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Marco Rose, un allenatore completo

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Marco Rose, un allenatore completo

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Il 1976 è stato un anno fondamentale per la costruzione del calcio moderno. Un’annata che ha permesso di marchiare in un certo modo il periodo della prima decade del 2000, vale a dire gli anni in cui hanno fiorito i talenti di Totti, Nesta, Vieria ma anche Shevchenko e Seedorf, tutti classe ’76. Praticamente un pouot pourri di campioni che hanno ispirato gli attuali millennials, Mbappé e Vinicius che siano.

Nel 1976 è nato anche Marco Rose, attualmente molto più celebre di quanto non lo fosse dieci anni fa, che quando Totti e Vieira si affrontavano in campionato davanti migliaia di spettatori lui bazzicava come difensore semititolare con le maglie del Lipsia, dell’Hannover e del Magonza. Insomma poca roba con le scarpe da calcio ai piedi, o meglio, nulla di indistinguibile. Ciò nonostante la sua carriera nel calcio ha subito una notevole modifica da quando è diventato allenatore del Red Bull Salisburgo nel 2017, il primo vero incarico da allenatore professionista su una prima squadra. Fino ad allora il curriculum di Marco Rose era corto – solo due club allenati, prima il Magonza come secondo allenatore e poi i dilettanti del Lokomotiv Lipsia – e senza particolari fascini professionali, il che significa che quando arriva da quarantunenne ad allenare la prima squadra del Salisburgo è praticamente uno sconosciuto. Eppure è nell’ambiente Red Bull da diversi anni, prima come allenatore della squadra under 16 e poi dell’under 18. Il talento di Rose nella formazione di talenti e nella costruzione di principi di gioco – le sue peculiarità attuali – con i più giovani lo hanno promosso a uno step successivo, senza premesse sull’età.

IL SUCCESSO A SALISBURGO

Se non fosse per Mozart, il festival di musica classica e il medievale centro cittadino (che è valso alla città il titolo di Patrimonio dell’UNESCO), Salisburgo non sarebbe una delle città più emblematiche dell’Europa centrale. Come molti altri luoghi nel Vecchio Continente, la fama cittadina è stata aumentata e ampliata grazie a fenomeni calcistici, e in questo caso, l’acquisizione da parte di Red Bull – compagnia austriaca – di un club di vertice del campionato austriaco ha fatto sì che quella città immersa splendidamente tra le Alpi venisse maggiormente inclusa negli atlanti calcistici.

Quando Marco Rose arriva da primo allenatore al Salisburgo la sua idea di calcio non è interamente frutto di un suo personale disegno ma è parte integrante di un progetto più macroscopico, quello di Red Bull. Il sistema della multiproprietà gestito dall’azienda austriaca fa si che ogni squadra sia connessa in qualche modo con le altre società affiliate, e per ragioni di marketing e di visibilità, la proprietà ha deciso che l’ammiraglia sarebbe dovuta essere il Lipsia. Ovviamente non c’è una rigidità tale che ogni club segua piramidalmente il modus operandi di un solo allenatore, tuttavia i talenti completati alla Red Bull Arena di Salisburgo, quando validi, passano volentieri al Lipsia in Bundesliga. Prima di Rose al Salisburgo c’era Roger Schmidt, poi passato al Bayer Leverkusen, che aveva lasciato l’impronta tattica e gestionale a quello che adesso è il suo successore. Il precedente lavoro del tedesco è stato fondamentale per il lavoro di Rose, che ha ripreso i concetti di Schmidt rivisitandoli e ampliandoli con alcune sue idee.

Rose ha quindi iniziato a lavorare consapevole di dover guidare una squadra verso il massimo del successo possibile con vista su una posizione importante, ovvero quella di potersi sedere sulla panchina del Lipsia, club tra l’altro della sua città natale. Dunque il primo anno sono arrivati il titolo nazionale e le semifinali di Europa League, mentre nella stagione in corso il primo posto in Bundesliga è abbastanza assodato (seconda distaccata di nove punti). L’eliminazione europea avvenuta contro il Napoli è stata filtrata da Rose come una rimessa dovuta solo a una manciata di errori.

“Purtroppo siamo stati eliminati, ma anche dopo questa gara in cui siamo stati superiori torniamo a casa. Al Napoli non si deve concedere tanto perché si subisce subito gol. In generale, ci portiamo dietro tante cose positive.”

L’ambizione è solo una delle tante parole chiave nel vocabolario di Marco Rose, la cui motivazione principale è quella di rendere l’attuale club non solo una squadra vincente ma pure un tassello fondamentale del sistema Red Bull. Non è un caso che da quando l’allenatore di Lipsia si è seduto sulla panchina del Salisburgo il livello tecnico dei giocatori si sia notevolmente incrementato, con risvolti non solo sul campo ma anche nelle finanze. Durante la scorsa estate il Salisburgo ha incassato 57,7 milioni di euro dalle cessione dei vari Haidara (al Lipsia, in prestito al Salisburgo), Berisha e Caleta-Car. Rose ha seguito il processo di crescita di molti giovani giocatori affiancando il loro potenziale a un vivace e studiato sistema di gioco.

IDEE

Proprio la qualità di gioco del Red Bull Salisburgo è stata premiata da molti addetti ai lavori dopo la scorsa cavalcata europea, che in Italia ha toccato anche lo Stadio Olimpico di Roma con i quarti di finale contro la Lazio (sconfitti 4-2 all’Olimpico, gli austriaci hanno rimontato la qualificazione con un 4-1 in casa).

Un motivo che permette di apprezzare profondamente il sistema di gioco studiato da Marco Rose è l’utilizzo quasi costante del ruolo del trequartista, localizzato dietro due centravanti e anteriore a una linea di tre centrocampisti. Un 4-3-1-2 molto ispido e particolare, che in Italia ha visto delle contemporanee attuazioni grazie a Marco Giampaolo alla Sampdoria e, in altre forme, anche da Maran a Cagliari e dai due allenatori dell’Empoli Andreazzoli e Iachini. Quello che è stato enfatizzato del gioco del Salisburgo sono soprattutto la costanza e la continuità che viene data alla manovra, inarrestabili di fronte ciascun avversario, che rendono gli austriaci una squadra non solo difficile da battere ma in particolare da contenere. Sono 94 i gol segnati in 39 incontri stagionali di cui 25 in 10 partite di Europa League; una fecondità offensiva che in Europa League è inferiore – di una rete – solo al Siviglia, uscito agli ottavi come gli austriaci, e alla pari del Chelsea. Oltretutto, fra i primi dieci giocatori per numero di conclusioni a rete, ci sono ben due rappresentanti del Salisburgo, di cui il primo in classifica Dabbur (israeliano, terzo capocannoniere del torneo e a quota 25 reti stagionali) e Guldbransen (terzo posto). Un altro dato che risulta interessante per capire l’intensità della squadra – sempre in ambito europeo, terreno migliore per i confronti –  sono i 178 tiri totali verso la porta, che risulta essere il secondo più alto dopo il Chelsea di Maurizio Sarri.

Dinamico e offensivo, il 4-3-1-2 di Rose aumenta di intensità nel momento in cui la manovra raggiunge gli ultimi 50 metri di campo in posizione laterale. Il modulo richiede un gran lavoro di assistenza offensiva ai terzini Ulmer e Lainer, che non a caso, in questi anni, sono diventati obbiettivi di calciomercato per molti club importanti. Il ruolo del trequartista è un perno per la manovra nel momento in cui i movimenti lo portano a ricevere palla verso le zone esterne del campo, su cui lavora i palloni per gli inserimenti delle mezzali. Il pressing di centrocampo e attacco nei confronti del possesso palla avversario – ereditato dalla precedente gestione Schmidt – sono efficacemente applicati grazie alla gran corsa della squadra, che va ricordato, ha un’età media di 23,7 anni.

Durante Salisburgo-Napoli, dopo pochi minuti di gioco, il pressing degli attaccanti è già molto alto. Qui Minamino e Dabbur si fiondano sul giro palla tra Chiricles e Albiol. Il difensore spagnolo, su attacco del centravanti israeliano, è costretto a girare immediatamente il pallone a Meret che rinvierà lungo.

Il concetto di calcio di Rose piace non solo perché ha portato dei risultati interessanti e ha permesso al calcio internazionale di conoscere i vari Haidara, Dabbur, Lainer ma anche Ramalho (difensore brasiliano molto bravo in impostazione ma meno in marcatura): Rose ha studiato un modo per cui il calcio divenga efficace ma soprattutto diverta, senza necessità di dover arrivare a un numero di passaggi smisurato prima di arrivare a un conclusione. Come è stato già detto per altri colleghi del tedesco – Giampaolo, Marco Silva o Nuno Espirito Santo – si è apprezzato il modo in cui la squadra ha assimilato un’idea, che è innanzitutto vincente e promettente ma anche commerciabile e esportabile – non a caso da alcuni anni si è introdotto al concetto di “modello Red Bull”. Anche per questo, dopo le due partite contro il Napoli, si è parlato di un Marco Rose volentieri in Italia a direzione di qualche progetto tecnico da riedificare – Roma ? Fiorentina ? Non solo, perché oltre alle “storie di campo” non vanno scordati nemmeno il profilo di questo tecnico e la valorizzazione dei giovani prospetti. E in panchina, fra i giovani prospetti, non può che essere incluso anche lui.

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Calcio Internazionale

Sirene tedesche per De Zerbi: è il piano B del Bayern Monaco

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Brighton De Zerbi

Roberto De Zerbi è tra i nomi più caldi in vista del molto probabile valzer di panchine che coinvolgerà le big europee la prossima estate. Il tecnico del Brighton, al momento settimo in Premier League, ha attirato su di sé le attenzioni di Liverpool e Barcellona, che al termine della stagione saluteranno rispettivamente Klopp e Xavi. Oltre ad una possibile permanenza in Premier o un trasferimento in Spagna, per De Zerbi potrebbe farsi strada la possibilità di un’esperienza in Bundesliga.

Come riportato da Sky Deutschland, infatti, il tecnico bresciano è finito nella rosa delle alternative come futuro allenatore del Bayern Monaco per il prossimo anno. Il Bayern infatti ha già annunciato che le strade tra il club e il tecnico Thomas Tuchel si separeranno al termine della stagione. L’obiettivo numero uno dei bavaresi resta Xabi Alonso, che con il suo Bayer Leverkusen sta volando verso la vittoria del campionato tedesco. Il Bayern sta comunque valutando anche dei piani B e C, nel caso in cui dovesse fallire l’assalto al tecnico spagnolo, e nelle analisi è rientrato anche De Zerbi.

Il tecnico 44enne ad oggi ha un contratto fino al 2026 con il Brighton. Gli inglesi non vorrebbero salutare colui che ha portato il club per la prima volta in Europa. Ed è per questo che sono pronti ad offrirgli un rinnovo di contratto. Al momento, però, le possibilità che De Zerbi resti sulla panchina dei Seagulls sembrano essere poche, viste le tante big interessate al suo profilo. Intanto, comunque, De Zerbi resta focalizzato sugli ultimi mesi di questa stagione che potrebbero regalare ancora gioie ai tifosi del Brighton. Il club inglese, infatti, oltre ad essere in lotta in campionato per un posto in Europa, è agli ottavi di Europa League, dove affronterà la Roma.

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Flash News

Moggi: “Allegri e Pioli criticati senza motivi. Vi dico dove potrebbe allenare Conte”

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Moggi

Luciano Moggi, ex dirigente sportivo di Roma, Lazio, Torino, Napoli e soprattutto Juventus, ha tracciato una panoramica sul campionato di Serie A, attraverso le pagine di Libero. Un commento che spazia dalle milanesi alla squadra bianconera di Torino, passando per il futuro di Antonio Conte, fino al Bologna di Thiago Motta.

INTER – “Quest’anno l’Inter sta emulando lo scorso campionato del Napoli. A differenza degli azzurri, vince giocando di squadra“.

MILAN E JUVE – “Entrambe le rivali dei nerazzurri sono super criticate dai media, in particolare i due allenatori. Quando il Milan non vince il ciclo di Pioli sembra sempre al capolinea. Peggio per Allegri, al quale ogni giorno viene chiesto di andarsene perché la squadra, secondo opinionisti e tifosi, vince giocando male, ma soprattutto perché avrebbe dovuto tenere il passo dell’Inter, non essendo impegnata nelle competizioni europee. Addirittura, circolano nomi di possibili sostituti di Allegri, nonostante sia secondo in classifica”.

ANTONIO CONTE, THIAGO MOTTA E NON SOLO – “Pioli potrebbe convincere i tifosi solo se dovesse vincere il campionato, cosa che ovviamente non può fare, e forse non sarebbe neanche sufficiente. Lodi sperticate invece per Thiago Motta: è uno dei mister più gettonati per un approdo su una big, anche Palladino e Gilardino. Si fanno poi mille congetture su Antonio Conte, che secondo noi potrebbe approdare al Bayern Monaco.

 

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Flash News

Fiorentina, quanta imprecisione: tre rigori consecutivi sbagliati

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Nico Gonzalez

Un dato che farà discutere, quello dei rigori della Fiorentina. Nel 2024 i viola ne hanno già falliti 4 tra campionato e Supercoppa. Sono 3 gli errori consecutivi dal dischetto per la Fiorentina che anche stasera contro la Lazio non è riuscita ad andare in rete dagli 11 metri. Nico Gonzalez, dopo aver sbagliato il rigore contro l’Inter, ha fallito nell’intento anche stasera. Oggi è stato il palo a fermare l’argentino. È un dato piuttosto triste quello dei rigori della Fiorentina. Sono ben 3 i rigoristi differenti negli ultimi 4 sbagliti nel 2024.

FIORENTINA E RIGORI NON VANNO D’ACCORDO: IL DATO

Al 6 di gennaio è arrivato l’errore di Bonaventura che fallì un rigore contro la Fiorentina. Partita poi persa per 1-0. In Supercoppa è stato pesantissimo l’errore di Ikone che sul 1-0 per il Napoli fallì dal dischetto a pochi minuti dalla fine del primo tempo. Il Napoli avrebbe poi vinto la partita per 3-0 accedendo alla finale della competizione, poi persa contro l’Inter. Il terzo errore è proprio contro i nerazzurri. Dagli 11 metri ci va Nico Gonzalez che con un rigore molto debole consegna la vittoria all’Inter. Sempre Nico Gonzalez ha sbagliato di nuovo anche stasera nel posticipo del lunedì sera contro la Lazio. Fortunatamente per lui, i viola sono riusciti a portare a casa i tre punti facendo pesare meno questo rigore sbagliato.

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Calcio Internazionale

La FIFA pensa a un nuovo progetto pilota per le amichevoli internazionali: i dettagli

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Gianni Infantino, presidente FIFA

La FIFA ha promosso un nuovo progetto riguardante le amichevoli internazionali che partirà a marzo. Il progetto pilota prenderà il nome di FIFA Series e prevede gare tra quattro nazionali di confederazioni diverse che saranno ospitate in unico Paese.

L’obiettivo è quello di far incontrare nazionali diverse tra loro per costruzione. Questa proposta rappresenterà delle opportunità a livello commerciale, economico e di immagine per le nazioni partecipanti.

La fase di prova vedrà la partecipazione di Algeria (CAF), Andorra (UEFA), Bolivia (CONMEBOL), Sudafrica (CAF), Azerbaigian (UEFA), Bulgaria (UEFA), Mongolia (AFC), Tanzania, (CAF), Arabia Saudita (AFC), Capo Verde (CAF), Cambogia (AFC), Guinea Equatoriale (CAF), Guyana (Concacaf), Bermuda (Concacaf), Brunei Darussalam (AFC), Guinea (CAF), Vanuatu (OFC), Sri LankaBhutan (AFC), Repubblica Centrafricana (CAF), Papua Nuova Guinea (OFC).

In concomitanza con il lancio del progetto sono arrivate le parole del Presidente della FIFA Gianni Infantino, entusiasta di intraprendere questo nuovo percorso.

LE PAROLE DI INFANTINO

Le FIFA Series sono un passo avanti davvero positivo per il calcio delle squadre nazionali a livello globale. Le nostre associazioni affiliate ci hanno espresso da tempo il desiderio di mettersi alla prova contro le loro controparti di tutto il mondo, e ora possono farlo nell’ambito dell’attuale calendario delle partite internazionali maschili. Partite più significative consentiranno un’interazione calcistica molto più preziosa per giocatori, squadre e tifosi, e daranno un contributo concreto allo sviluppo del gioco”.

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