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Manchester United-Roma, le pagelle: Cavani super, tanti 5 giallorossi

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Manchester United-Roma, le pagelle: Cavani super, tanti 5 giallorossi

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L’andata delle semifinali di Europa League tra Manchester United e Roma termina 6-2 per i Red Devils. I ragazzi di Solskjaer si abbattono severamente sui ragazzi di Fonseca. E lo fanno con un Cavani super: autore di una doppietta, questi entra anche nell’azione dell’iniziale 1-0, firmato Bruno Fernandes. Il quale prima si sdebita del favore con l’uruguaiano, per poi eguagliarlo con un rigore realizzato a 20′ dalla fine. Pogba e Greenwood completano il trionfo. Per la Roma è notte fonda: non basta la buona prima parte di gara per sfangarla. Pellegrini e Dzeko non attenuano una sfilza di 5 a tinte giallorosse. Di seguito, ecco le pagelle di Manchester United-Roma:

MANCHESTER UNITED

De Gea 6-: l’analisi Manchester United-Roma esordisce una sufficienza striminzita. Non colpevole sulle sue reti subite, ad inizio ripresa quasi regala i presupposti del 1-3. Fortuna che è una cannonata e non un assist.

Wan-Bissaka 5,5: se i giallorossi trovano convinzione nell’offendere a Old Trafford, lo devono alla timidezza del terzino inglese. Spaesato e sempre fuori posizione, concede delle praterie. Come quella lasciata a Pellegrini in occasione dell’ 1-2 romanista. O come quando permette a Mkhitaryan di affondare in profondità più di una volta nella ripresa. Non entusiasma nemmeno quando attacca. A renderlo brillante ci pensa Mirante, quando, poco dopo l’ora di gioco, non blocca un tiro tutt’altro che irresistibile. Minimo sforzo, massimo risultato.

Lindelof-Maguire 6: nella prima mezz’ora di partita fanno fatica nel prendere le misure all’imprevedibilità delle percussioni centrali degli avanti romanisti. Non appena la loro verve va in trans, gestiscono bene la situazione. Prova da senza infamia e senza lode.

Shaw 6+: fino a quando la Roma è rimasta in partita, ha sofferto molto le sortite di Karsdorp. O dislocato dalla sua corsia di competenza o nel duello diretto non riesce a tenere testa all’olandese. Quando La Magica va in difficoltà, esce la testa fuori dal sacco: spinge con più sicurezza; recita 6-2 l’aggregate finale; ma la forbice avrebbe potuto allargarsi, se al 52° Cavani non avesse mandato alle stelle una sua assistenza dall’out mancina.

McTominay 6,5: la serata dell’Old Trafford ci ha spiegato una volta per tutte come mai Solskjaer punti su di lui e non su un certo Van de Beek. É un motorino instancabile, sempre pronto a fare densità nella metà campo avversaria. La sua forza fisico-atletica sovrasta la nevralgia avversa. É lì che lo United costruisce le basi del trionfo.

Fred 6,5: L’altro pilastro, su cui si poggia la vittoria del Manchester Utd, è il mediano verdeoro. Se McTominay dà più agonismo alla pressione della squadra di casa, l’ex giocatore dello Shakhtar conferisce quel pizzico di qualità in più. Utile a collegare meglio i reparti. Soprattutto nella comunicazione immediata con la trequarti. Prova anche a togliersi soddisfazioni personali, ma senza successo. Ciò non toglie che la sua prova sia stata positiva. Matic (83°): s.v.

Rashford 5,5: del potenziale avanzato dei Diavoli Rossi è quello che lascia meno il segno. Conduce anche bene il pallone, ma lo fa in maniera fumosa, senza creare particolari e costanti pericoli. Greenwood (76°) 6,5: gli bastano poco più di 15 minuti per fare di più di ciò che ha prodotto il suo predecessore. Gioca una palla. Quella del definitivo 6-2. Da lui siglato con un ottimo diagonale ad incrociare.

Bruno Fernandes 8,5 : affronta l’élite di quel calcio che lo ha rigettato forse troppo presto. E lui fa vedere il perché. Con un tocco sotto delizioso e un penalty trasformato. Mettiamoci anche che ricambia il favore a Cavani per il 2-2 e i connotati della prestazione super sono serviti. Lampi di classe cristallina che rendono la notte di Manchester dolce per lo United e amara per i giallorossi del suo connazionale Fonseca. Mata (89°): s.v.

Pogba 7: l’azione che porta in vantaggio lo United è un assolo da Polpo Paul dei vecchi tempi. L’imprudenza, con la quale interviene su un cross apparentemente innocuo, è lo sprazzo di un repertorio scanzonato e deleterio. Cancellato dalla zuccata a calare il pokerissimo. Croce e delizia.

Cavani 9 : É il migliore in campo di questo Manchester United-Roma. La chiusura del triangolo, che va a premiare l’inserimento di Bruno Fernandes, sintetizza il prototipo dell’attaccante moderno. La concretezza sotto porta si dimostra anche così: spalle alla porta, quasi a voler dimostrare di avere un paio di occhi in più. Tagliente con i piedi. Anche in zona goal: la sua doppietta da bomber di razza avvicina il traguardo della finale.

 

Solskjaer 6: sarebbe un 2 per le dichiarazioni molto snob di avvicinamento alla partita; è un 10 per il coraggio di aver interpretato la sfida, guardandosi sempre avanti e non indietro. Facendo la media aritmetica, viene 6, che, guarda caso, sono le esultanze dei suoi giocatori. Dove, però, ci permettiamo di dire che non ha particolari meriti.

ROMA

Pau Lopez 6,5: viene chiamato in causa in una sola circostanza: il “destraccio” di Pogba lo fa ben figurare attraverso un bel colpo di reni. La botta, che accusa alla spalla sinistra nel distendersi, gli costa la prosecuzione del match. Mirante (27′) 5: attento nell’attimo in cui Bruno Fernandes intende fregarlo direttamente da calcio d’angolo, gli si può imputare ben poco in occasione del pareggio di Cavani. A cui spiana la strada per la rete del 3-2 con una respinta davvero pessima.

Ibañez 6: al brasiliano dovrebbero spiegare due cose: 1) mai passare il pallone centralmente, quando lo si fa circolare in fase difensiva. 2) Questa è una semifinale di una coppa internazionale, non la partita del torneo del condominio. Il 3 non si cura né dell’uno né dell’altro comandamento. E, a momenti, rischia di regalare il goal a Cavani. Poi, però, decide di fare il difensore accorto e, al 54°, anticipa la frustata aerea di Rashford. Inoltre contribuisce a rendere meno pesante il passivo, togliendo dalla porta una palla che sarebbe finita dentro. Si salva così.

Cristante 5: ok, i suoi compagni non sono stati eccezionali, ma lui non ha fatto nulla per poterci mettere una pezza o per migliorare una difesa inedita quanto ballerina. Bocciato anche lui.

Smalling 5: è l’uomo che più ha fatto discutere alla fine della scorsa sessione estiva di mercato. Oggi si può dire che quel fax, arrivato leggermente fuori tempo massimo, ha un minimo fondamento. Che siano Cavani, Bruno Fernandes o Pogba, a lui non importa. Interpreta il suo ruolo di perno difensivo con grande personalità. Ma, come abbiamo detto, il fondamento è minimo: il pareggio del suo vecchio team nasce da una sua pressione difensiva alta, ma sbagliata nel timing. Leggermente errato anche quando commette il fallo del rigore che ammazza la sua Roma e fa felici i suoi ex compagni. Da rivedere.

Karsdorp 5,5: attacca con assiduità il settore opposto avversario. Le disattenzioni di Shaw e i ripiegamenti svogliati di Pogba gli danno spazio per sprigionare la propria falcata. Che spesso fa male, vedasi episodio del rigore dell’1-1. Ma questa è una storia dei primi quarantacinque minuti: i secondi ne narrano una completamente diversa; a partire dal 48°, quando non chiude sul “treno” Cavani che oblitera il biglietto vincente per il 2-2. A quel punto, accusa il colpo. Shaw se ne avvede e gli cambia la serata. In peggio.

Diawara 5: del duo di centrocampo è certamente colui che soffre di più. La sensazione è che perda la bussola quando deve essere lui a dare sostanza al reparto. Veretout gli avrebbe dato una grande mano.

Veretout s.v. ; Villar (5°) 6-: regala sprazzi di qualità. Quella palla, smistata a Karsdorp nel primo quarto di gioco, sembra illuminare la strada verso Danzica. Ma sembra, appunto. Passano i minuti e lo spagnolo viene limitato sempre di più.

Spinazzola 7: il proprio Manchester United-Roma dura fino al 38°. La qualità nella corsa, nel comandare il proprio raggio d’azione e nell’essere sempre determinante sono aspetti troppo importanti per il calcio arioso di Fonseca. Può scendere sulla fascia per poi cercare la punta; può convergere, raccordando il gioco con il suo contraltare. Bruno Peres (38°) 5: ecco, avete presente Spinazzola? Bruno Peres nemmeno si avvicina a giocare così.

Pellegrini 7: e non può essere altrimenti: il romano de Roma da il là alla manovra che porta al rigore del momentaneo pari; trasforma il penalty con la freddezza di un cobra e si traveste da cameriere, quando imbandisce la tavola per la festa del 1-2, griffato Dzeko. Totale. A metà. Perché siamo sicuri che avrebbe voluto celebrare la partita tra Manchester United-Roma con esito differente.

Mkhitaryan 5,5: l’armeno è la brutta copia del giocatore ammirato fino a prima dell’infortunio. Probabilmente per una non perfetta condizione fisica, probabilmente perché la sponda rossa di Manchester gli ha lasciato buoni ricordi, questi connette poco la testa al suo destro. Verticalizza poco e male. Ma quando lo fa è letale: il servizio verso Pellegrini propizia il goal di Dzeko.

Dzeko 7: sembra un assurdo rewind la sua avventura italiana. Ogni qualvolta la Roma pensa di sbarazzarsene, poi se lo ritrova in casa. E quando se lo ritrova in casa, di solito crea i presupposti per delle campagne europee di spessore. Negli ultimi 30 metri fa tutto: il regista avanzato, il rifinitore, il centravanti boa e l’attaccante che la butta dentro. Seppur con fortuna, ma con il killer instinct degli anni migliori.

Fonseca 5: uno degli allenatori più internazionali che abbiamo in Italia, si è denudato delle proprie convinzioni, facendo l’italiano. Dopo un buonissimo primo tempo, gli è venuta la paura di fare l’impresa. I suoi ragazzi sono troppo remissivi nell’attendere l’avversario. Che, per carità, è forte. Ma rischia di diventare ingiocabile, se non affrontato con il giusto atteggiamento. È lui a rappresentare la lunga sfilza di 5 nella Roma.

 

Fonte immagine di copertina: profilo Twitter Europa League

 

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Coppa del Re, l’Athletic Bilbao schianta l’Atletico Madrid con un 3-0

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coppa del re

COPPA DEL RE – È l’Athletic Bilbao a raggiungere la finale di Coppa del Re. Al San Mames i Rojiblancos di Ernesto Valverde stendono l’Atletico Madrid con un netto 3-0, dopo lo 0-1 della gara di andata giocata il 7 febbraio al Civitas Metropolitano. Le reti nel primo tempo dei fratelli Williams, Inaki al 13′ e Nico al 42′, indirizzano la sfida, che poi viene chiusa al 61′ da Guruzeta. Un Atletico, l’unica big che era ancora in corsa nella competizione, totalmente sottotono e mai realmente in partita, soccombe sotto i colpi di un Athletic molto più vivo e grintoso. Che il 6 aprile, nella finalissima, se la vedrà con il Mallorca, che martedì ha superato ai calci di rigore la Real Sociedad.

ATLETICO, STAGIONE FLOP: FUORI DA TUTTO A FEBBRAIO?

Brutto ko, questo, per gli uomini del Cholo Simeone, che devono dire addio alla Coppa del Re e con ogni probabilità anche alle speranze di conquistare un trofeo in questa stagione. In campionato, infatti, i Colchoneros sono quarti con 52 punti all’attivo, distantissimi – a -13 – dai cugini del Real Madrid, primi in classifica con 65 lunghezze. In Champions League, invece, l’Atletico ha perso l’andata degli ottavi di finale in casa dell’Inter per 1-0. Un risultato assolutamente recuperabile, ma non per niente sarà facile prima eliminare la corazzata creata da Simone Inzaghi e poi, eventualmente, tentare di alzare al cielo di Wembley la Coppa dalle Grandi Orecchie.

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Rashford si sfoga: “Non dubitate del mio impegno”

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Rashford

Marcus Rashford è quella che, per tutto il mondo del calcio, si può definire un talento enorme, oltre che un ottimo professionista. Alcune voci degli ultimi tempi hanno però provato a sconfessare questo fatto, alludendo a comportamenti che andavano a minare quello che è l’amore del giocatore nei confronti del suo club. Proprio queste notizie sono state attaccate dallo stesso ragazzo inglese, che ha voluto ribadire la sua completa dedizione e fedeltà alla squadra che l’ha cresciuto.

Di seguito trovate le parole di Rashford all’intervista per The Players’ Tribune.

IMPEGNO – “Se mai si metterà in dubbio il mio impegno con lo United, è allora che dovrò parlare. È come se qualcuno mettesse in discussione la mia intera identità e tutto ciò che rappresento come uomo. Sono cresciuto qui. Gioco per questo club da quando ero ragazzo. La mia famiglia ha rifiutato dei soldi che mi avrebbero cambiato la vita quando ero bambino per poter indossare questo distintivo. Posso accettare qualsiasi critica. Posso accettare qualsiasi titolo contro di me. Dai podcast, ai social media e ai giornali. Posso accettarli, ma se inizi a mettere in dubbio il mio impegno per questo club, il mio amore per il calcio e il coinvolgimento della mia famiglia, allora ti chiederei semplicemente di avere un po’ più di umanità“.

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Come giocherebbe il Sassuolo con Ballardini: 3-5-2 o 4-2-3-1?

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Ballardini

BALLARDINI SASSUOLO – Il nuovo allenatore del Sassuolo sarà Davide Ballardini: nella giornata di domani il tecnico ex Genoa, dopo aver rescisso il contratto che lo legava fino al 30 giugno 2025 con la Cremonese, dovrebbe firmare un contratto di sedici mesi con il club emiliano, che sarà valido a prescindere dall’esito di questa stagione e quindi sia in caso di permanenza in Serie A che di retrocessione in B.

Sarà dunque compito di Ballardini, grande esperto di lotta salvezza, risollevare una squadra in grandissima difficoltà che si trova al 18esimo posto, a quota 20 e a pari punti con il Verona 17esimo e il Cagliari 19esimo, ed è reduce da un pesantissimo 6-1 interno contro il Napoli, in quella che è stata l’unica panchina di Bigica – che ora tornerà a guidare la Primavera neroverde – dopo l’esonero di Dionisi.

Se tutto dovesse andare come da piano, Ballardini dirigerà al più presto il suo primo allenamento da tecnico del Sassuolo, e dovrà farsi in fretta delle idee sul materiale a disposizione perché la compagine emiliana sarà impegnata già domenica alle 12:30 nella trasferta di Verona, un match cruciale per il destino delle due squadre.

COME GIOCHERÀ IL SASSUOLO CON BALLARDINI

Il principale dubbio da sciogliere sarà quello legato al modulo: continuare con il 4-2-3-1 utilizzato fin qui oppure cambiare completamente assetto e passare al 3-5-2, modulo preferito dallo stesso Ballardini e maggiormente utilizzato sia al Genoa che alla Cremonese, le due ultime esperienze dell’allenatore. In porta ci si dovrebbe continuare ad affidare all’esperienza di Consigli, ma dietro Cragno scalpita. Chissà che, con un cambio di guida tecnica, non possano cambiare anche le gerarchie in porta (come già successo alla Roma, con l’avvicendamento tra Rui Patricio e Svilar dopo l’arrivo di De Rossi).

Passando alla difesa, nell’ottica di una retroguardia a tre dovrebbero trovare più spazio di quanto avuto fino a ora Kumbulla e Viti (quest’ultimo è attualmente infortunato), che dovrebbero agire da braccetti con uno tra Erlic e Ferrari al centro. In caso di difesa a quattro, invece, ci sarà posto soltanto per uno di loro. Sulle fasce Toljan è certo di un posto quando rientrerà dall’infortunio, mentre a sinistra ci sarà uno tra Pedersen e Doig.

Passando al centrocampo, qui le cose non dovrebbero cambiare più di tanto: sembrano certi di una maglia da titolare Boloca e Matheus Henrique. In caso di 3-5-2 il trio di centrocampo potrebbe essere completato dal vertice basso Racic, mentre con un 4-2-3-1 il trequartista dovrebbe essere uno tra Thorstvedt e Bajrami (quest’ultimo potrebbe anche agire sulle corsie laterali).

Infine, l’attacco: a destra inamovibile Berardi, che è rientrato dall’infortunio e potrà anche affiancare Pinamonti nell’ottica di un attacco a due. A sinistra, in caso di mantenimento del 4-2-3-1, ci sarà uno tra Laurienté e Bajrami, mentre con il passaggio al 3-5-2 questi due verrebbero sacrificati per avere una formazione meno spregiudicata. Di seguito, le due versioni del probabile undici del Sassuolo di Ballardini.

SASSUOLO (3-5-2): Consigli; Kumbulla, Erlic, Viti; Toljan, Boloca, Racic, Matheus Henrique, Doig; Berardi, Pinamonti. All. Ballardini

SASSUOLO (4-2-3-1): Consigli; Toljan, Kumbulla, Erlic, Pedersen; Boloca, Matheus Henrique; Berardi, Thorstvedt, Laurienté; Pinamonti. All. Ballardini

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L’ex DS della Lazio Tare può tornare in Serie A: c’è la Fiorentina

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Igli Tare Lazio

TARE FIORENTINA – L’ex direttore sportivo della Lazio Igli Tare potrebbe tornare in Serie A a un anno dal suo addio al club biancoceleste? Dopo le voci che avevano parlato di un suo possibile inserimento nella dirigenza del Barlettaprontamente smentite dalla nostra redazione -, nell’ambito del possibile acquisto del club pugliese da parte del presidente della Lazio Claudio Lotito, ecco che l’ex attaccante potrebbe trovare una nuova sistemazione ma questa volta lontano da Lotito, anzi in un club rivale (almeno a livello di posizione in classifica) di quello capitolino.

FIORENTINA, TARE PER IL POST-PRADÈ

Secondo quanto riferito dalla tv di stato albanese RTSH Sport, infatti, Tare sarebbe un’idea consistente per l’ambiziosa Fiorentina di Rocco Commisso. Secondo l’emittente il nome del direttore sportivo è il primo sulla lista del club toscano per l’estate in arrivo, con il ciclo dell’attuale DS Daniele Pradè che – si legge – potrebbe essere giunto al termine. Nel caso in cui questa indiscrezione trovasse conferme, Tare andrebbe ad occupare la posizione di DS al fianco del direttore tecnico Nicolas Burdisso e del direttore generale Joe Barone. Pradè, alla sua seconda avventura nella dirigenza gigliata, lascerebbe la Fiorentina dopo 5 anni. Nella precedente esperienza aveva rivestito la medesima posizione dal 2012 al 2016.

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