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Manchester United, l'esonero non è di casa

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Manchester United, l’esonero non è di casa

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Pogba Manchester United

Un’altra panchina di un top club è a rischio. Ole Gunnar Solskjaer sarebbe in bilico e il Manchester United starebbe valutando la sua posizione. L’ultima umiliante sconfitta per 0-5 contro il Liverpool è stata una debacle storica, ma il tecnico norvegese non convince da tempo, nonostante la campagna acquisti a dir poco faraonica dei Red Devils. Solskjaer siede sulla panchina del Manchester United da tre stagioni, con uno storico di 89 vittorie, 36 pareggi e 37 sconfitte, senza nessun trofeo in bacheca, solo diverse finali perse.

Adesso l’ex Molde è a rischio licenziamento, ma è anacronistico per la storia del club inglese, visto che, tralasciando gli ultimi anni, il Manchester ha esonerato pochissimo nella sua storia e il simbolo di questo modus operandi è il mito Sir Alex Ferguson. L’allenatore scozzese ha allenato i Diavoli rossi per tantissime stagioni, ovvero dal 1986 al 2013, un infinità di tempo. Ma non è l’unico, basti guardare tutti gli allenatori della storia del club inglese, in più di 130 anni di vita, il Manchester ha avuto poco più di 20 allenatori, più o meno 6 anni ognuno, se non è un record, poco ci manca. Non sono però mancati gli esoneri, principalmente negli ultimi anni, anche con nomi altisonanti e dal grande curriculum.

1. DAVID MOYES (2013-14)

Storico allenatore dell’Everton dal 2002 al 2013, il tecnico scozzese venne scelto come primo allenatore per il post-Ferguson. Una responsabilità mica da poco. E Moyes ne risentì molto. L’ex Everton riuscì a conquistare la Community Shield, ma per il resto, la stagione fu da dimenticare. In Premier League i risultati furono altalenanti, ed i Red Devils non riuscirono ad entrare quasi mai, nel corso della stagione, nelle prime quattro, traguardo che avrebbe garantito l’accesso alla Champions League. Anche le coppe nazionali furono un fallimento, eliminazione dalla FA Cup ai trentaduesimi contro lo Swansea e fuori dalla League Cup in semifinale contro il modesto Sunderland. In Champions i gironi vennero passati senza molti problemi, ma ai quarti la corazzata Bayern Monaco fece fuori Rooney e compagni. Ad aprile 2014 Moyes venne esonerato e chiuse la sua avventura con 51 panchine, di cui 27 vittorie, 9 pareggi e 15 sconfitte.

2. LOUIS VAN GAAL (2014-16)

Uno degli allenatori più storici e vincenti della storia del calcio. Tecnico da 20 trofei in carriera, tra cui la Champions League dell’Ajax nel 1995. Inizia la sua avventura al Manchester United nell’estate 2014, dopo il breve interregno di Giggs. Sul mercato vengono acquistati diversi calciatori di valore come Shaw e Di Maria, col senno di poi, investimenti infruttuosi. In campionato, dopo un avvio shock, i Red Devils riescono a riprendere quota e con molta fatica, riescono ad arrivare quarti, ultimo posto utile per entrare in Champions. Le coppe nazionali sono ancora un fallimento, con due eliminazioni inaspettate.

Nella stagione 2015-16 la situazione peggiora ancora di più, se possibile. Per il calciomercato vengono spesi oltre 150 milioni per calciatori come Depay, Martial e Schneiderlin e Di Maria viene subito ceduto al PSG. In Premier League, a fine stagione, arriva un deludente quinto posto, ma in FA Cup arriva un successo importante. La vera disfatta è però nelle coppe europee, visto che il Manchester United, dopo aver passato i preliminari contro il Bruges, viene eliminato ai gironi, in un raggruppamento modestissimo: Wolfsburg, CSKA Mosca e PSV. Passati in Europa League, i ragazzi di Van Gaal, sono eliminati dal Liverpool agli ottavi. Termina così, dopo due stagioni e 103 panchine l’avventura dell’attuale allenatore dell’Olanda, che non ha poi speso belle parole nei confronti della dirigenza:

Il Manchester United non aveva le qualità e la rosa per vincere la Premier, e aveva anche una rosa piuttosto avanzata, con 10 giocatori sopra i 30 anni e 5 sopra i 35. Così ho fatto sapere alla società che volevo ringiovanire la rosa ed ho comunicato la lista dei miei obiettivi. Non ti aspetti questa situazione nel club più ricco del mondo, ed invece nonostante i 600 milioni di fatturato, non compravano i giocatori che servivano, di cui avevo bisogno. Un club come quello dovrebbe comprare le prime scelte, non le settime o le ottave.”

3. JOSE’ MOURINHO (2016-18)

Un altro allenatore che ha fatto la storia. 25 trofei, 2 Champions e 2 Europa League in bacheca. Lo Special One fu il sostituto di Van Gaal nell’estate 2016. Nella prima stagione, la 2016-17, nel calciomercato arrivarono nomi di grido: Ibrahimovic, Pogba e Mkhitarian, ma l’annata fu caratterizzata da alti e bassi: un deludente sesto posto in campionato, ma diversi successi nelle coppe. Mourinho, infatti, riuscì a vincere la Coppa di Lega, la Community Shield e l’Europa League, conquistando grazie al trofeo continentale anche la qualificazione alla Champions.

La stagione 2017-18 fu quasi agli antipodi della precedente. In estate furono acquistati Matic, Lukaku e Lindelof, per un totale di oltre 200 milioni. In campionato, dopo molti anni, arrivò un buon risultato, ovvero un secondo posto, ma nelle coppe arrivarono solo disfatte: fuori agli ottavi della Champions; eliminazione dalla League Cup, mentre nelle finali della Supercoppa Europea e della FA Cup arrivarono due brucianti sconfitte. L’allenatore portoghese fu comunque confermato, ma a dicembre 2018, dopo un inizio di stagione tra i peggiori della storia del Manchester, Mourinho fu esonerato, anche per problemi nello spogliatoio. L’ex allenatore dell’Inter ha parlato della sua esperienza in Inghilterra in diverse occasioni:

“Conosco il Manchester United, so che è un club con una storia incredibile. Con certe ambizioni che sono giuste per il passato che ha ma non con il potenziale che ha oggi a disposizione. L’ho detto 9-10 mesi fa, dopo aver vinto otto campionati: finire secondo con lo United sarebbe potuta essere la mia più grande impresa. La gente lo sta capendo ora. Il tempo ha parlato e i problemi non sono stati ancora risolti. Potete immaginare che siano i giocatori, l’organizzazione, l’ambizione: io dico solo che non posso dire di sì se mi chiedete se Pogba sia stato l’unico responsabile”

 

 

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Di Maria si lamenta ancora con gli arbitri: rischio squalifica

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Angel Di Maria, attaccante del Benfica si appresta a rinnovare il contratto con i portoghesi

DI MARIA – Le polemiche arbitrali sono all’ordine del giorno in Serie A, ma non solo. L’Associazione degli Arbitri portoghesi (APAF) ha avviato un procedimento disciplinare contro Angel Di Maria. Le azioni dell’argentino sono state al centro dell’attenzione dopo le sue critiche alla squadra arbitrale guidata da Fabio Verissimo. Tutto questo è avvenuto in seguito alla sconfitta 2-1 del Benfica contro lo Sporting nella semifinale di andata della Coppa del Portogallo. Le dichiarazioni di Di Maria hanno suscitato polemiche e ora l’APAF si prepara ad affrontare la questione in modo disciplinare.

POLEMICA – “Quello che è successo ieri sera è stato visibile a tutti. Continueremo a lavorare per raggiungere i nostri obiettivi. Soli contro tutti”.

Di Maria ha espresso il suo dissenso per una rete annullata al 76′ per presunto fuorigioco di Tengstedt, chiedendo spiegazioni all’arbitro al termine del match. È la seconda volta in meno di un mese che l’Associazione degli Arbitri portoghesi indaga sul Fideo, aumentando le sue possibilità di una possibile squalifica. Di Maria è tornato al Benfica dopo quattordici anni e ha già segnato quattordici gol. Inoltre, ha fornito nove assist cruciali che hanno contribuito al successo del club di Lisbona in varie competizioni, sia a livello nazionale che europeo.

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Il retroscena di Singo: “Mi volevano Inter, Milan e Atalanta”

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Monaco-PSG, Kylian Mbappé, Wilfried Singo, Ligue 1, Champions League

IL RETROSCENA DI SINGO – Dopo ben 4 stagioni nel calcio italiano, trascorse indossando la maglia del Torino, la scorsa estate ha rappresentato un grosso cambiamento per Wilfried Singo, trasferitosi in Ligue 1 al Monaco. Per l’ex laterale granata, quella in corso si sta rivelando un’annata piena di soddisfazioni, sia con il proprio club, con cui insegue la qualificazione alla prossima Champions League, che con la propria nazionale. Giocando nella Costa d’Avorio, infatti, Singo si è laureato campione d’Africa poco meno di un mese fa, al termine di un torneo pieno di sorprese. In un’intervista a Marca, il terzino ivoriano ha rivelato alcuni aneddoti di mercato risalenti alla scorsa estate.

IL RETROSCENA DI SINGO

SCELTA DIFFICILE – “C’erano diversi club italiani interessati a me, tra cui Inter, Milan ed Atalanta, ma alla fine ho preferito andare al Monaco. Ho maturato questa decisione consultandomi con il mio agente Maxime Nana e col mio amico Nicolas Nkoulou. Anche lui ha giocato qui a inizio carriera, e me ne ha parlato come un posto dove poter crescere e migliorare. Sono felice di essere in un club che da fiducia ai giovani e con infrastrutture di alto livello”.

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Mbappé esce e va in tribuna: contro il Monaco fuori dopo 45′

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Mbappé PSG, il francese ha deciso di lasciare i parigini a zero

MBAPPÉ ESCE E VA IN TRIBUNA – Dopo un tiro e molla lungo 3 anni e passa, la platea del Santiago Bernabeu si prepara ad accogliere il giocatore più forte al mondo, Kylian Mbappé, di fatto separato in casa col pubblico del Parco dei Principi. E non solo con loro, poiché anche Luis Enrique, che da tempo sta lanciando segnali di vario tipo, sembra disposto a fare a meno di lui.

Ieri sera infatti, in occasione del match contro il Monaco, un avversario speciale, il tecnico spagnolo ha tolto dal campo Mbappé dopo appena 45 minuti, senza che egli avesse manifestato alcun problema fisico. Si tratta dunque di una scelta puramente tecnica quella dell’ex allenatore del Barcellona, che non è però riuscito a scardinare la difesa dei biancorossi, capaci di strappare uno 0-0 alla capolista della Ligue 1.

MBAPPÉ ESCE E VA IN TRIBUNA

A far discutere è stato però l’atteggiamento dell’attaccante parigino, inquadrato dalle telecamere nei corridoi dello Stadio Louis II mentre parlava al telefono nel bel mezzo del secondo tempo, da lui trascorso poi sugli spalti in compagnia di sua madre Fayza Lamari. Non è mancato inoltre il commento di Luis Enrique riguardo la propria scelta nel corso del postpartita.

ABITUARSI – “Ho trascorso abbastanza tempo nel mondo del calcio per capire che tutto è importante in questo tipo di club. Prima o poi dovremo giocare senza Mbappé, e ci tocca abituarci. Io devo prendere le mie decisioni pensando a ciò che è meglio per la squadra”.

 

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Okafor miglior subentrante, la rabbia di Pellegrini – Rassegna social

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rassegna social

Punto d’informazione, di impressioni e passioni condivise, i social network oggi più che mai raccontano le emozioni dei tifosi. Numero Diez vi presenta la rassegna dedicata ai più importanti messaggi della giornata di ieri.

 

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