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Stanley Matthews, la lunga storia del primo Pallone d’Oro

Stanley Matthews, la lunga storia del primo Pallone d’Oro

Fin dall’età classica, passando per le varie epoche della nostra storia, molti scrittori e intellettuali asserivano di ambire alla gloria per sconfiggere la morte, lasciando un segno indelebile da tramandare ai posteri per diventare così immortali. Col passare dei secoli le vie per la gloria sono aumentate: le arti visive hanno caratterizzato il Rinascimento, la musica è divenuta sempre più emblematica nell’età moderna e lo sport ha preso il sopravvento nel Novecento.

L’amato sport del calcio è stato inventato in Inghilterra nel 1848 presso il Trinity College di Cambridge e da quel momento in poi si espanse in tutte le nazioni fino a diventare lo sport più praticato e più seguito. Legati al calcio ci sono molteplici nomi che hanno acquisito lo status di ‘immortale, in quanto hanno abbattuto i vari confini cronologici per arrivare ai nostri giorni nonostante siano passati tanti anni.

STANLEY MATTHEWS, IL PRIMO PALLONE D’ORO

Stanley Matthews è una delle figure più caratteristiche del calcio del Novecento. È il calciatore più longevo della storia, giocò a livelli professionistici fino a 50 anni.

Nacque nel 1915 ad Hanley, una delle comunità che formano la città di  Stoke-on-Trent. Era il classico gentiluomo inglese, sempre cordiale in campo, composto ed elegante nella vita privata. Celebre è la sua dieta peculiare e il suo allenamento rigoroso che gli hanno permesso di mantenere sempre una forma fisica impeccabile.

Matthews non bevve mai alcolici, preferiva il succo di carota; ogni lunedì digiunava mentre gli altri giorni seguiva una dieta a base di verdure. Dormiva 12 ore al giorno e ogni mattina andava a correre sulle spiagge di Blackpool indossando scarpe di piombo; in campo invece indossava degli scarpini molto leggeri che non erano in commercio in Inghilterra. Nella sua vita non ha mai fumato una sigaretta.

Fonte dell’immagine: transfermarkt.it

Da calciatore ha scritto la storia dello Stoke City, del Blackpool e della nazionale inglese. Nella sua carriera non ha mai ricevuto un provvedimento disciplinare: oltre ad essere restio nel contrastare gli avversari che erano in possesso palla, era capace di mantenere la concentrazione e non perdere le staffe, nonostante subisse spesso interventi duri. Fu soprannominato Il Mago del dribbling. Nel 1956 vinse la prima edizione del Pallone d’Oro, e nel 2002 è stato inserito nella Hall of fame del calcio inglese.

PRIMI PASSI

Matthews è cresciuto in una famiglia benestante, suo padre era un noto pugile. Da ragazzo frequentò le migliori scuole e nel frattempo coltivava la passione per il calcio. Inizialmente suo padre avrebbe preferito che avesse seguito le sue orme optando per la carriera da pugile, ma cambiò idea quando constatò la determinazione del figlio, che a soli 13 anni si allenava con convinzione per diventare calciatore.

Il ragazzo ogni giorno si svegliava alle 6 del mattino per fare ginnastica, mentre nel pomeriggio lavorava come lustrascarpe per aiutare la famiglia. Iniziò a giocare nello Stoke City a 15 anni, dopo essere stato visionato agli England Schoolboys. A 17 anni firmò il suo primo contratto da professionista, con il quale percepiva 5 sterline a settimana. In campo si dimostrò subito un calciatore intelligente, preciso nei passaggi e molto veloce.

Era un esterno destro di centrocampo, molto prolifico nella prima parte della sua carriera. Quando la marcatura degli avversari diventava intensa era in grado di arretrare il suo raggio d’azione per dribblare gli avversari e servire precisi assist ai suoi compagni.

PERCORSO VERSO LA GLORIA

Matthews esordì in prima squadra il 19 marzo 1932 contro il Bury. Nella stagione successiva, poco dopo aver compiuto 18 anni, segnò il suo primo gol contro il Port Vale, squadra di cui era tifoso da bambino. Da giovane stella in rampa di lancio divenne immediatamente uno degli elementi fondamentali della squadra. Nella stagione 1935-1936, sotto la guida di Bob McGrory, guidò lo Stoke City al quarto posto in First Division, il miglior piazzamento della sua storia.

Intanto Matthews veniva costantemente convocato in nazionale maggiore, e il suo successo infastidiva i compagni di squadra. Amareggiato dalla situazione divenuta turbolenta, chiese il trasferimento, ma Albert Booth, il presidente dello Stoke City, glielo negò. Il calciatore alla fine decise di restare, determinante fu il calore e l’affetto dei tifosi che si schierarono a spada tratta dalla sua parte.

Fonte dell’immagine: corrieredellosport.it

Dal 1939 al 1946 il campionato fu sospeso a causa della Seconda Guerra Mondiale. Nonostante Matthews percepisse il massimo salario per un calciatore, fu costretto ad arruolarsi. Entrò nella Royal Air Force, l’aeronautica militare del Regno Unito di base a Blackpool, e arrivò al ruolo di caporale. Durante il conflitto la FA (Football Association) non svolse nessuna competizione professionistica, così Matthews partecipò a numerosi tornei di calcio bellici.

CAMBIAMENTI

Nel 1945 suo padre morì. Sul letto di morte gli promise due cose: di prendersi cura della famiglia e di vincere la FA Cup. Il calcio ripartì con la stagione 1946-1947, ma pochi mesi dopo una tragedia sconvolse Matthews al punto di meditare di abbandonare il calcio. Nel quarto di finale di FA Cup tra Stoke City e Bolton Wanderers crollarono le tribune dello storico stadio di Bolton causando 33 morti e circa 500 feriti. Matthews trascorse in solitudine alcune settimane per riprendersi, per poi donare molti dei suoi risparmi ad un fondo per il disastro.

Intanto il rapporto tra il calciatore inglese e lo Stoke City deteriorava sempre di più. Alcune esclusioni dai titolari ed un rapporto diventato non idillico con mister McGrory lo spinsero nuovamente a chiedere la cessione; questa volta la società accettò. Il 10 maggio 1947 fu ufficializzato il suo passaggio al Blackpool.

UNA PROMESSA DA RISPETTARE

Joe Smith, l’allenatore dei Seasiders, prediligeva un gioco propositivo e offensivo, pertanto schierò Matthews in uno spettacolare quartetto offensivo. La prima stagione fu positiva, il nativo di Hanley guidò la sua nuova squadra in finale di FA Cup, dove fu sconfitta 4-2 dal Manchester United. Dopo la partita ricevette l’edizione inaugurale del premio Calciatore dell’anno assegnato dalla Football Writers’ Association. La stagione 1950-51 fu entusiasmante, ma anche questa culminò con una delusione: in campionato i Seasiders raggiunsero il terzo posto, ma furono nuovamente sconfitti in finale di FA Cup, questa volta dal Newcastle per 2-0.

Ma Matthews ci riuscì a realizzare l’ultima promessa fatta al padre. Nel 1953, il Blackpool sconfisse 4-3 il Bolton al termine di una finale rocambolesca: a 20 minuti dal termine il parziale era di 1-3, ma i Seasiders riuscirono a rimontare. Decisiva fu la tripletta di Mortensen, anche se il vero mattatore della finale fu Matthews, che con i suoi dribbling e i suoi assist (ben tre dal momento in cui il risultato era fermo sull’1-3) trascinò il Blackpool al trionfo. Questa partita, giocata a Wembley di fronte a circa 100mila spettatori, fu ribattezzata ‘la finale di Matthews‘. Ci teneva troppo a quella promessa…

Fonte dell’immagine: fifa.com

OLTRE OGNI RECORD

Dopo il trionfo Matthews aveva 38 anni, ma nonostante qualche infortunio di troppo non ne voleva sapere di smettere di giocare. La stagione 1955-1956 fu da incorniciare: il Blackpool terminò la stagione al secondo posto, alle spalle dell’imbattibile Manchester United; il fuoriclasse inglese disputò quella che, secondo lui, fu la miglior partita della sua carriera, una vittoria per 3-1 contro l’Arsenal; fu assegnata la prima edizione del Pallone d’Oro, che Matthews vinse battendo Alfredo Di Stefano per 47 voti a 44.

Quando mister Smith fu sostituito da Ron Stuart, che optava per un sistema di gioco più equilibrato, il ruolo di Matthews nella squadra cambiò. Veniva schierato sempre più lontano dalla porta, e gradualmente divenne sempre meno imprescindibile nelle gerarchie del nuovo tecnico. Il 7 ottobre 1961 giocò la sua ultima partita con la maglia del Blackpool, contro l’Arsenal ad Highbury.

Matthews decise di tornare allo Stoke City, che militava nella seconda serie inglese. Il calciatore percepì dai Potters 50 sterline a settimana, il doppio rispetto a quello che guadagnava al Blackpool, che incassò circa 3500 sterline per il suo trasferimento. La prima partita della sua seconda esperienza allo Stoke fu contro l’Huddersfield Town: allo stadio erano presenti circa 36mila spettatori, più del triplo rispetto alla partita precedente.

Nella seconda stagione riuscì a riportare la sua squadra in First Division, vincendo nuovamente, dopo 15 anni, il premio Calciatore dell’anno. La sua ultima partita da professionista la giocò nel febbraio 1965 contro il Fulham, a 50 anni compiuti. Dopo il ritiro Matthews affermò rammaricato che avrebbe potuto continuare a giocare per almeno due anni.

Fonte dell’immagine: 1000cuorirossoblu.it

Con la nazionale inglese debuttò nel 1934 contro il Galles, partita in cui andò a segno. Ha partecipato ai Mondiali del 1950 e 1954, mentre la sua esclusione nel 1958 causò scalpore e non poche polemiche. Il suo score con la selezione dei Tre Leoni è stato di 11 gol in 54 partite.

OLTRE IL CALCIO GIOCATO

Poche settimane dopo il ritiro la Regina d’Inghilterra lo nominò Sir. Matthews è dunque l’unico calciatore ad aver ricevuto una Knight Bachelor, un rango che fa parte del sistema di onorificenze britanniche. In seguito ha vissuto un’esperienza da allenatore per tre anni sulla panchina del Port Vale, dopodiché iniziò a girare il mondo allenando i dilettanti. In quegli anni ha vissuto in Australia, USA, Canada, Nigeria, Ghana, Uganda e Tanzania.

Nel 1975, in Sudafrica, creò una squadra composta esclusivamente da calciatori neri, nonostante le duri leggi dell’Apartheid. La squadra, che rappresentava la città di Soweto, si chiamava Stan’s men. Matthews portò i suoi ragazzi in giro per il mondo, anche in Brasile a conoscere Pelè. Gli africani lo amavano profondamente, lo definivano l’uomo nero con la faccia bianca.

Matthews morì il 23 febbraio 2000 all’età di 85 anni, dopo essersi ammalato durante una vacanza a Tenerife. Le sue ceneri sono sepolte sotto il cerchio di centrocampo dello Stoke Stadium, che aveva inaugurato nell’agosto 1999.

Nonostante ciò il ricordo di Matthews resta indissolubile nella mente degli amanti del calcio; l’esperienza da calciatore, il valore umano e tutti quegli aspetti caratteristici della sua figura gli affidano indubbiamente lo status di immortale.

Immagine in evidenza presa da Wikimedia Commons con diritti Google Creative Commons

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