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Marco Giampaolo: l’arte del trequartista

Una categoria sempre più rara, un genere che pare ormai in via d’estinzione. Il calcio di oggi vede numeri 10 sempre meno “vecchio stampo”: quei giocatori di classe, dal talento cristallino, che sempre meno occupano quella zona centrale di campo tra la mediana e l’attacco, ma che tendono ad allargarsi quasi fino alla linea laterale; il numero 10 è una merce pregiata perchè sempre meno esistente, come sono sempre di meno gli allenatori che si interessano ad un fantasista puro.

In Italia ormai c’è soltanto una squadra che gioca con il trequartista come punto focale della manovra, ed è la Sampdoria di Marco Giampaolo, allenatore venuto dal basso e diventato oggi uno dei migliori maestri del nostro calcio.

4-3-1-2

Svizzero di nascita ma abruzzese purosangue, Giampaolo si mostra al mondo del grande calcio ad Ascoli dove, pur non essendo munito di patentino per la Serie A (per questo venne affiancato a Marco Silva), riuscì nell’impresa di salvare una squadra costruita per la B che seppe di dover disputare il campionato di massima serie soltanto nel mese di agosto. In seguito buone parentesi a Cagliari e Siena, a tal punto che sembrava destinato alle panchine più importanti d’Italia (si parlava addirittura di Juventus). Poi un tracollo incomprensibile: dopo un’annata storta a Siena, Giampaolo scelse Catania, ma anche in Sicilia le cose non andarono come sperato; dopo i rossoazzurri scese addirittura in Serie B, dove fallì miseramente col Cesena prima e con il Brescia poi.

Sembrava un allenatore finito, distrutto dalle critiche e dallo stress che scaturisce da una serie di fallimenti. Invece Giampaolo sceglie il bagno d’umiltà, ripartendo dalla Lega Pro, sulla panchina della Cremonese: un buon campionato, ma soprattutto un gran calcio costruito sul suo marchio di fabbrica, quel 4-3-1-2 che tornerà a stupire l’Italia. Prova a scommettere su di lui l’Empoli che, appena lasciato andare Sarri, cerca un allenatore che abbia un’idea calcistica simile al suo predecessore; tutti danno per scontato l’esonero, qualcuno addirittura ipotizza che possa essere il primo di tutto il campionato, ma l’Empoli continua a sorprendere e, nonostante una squadra completamente rinnovata, arriva addirittura al 10° posto, migliorando quanto fatto da Sarri.

Sembrava ormai aver toccato il fondo, sui campi pesanti e circondati da spalti quasi sempre vuoti della Serie C. Oggi Marco Giampaolo punta l’Europa con la sua Sampdoria, sempre con gli occhi addosso di quelle big che lo volevano più di 10 anni fa, e sempre con un trequartista a dispensare calcio.

FASE OFFENSIVA

Il calcio della Samp di mister Giampaolo è bello da vedere, ti prende come il migliore dei film, è veloce ed avvincente, perchè la palla scorre sempre veloce e non viene mai gettata via. Mai lanci a caso, che sia Audero o i suoi due fedeli centrali, quel pallone viene sempre passato per costruire un’azione pulita. L’ex portiere della Juventus gioca sempre il pallone, mentre il regista difensivo più puro e Joachim Andersen: non è un caso che per questa sua innata capacità di gestire il pallone come un centrocampista, la Juventus abbia messo gli occhi addosso all’ex difensore del Twente (che possa essere l’erede designato di Bonucci?), e visto che il suo compagno di reparto è sempre uno tra Colley e Tonelli, due difensori più rudi e meno tecnici, è logico che la maggior parte dei palloni passi dai piedi del danese.

I due terzini hanno un compito molto importante: il 4-3-1-2 è logicamente un modulo che tende a concentrare la mole di gioco nelle zone centrali del campo, quindi i due laterali di difesa saranno quasi sempre i riferimenti esterni della squadra; nell’idea di calcio di Giampaolo devono essere due giocatori molto veloci e dinamici, visto che dovranno essere capaci sia di palleggiare con i compagni, che di occuparsi di entrambe le fasi con attenzione e dimestichezza. A destra si alternano Sala e Bereszynski (il primo più forte fisicamente, il secondo più scattante), mentre a sinistra giocano o Murru o Tavares, con il secondo che ha nelle sue corde una tecnica niente male per essere un terzino.

Una delle più grandi novità di quest’anno per la Sampdoria si è vista in mezzo al campo: se le due mezzali sono sempre state due figure di inserimento, dinamismo e tecnica, il faro della squadra è sempre stato Lucas Torreira. Il folletto uruguayano sapeva dare i ritmi alla squadra, tutti i palloni passavano dai suoi piedi, e nonostante un fisico che lo penalizzasse, riusciva con il suo dinamismo a farsi trovare sempre smarcato e pronto a far girare la squadra. Oggi quella posizione, lasciata vuota dal passaggio di Torreira all’Arsenal, è occupata da Albin Ekdal: struttura fisica differente (molto più alto e possente), qualità tecniche probabilmente inferiori, ma grazie ad un approccio differente propostogli da Giampaolo, si è riuscito ad integrare alla perfezione negli schemi della Samp. Tende ad abbassarsi meno alla ricerca del pallone, si avvicina molto meno ai centrali, ma con la sua presenza in mezzo al campo lascia più libertà a Linetty e Praet, così da costruire un centrocampo costituito da quasi “tre registi”.

Torreira si abbassava leggermente rispetto alle due mezzali, mentre oggi Ekdal occupa una posizione più “schiacciata”

In sostanza possiamo dire che in fase di costruzione, la Samp si schiera con una sorta di 2-5-1-2, perchè i due terzini si alzano praticamente all’altezza dei centrocampisti, che a loro volta si abbassano a turno per dare un’opzione di passaggio ai due centrali difensivi. Ma, come detto, il punto focale del gioco di Giampaolo è il trequartista, ruolo occupato o da Gaston Ramirez o da Riccardo Saponara. Due giocatori per una maglia, e due modi di interpretare lo stesso ruolo.

Normalmente il titolare è l’uruguayano, che ha una dote fondamentale per sopperire ad una mancanza della Samp; abbiamo detto dell’assenza di un vero e proprio regista, ed è per questo motivo che Ramirez incarna il giocatore perfetto per lo stile di gioco di Giampaolo: l’ex Bologna viene incontro, cerca il pallone dai centrocampisti e, a volte, addirittura dai difensori, che vedono in lui una sorta di calamita per il giropalla blucerchiato. Il suo è un movimento che non favorisce soltanto il possesso palla del Doria, ma permette anche di liberare quegli spazi che verranno attaccati dalle due mezzali, che hanno il compito di ricercare sempre la profondità per andare a riempire l’area assieme a un attaccante, o ad entrambe le punte.

Ramirez si trova in una zona di campo che pare più adatta ad una mezzala: è lui che dà il pallone a Praet (che si è inserito nello spazio lasciato libero dall’uruguayano), che allarga su Murru – terzino che spinge – che a sua volta crossa. E quando di questi tempi il pallone arriva a Quagliarella, l’esito è scontato

Diverso quanto accade con Saponara, giocatore meno estroso ma con una capacità innata di verticalizzare il gioco: il suo smarcamento è più “statico”, in quanto avviene maggiormente in una zona di campo più consona per un trequartista (mentre Ramirez si abbassa tantissimo), ma l’ex Empoli e Fiorentina bada più al sodo e ricerca costantemente la verticalità, quindi palloni in profondità per gli attaccanti o per il già citato inserimento di una mezzala. Un approccio più adatto ad un momento in cui c’è una necessità impellente di attaccare e di ricercare la profondità, motivo per il quale Saponara viene utilizzato maggiormente a partita in corso.

Palla a Saponara che senza pensarci due volte va in verticale con una palla a scavalcare la retroguardia del Milan: la conclusione è la stessa della GIF precedente

Davanti giocano due punte: una è Quagliarella, che rappresenta un unicuum perchè capace sia di giocare in appoggio ai centrocampisti (quasi come un secondo rifinitore), che come prima punta e riferimento per eventuali passaggi sulla figura (capacità notevole di protezione palla). L’altra può essere Defrel, abile nel lavoro sul corto-lungo, oppure Gabbiadini, più tecnico e capace di svariare, allargandosi sulla destra sia per ricercare il rientro sul suo mancino, che per lasciare un varco per la mezzala destra. Al momento infortunato e più simile al suddetto, Caprari, che grazie alla sua tecnica può all’occorrenza giocare anche da trequartista.

FASE DIFENSIVA

Pressing ultraoffensivo e difesa a zona e sempre molto alta. Sono i dettami tattici voluti da Giampaolo in fase difensiva, i due pilastri del calcio del mister di Bellinzona in situazioni di non possesso; la volontà della Sampdoria è sempre quella di voler recuperare il pallone nel più breve tempo possibile, andando sempre alla ricerca delle transizioni che possano portare i blucerchiati a ribaltare l’azione. Quagliarella ed il suo compagno di reparto sono i primi che attaccano il giropalla avversario, indirizzando sempre il pallone sulle zone laterali di campo: è in questo caso che una delle due mezzali andrà ad accorciare, con il trequartista che abbandonerà la sua zona avanzata nel rombo di centrocampo, andando o a coprire lo spazio lasciato dal compagno, oppure a braccare il mediano di costruzione avversario. In quest’ultimo caso, sarà il terzino ad accorciare sull’uomo lasciato libero dalla mezzala, sinonimo di una ricerca ossessiva dell’immediato recupero palla.

Zapata (alla Samp l’anno scorso) manda il possesso palla della Juve sull’esterno: la mezzala attacca il terzino, mentre trequartista, centrocampista centrale e mediano opposto accorciano sui rispettivi avversari. Palla in una zona pericolosa di campo e vie d’uscita ostruite

Nel momento in cui la squadra indirizza il giropalla avversario sugli esterni – grazie anche alla densità fornita dal modulo impiegato, che vede molti giocatori nella zona centrale – è la difesa che si alza immediatamente, alla ricerca quasi esasperata del fuorigioco: ordine, rapidità e movimenti di squadra sono la base per una tattica del fuorigioco proficua, motivo per il quale Giampaolo si è sempre dimostrato uno dei migliori allenatori sul lavoro specifico dei movimenti di linea del reparto difensivo. Nel caso in cui non fosse fattibile mettere in off-side l’avversario, almeno si saranno ridotti i spazi tra le linee.

Una linea difensiva che accorcia velocemente con palla coperta, facilita il pressing anche dei reparti più avanzati: sale la retroguardia, sale il centrocampo, e si può immediatamente attaccare il portatore di palla avversario. Far salire la difesa, quindi, non porta solo alla ricerca del fuorigioco

 

Diverso ciò che accade con palla scoperta: una retroguardia che è molto capace nell’accorciare, e quindi nel cercare il fuorigioco o nel salire immediatamente per facilitare il recupero palla, deve essere altrettanto veloce nel capire quando è il caso di scappare; la linea difensiva di Giampaolo è sempre molto stretta e compatta, con una straordinaria capacità di muoversi in totale contemporaneità.

Il portatore di palla dell’Inter sta attaccando frontalmente, e la retroguardia scappa: Icardi non ha spazio per attaccare la profondità e la verticalizzazione viene intercettata

Altrettanto sistematico è il posizionamento piramidale quando arriva il pallone all’attaccante avversario, con un centrale che si occupa della pressione sul giocatore in possesso di palla, e con l’altro centrale e i due terzini che si spostano creando la base di un’immaginaria piramide.

Un difensore attacca, gli altri tre si stringono e coprono

Un’altra particolarità della Sampdoria è quella di essere una delle poche squadre di Serie A che preferiscono marcare a zona anzichè con una “zona mista”. Quella delle situazioni da fermo è una corrente di pensiero che esula un po’ da tutto il resto, perchè ogni allenatore sceglie la metodologia di marcatura sia a seconda delle qualità dei propri saltatori, sia studiando i movimenti degli avversari. Non sorprendetevi se un giorno vedrete Giampaolo variare leggermente il lavoro sulle marcature, ma prevalentemente la Sampdoria è rimasta una delle poche che lavora quasi esclusivamente sulla zona.

La Sampdoria gioca ormai da tre anni con mister Giampaolo, e chi arriva nella Genova blucerchiata sa di poter incontrare un allenatore con idee chiare e capace di valorizzare al meglio i propri giocatori. E per il calcio che propone, come detto dallo stesso Giampaolo pochi giorni fa, sono ben tre stagioni che a Marassi non si sente un fischio contro i blucerchiati.

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