alla porta per sopperire alla sua pigrizia e il suo poco atletismo ed ha lasciato libero il suo estro.

fonte: calciodangolo.com

Ma, nonostante il tanto atteso salto di qualità, Muriel è un giocatore incompiuto. Incompiuto nel senso che non è riuscito ancora nell’arco della sua carriera a “completarsi”, ad uscire dalla sua zona di confort ed a diventare il top player che tutti aspettavano nel 2012. Il colombiano è rimasto ancorato al suo manierismo, al suo innato e incontrollabile estetismo, finendo a fare sì la riserva di lusso ma pur sempre la riserva.

Gli ultimi due anni fanno ben sperare, che Muriel sia come Benjamin Button? In tal caso lo aspetteremo con ansia come abbiamo fatto per questi 10 anni.

(Fonte immagine in evidenza: talksport.com)