La stagione 2020/2021 è iniziata da più di un mese e Massimiliano Allegri (sorprendentemente) non ha ancora trovato una nuova panchina.

Il tecnico toscano è però indubbiamente uno dei pezzi più pregiati del mercato degli allenatori e negli ultimi mesi, parlando alla stampa, ha lasciato intendere che si sente pronto a prendere le redini di un nuovo club. L’unico nodo da sciogliere è il nome della prossima squadra: andare sul sicuro rimanendo in Italia o tentare la grande impresa in un top club europeo?

INTER

Fonte: Daily Mail

I primi a mostrare un interesse concreto per Massimiliano Allegri sono stati i nerazzurri quando, subito dopo la sconfitta in finale di Europa League per mano del Siviglia, Mister Conte aveva lasciato più di qualche dubbio riguardo al proprio futuro.

In maniera serena cercheremo di pianificare eventualmente il futuro dell’Inter, con o senza di me”. Queste erano state le parole a caldo del tecnico leccese, che, se unite alle manifestazioni d’insofferenza dei mesi precedenti, facevano intendere un suo possibile (o probabile) addio alla società che lo aveva rilanciato nel panorama italiano ed europeo. Già nel 2014, infatti, aveva lasciato la Juventus in circostanze simili e al suo posto era arrivato proprio Allegri, che aveva avviato una serie di successi lunga 5 stagioni.

Il tecnico ex-Milan all’Inter avrebbe trovato un gruppo in grado di adattarsi al suo modo di vedere il calcio, basato su una disposizione organizzata e studiata a tavolino associata alla libertà tattica concessa ai giocatori di riferimento. Una delle prime mosse sarebbe stato il passaggio alla difesa a 4, aiutato dalla presenza in squadra di centrali più adatti a questo schieramento come Skriniar e Godin, a cui poi si sarebbero sicuramente aggiunti De Vrij e Bastoni. Paradossalmente, qualche difficoltà avrebbe potuto incontrarla il nuovo arrivato, Achraf Hakimi: Allegri, infatti, tende a inserire i nuovi acquisti in modo molto graduale, soprattutto se giovani, e ha mostrato di non amare particolarmente i terzini troppo propensi a spingersi in avanti a discapito dell’equilibrio della squadra. A centrocampo il tecnico toscano avrebbe avuto moltissime scelte: un 4-3-1-2 con un trequartista a supporto delle punte, garantendo così a Eriksen la centralità nel progetto mancatagli fino ad ora; oppure un 4-2-3-1, con due mediani di contenimento ed una batteria di tre fantasisti libera di esprimersi (magari con Hakimi a destra e Perisic a sinistra).

Alla fine, però, la dirigenza nerazzurra ha deciso di proseguire il sodalizio con Conte e per Allegri si sono aperti nuovi scenari.

ROMA

Proprio all’inizio di questa stagione è trapelata, invece, la possibilità di insediarsi nella Capitale d’Italia; la partita d’esordio degli uomini di Fonseca con l’Hellas Verona ha infatti alzato un polverone enorme a causa della prestazione decisamente deludente e del risultato, convertito successivamente in sconfitta.

Alla vigilia del match valido per la seconda giornata contro la Juventus, si sono fatte sempre più insistenti le voci che volevano l’esonero dell’allenatore portoghese in caso di un drammatico naufragio contro i piemontesi. A posteriori, però, la scelta di confermare Fonseca sembra stia portando ottimi risultati, altresì conditi da prestazioni più che convincenti.

Un eventuale arrivo di Max Allegri sulla panchina giallorossa avrebbe portato, dal canto suo, maggiore esperienza ed un cambiamento nell’identità della squadra; una personalità come quella del tecnico toscano avrebbe fornito nuova carica a tutto il gruppo, dando anche nuovi stimoli a quei calciatori ormai ai ferri corti con Paulo Fonseca (un esempio su tutti quello di Edin Džeko, per il terzo anno consecutivo molto vicino all’addio alla Roma). Questa scelta avrebbe inevitabilmente rappresentato un cambio radicale nello stile di gioco: al perseguimento del “bel gioco” si sarebbe sostituito l’atteggiamento pragmatico tipico Allegriano. Anche in questo caso sarebbe stato abbastanza prevedibile un passaggio alla più affidabile difesa a 4, in modo da creare un centrocampo a tre polivalente ed equilibrato: Veretout vertice basso a spezzare il gioco, Pellegrini a crearlo e Cristante che acquisirebbe enorme importanza in fase di inserimento (tornando quindi in un ruolo a lui più congeniale). In attacco, complice l’infortunio di Nicolò Zaniolo, la scelta è facile: Pedro e Mkhitaryan a inventare, Džeko a concludere. In questo modo il bosniaco non avrebbe avuto più la necessità di gestire il pallone nella trequarti e sarebbe stato più presente all’interno dell’area di rigore avversaria, pronto a sfruttare le giocate dei trequartisti alle sue spalle.

L’ottima prova fornita dalla Roma contro i bianconeri e contro il Benevento ha però allontanato l’ombra di Allegri.

PSG

La sconfitta dei parigini nella finale di Champions League di agosto ha fatto pensare alla fine di un ciclo, di una gestione non molto positiva durata più di 2 anni. Immediatamente dopo il match, hanno incominciato a diffondersi voci su un possibile esonero di Thomas Tuchel proprio a favore di Massimiliano Allegri; queste voci, attenuatesi a seguito del rinnovo del tedesco fino al 2021, hanno ripreso vigore dopo il match di Champions League contro il Manchester United. Ciò che preoccupa maggiormente, in realtà, è la mancanza di un’identità di squadra, piena di stelle che brillano a intermittenza e che quando non si accendono rendono inesistente il gioco.

In questo contesto, Max Allegri sarebbe senz’altro l’allenatore più adatto a prendere il posto dell’ex-Dortmund: un allenatore di polso, che da anni viene considerato abilissimo nel gestire una squadra di campioni. Al Milan e alla Juve, dove ha vinto con squadre molto preparate, aveva un’ottima base di partenza. A Parigi, ne avrebbe una ancora più importante: un reparto offensivo con fuoriclasse come Neymar, Mbappé, Icardi e Di Marìa sarebbe senza dubbio il migliore mai messo a sua disposizione. Una situazione più problematica verrebbe a crearsi nei due reparti arretrati; il centrocampo allestito da Leonardo non risulta sufficientemente equilibrato: troppi i “registi” come Verratti, Paredes, e Ander Herrera, pochi i centrocampisti di quantità con grinta e fisico, come Idrissa Gueye ed il neoacquisto Danilo Pereira. Il centrocampo ideale di Allegri richiede infatti un solo regista come vertice basso e predilige un incontrista ed una mezz’ala di inserimento che coniughi perfettamente difesa e attacco. È proprio quest’ultima che manca forse nello scacchiere parigino, ma a pensarci bene Max potrebbe facilmente scegliere di schierare ben due incontristi per lasciare ancora più libertà ai suoi attaccanti; la loro fantasia verrebbe così a incontrarsi con la concretezza di Allegri, che renderebbe probabilmente la manovra offensiva dei francesi più incisiva ed efficace.

Se c’è un allenatore al mondo in grado di prendere in mano le redini di una squadra in cerca di una nuova identità, quello è Max.

Se son rose, fioriranno.

CHELSEA

Parallelamente alla pista francese, recentemente si sono fatte sempre più intense anche le sirene londinesi. Nonostante la campagna acquisti faraonica, infatti, i Blues sono partiti con il freno a mano tirato. La rivoluzione voluta da Lampard e finanziata da Abramovich c’è stata, ma i risultati stanno deludendo tutti, il patron russo in primis.

Le prime uscite di campionato del Chelsea hanno messo in evidenza alcuni problemi intravisti già nella passata stagione; uno su tutti, la scarsa affidabilità di Kepa, che sta dimostrando ogni giorno di più di non essere all’altezza di questi palcoscenici (e di questi prezzi); inoltre, si sono manifestate numerose criticità anche in fase difensiva, soprattutto in occasione di contropiedi o transizioni negative. Non mancano, inoltre, i problemi in attacco, dal momento che dopo un mese e mezzo Lampard non ha ancora capito come impiegare al meglio i nuovi arrivati Werner e Havertz; la caratteristica migliore dei due, entrambi abili negli inserimenti alle spalle della difesa, poco si concilia con l’impianto di gioco dell’ex allenatore del Derby County. Trovare loro un assetto congeniale non è di certo semplice, poiché presentano caratteristiche simili a Mount e Pulisic (già presenti in rosa), oltre che ad Hakim Ziyech ancora fermo per un infortunio. Senza nulla togliere a Lampard, servirebbe probabilmente un allenatore in grado di costruire un piano tecnico-tattico intorno ai giocatori a disposizione: il primo nome balzato alla mente di Abramovich è, non a caso, quello di Massimiliano Allegri.

Con l’avvento del toscano, la squadra troverebbe una nuova solidità difensiva (probabile l’inserimento di Mendy come portiere titolare), soprattutto perché sarebbe il centrocampo a dover faticare di più, ripiegando in aiuto dei compagni; un atteggiamento, che, per ora, si è visto solo in N’Golo Kanté. Accanto al francese e a Jorginho, perno centrale della manovra, sarebbe verosimile un utilizzo maggiore di Mateo Kovacić, mentre sulle fasce i più indicati per la manovra Allegriana sarebbero Azpilicueta e Chilwell, capaci di adempiere a compiti difensivi e offensivi. Il punto fermo dell’attacco resterebbe Werner, anche se non è da escludere la scelta di affiancare al tedesco una punta meno mobile come Tammy Abraham; se così non fosse, allora il compito più importante lo avrebbero le ali (o i trequartisti) che il mister toscano potrebbe far ruotare molto data l’abbondanza di scelte.

Il futuro di Massimiliano Allegri, quindi, potrebbe anche parlare inglese.

MANCHESTER CITY

Fonte: calcio.fanpage.it

Si era parlato di una possibile avventura nella città industriale inglese, sponda Red Devils, ma quest’ipotesi sembra essere per ora tramontata. E allora come mai al City? Dove c’è Guardiola? La questione è più semplice di quanto sembri. Il tecnico catalano è arrivato a Manchester tre anni fa e da allora è stata allestita una squadra che definire fenomenale è riduttivo.

Per quanto il nome di Guardiola da dieci anni a questa parte sembri intoccabile, la sua gestione inglese non sta ottenendo del tutto i risultati sperati. Arrivato nel 2016, chiude il primo anno senza titoli, mentre nel successivo conquista la Premier League e la Coppa di Lega; la stagione 2018-19 è decisamente più positiva: agli stessi successi dell’anno precedente aggiunge quello in FA Cup. La stagione scorsa, invece, è stata forse una delle più deludenti: partendo da favoriti, i Citizens hanno messo in bacheca solo la Coppa di Lega (terza consecutiva). Casualmente (oppure no), in ambito internazionale non ci sono risultati particolarmente importanti, in quanto nella sua avventura inglese Pep non è mai andato oltre i quarti di finale di Champions League. Niente di eccezionale per il tecnico catalano, specie se si considera il motivo del suo ingaggio. Guardiola era arrivato a Manchester come l’uomo che doveva consacrare il City a vero top club in ambito europeo: se da un lato la fama del club è aumentata (soprattutto grazie ai tanti milioni investiti nel mercato per soddisfare le sue richieste), dall’altro i successi si riferiscono al solo ambito nazionale. Guardiola era chiamato a migliorare quanto fatto dai predecessori, invece si è limitato a “copiare”: sia Mancini sia Pellegrini hanno conquistato la Premier; l’italiano ha anche aggiunto l’FA Cup, il cileno due Coppe di Lega e una semifinale di Champions. Guardiola ha vinto un maggior numero di titoli ma non bastano un campionato e due Carabao Cup in più per considerare la sua gestione migliore delle precedenti.

In questi anni, l’ex Barça e Bayern ha richiesto moltissimi giocatori per mettere in pratica il suo credo calcistico e ha portato il club a spendere, in sole quattro stagioni, quasi 778 milioni di euro. Una cifra così alta richiede senza dubbio la vittoria, senza scuse o attenuanti. Con i milioni investiti, Guardiola ha costruito una squadra di veri e propri fuoriclasse che ora però potrebbero necessitare di altro per perfezionarsi definitivamente. Forse c’è bisogno di qualcuno che sappia gestire questi fenomeni, che sappia schierarli di partita in partita con un occhio sempre diverso. Per questo, Massimiliano Allegri potrebbe rappresentare una scelta per il futuro sicuramente interessante; è in parte vero che per il modo di intendere il pallone di Allegri forse lo vedremmo un po’stonare in mezzo al contesto City, ma possiamo contare sulla sua grandissima capacità di adattamento che lo ha contraddistinto negli anni passati. I troppi gol subiti non rappresenterebbero più un problema così critico, dal momento che quasi sicuramente Max arretrerebbe, e di tanto, la linea difensiva, portandola a ridosso della propria area di rigore; in attacco sicuramente non verrebbero a mancare le opzioni, data la presenza di fuoriclasse come Sterling, Agüero e Mahrez (e ottime riserve come Ferran Torres e Gabriel Jesus). Un potenziale problema sarebbe invece rappresentato dal centrocampo, che non presenta grande solidità: a due mediani-registi come Fernandinho e Rodri, si affiancano infatti giocatori di altissima classe come Gündogan e Bernardo Silva, senza la presenza in rosa di un centrocampista in grado di fornire corsa e quantità. Ciò potrebbe significare il primo intervento della dirigenza sul mercato ma se così non fosse non sarebbe da escludere un cambio di atteggiamento nel progetto del tecnico toscano. Guardiola ha portato a Manchester la consapevolezza di poter ragionare in grande, ma da troppo tempo sembra non poter incarnare più il filosofo alla base di questo ragionamento.

Allegri è un pragmatico, non un filosofo, e forse adesso per il City è arrivato il momento di lasciarsi guidare da un uomo di sostanza come lui.