Roma d’estate è come una diga vuota: l’inizio della bella stagione e delle ferie svuota la Capitale dai suoi cittadini. I romani cessano di affollare le piazze, la metropolitane e i tram lasciando respirare le caotiche vie del centro. Il 23 Luglio 2018 la situazione nella città è più o meno quella descritta, ma c’è uno strano fermento. Sono le ore 23 circa e all’Aeroporto di Ciampino si è raccolto un capannello di tifosi giallorossi. Sta per arrivare il dodicesimo colpo della gestione Ramon Monchi, il visionario direttore sportivo che all’epoca amministrava la Roma. Dall’inizio della finestra di calcio mercato sono arrivati parecchi nuovi giocatori e ne sono andati via di altrettanto importanti. I romanisti orfani di Alisson, accasatosi al Liverpool, attendono l’arrivo di un grande nome. L’identikit del nuovo beniamino sembra proprio essere quello in volo verso la Capitale: Malcom Oliveira.

QUANDO MESSI CHIAMA…

Brasiliano, classe 1997, Malcom è il rinforzo che Di Francesco sta aspettando. La stagione 17/18 lo ha visto protagonista nel suo Bordeaux con la bellezza di 12 goal e 8 assists in 38 presenze. Il ragazzo è pronto per fare il salto di qualità: del resto quale posto migliore, se non Roma, per mettersi ancora di più in mostra? La storia però è ben nota a tutti: non sarà così. Nonostante i comunicati ufficiali dei due club, il Barcellona, fresco di eliminazione in Champions League proprio per mano dei giallorossi, soffia il gioiello brasiliano a Monchi. Tra lo stupore generale Malcom si accasa in blaugrana lasciando la Roma a bocca asciutta.

La scelta è discutibile, ma forse anche comprensibile. Da una parte infatti il sogno di qualsiasi calciatore, dividere lo spogliatoio con Leo Messi; dall’altra la consapevolezza di giocare con il contagocce. Malcom è un esterno e il tridente del Barcellona non lascia spazio a tante opzioni: l’ormai ex Bordeaux dovrà lottare per un posto con Dembelé, Coutinho e sua Maestà Messi. Tanta concorrenza e tanta qualità, troppa per un ragazzo di ventun anni. L’unica stagione fin qui in Catalogna è un fallimento: 24 presenze e appena 4 goal. Valverde lo schiera titolare soltanto 11 volte e con lui in campo dal primo minuto, in campionato, il Barca vince soltanto una volta. Coincidenza, forse, o magari segno che in quella compagine il brasiliano difficilmente avrebbe detto la sua.

LONTANO DAI RIFLETTORI: LA RUSSIA

Dopo due anni Malcom finalmente ha messo piede sul manto dello Stadio Olimpico. Non come giocatore della Roma, ma come avversario della Lazio in Champions League. Mercoledì sera infatti il suo Zenit ha affrontato i biancocelesti nella quarta giornata del girone. I russi sono usciti sconfitti per 3 a 1, relegati all’ultimo posto e praticamente condannati all’eliminazione. Nonostante la prova difensiva quasi impeccabile (eccetto per il goal subito) dei ragazzi di Inzaghi, il brasiliano ha dato a più riprese l’impressione di essere il più pericoloso dei suoi, insieme a Dzyuba.

 

Schierato proprio dietro all’autore dell’unica rete dello Zenit, Malcom si è lasciato andare a qualche guizzo pericoloso. Sulla trequarti ha provato a complicare la vita agli avversari, senza ottenere ottimi risultati, ma l’azione del goal del numero 22 russo parte proprio da lui. Dieci metri dopo la linea di metà campo l’ex Bordeaux e Corinthians si libera di Correa e serve il passaggio che porta alla rete. Una giocata creata dal niente, come l’accelerata finale che ha costretto Acerbi a spendere il cartellino giallo. Brillare è un attimo: un lampo in mezzo alla tempesta, reminiscenza di un talento che si vede, ma sembra essersi addormentato.

Quando abbia smesso di incantare non è un segreto: le cause sono ben note. Dopo la disastrosa esperienza in blaugrana, la dirigenza decide di cederlo allo Zenit per la bellezza di 40 milioni, la stessa cifra sborsata per strapparlo al Bordeaux. Anche il primo anno nel freddo della Russia però non è dei migliori. Costretto ai box per ben 22 partite a causa di un infortunio all’anca, Malcom colleziona solo 15 presenze di cui 12 da titolare. Nonostante i problemi fisici mette a segno 4 reti e 3 assists: vuole dimostrare che il Barca ha commesso un errore.

Il talento è vivo, seppur sepolto sotto metri e metri di parole, interviste, titoli di giornale e milioni. D’altronde Mano Menezes, suo allenatore ai tempi del Corinthians, non si dev’essere sbagliato quando il 27 aprile di sei anni fa lo ha buttato in campo a 17 anni appena compiuti. Sicuramente la scelta fatta due anni fa pesa, ed è evidente che abbia ancora bisogno di maturare. Malcom deve raggiungere la continuità di rendimento che differenzia un giocatore mediocre da uno determinante, che trasforma un diamante grezzo in gioia per gli occhi.

Un altra stagione allo Zenit, lontano dai riflettori, potrebbe essere ciò di cui aver bisogno per migliorare anche e soprattutto dal punto di vista psicologico. “Nessun rimpianto” ha dichiarato in un’intervista di marzo di quest’anno parlando del suo trasferimento al Barcellona. Parole che lasciano trapelare il carattere non semplice del ragazzo, proiettato da un giorno all’altro da ottimo prospetto della Ligue 1 a caso calcistico europeo. Resta da vedere se la Russia, oltre che un po’ di freddo, gli porterà la giusta mentalità. Solo allora potremo dire se Malcom rientri nella categoria degli eterni incompiuti o tra i giocatori in grado di fare la differenza.

(Fonte immagine in evidenza: profilo Instagram @malcomoliveira_97)