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Lascia o raddoppia

“Penso a tutti quei paesi che vivono da sempre la supremazia del Barcellona o del Real Madrid, che soccombono di fronte a delle entità ben più grandi di loro alla quale potranno solo ispirarsi ma che non potranno mai raggiungere. Oggi il Leganés, dopo anni, ce l’ha fatta ed ha sovvertito queste regole battendo i cugini blancos.”

E’ così che si conclude la telecronaca di Bein Sport Espana dopo la vittoria per 1-2 del Club Atletico Leganés ai danni del Real Madrid, Mercoledì 24 Gennaio: la squadra di Zidane esce dalla coppa nazionale giocando in casa propria, cosa mai successa dalla creazione della competizione nel lontano 1903. I giocatori di Garritano ricorderanno a lungo la notte del Bernabeu, e tra di loro ci sono storie che vanno la pena di essere raccontate, per sorte, caparbietà e genuinità. Come quella di capitan Martin Mantovani, arrivato nel 2013 dall’Atletico Madrid dopo una sofferta adolescenza in Argentina, perennemente combattuto dalla voglia di credere nei sogni e quella di trovare stabilità con un lavoro sicuro. Il tarzan di Butarque, come amano chiamarlo i tifosi, è il giocatore simbolo di una rivincità storica, del più classico Davide che sconfigge Golia, nonostante quest’anno, causa infortuni, abbia collezionato molte meno presenze rispetto alla positiva campagna 2016/2017, dove con 31 presenze ed un gol aveva aiutato i suoi a raggiungere la salvezza.

In Argentina si cresce col sogno infantile di diventare dei calciatori, ma passata l’infanzia, ma quando appaiono i dirigenti, la burocrazia ed i vari rappresentanti delle squadre, non tutti ce la fanno. (Da Toda Pasion Argentina) Mantovani ce l’ha fatta, tra macellai visionari del suo quartiere di Mar del Plata, documenti da ritirare in Italia e dormite per strada, ed ora può gridare forte ai suoi compagni, con la saggezza del capitano, di non arrendersi mai e di correre sempre, togliendosi la soddisfazione di disputare mezz’ora di partita al Bernabeu.

LASCIA O…

Il piccolo Martin girava sempre con la palla tra i piedi, tanto che il macellaio del quartiere insistette per iscriverlo alla scuola calcio del Banfield, non distante da Buenos Aires. Fino ai 14 anni Mantovani cresce calcisticamente alla corte del Taladro, salvo poi partire al Kimberley, una squadra di Mar del Plata che lo trasforma in difensore. “A 22 anni e senza una proposta concreta, giocavo nel Cadetes de San Martin ed ero a tanto così dal decidere di mettermi a studiare, come mi chiedeva la mia famiglia. La chiamata dell’Atletico Madrid mi ha salvato“.  Uno dei fautori, Juan Esnaider, ex Real Madrid, aveva investito in questa piccola compagine argentina per scovare talenti acerbi da mandare in Spagna e Martin fu uno di questi, grazie anche alle sue origini italiane. Ma all’arrivo in Spagna il sogno sembra svanire.

RADDOPPIA

“Dopo la preparazione con la terza squadra dell’Atletico Madrid mi dissero che non potevo rimanere perché di fatto non avevo la doppia nazionalità, ma Esnaider intervenne e mi mandò in Italia per avere i documenti del mio bisnonno” racconta Martin a Toda Pasioncosì dovetti partire immediatamente per Bologna, anche se lì chi doveva aspettarmi non c’era, così fui ospitato da degli sconosciuti che conosceva l’avvocato prima di vederlo a Milano“. Così Martin, dopo aver ottenuto i suoi documenti per la doppia nazionalità, torna a Bologna per riprendere l’aereo la mattina seguente, anche se uno sciopero dei taxi e dei mezzi pubblici gli fa vivere una situazione surreale. “Non potevo prendere nulla per arrivare all’aeroporto, così dovetti dormire in strada con dei senzatetto, coprendomi con dei cartoni. In quei momenti pensai di tutto” E così, con un sogno in mano grazie ai suoi documenti, Mantovani continuò la sua esperienza spagnola, seppur dall’Atletico in poi giocherà a cavallo tra la terza e la seconda divisione spagnola.

E POI ARRIVA IL LEGANES

“A 28 anni ero in Segunda Division, chi ci sperava più nella Liga. Sono sempre stato uno che si è fatto forza e non si è arreso, da quando mi allenavo con la squadra da ragazzino e continuavo ciò dopo, in piazza, con papà. Non mi sono mai fermato”

Così l’occasione arriva nel 2013, con il Club Atletico Leganés, squadra militante allora nella Tercera Division. Da lì la scalata al successo sarà rapida ed intensa sino alla storia promozione del 2015, l’apice per una città. “Questa città mi ha dato professionalità e mi ha reso quello che sono. Penso ci sia un rapporto mutuale tra di noi, ci siamo dati tanto.” Un difensore arcigno, lottatore, che non abbandona mai il sogno di rincorrere la palla, anche se ora il parco di Mar del Plata è lontano e di fronte ci sono i colossi del calcio mondiale, da Messi a Cristiano Ronaldo. Spesso si analizza un giocatore per caratteristiche tecniche e fisiche ma è uno studio fine a sé stesso.

Perché nel calcio, oggi più che mai, arriva chi ci crede di più, chi è rimasto innocentemente bambino anche da grande, costi quel che costi. Pascoli diceva che “dentro di noi è presente un fanciullino che non ha solo brividi, ma anche lagrime e tripudi suoi” come quelli che Martin Mantovani ha vissuto per raggiungere questi livelli, per non sognare più e per essere estremamente concreto, come la sua famiglia gli chiedeva a 22 anni.

“Vorrei far capire ai ragazzi di oggi che la vita non è stare alla play e bere mate tutto il giorno” 

 

 

 

 

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