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Luis Zubeldia, un principe a Vitoria

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Qualche giorno fa è stato presentato il nuovo tecnico dell‘Alavés, Luis Zubeldia. Un tecnico molto giovane (36anni), che come tutti i sudamericani ha una storia molto particolare. Una scommessa interessante e coraggiosa, per un club che nella stagione appena conclusa, era andato al di là di ogni aspettativa, concludendo la campagna al nono posto.

INIZIO PRECOCE

Luis Zubeldia, detto “el Principe“, è stato designato come nuovo tecnico dell’Alavés, dopo l’addio di un altro suo connazionale, Mauricioel FlacoPellegrino. Due tecnici che a parte la nazionalità hanno poco in comune. Zubeldia è uno dei tecnici più promettenti del sudamerica, vista la sua giovane età. Ha iniziato ad allenare a 27 anni, dopo che un brutto infortunio al ginocchio lo costrinse a ritirarsi anticipatamente, all’età di 23 anni. La sua carriera da calciatore  lo ha visto vestire la maglia granata del Lanus, nella massima divisione del calcio argentino, collezionando 57 presenze, ricoprendo il ruolo di centrocampista centrale.

Inizia ad allenare nel settore giovanile del Lanus, quando poi nel 2007, esordisce sulla panchina della prima squadra, diventando l’allenatore più giovane nella storia della Primera Division. I primi risultati alla guida del club sono rappresentati da un terzo ed un quarto posto, e alla conseguente qualificazione alla Copa Libertadores del 2009. Il dato sorprendente però è che nella stagione 2008/2009 accumula 75 punti, scrivendo un nuovo record nella storia del Granate. Nel 2011 firma per gli ecuadoriani del Barcelona de Guayaquil, venendo però esonerato dopo un’accesa discussione con il presidente Noboa.  Delineando un tratto del carattere del giovane tecnico, ovvero la grande foga agonistica, la garra, che lo contraddistinguono. E’ un allenatore pittoresco, ma dai modi anche violenti.

L’ESPERIENZA AL RACING

Dopo la conclusione dell’avventura in Ecuador, fa ritorno in patria nel 2012, e va a sedersi su una delle panchine più prestigiose del campionato, quella del Racing Avellaneda. Qui la sua figura torna a brillare, conquistando una finale di Copa Argentina, buttando fuori il River Plate in semifinale per poi cadere in finale col Boca Juniors. Alla guida dell’Academia conquista un quinto posto con 33 punti, nel Torneo Inicial facendo meglio di tutti gli allenatori che si sono susseguiti sulla panchina dall’addio di Mostaza Merlo nel 2001. Più che i punti conquistati però, di quelle stagioni alla guida del Racing, si ricorda per aver dato fiducia a diversi giovani interessanti come Vietto, Centurion, Viola, Fariña, De Paul e Zuculini.

In questa formazione schierata da Zubeldia, oltre ai vari giovani ci sono Mauro German Camoranesi, l’ex Livorno Miglionico ed il terzino ex Chievo, Ivan Pillud

Quel Racing era una squadra giovane come detto, ma che prediligeva un calcio offensivo e verticale. Dopo però appena 4 giornate della stagione 2013 viene esonerato, lasciando in eredità al club un bottino di circa 25 milioni frutto delle cessioni dei giovani che ha lanciato.

ESPERIENZE INTERNAZIONALI

Dopo l’esperienza al Racing, inizia un giro di esperienze in diversi paesi latinoamericani, tra Ecuador, Colombia e Messico. La prima tappa è davvero impegnativa. Il ritorno in Ecuador, non al Barcelona, ma ai rivali della LDU de Quito, sostituendo un’istituzione come il Paton Edgardo Bauza, l’unico a vincere la Libertadores con una squadra ecuadoriana. La stagione 2014 si conclude con la qualificazione alla Copa Sudamericana. Nel 2015 vince la premier etapa, accumulando una serie di 21 partite da imbattuto e ottenendo la classificazione per la Libertadores 2016. Tuttavia dopo aver concluso al primo posto nella classifica generale del 2015, perde clamorosamente nella doppia finale contro l’Emelec, e si vede sfuggire il titolo di campione ecuadoriano.

La sua carriera si sposta poi in Messico, alla guida dei Santos Laguna di Monterrey, dove nella partita d’esordio contro il Club Leon comincia la sua avventura con un’espulsione e una sconfitta. Non il miglior modo per presentarsi. Con il club Lagunero raggiunge le fasi finali del campionato locale, posizionandosi tra le migliori 8, mentre sfiora la finale di Concacaf Champions League, venendo estromesso nei minuti finali nella partita di ritorno, con l’America di Città del Messico. Viene esonerato al principio della stagione 2016, il giorno di Ferragosto, per il cattivo andamento del club.

L’ultima sfida nel subcontinente è rappresentata dal passaggio all’Independiente Medellin,  in un campionato come quello colombiano, che negli ultimi anni è cresciuto molto sia in visibilità che per competitività. Alla DIM nonostante potesse contare su giocatori talentuosi come Juan Fernando Quintero o il già citato Valentin Viola, che ha voluto con sè dopo l’esperienza al Racing, ha fallito tutti gli obiettivi prefissati dal club. Viene eliminato dalla Copa Libertadores nella fase a gironi e non si qualifica per le fasi finali della Liga Aguila, il campionato cafetero. Decide di dimettersi e sorprendentemente trova un impiego nel vecchio continente.

RITORNO A “CASA”

Dalla stampa spagnola è stato subito cambiato il soprannome da el Principe a el Vasco (il basco)

Zubeldia è un cognome di origine basca, e la sua carriera guarda caso, lo porta proprio nella capitale dei Paesi  Baschi, Vitoria-Gasteiz, alla guida del Deportivo Alavés. Dopo che nel 2011 fu vicinissimo ad approdare in Spagna sulla panchina dell’Almeria, dovendo poi rinunciare per la mancanza dei requisiti richiesti dall’Uefa, adesso si ripresenta l’occasione di dirigere una squadra europea. El pampero (originario di Santa Rosa, nella Pampa argentina) durante la consueta presentazione ha specificato alcuni punti interessanti su quello che sarà della prossima stagione e sul suo credo calcistico:

  • L’obiettivo sarà la permanenza del club in Primera
  • Alla domanda quale linea filosofica calcistica argentina preferisce tra Bielsismo, Menottismo o Biliardismo, ha risposto che lui rispetta entrambi, ma che il suo credo si basa sui giocatori che ha a disposizione e da lì, sviluppa poi una tattica di gioco.
  • Non ha uno stile di gioco fisso, anche se il 4-4-2 è il modulo che predilige. L’unico elemento che non cambia è la difesa a 4.
  • Nella sue squadre è imprescindibile el compromiso y la intensidad, ovvero impegno e intensità. Vuole che i suoi escono dal campo sempre con la maglia sudata.
  • Non è uguale giocare in casa o in trasferta

Difficilmente potrà ripetere quel che ha fatto il suo predecessore, perché con una squadra neopromossa, riuscire ad arrivare nella parte alta della classifica e giocare una finale di Copa del Rey è qualcosa di abbastanza raro. Molto dipenderà anche dagli interpreti che avrà a disposizione, e dalla fiducia della società, che dovrà concedergli qualche passo falso iniziale, per l’adattamento ad un calcio leggermente differente (anche se la realtà spagnola è forse quella più simile a quella latinoamericana).

PREGI E DIFETTI

Luis Francisco Zubedia dietro quel volto quasi malinconico, tratto comune di molti argentini, con occhi chiari e capelli biondi e lunghi,nasconde una personalità feroce. In carriera ha collezionato più di 20 espulsioni, venendo squalificato anche per sei mesi dopo le proteste eccessive nei confronti di un arbitro, quando ancora dirigeva la LDU. Il tecnico argentino è  un abituale a questo genere di situazioni.

Spesso l’eccesso di garra, di foga agonistica, mixato alla passione, lo portano a sceneggiate folli, in cui perde la pazienza. E questo è un aspetto che deve migliorare se vuole ambire ai massimi livelli. D’altro canto però, come detto anche da un suo ex giocatore ai tempi del Racing, Villar:

Zubeldia è un tecnico che vive  il suo lavoro non solo le 5 ore dell’allenamento, lui lo vive 24 ore al giorno. Quando va meglio dorme 4 ore. E’ un perfezionista, cura tutti i dettagli.

Tra i suoi pregi c’è sicuramente quello di dare molta fiducia ai giovani che si affacciano alla prima squadra, oltre che  giocare un calcio offensivo e piacevole da vedere. Questo un motivo per cui probabilmente è stato scelto, in una contesto con un budget di mercato ridotto, che punta a valorizzare i propri giovani, per poi venderli autofinanziandosi per le stagioni successive. Chissà se l’approdo nella terra dove probabilmente sono nascoste le sue radici, lo renderanno uno dei protagonisti della prossima Liga, facendogli completare un percorso di maturazione cominciato 10 anni fa.

 

 

 

 

 

 

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Bologna, Sansone e Vignato avrebbero chiesto di andare via

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Secondo “La Gazzetta Dello Sport“, in casa Bologna si respira aria d’addio per due giocatori.

Emanuel Vignato e Nicola Sansone avrebbero chiesto la cessione per cercare più minutaggio altrove dato lo scarso utilizzo sotto la guida di Thiago Motta.

Per Vignato, il Bologna starebbe pensando ad una cessione in prestito, dato che non vorrebbe privarsi totalmente del classe 2000.

Per Sansone, la cessione sarebbe definitiva, data anche la scadenza di contratto che risulta a giugno 2023.

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I 5 peggiori acquisti dell’era Agnelli

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Peggiori Acquisti Agnelli

Sì è conclusa l’era più gloriosa non solo della storia della Juventus, ma del calcio italiano: il presidente Andrea Agnelli e tutto il CdA bianconero hanno rassegnato le dimissioni. Dopo nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane, cinque Coppe Italia e due finali di Champions League, la Juventus dice addio al presidente che è riuscito a portarla ai vertici del calcio mondiale dopo gli anni bui di calciopoli. Sì chiude così un’era vincente e senza precedenti, in cui grandi campioni hanno scelto di vestire la maglia bianconera, per una spesa totale di oltre 1.7 miliardi di euro. Sono molti gli acquisti che si sono rivelati fondamentali per la causa bianconeri, ma sono altrettanti quelli che hanno deluso le aspettative. Di seguito vi proponiamo i 5 peggiori acquisti dell’era Agnelli.

MARKO PJACA

Era l’estate del 2016 quando la Juventus prelevò dalla Dinamo Zagabria il 21enne Marko Pjaca. Sigla il suo primo gol in bianconero il 22 febbraio 2017, nella partita vinta per 2-0 sul campo del Porto nell’andata degli ottavi di finale di Champions League. Un mese dopo, però, subisce un infortunio al ginocchio destro e da lì ha iniziato il suo calvario. Dopo vari prestiti in giro per l’Europa e diversi infortuni che lo hanno costretto a saltare molte partite, è ancora parte dell’organico bianconero e milita in prestito all’Empoli. Nella sua esperienza alla Juventus, Pjaca ha collezionato solo 5 presenze ed un gol.

JORGE MARTINEZ

Tra i peggiori acquisti dell’era Agnelli, non possiamo dimenticare Jorge Martinez. Dopo 3 ottime stagioni con la maglia del Catania, nel 2010 la Juventus acquista l’uruguaiano per 12 milioni di euro. Complici infortuni e scelte tecniche, però, l’esperienza dell’uruguaiano con la maglia bianconera si rivelerà particolarmente sfortunata: in 5 stagioni totalizza 2 reti in 20 presenze: 6 milioni di euro per ogni gol realizzato.

NICOLAS ANELKA

Nel gennaio 2013 la Juventus mette a segno il colpo Nicolas Anelka, attaccante francese acquistato a parametro zero dopo l’esperienza cinese allo Shanghai Shenhua. Come possiamo ben immaginare, il suo sì può essere considerato a tutti gli effetti uno degli acquisti peggiori della Juventus degli ultimi anni. Al momento dell’arrivo a Torino pe aspettative nei suoi confronti erano molto alte, tant’è che i bianconeri lo seguivano da diverse stagioni e lo inserirono subito in lista Champions. Inutile dire che la sua esperienza a Torino si rivelò totalmente fallimentare: scese in campo solo 3 volte e dopo 6 mesi si trasferì al West Bromwich a parametro zero.

ELJERO ELIA

Nella stagione 2011/12, sul fotofinish del calciomercato estivo, Agnelli porta in bianconero Eljero Elia, ala olandese acquistato dall’Amburgo per 9 milioni di euro più bonus. Nonostante le aspettative fossero abbastanza dopo le prolifiche stagioni in Germania, non convinse per nulla l’allora allenatore bianconero Antonio Conte, che lo relegò in panchina per tutta la stagione. Al termine dell’annata, Elia collezionò solo 4 presenze e venne ceduto al Werder Brema.

MILOŠ KRASIĆ

Quando si parla dei peggiori acquisti dell’era Agnelli, non si può certamente omettere Miloš Krasić. Giunse a Torino nel 2010, prelevato per 15 milioni di euro dal CSKA Mosca. Per le sue caratteristiche tecniche e fisiche venne etichettato come il nuovo Nedvěd. È evidente, però, che non avesse nulla in comune con la Furia Ceca. Dopo una serie di partite saltate per infortuni e per squalifiche, conclude la sua prima stagione alla Juventus con 7 reti in 33 presenze. La sua seconda annata, però, si rivelerà ancora più negativa. Il serbo non riesce ad imporsi nelle gerarchie del nuovo tecnico, Antonio Conte, e verrà spesso lasciato in panchina per scelta tecnica. Nella stagione 2011/12 totalizzerà solo 7 presenze e una rete, prima di trasferirsi al Fenerbahçe. Sì rivelerà uno degli acquisti peggiori di Agnelli, se non il peggiore, considerando l’etichetta con cui era sbarcato all’ombra della Mole.

 

 

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L’elogio del CT della Polonia su Messi: “Le sue movenze? Come Alberto Tomba sulle piste da sci”

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Messi

In quello che sarà il suo ultimo Mondiale, Leo Messi è chiamato a portare l’Argentina verso la qualificazione alla fase successiva della competizione. Nella sfida alla Polonia, un punto potrebbe non essere sufficiente per il passaggio del turno. Ragion per cui, l’Albiceleste dovrà puntare alla vittoria contro un avversario insidioso. In merito alle gesta dell’uomo simbolo della nazionale di Lionel Scaloni, ha parlato, in conferenza stampa, il CT polacco Czeslaw Michniewicz.

“Le movenze di Messi in campo mi ricordano molto quelle di Alberto Tomba sulle piste da sci. Riesce a schivare chiunque come Alberto schivava le porte quando era in pista”.

Parole al miele per la Pulga che, stasera, dovrà scacciare i brutti ricordi del passato, cercando di portare la Selección il più lontano possibile nella spedizione in Qatar.

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Calcio Internazionale

Mbappè potrebbe sedersi in panchina contro la Tunisia

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Mbappé

Secondo il “Mundo Deportivo“, il CT francese Didier Deschamps potrebbe decidere di lasciare la stella Kylian Mbappè in panchina nel match contro la Tunisia.

L’asso francese avrebbe accusato un piccolo fastidio alla caviglia e per questo potrebbe non essere rischiato per un match di poca rilevanza, dato ormai il certo passaggio del turno dei transalpini e dell’avversario che verrà fronteggiato dai blues.

Probabile l’assenza nel pomeriggio per Mbappè, che verrà tenuto a riposo per averlo al 100% per gli ottavi.

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