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Il maestro d’eleganza compie 38 anni

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Juventus, Allegri scuote la squadra

“E’ un leader silenzioso: parla con i piedi”.

Lo diceva Marcello Lippi guardando giocare Andrea Pirlo. Andrea non è uno di quelli che ricordi con il sorriso sulle labbra. Non per cattiveria certo, ma per il suo carattere introverso e riservato. Una corazza che nascondeva un talento cristallino fatto di geometrie e precisione, catapultandolo direttamente nell’olimpo del calcio. Ci sarà un motivo se in questi anni sui vocabolari, alla parola regista, spunta direttamente una foto di Pirlo.

I PRIMI CALCI A BRESCIA E LA PARENTESI INTER

Era il 21 maggio 1995 quando il sedicenne Andrea indossa la maglia del Brescia già retrocesso per calcare il primo campo dei professionisti, sostituendo il compagno Marco Schernardi. Il giovanissimo Pirlo si aggira nella zona della trequarti, dando le spalle agli attaccanti. Nasce qui la favola del maestro Pirlo! Brescia lo ha cresciuto e svezzato, ma ben presto la piazza lombarda comincia a divenire troppo piccola per il baby fenomeno di Flero. Quasi tutte le squadre di Serie A dell’epoca lo cercano, lo vogliono, lo bramano. Alla fine la spunta l’Inter che nell’estate del 1998 lo ingaggia a soli 19 anni.

Una prima stagione vissuta quasi dal retro delle quinte del palco nerazzurro: 32 presenze totali, comprese le Coppe Europee. Il secondo anno in nerazzurro non comincia nel migliore dei modi; il giovane Pirlo ha bisogno di giocare e di continuare a coltivare il proprio talento. Proprio per questo nel gennaio di quell’anno viene rimandato in prestito proprio nel Brescia dell’allora mister Carlo Mazzone. Fu proprio il Carletto nazionale a capire ben presto che il ruolo sulla trequarti cominciava a stare molto stretto ad Andrea Pirlo. Il maestro ancora in erba fu così spostasto davanti alla difesa, a dettare i tempi del centrocampo. La svolta della carriera arrivò e il pianista Pirlo comincia così la sua cavalcata alla conquista del globo, letteralmente…

LA CONSACRAZIONE NEL MILAN

Nell’estate 2001 Pirlo accetta la proposta del Milan, trasferendosi così dai cugini rossoneri per una cifra vicina ai 35 miliardi di lire. L’altro Carlo nazionale, Ancelotti, lo accoglie a braccia aperte e gli affida le chiavi del centrocampo rossonero nel ruolo a lui più congeniale. Memorabile il modulo ad albero di Natale affiancato da Seedorf e Gattuso e precedentemente da Rui Costa. Furono proprio questi gli anni in cui Pirlo cominciò ad affinare i lanci lunghi che lo hanno reso famoso, nonchè la continua pratica sui calci di punizione. Le lezioni di calcio a casa Pirlo proseguirono anni, fino all’assemblaggio della mitica e imprevedibile Maledetta, nata sulle ceneri delle tecniche di calcio alla Baggio e alla Juninho Pernambucano. Le sue prestazioni spediscono il Milan per ben due volte in finale di Champions League, arrivando a trionfare all’Old Trafford contro la Juventus in una gara giocata da titolare. L’altra finale a Istanbul nella stagione 2004-2005 finì nel peggiore dei modi. Non vorremmo aprire ferite indelebili, ma questo fu un punto cruciale per Pirlo. Fu quella da lui definita come sindrome di Istanbul a far prendere in considerazione al Maestro l’ipotesi di un clamoroso ritiro anticipato.

Dopo un rapido ripensamento, per Pirlo è tempo di Mondiali: la sua tecnica innata in eterna fase crescente lo trascina direttamente nella spedizione di Lippi in Germania nel 2006. Fu proprio una sua rete al Ghana a dare il via alla cavalcata azzurra più emozionante degli ultimi 40 anni, con una Coppa del Mondo portata a casa nella magica notte di Berlino il 9 luglio 2006. L’avventura tedesca può essere definita come il giro di boa dell’avventura rossonera del Maestro bresciano. Da qui fino al 2011 una serie di alti e bassi lo affliggono, tanto da essere più volte ad un passo dall’addio. Addio che arriva proprio nell’estate 2011, primo colpo di mercato della nuova Juve targata Marotta e Agnelli.

LA SECONDA VITA SOTTO LA MOLE

Primo e storico parametro zero dei tanti ormai messi a segno da Beppe Marotta, Andrea Pirlo si accasa sotto la Mole vivendo una sorta di seconda vita che lo trascineranno definitivamente nell’olimpo degli Dei del calcio e lo consacreranno come uno dei migliori registi della storia. Molti lo iniziano a paragonare a Mozart per la perfezione, mai nascosta, dei suoi lanci delicati. Ed è proprio un suo lancio memorabile ad innescare la prima rete in campionato nel nuovo stadio della Juventus, gol messo a segno da Lichtsteiner contro il Parma.

A Torino Pirlo arriva con un compito ben preciso: portare esperienza e trascinare di nuovo i bianconeri nelle parti che contano. Inutile dire che l’ennesima missione portata avanti da Pirlo nella sua carriera ha avuto enorme successo. Artefice di 3 scudetti consecutivi, il Pianista conclude la sua avventura in bianconero con un altro, enorme, punto di arrivo: la finale di Champions a Berlino contro il Barça degli alieni. Proprio in quella Berlino dove nove anni prima aveva alzato la Coppa del Mondo! L’avventura non si conclude nel migliore dei modi e i fantasmi di Istanbul si rifanno vivi. Pirlo decide così di lasciare Torino con un ricordo indelebile nei tifosi bianconeri.

AMBASCIATORE DI CALCIO NEGLI USA

L’avventura più recente del Maestro per eccellenza ha inizio la stessa estate 2015 nell’amata America. Pirlo sceglie New York per proseguire il suo sogno ed esportare la bellezza del calcio da lui impersonato anche oltre oceano. Dopo esattamente 20 stagioni e 493 partite giocate in Italia, il regista bresciano è pronto finalmente a spiccare il volo verso altri lidi. Inutile sottolineare la prima rete arrivata direttamente su calcio di punizione contro i Philadelphia Union.

ELEGANZA ED ECCELLENZA

Non occorrono di certo articoli e saggi per descrivere il calcio giocato da Pirlo in tutti questi anni. Crediamo di ritenerci molto fortunati ad aver vissuto negli stessi anni della sua definitiva consacrazione a livello mondiale, perchè il suo è un calcio che va goduto. Andrea non è mai stato un ragazzo da flash e copertine; è sempre stato piuttosto riservato e calmo. La sua professionalità e umiltà sono sinonimo di un’eleganza calcistica senza precedenti, sia fuori che dentro il campo. Un’eccellenza italiana che si è già consacrata come eterna. Auguri, Andrea! Cento di questi giorni…

 

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I convocati di Rastelli per Avellino-Taranto: recuperato Zanandrea

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Vergara

Massimo Rastelli, tecnico dell’Avellino, ha diramato la lista dei convocati per il match contro il Taranto, in programma domani alle 14:30 allo Stadio Partenio Lombardi.

L’allenatore biancoverde dovrà fare i conti con numerose assenze. Manuel Ricciardi e Claudiu Micovschi, così come Dall’Oglio e Di Gaudio, stanno continuando il programma di recupero mentre Aya tornerà in gruppo lunedì. L’unico recuperato è il difensore Zanandrea.

Di seguito la lista dei convocati.

Portieri: 1 Pane, 16 Pizzella, 22 Forte;

Difensori: 2 Rizzo, 3 Tito, 31 Illanes, 32 Zanandrea, 34 Auriletto, 42 Moretti;

Centrocampisti: 4 Franco, 8 Garetto, 20 Casarini, 21 Matera, 28 Maisto;

Attaccanti: 7 Kanoute, 9 Gambale, 10 Russo, 11 Murano, 18 Ceccarelli, 26 Guadagni, 29 Trotta.

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Calciomercato

La Roma blinda Pisilli: rinnovo fino al 2026

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Dybala

Arriva un rinnovo importante in ottica futuro per la Roma. Secondo il noto giornalista Nicolò Schira, il giovane talento Niccolò Pisilli, classe 2004, ha prolungato il suo contratto fino al 2026.

Per il  giovane centrocampista italiano, che al momento milita ancora in primavera, si prospetta un futuro tutto giallorosso. 

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Spagna-Germania, le parole di Luis Enrique: “Sarà sfida alla pari, Gavi può segnare una nuova epoca”

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Dove vedere Spagna-Costa Rica

Alla vigilia del big match tra la Spagna e la Germania, partita valevole per la seconda giornata della fase a gironi della Coppa del Mondo di Qatar2022, il ct iberico Luis Enrique è intervenuto in conferenza stampa. L’ex allenatore di Barcellona e Roma tra i vari argomenti ha analizzato gli avversari e ha paragonato il gioco tedesco molto simile a quello delle furie rosse, ecco le sue parole: “La Germania è la squadra che assomiglia più alla Spagna, gioca sempre in attacco cercando di mettere pressione nella metà campo avversaria e avere sempre la palla. La Germania è una squadra che sa competere, ha una storia vincente e alcuni fra i migliori giocatori al mondo, ma noi siamo convinti di poter vincere, ma non dobbiamo essere troppo sicuri di noi altrimenti la fiducia può dare alla testa“.

LUIS ENRIQUE SU GAVI

Il tecnico spagnolo ha poi elogiato una delle sorprese di questo Mondiale Gavi: “La cosa più sorprendente è che qualcuno a 18 anni e 100 giorni abbia quella fiducia in s stesso, abbia l’intelligenza per posizionarsi in campo e dominare gli aspetti tecnici del calcio. Bisogna andarci piano coi giudizi, ma può segnare un’epoca”.

 

Sulla formazione che intende schierare contro la Germania: “Di solito non ripeto lo stesso undici e al momento non ho ancora fatto le mie scelte, le farò domani mattina. I cambiamenti sono fondamentali e io ragiono non sugli undici titolari, ma sui 16 che giocheranno“.

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L’agente di Bayeye apre al mercato: “Al Torino non gioca, andrà via a gennaio”, poi il retroscena su Juric

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Bayeye

Tra i primi acquisti della campagna estiva, Brian Bayeye dopo le amichevoli del pre-campionato, non ha più giocato con il Torino: solo una presenza in partite ufficiali, contro il Palermo in Coppa Italia, quando è subentrato a Singo, al 37′ del secondo tempo.

A riguardo, il suo agente Vincenzo Pisacane, a TorinoGranata.it, ha parlato della situazione del suo assistito: “Il problema è alla base perché in realtà Bayeye doveva andare in prestito già quest’anno: questa era l’idea con il Torino. Avevamo Reggina, Palermo, Modena e Ternana che lo volevano, poi però purtroppo Juric gli ha detto “non andare via che mi servi qui, resta con noi e non ti preoccupare che troverai il tuo spazio”. Invece gli ha fatto perdere sei mesi. Juric dice che il giocatore non ha perso sei mesi perché Brian ha imparato molto. Ma io penso che un giovane come lui debba sempre giocare e che sia meglio andare in una categoria inferiore e giocare sempre piuttosto che stare in Serie A e non giocare mai. Quindi sicuramente Bayeye andrà in prestito da qualche parte a gennaio“.

Sulla possibile nuova destinazione, Pisacane non si è sbilanciato: “Ci sono un po’ di squadre che l’hanno visto, però il mercato è a gennaio e siamo a novembre, quindi aspettiamo un attimo e vediamo“.

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