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Luis Sinisterra, la giovane fenice cafetera

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Se il campionato mondiale under 20 svoltosi in Polonia nel 2019 verrà ricordato principalmente per le prodezze di Erling Haaland, capace di realizzare ben nove reti nel corso del match contro l’Honduras, sono molti i giovani che si sono affacciati per la prima volta sul palcoscenico internazionale.

TRAMPOLINO DI MOLTI

L’Italia ben guidata dal timoniere Nicolato, promosso in seguito in under 21, ha basato il proprio percorso maggiormente su organizzazione tattica e collettivo; ma giocatori come Dan Zagadou, Youssouf Fofana, Amine Gouiri hanno brillato con la maglia dei blu transalpini, Adolfo Gaich e Vladislav Supriaha hanno fatto intravedere i motivi per i quali sono stati al centro di molti rumors di mercato nelle ultime stagioni, così come Rafael Leao, sbarcato subito dopo a Milano. Sorprese, però, sono arrivate anche da nazionali apparentemente meno quotate, come il Mali, ricco di talenti già sotto controllo dell’attento gruppo Red Bull, come Sekou Koita e Mohamed Camara, ma anche la Corea del Sud, guidata dal miglior giocatore della competizione, ovvero il fantasista del Valencia Kang-In Lee, per non parlare del vivace Ecuador, classificatosi terzo, davanti agli azzurrini.

Tuttavia, nonostante una performance collettiva deludente, culminata con l’eliminazione agli ottavi per mano dell’Ucraina, futura vincitrice della manifestazione, è stata la Colombia a mettere in mostra un potenziale notevole nei singoli, seppure molti di questi ultimi abbiano faticato ad esprimersi nel prosieguo della carriera post mondiale, come nel caso di Andres Balanta Cifuentes, tra i più promettenti, ma che non ha ancora lasciato il campionato sudamericano.  Tra i giovani cafeteros, Carlos Cuesta ha stregato gli scout del Genk presenti alla manifestazione, tanto da convincere i dirigenti biancoblu a investire circa quattro milioni per aggiudicarsi il promettente centrale difensivo. Diversi i destini di Juan Camilo Hernandez, sempre in orbita Watford, ma che fatica a trovare stabilità nel club della famiglia Pozzo, e di Brayan Vera, sbarcato in Salento, ma che a Lecce non ha mai trovato spazio, finendo in prestito a Cosenza, in Serie B.

LUIS SINISTERRA

Il diamante più puro della nuova generazione colombiana, però, si è rivelato Luis Sinisterra, protagonista di una carriera breve ma già ricca di colpi di scena e vicissitudini che ne hanno forgiato il carattere e che lo rendono già maturo calcisticamente.

Nato a Santander de Quilichao, nella zona orientale del Paese, il 17 giugno del 1999, Sinisterra si mette in mostra fin da ragazzo nelle giovanili dell’Once Caldas come uno dei talenti più puri. Capace di esordire già a sedici anni, si fa presto notare dagli osservatori del Feyenoord, club molto attivo in Sudamerica e dotato di una fitta rete di scout che ne setacciano l’intero territorio. Appena maggiorenne, Sinisterra viene quindi acquistato dai biancorossi per una cifra intorno ai due milioni e addirittura il simbolico omaggio di alcuni pullmini per il settore giovanile della società colombiana.

Da un punto di vista tecnico-tattico, Luis si caratterizza per essere un esterno offensivo, adatto principalmente al 4-3-3 o al 4-2-3-1. Di piede destro, il giovane colombiano parte da sinistra per convergere sul piede preferito, non disdegnando, talvolta, la ricerca del fondo. Pur spesso prevedibile nella giocata, la forza muscolare e la gamba, abbinate a cambio di passo e alto livello tecnico in conduzione palla gli consentono di essere quasi sistematicamente vincitore nell’uno contro uno ai danni del diretto marcatore. La ridotta statura, 175 cm circa, lo aiuta a conservare reattività ed esplosività anche nel breve.

LA CARRIERA

Dopo qualche presenza in Eredivisie e la passerella internazionale in Polonia, la carriera di Sinisterra subisce una brusca frenata sul momento più bello.Infatti, dopo trentadue presenze stagionali condite da sette realizzazioni, nel corso del match contro il PEC Zwolle del febbraio 2020, arriva la rottura del legamento crociato del ginocchio, che lo costringe lontano dai campi per un periodo di otto mesi.

Nella disgrazia sportiva, tuttavia, la consolazione di non perdere il finale di stagione, a causa del tragico avvento della pandemia di Covid 19, che causa la sospensione del campionato olandese. Contro il VVV Venlo a dicembre il grande ritorno in campo e, come in un disegno celeste, la prima rete arriva proprio contro il PEC Zwolle.

Le prestazioni del talento sudamericano sono in costante crescita, dimostrando come la forza d’animo e la tenacia di Luis abbiano permesso di lasciare alle spalle la brutta cesura in una carriera da giocatore di primo livello. La prossima Copa America, in programma fra un mese  proprio in Colombia e Argentina, può essere il trampolino definitivo.

Fonte immagine in evidenza: GOL Caracol

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Calcio Internazionale

Il Messico saluta i Mondiali dopo i gironi: non accadeva dal 1978

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Messico

Negli ultimi decenni si era diffusa la convinzione che la Nazionale del Messico fosse perseguitata dalla cosiddetta “maldiciòn del quinto partido“, ossia “la maledizione della quinta partita”, che, ai Mondiali, coincide con i quarti di finale, e che il Tricolor non raggiunge dal lontano 1986.

Dopo la mancata qualificazione a Italia ’90, dunque, ebbe inizio per il Messico una lunga serie di eliminazioni agli ottavi di finale, protrattesi per ben 7 edizioni del torneo: la serie è partita da Usa ’94 ed è terminata a Russia 2018. La vittoria di stasera contro l’Arabia Saudita, la prima per la squadra del Tata MartinoQatar 2022, non ha tuttavia evitato la precoce eliminazione ai gironi di Ochoa e compagni. Nonostante avessero gli stessi punti della Polonia, i messicani non hanno potuto prolungare la propria avventura in Qatar in virtù della differenza reti inferiore a quella dei biancorosssi.

Se consideriamo che ai Mondiali del 1982 il Messico non si è qualificato, l’ultima eliminazione in cui gli Aztecas non hanno superato i gironi di un Mondiale risaliva a più di quarant’anni or sono: parliamo dei Mondiali del 1978 in Argentina.

 

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Calciomercato

Guarnieri esamina la Cremonese: “Peccato di inesperienza”

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Cremonese

Nicola Guarneri, direttore responsabile di CuoreGrigiorosso.com, in un’intervista rilasciata a TuttoMercatoWeb, ha analizzato la prima parte di stagione della Cremonese. I lombardi sono attualmente al terzultimo posto, con 7 punti.

La situazione attuale è molto chiara, sicuramente ha pesato molto l’inesperienza dell’allenatore e della rosa di fronte all’approdo nella massima categoria. Al resto ha contribuito la sorte, che ha privato la squadra di un giocatore come Chiriches ormai a metà settembre.

Guarneri ha preso le difese di Alvini, rimproverando invece, qualche giocatore in più.

In assenza di giocatori la Cremonese proverà a salvarsi con le idee del suo allenatore. La dirigenza è rimasta soddisfatta del gioco espresso dalla squadra, in fin dei conti non si può ottenere molto se non si hanno giocatori di qualità che possano fare l’ultimo passaggio dalla trequarti in su. Lo stesso Dessers col passare delle partite si è un po’ spento, sbagliando anche un rigore.

Non mancano infine informazioni su quello che potrebbe essere la strategia di mercato del club lombardo in vista della finestra di gennaio.

Credo che arriverà almeno un acquisto per reparto. Servirebbe un portiere di riserva, un difensore esperto, un centrocampista di qualità e un attaccante abituato alla Serie A. In uscita qualche giovane come Ndiaye Milanese verrà mandato in prestito in Serie B. Mentre qualcun altro come Radu Baez potrebbe lasciare definitivamente Cremona. Mi auguro più che altro che rimanga Castagnetti, a mio avviso il miglior centrocampista della rosa.

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Calciomercato

Bologna, Sansone e Vignato avrebbero chiesto di andare via

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Secondo “La Gazzetta Dello Sport“, in casa Bologna si respira aria d’addio per due giocatori.

Emanuel Vignato e Nicola Sansone avrebbero chiesto la cessione per cercare più minutaggio altrove dato lo scarso utilizzo sotto la guida di Thiago Motta.

Per Vignato, il Bologna starebbe pensando ad una cessione in prestito, dato che non vorrebbe privarsi totalmente del classe 2000.

Per Sansone, la cessione sarebbe definitiva, data anche la scadenza di contratto che risulta a giugno 2023.

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I 5 peggiori acquisti dell’era Agnelli

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Peggiori Acquisti Agnelli

Sì è conclusa l’era più gloriosa non solo della storia della Juventus, ma del calcio italiano: il presidente Andrea Agnelli e tutto il CdA bianconero hanno rassegnato le dimissioni. Dopo nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane, cinque Coppe Italia e due finali di Champions League, la Juventus dice addio al presidente che è riuscito a portarla ai vertici del calcio mondiale dopo gli anni bui di calciopoli. Sì chiude così un’era vincente e senza precedenti, in cui grandi campioni hanno scelto di vestire la maglia bianconera, per una spesa totale di oltre 1.7 miliardi di euro. Sono molti gli acquisti che si sono rivelati fondamentali per la causa bianconeri, ma sono altrettanti quelli che hanno deluso le aspettative. Di seguito vi proponiamo i 5 peggiori acquisti dell’era Agnelli.

MARKO PJACA

Era l’estate del 2016 quando la Juventus prelevò dalla Dinamo Zagabria il 21enne Marko Pjaca. Sigla il suo primo gol in bianconero il 22 febbraio 2017, nella partita vinta per 2-0 sul campo del Porto nell’andata degli ottavi di finale di Champions League. Un mese dopo, però, subisce un infortunio al ginocchio destro e da lì ha iniziato il suo calvario. Dopo vari prestiti in giro per l’Europa e diversi infortuni che lo hanno costretto a saltare molte partite, è ancora parte dell’organico bianconero e milita in prestito all’Empoli. Nella sua esperienza alla Juventus, Pjaca ha collezionato solo 5 presenze ed un gol.

JORGE MARTINEZ

Tra i peggiori acquisti dell’era Agnelli, non possiamo dimenticare Jorge Martinez. Dopo 3 ottime stagioni con la maglia del Catania, nel 2010 la Juventus acquista l’uruguaiano per 12 milioni di euro. Complici infortuni e scelte tecniche, però, l’esperienza dell’uruguaiano con la maglia bianconera si rivelerà particolarmente sfortunata: in 5 stagioni totalizza 2 reti in 20 presenze: 6 milioni di euro per ogni gol realizzato.

NICOLAS ANELKA

Nel gennaio 2013 la Juventus mette a segno il colpo Nicolas Anelka, attaccante francese acquistato a parametro zero dopo l’esperienza cinese allo Shanghai Shenhua. Come possiamo ben immaginare, il suo sì può essere considerato a tutti gli effetti uno degli acquisti peggiori della Juventus degli ultimi anni. Al momento dell’arrivo a Torino pe aspettative nei suoi confronti erano molto alte, tant’è che i bianconeri lo seguivano da diverse stagioni e lo inserirono subito in lista Champions. Inutile dire che la sua esperienza a Torino si rivelò totalmente fallimentare: scese in campo solo 3 volte e dopo 6 mesi si trasferì al West Bromwich a parametro zero.

ELJERO ELIA

Nella stagione 2011/12, sul fotofinish del calciomercato estivo, Agnelli porta in bianconero Eljero Elia, ala olandese acquistato dall’Amburgo per 9 milioni di euro più bonus. Nonostante le aspettative fossero abbastanza dopo le prolifiche stagioni in Germania, non convinse per nulla l’allora allenatore bianconero Antonio Conte, che lo relegò in panchina per tutta la stagione. Al termine dell’annata, Elia collezionò solo 4 presenze e venne ceduto al Werder Brema.

MILOŠ KRASIĆ

Quando si parla dei peggiori acquisti dell’era Agnelli, non si può certamente omettere Miloš Krasić. Giunse a Torino nel 2010, prelevato per 15 milioni di euro dal CSKA Mosca. Per le sue caratteristiche tecniche e fisiche venne etichettato come il nuovo Nedvěd. È evidente, però, che non avesse nulla in comune con la Furia Ceca. Dopo una serie di partite saltate per infortuni e per squalifiche, conclude la sua prima stagione alla Juventus con 7 reti in 33 presenze. La sua seconda annata, però, si rivelerà ancora più negativa. Il serbo non riesce ad imporsi nelle gerarchie del nuovo tecnico, Antonio Conte, e verrà spesso lasciato in panchina per scelta tecnica. Nella stagione 2011/12 totalizzerà solo 7 presenze e una rete, prima di trasferirsi al Fenerbahçe. Sì rivelerà uno degli acquisti peggiori di Agnelli, se non il peggiore, considerando l’etichetta con cui era sbarcato all’ombra della Mole.

 

 

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