Mario Pasalic: l’emblema del successo atalantino

Il miracolo sportivo dell’Atalanta di Gasperini è sotto gli occhi di tutti: una piccola realtà provinciale che si è presa il suo spazio nell’olimpo del calcio europeo a suon di gomitate e che non ha nessuna intenzione di tornare indietro. Tra i numerosi fatti che rendono il caso atalantino unico nel suo genere spicca sicuramente l’assenza di un paperone che ha foraggiato la squadra con ingenti somme di denaro. Niente di tutto ciò. Gli acquisti del patron Percassi sono stati più che oculati negli ultimi anni di esplosione dei neroblu. Nonostante alcuni profili di pregevole fattura, nessuno di essi era un campione affermato prima di stabilirsi ai piedi delle orobie. La magia della Dea risiede nella capacità del sistema Atalanta di esaltare le caratteristiche singole nel momento in cui esse si rendono congeniali al funzionamento olistico della macchina gasperiniana, un circolo virtuoso unico nel suo genere. Tra i tanti calciatori che quest’anno si sono rivelati protagonisti, occupa sicuramente uno spazio importante Mario Pasalic.

Gioiello incostante

Uno dei casi più emblematici di esplosione è stata quella di Mario Pasalic. Già campioncino in erba cresciuto ai tempi dell’Hajduk Spalato, da sempre nel giro nella nazionale croata. Sembrava il perfetto erede di una tradizione di centrocampisti eccellenti. Mario ha visione, qualità ed estro, cerca spesso la giocata decisiva, non è rapidissimo, ma forte fisicamente. Appare un diamante grezzo pronto per il salto di qualità. Il Chelsea se ne interessa subito e si impossessa del cartellino del diciannovenne promessa dell’Hajduk. Da li una girandola di prestiti che, come spesso succede, vede il giocatore sballottato in un nomadismo poco produttivo tra vari campionati europei. Elche, Monaco, Milan, Spartak Mosca. Con pochi minuti a disposiozione, spesso da subentrante, Pasalic mostra buone qualità in fase di impostazione ed anche una discreta abilità realizzativa, ma fatica tremendamente a trovare continuità di impiego.

In fase offensiva Mario riesce a esprimere il meglio di sè. È un centrocampista centrale atipico, con una netta propensione allo sbilanciamento nella metacampo avversaria dove dimostra di avere ottime capacità nel gioco aereo, grazie ai suoi quasi 190 centimetri di altezza. Quello che è mancato al venticinquenne croato nella sua lunga peregrinazione europea è stato trovare una continuità di rendimennto che ne giustificasse un impiego costante e duraturo. Forse per la giovane età, la mancanza di esperienza o il carattere mite e schivo Pasalic spesso annega fra le linee, sparendo dai radar. Poco cercato dai compagni, poco utile in fase di impostazione, poco incisivo davanti, molto discontinuo. Troppe prestazioni incolori lo hanno etichettato come un altro talento precoce da mettere nel pesante tomo delle promesse incompiute.

Rinascita alla Dea

La storia cambia con l’approdo alla corte di Gasperini. Il piede educato di Pasalic e la sua visione di gioco portano il geniale allenatore a reinventare il croato come centrocampista basso. Qui viene sgravato dall’annosa pressione di dover sempre fare la giocata (delegata a compagni più esperti come Gomez o Ilicic) diventando di fatto un jolly di centrocampo estremamente efficace. La vocazione offensiva rimane nelle sue corde, ovviamente, tramutata però in devastanti incursioni senza palla, piuttosto che palla al piede. In questo modo Pasalic rimane sempre nel vivo dell’azione e nell’impostazione del gioco con tocchi veloci e passaggi semplici tipici del diktat gasperiniano. In fase difensiva effettua facili coperture, in fase offensiva ha la licenza (o l’obbligo) di seguire l’azione, arrivando spesso fino in fondo.

Insostitubile

I numeri parlano chiaro: 31 presenze quasi tutte da titolare, 9 gol e 5 assist stagionali. Nonostante una nutrita concorrenza a centrocampo Pasalic è una pedina inamovibile dello scacchiere atalantino. Se non dall’inizio, a partita in corso; se non in mediana, davanti a far rifiatare gli attaccanti. La sua difficoltà a trovare una collocazione si è trasformata in una deliziosa duttilità, la sua opacità in determinati frangenti della partita è diventata una presenza solida in ripiegamento ed una pericolosità continua in fase offensiva. Pasalic si è trasformato da ragazzino incompiuto alla disperata ricerca di un campionato dove fare bene, a modernissimo tuttocampista capace di svolgere con dedizione e costanza ogni ruolo dalla mediana alla trequarti. Pasalic è tecnica e fisicità, semplicità ed efficacia in fase realizzativa. Questi ed altri motivi, che scopriremo in futuro visto il continuo miglioramento del giocatore, sono l’importanza di essere Mario Pasalic. Non c’è da stupirsi se Gasp e l’Atalanta dei record non ne possono più fare a meno.

Immagine di copertina fonte: Instagram @pasalicmario