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Il paradosso di Icardi

Il ritorno in Champions League dell’Inter non poteva essere qualcosa di normale e non lo è stato. Come non sarebbe potuto mancare all’appuntamento – storico, per la squadra e il giocatore – il capitano Mauro Icardi. Il giocatore argentino si è svegliato solo nel finale ma con un gol sensazionale, memorabile, eterno: tanto per la sua bellezza che per la grande spinta che ha saputo dare ai compagni e a San Siro. L’acuto di Maurito è stato un colpo da campione che molti non si aspettavano potesse arrivare; soprattutto, molti non si aspettavano un gesto così importante dal capitano dopo una partita assolutamente piatta. Di fatti, il paradosso di Icardi si evince proprio da una sfida come quella di ieri contro il Tottenham, in cui il giocatore non convince ma segna, fa arrabbiare ma gioire.

Per questo si parla di paradosso, di un Icardi double face. Il primo tempo del match contro il Tottenham ha visto Icardi toccare il pallone solo sei volte; per un certo senso, ci si ritrova in regola con certe prestazioni dell’argentino in cui è stato molto poco coinvolto dal gioco della squadra. Ed è da queste prestazioni fallimentari che arrivano critiche e giudizi. Ma Icardi ha qualcosa di speciale, perchè oltre le critiche e gli errori, segna sempre tanti gol. Molti attaccanti si sono dovuti ambientare in questa dimensione ambigua, fra l’osannato e il perennemente criticato. Ma quello di non riuscire a entrare nel vivo del gioco è un problema di Icardi o dei suoi compagni di squadra ?

QUALITA’

Il valore tecnico di Mauro Icardi è indiscutibile: sono esenti da critiche la sua potenza nel gioco aereo, la dimestichezza nell’utilizzo del fisico, il cinico senso del gol e la bravura nei tagli dietro le difese avversarie. I problemi relativi a Icardi sono una macchina da opinioni che l’argentino ha innescato fin dall’Inter di Walter Mazzarri, in un periodo in cui Icardi segnò trentuno reti in due stagioni (nella seconda capocannoniere della Serie A con 22 gol, a ventidue anni). Eppure, 77 marcature dopo, la limitata presenza di Icardi nel gioco di squadra ha amplificato la portata del ragionevole dubbio. Perchè Icardi segna molto ma non riesce a incidere marcatamente fuori dall’ambito del gol: nulla di strano (teoricamente) per un centravanti. Eppure il calcio moderno (vedi i suoi interpreti negli ultimi metri, come Higuain, Suarez, Harry Kane o, per citarne uno italiano, Ciro Immobile) richiede necessariamente anche un impegno fuori dall’area di rigore, in cui si vedono copertura in fase di non possesso, sponde, movimenti laterali e più in generale una sensibilità maggiore nel cercare l’uno contro uno. Al contrario, Icardi può essere definito il re del pragmatismo, un giocatore a cui bastano pochi tocchi per fare rete. Il gol di ieri, arrivato dopo una partita insufficiente, è stato realizzato con un solo tiro, un tocco da fuori. Proprio come fanno i veri campioni, a cui basta poco o nulla per raggiungere il massimo della resa. Eppure c’è sempre quella difficoltà enorme nel definire Mauro Icardi un campione.

Al di là del palmares pressoché inesistente, Icardi ha lo spirito e il giusto bagaglio di capacità professionali per giocare in un club di alto lignaggio internazionale, come il Real Madrid o il Barcellona o il Bayern Monaco. Ma l’impasse che si è creato intorno al suo modo di giocare non ha permesso finora alcuna possibilità di affermazione definitiva nei radar delle grandissime d’Europa. Tuttavia quella di ieri è stata la prima presenza di Maurito in Champions League e a fine stagione il discorso potrebbe cambiare.  Icardi ha segnato tantissimi gol in Italia e soprattutto contro le piccole: dei suoi 100 gol in Serie A con l’Inter solo il 39% è arrivato contro club classificati dal primo al sesto posto. Per l’Inter Icardi è un giocatore risolutivo in quanto finalizzatore ma non riesce ad esserlo allo stesso modo lontano dalla porta. Al termine dell’incontro con il Tottenham Spalletti ha detto che «Icardi e Nainggolann devono imparare a trovarsi». Concetto giusto: probabilmente Icardi ha bisogno di un giocatore che lo aiuti a integrarsi con il resto della squadra, che permetta di agevolarlo nelle smarcature e lo avvicini per vie centrali al centrocampo.

PERSONALITA’

Come tutti i giocatori di personalità, anche Icardi ha un proprio modo di giocare. Nello scorso campionato ha dimostrato con uno show down da 29 reti tutto il suo repertorio, e la Serie A ha definitivamente capito le difficoltà dell’argentino nel saper dialogare con la squadra per ’90. Dunque questo è Icardi, che nonostante i pochi tocchi e l’assenza di immanenza nell’economia del gioco ha sempre segnato più di quindici reti a stagione; nelle difficoltà, l’unica cosa che ha mantenuto integra la credibilità di Icardi è la rete. Dunque, dialetticamente, Icardi non può non essere un calciatore unico per Inter, Argentina e Serie A, un patrimonio di prestigio internazionale a cui vanno registrati alcuni appunti non secondari. Le sue manchevolezze in partita non vanno intese come errori bensì difetti, impliciti nel modo naturale di giocare di Icardi. Il ruolo specifico che il talento di Rosario ha assunto nelle stagioni milanesi sono tutte interpretazioni da protagonista di una squadra che ha avuto molte difficoltà nel trovare sia un’identità che un gioco fluido.

I cinque allenatori che hanno avuto Icardi a disposizione non hanno potuto fare a meno di ancorarlo come ultimo riferimento offensivo della propria manovra, che dall’arrivo di Luciano Spalletti ha visto anche l’inserimento del ruolo del trequartista dopo molto tempo. Appunto, l’inserimento di Nainggolann può aiutare Icardi a essere più partecipe della manovra, perchè oltre il ruolo, è anche la qualità della rosa a contribuire a questo fenomeno. Icardi non sarà certo il più letale degli attaccanti e non è nemmeno il più forte fisicamente ma rimane comunque ascrivibile nella lista dei migliori, soprattutto in termini realizzativi. Sembra invece che i restanti dieci in campo non aiutino abbastanza il numero nove dell’Inter. Si parla di qualità e di impegno per Icardi, ma il resto della squadra ? Effettivamente, solo nelle ultime due stagioni l’Inter ha investito su giocatori di reale qualità, arrivando, non a caso, finalmente in Champions League. Icardi ha disputato la sua miglior stagione proprio quando il livello della squadra era aumentato e le prestazioni, seppur spesso discusse, erano inevitabilmente migliorate (il rating della scorsa stagione di 7,28 è inferiore di 0,2 di quello dell’annata 2016/2017 con Mancini, fonte Whoscored,it )

Icardi ha un suo specifico modo di giocare che lo rendono spesso lontano dal coinvolgimento nel gioco e più in generale dalla storia della partita, ma il feeling con il gol è una peculiarità altrettanto naturale e forse, con un miglioramento della squadra e una maggiore qualità nella manovra, il bomber di Rosario potrebbe invertire anche quelle insufficienze lontano dall’area.

 

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