Dopo la sconfitta contro la Fiorentina di Cesare Prandelli, sono iniziate a riaffiorare voci di un possibile esonero di Andrea Pirlo. L’ennesima battuta d’arresto in un campionato dove tutti corrono come Ferrari probabilmente non è andata giù al presidente Agnelli.

La scelta di nominare Pirlo allenatore della Juventus aveva instaurato più di qualche dubbio tra tifosi e addetti ai lavori già in estate. Significava un nuovo cambio di pelle dopo il passaggio da Massimiliano Allegri a Maurizio Sarri. Nonostante il neoallenatore bresciano sia partito con propositi ambiziosi, i risultati fino ad ora ottenuti dalla Vecchia Signora non sono stati del tutto convincenti: troppi sono i punti persi in campionato e il distacco dalle prime sta diventando preoccupante. È quindi normale che si stiano già ipotizzando eventuali soluzioni alternative, che assicurino esperienza e innovazione allo stesso tempo.

Uno dei primi nomi saliti alla ribalta è quello di Roberto Mancini, un allenatore carismatico e di successo (in Italia e all’estero) che sta dimostrando di saper gestire un gruppo giovane e di prospettiva come quello azzurro, ma che allo stesso tempo ha dato prova di riuscire ad impiegare al meglio anche uomini più maturi ed esperti.

 

PROFILO VINCENTE

Fonte: The Guardian

Come l’ex Milan e Juve, anche il Mancio è divenuto subito un allenatore senza fare alcun tipo di gavetta. Dopo la sua ultima parentesi da giocatore al Leicester, infatti, è stato immediatamente scelto come guida della Fiorentina, senza aver conseguito ancora il patentino (come lo stesso Pirlo).  Con i Viola ha collezionato importanti risultati e raggiunto traguardi notevoli, come l’insperata vittoria della Coppa Italia 2000/2001. Tornato alla Lazio (dove aveva mosso i suoi primi passi da allenatore in seconda) ha riportato in alto i biancocelesti ripetendo il successo in Coppa Italia e traghettando la squadra fino alle semifinali di Coppa Uefa e a un dignitoso quarto posto in campionato. Passato all’Inter, ha vinto 3 scudetti tra il 2005 e il 2008 e per ben due volte sia la Coppa Italia che la Supercoppa; inoltre, ha scritto la storia infilando 17 vittorie consecutive nella stagione 2006/2007, record tuttora imbattuto.

I successi non sono mancati neanche fuori dall’Italia: nel 2009 è stato infatti scelto dalla nuova dirigenza del Manchester City per risollevare i Citizens verso posizioni più ambiziose. In Inghilterra in quattro anni ha portato nella bacheca del club League Cup, Community Shield e la Premier League vinta all’ultimo secondo grazie alla rete del Kün Agüero contro il QPR. Ultimato il suo compito oltremanica, ha tentato l’esperienza in Turchia, dove, subentrato a Terim alla guida dei Leoni del Galatasaray, è arrivato fino a un isperato secondo posto in SüperLig e alla vittoria della Coppa di Turchia. In dicembre, tra l’altro, è stato lui a condannare la Juventus di Antonio Conte all’Europa League in una partita passata alla storia per le pessime condizioni del campo.

Dopo una seconda parentesi in nerazzurro (culminata col quarto posto in Serie A) e un’avventura tutt’altro che positiva a San Pietroburgo, nel maggio del 2018 ha preso le redini della Nazionale Italiana, ancora sofferente dopo la catastrofe contro la Svezia. In poco più di due anni ha messo a referto 15 vittorie in 24 partite, con 53 reti segnate e soltanto 13 subite. È riuscito a riportare a grandi livelli una nazionale che sembrava morta da più di qualche anno. A trovare la quadra del cerchio in brevissimo tempo. A ringiovanire enormemente la rosa, puntando sui prospetti giovani più interessanti.

Fonte: The New York Times

UN SOGNO CHE SI AVVERA?

La Juve, però, è un contesto diverso. Ci si aspetta subito un cambio di rotta, non sono più ammessi passi falsi se si vuole restare in corsa per lo Scudetto. Le altre pretendenti, infatti, viaggiano con l’acceleratore schiacciato e fino ad ora non si sono (quasi) mai fermate. Alla Vecchia Signora non serve solo un traghettatore, ma un vero e proprio mister con idee ben precise, capace di rimettere immediatamente la squadra in carreggiata per colmare rapidamente il ritardo accumulato. In questo, Mancini rappresenta sicuramente un profilo ideale. Chi meglio di un allenatore che ha dimostrato di saper gestire sia campioni affermati che giovani di prospettiva? Chi meglio di uno juventino dalla nascita?

A Torino ritroverebbe Bonucci e Chiellini, pilastri della sua difesa in azzurro, oltre a nomi come Cristiano Ronaldo, Buffon e Dybala, punti di riferimento dentro e fuori dal campo. Quest’ultimo, in particolare, sta vivendo uno dei momenti peggiori della sua carriera: fuori forma, sfiduciato e a tratti svogliato. La sua situazione è probabilmente l’aspetto più allarmante nell’ambiente bianconero tanto da ipotizzare una sua possibile cessione. Servirebbe, quindi, qualcuno in grado di rimetterlo al centro del progetto e farlo tornare ai livelli di luglio. Pochi, almeno attualmente, sarebbero più adatti di Roberto Mancini, che ha dimostrato di saper gestire campioni affermati anche nelle situazioni più complesse.

Fonte: Eurosport

Sicuramente lasciare la panchina della Nazionale in questo momento sembra tutt’altro che conveniente: di solito si dice che “Chi lascia la strada vecchia per quella nuova, sa quello che lascia ma non sa quello che trova”. Abbandonare un progetto avviato ormai due anni fa e portato avanti con ottimi risultati sarebbe una mossa azzardata per tutti. Forse non per Mancini. Ovunque sia andato, non si può dire che abbia ottenuto risultati deludenti. Anzi. Per anni è stato probabilmente il miglior allenatore italiano in circolazione, portando in alto il nostro calcio e la nostra filosofia estremamente pragmatica. Ha dato prova di essere un allenatore affidabile, sempre propenso a nuove esperienze e cosciente delle esigenze del suo club.

Il Mancio, per questo, sarebbe forse l’alternativa migliore all’attuale tecnico bianconero. Come se non bastasse, inoltre, il mister jesino ha più volte rivelato di essere juventino fin dalla giovane età. Non che questo vada ad influire sul tasso tecnico della squadra, ma potrebbe aiutare a rasserenare un ambiente più in subbuglio che mai. Un allenatore di fede juventina, nonostante il suo passato in nerazzurro, ha sicuramente a cuore il bene della società e sa di cosa hanno bisogno tifosi e calciatori. La sfida di riportare la squadra per cui ha sempre tifato ai vertici della classifica potrebbe essere il motivo per lasciare la panchina azzurra. Diventare il protagonista di questa nuova rinascita potrebbe essere il coronamento di un sogno, più volte sfiorato da calciatore e mai realizzato. Almeno fino ad ora.

Roberto Mancini con Giuseppe Galderisi nel 1981/1982 (Fonte: Sky Sport)

Tuttavia, è un’operazione da realizzare il prima possibile. Il mercato di gennaio è alle porte e l’arrivo di un allenatore del suo spessore potrebbe spingere la dirigenza ad intervenire fin da subito per colmare le lacune manifestate in questi mesi. Le sue conoscenze e il suo carisma, inoltre, potrebbero far sì che un maggior numero di calciatori sia stimolato a sposare il progetto e a correre per lui.

Ma se il matrimonio tra Mancini e la Juve non dovesse concretizzarsi adesso, non è escluso che possa realizzarsi in un futuro più che prossimo. “A pensare male si fa peccato, ma spesso si indovina”. È così poco plausibile ipotizzare un contatto tra le parti già in primavera? È possibile che il sostituto di Maurizio Sarri fosse stato individuato in Roberto Mancini e che lo slittamento dell’Europeo di giugno al 2021 abbia fatto saltare piani già tracciati? Ovviamente queste domande non avranno risposte. In tal caso, però, pensare a Pirlo come un traghettatore da Sarri a Mancini non sarebbe un’ipotesi troppo remota.

Se son rose fioriranno…

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