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Meloccaro: “Nadal a Parigi da favorito, Federer se c’è vuole vincere. Ok la Sharapova a Roma”

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Per la nostra prima esclusiva a tema tennis, abbiamo avuto il piacere di chiacchierare con Stefano Meloccaro, principale volto tennistico di Sky Sport e grande esperto di questa disciplina.

Ciao Stefano, innanzitutto grazie della disponibilità. Partiamo subito dall’uomo più in forma del momento che è Nadal. Può vincere la decima anche a Parigi?

Pensa che io lo pensavo ancora prima che facesse questo inizio di stagione. Per un periodo non è stato in forma ed era competitivo comunque, ora che è in salute può vincere la decima e anche l’undecima. Attenzione a darlo già per scontato perché i rivali ci sono, ma comunque per me a Parigi parte testa di serie numero 1 a differenza di quello che dice la classifica.

Parlando di teste di serie numero 1. Per quello che ha fatto vedere Murray in questo 2017 è degno di essere il numero 1 del mondo?

Degno o non degno quella è filosofia. C’è un computer che determina la classifica ATP quindi come diceva Boskov “numero 1 è chi numero 1 in classifica”. Certo in questo momento non sta giocando da Murray e mi pare difficile una resurrezione proprio a Parigi. Pensando ai punti che deve difendere da qui a fine stagione sono sicuro che lui, come tutti questi super campioni, baratterebbe tranquillamente il primato mondiale con un paio di Slam.

Rimanendo su un altro di crisi, Djokovic, che dallo scorso Roland Garros non sembra più lo stesso, ha anche annunciato di voler rivoluzionare il suo team. Può giovargli questo cambiamento?

Certo, ma lo scopriremo solo vivendo perché è veramente indecifrabile quello che gli sta succedendo. Oggi ho letto una sua dichiarazione in cui dice di non aver dimenticato come si gioca a tennis. Questo noi lo sappiamo, ma lui sa meglio di noi che per vincere, giocare a tennis non basta. Ce ne sono 2000 che sanno giocare come Djokovic, giocare a tennis è solo il 20%. È la testa che fa la differenza e francamente sembra persa. Magari va a Parigi e la ritrova, magari l’ha lasciata proprio lì.

Passiamo a Federer, che ha confermato la sua presenza a Parigi dopo aver saltato tutti i tornei sulla terra. A questo punto non sarebbe stato meglio non presentarsi per prepararsi meglio per Wimbledon?

Quando si parla di Roger Federer ci dobbiamo tutti inchinare, rivolgerci verso Basilea e fare una preghierina. Tutto ciò che egli dice per noi è la via. Perciò se il ragazzo va al Roland Garros meglio per noi, lui può fare quello che vuole. Più gioca a tennis e meglio è per noi. Conoscendo la mentalità lui va a Parigi per vincere, è più assatanato di Nadal in quanto a vittorie. Sono convinto comunque che vada al Roland Garros per vincere anche se sicuramente non ci riuscirà.

Spostandoci sul tennis femminile, Serena Williams che ora è incinta, il prossimo anno saranno 37. Se dovesse tornare e vincere ancora diventerebbe la più grande di tutti i tempi?

Secondo me già lo è. Poi come insegna il maestro Rino Tommasi non puoi dire il più grande/la più grande di tutti i tempi. La devi mettere nel pianerottolo dei 4-5 più grandi di tutti i tempi, uno per ogni epoca, e secondo me nella nostra epoca lei lo è già. Se avrà voglia di tornare sarà meglio per noi.

Parlando invece di due grandi che verranno: Thiem e Zverev. Chi può vincere uno Slam per primo?

Il meno giovane, cioè Thiem. E’ più pronto, ma solo per motivi anagrafici. Tutti e due mi sembrano attrezzati per vincere. Poi vincere 7 partite al meglio dei 5 non è facile, ma prima o poi credo che ci arriveranno tutti e due. Thiem ora mi sembra più attrezzato.

Ultima domanda un po’ al veleno. Visti i recenti risultati di Francesca Schiavone, un titolo e una finale, come la vedi la sua assenza a Roma e la polemica legata all’assegnazione della Wild Card?

Non lo so. Da un lato ha ragione lei, una che ha vinto uno Slam andrebbe sempre omaggiata. Però è un po’ lo stesso ragionamento di Totti e vorresti sempre omaggiare la storia del personaggio. Certo che oggi come oggi gliela darei la Wild Card, perché è in formissima. Alla Schiavone dell’anno scorso però non l’avrei data, perché sembrava quasi una ex-giocatrice. Ma Francesca fa miracoli. Da un punto di vista affettivo gliela darei sempre, ma forse dal punto di vista degli organizzatori del torneo è meglio guardare avanti.

E la scelta di darla invece alla Sharapova invece che a lei?

Qui mi dispiace ma sono assolutamente favorevole. Tutte le sue colleghe che si lamentano tanto della Sharapova, se guadagnano tanti soldi adesso è anche merito della Sharapova che da 15 anni porta fatturato al tennis. Oggi non c’è nessun regolamento che vieta la Wild Card a chi ha scontato una squalifica e quindi se io organizzo il torneo del mio condominio do la Wild Card alla Sharapova, mica sono fesso. So che se c’è lei riempio lo stadio, ci sono più giornalisti e più gente che guarda in televisione. Noi non dobbiamo fare i moralizzatori. Infatti gli organizzatori gliela danno sempre, è una finta discussione.

(Ricordiamo che gli Internazionali di Roma saranno un’esclusiva di Sky a partire da lunedì 15.)

 

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ESCLUSIVA – Momblano: “Juventus? Decisive le prime tre dopo la sosta”

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Pronostico Hellas Verona-Juventus

La Serie A è diventata ormai l’oggetto principale di molte discussioni legate al calcio in questi ultimi giorni. Quanto accaduto nel mondo Juventus sta tenendo banco anche nelle testate giornalistiche estere: il problema che ha colpito i bianconeri sembrerebbe allargarsi anche ad altre società italiane. Su questo tema, noi di Numero Diez, abbiamo avuto l’onore e il piacere di intervistare Luca Momblano, giornalista e opinionista di QSVS, TopCalcio24 e Tele Lombardia, esperto del panorama Juventus. Insieme a lui abbiamo analizzato quanto accaduto negli ultimi giorni in casa bianconera, dall’addio di Andrea Agnelli al futuro prossimo che dovrà affrontare la squadra allenata da Massimiliano Allegri. Di seguito l’intervista rilasciata ai nostri microfoni.

LE MOTIVAZIONI DELL’ADDIO DI ANDREA AGNELLI

Quali sono, secondo lei, le principali cause che hanno portato alle dimissioni del presidente Andrea Agnelli? 

“Le chiamerei più delle dimissioni del gruppo di lavoro di Andrea Agnelli. Credo sia stata la conseguenza di una presa d’atto e di coscienza, come ha spiegato in parte anche nella lettera ai dipendenti. Una presa di coscienza del fatto che la sua “ricetta” per sanare una situazione complicata e molto lontana dal poter tornare florida, non poteva più funzionare. Una ricetta che restava sostanzialmente ambiziosa ma che è stata bocciata dall’altra anima del consiglio, che negli ultimi anni era anche significativamente rappresentata da quote EXOR. Da qui lui ha preso atto, forse, che si trattava di un punto di non ritorno, probabilmente in disaccordo con le osservazioni mosse e sulla nuova ricetta che vedremo con la Juventus che verrà”.

Come valuta, in generale, l’operato durante “l’era Agnelli”? 

“L’intero decennio dell’epoca Agnelli la valuto come un’epoca che entrerà comunque all’interno dei libri della storia del calcio, man mano che ci si distanzia e ci si renderà conto delle dimensioni dei risultati ottenuti, quasi incredibili. Pochi ricordano davvero da dove sia partita quella Juve, come ripetuto anche da Antonio Conte. Andrea Agnelli non guardava indietro, voleva guardare avanti e così ha continuato a fare. Aveva tanti obiettivi, mire di grandezza, e credo che siano stati centrati almeno per l’80/85%. Per un progetto che sembrava folle all’inizio e che quasi per intero è riuscito a mettere in piedi, risultando anche un modello per il calcio internazionale. Poi qualcosa è andato storto, con diversi problemi strutturali e legati anche al Covid. Problemi che non potevano risolversi nel breve termine, culminati con dei risultati deludenti anche sul campo. Il calcio purtroppo è così: quando lavori meno bene, nonostante si tratti di un grande club come la Juventus, paghi in termini di risultati”.

LA NUOVA JUVENTUS

John Elkann ha scelto Gianluca Ferrero come nuovo presidente, un suo uomo di fiducia. Pensa che possa essere la scelta giusta per il futuro della Juventus?

“Sicuramente una figura affidabile, un uomo di fiducia di Elkann, così come lo era Andrea. Forse capire con leggero anticipo che l’era Agnelli era finita avrebbe dato maggiore dignità all’intera esperienza, cosa che è venuta meno con il gesto clamoroso della settimana scorsa. Ferrero comunque è un uomo affidabile, competente nel discorso prettamente legato ai conti. Un presidente che ha uno status completamente diverso rispetto a quello di Agnelli, con una libertà di movimento nettamente inferiore. Vedremo, secondo me, una Juventus molto più collegiale”.

DEL PIERO E LA JUVENTUS DI NUOVO INSIEME?

La Juventus potrebbe ripartire da Alessandro Del Piero come uomo immagine della dirigenza bianconera? Vede in lui una figura simile a quella che sta rappresentando Paolo Maldini per il Milan?

“La Juventus potrebbe ripartire da Alessandro Del Piero? Magari si, i discorsi non sono ancora così avanti però è anche vero che Del Piero potrebbe ripartire dalla Juventus. Mi piace pensarla anche dall’altra parte. Parliamo di un uomo che simbolicamente ha rappresentato almeno tre generazioni di juventini, che era designato già dalle cronache dei giornali, quando giocava e aveva appena 24/25 anni, come il prossimo Boniperti e quindi anche come il futuro presidente della Juventus. Sembrava un predestinato, dentro e fuori dal campo con quei colori. Poi qualcosa si è rotto, un cortocircuito e delle scelte personali che lo hanno allontanato. Ma ricordiamoci che Del Piero è fuori dal calcio da quasi 10 anni ormai. Quindi se dovesse esserci questo matrimonio per me la Juve potrebbe ripartire da Del Piero e Del Piero potrebbe ripartire dalla Juve. Tu hai citato Maldini, ma secondo me Alex accetterà solo ruoli superiori a quello che ha lui al Milan. Non vedo Del Piero tutti i giorni al campo, come un equilibrista che deve destreggiarsi tra trattative di mercato e rapporti con allenatore e squadra. Conoscendo bene la sua storia, non mi stupirei che la sua mira sia quasi più istituzionale che operativa”.

LA FIGURA DI ALLEGRI NELLA NUOVA JUVENTUS

Da tempo il bersaglio di tifosi e testate giornalistiche, Massimiliano Allegri alla fine è “sopravvissuto” e continuerà ad essere l’allenatore della Juventus. Giusto secondo lei rifiutare le sue dimissioni prima dell’addio del presidente Agnelli? Lo vede come l’uomo adatto soprattutto in questo momento di difficoltà?

“Dobbiamo prendere atto di una cosa: oggi la maggior parte dei tifosi indecisi, come si direbbe in politica, ha cambiato sponda. Cioè, con una Juve in aria a livello societario, secondo me, una grande fetta dei tifosi pensa che tutto sommato vedere ancora Allegri in panchina non sia un male. Con un allenatore con più idee ma improvvisato risulterebbe molto più rischioso. La sua capacità di gestire questo momento a livello psicologico potrebbe essere fondamentale”.

UN CAMPIONATO ANCORA DA GIOCARE

Crede che tutta la questione legata al caso Juventus si possa ripercuotere sulla squadra alla ripresa del campionato?

“Abbiamo tanti esempi nella storia di squadre che sono andate a tracimare in negativo, sono collassate di fronte a questioni societarie ballerine. Ma ci sono stati anche casi opposti, basti pensare al Parma di Donadoni. Indagare il lato psicologico è molto complicato, io sono un giornalista di calcio e ti posso dire che, secondo me, le prime tre partite dopo la sosta segneranno la stagione della Juventus. La psicologia non è oggi sui giocatori, ma va sommata a quelli che saranno i risultati delle prime tre partite del 2023, contro Cremonese, Udinese e Napoli. Sono convinto che in quei dieci giorni avrò la risposta su quale sarà la stagione della Juventus”.

UN MESSAGGIO AI TIFOSI JUVENTINI

Tante le voci legate ad eventuali squalifiche, ammende o penalizzazioni per la Juventus, spesso infondate e piene di odio verso la società torinese. Cosa si sente di dire ai tifosi bianconeri?

“Credo che ci sia molto l’influsso di Calciopoli sia nelle parole degli haters, sia nelle parole di coloro che prevedono quello che potrà accadere. La verità oggi non la conosce nessuno, ma che tutto questo dibattito sia alimentato dal fatto che c’è un precedente storico che in tanti hanno ancora negli occhi, credo influisca molto. Parlare di Serie B, di penalizzazioni oppure di architettura contro la Juve a prescindere, rappresentano due fazioni alimentate dai ricordi di Calciopoli. Io personalmente sono convinto e speranzoso del fatto che, prima di tutto ogni verità e questione venga acclarata, ma che dall’altro lato sia gestita meglio a differenza del passato, soprattutto perché la società della Juve è molto più presente e il contesto in questione mi sembra molto diverso”.

 

 

 

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ESCLUSIVA – Ravarelli: “A Monza ho vissuto emozioni indelebili”

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Sensi

ESCLUSIVA – Gianluca Ravarelli è un giovane portiere classe 2003 del Legnano, che attualmente milita nel girone A della Serie D. Autore di una buona stagione fin qui, la prima tra i grandi, condita da 15 presenze, 3 clean sheet e un rigore parato.

Fino all’anno scorso faceva parte della Primavera del Monza e ha vissuto molto da vicino la scalata verso la Serie A. Oggi ha deciso di raccontarsi in esclusiva ai microfoni di Numero Diez, per spiegare il suo percorso dando un occhio al futuro.

Quando hai capito che saresti diventato un portiere e cosa ti ha portato a scegliere questo ruolo?

Fare il portiere è una passione che ho dentro da quando sono piccolo, tramandata da mio nonno e poi da mio padre che hanno giocato in questo ruolo. Posso dire di averlo nel sangue. Anche prima di incominciare a giocare a calcio, quando avevo 3/4 anni, andavo al campetto la domenica con mio padre per incominciare a fare qualche tuffo tra i pali”.

Come hai reagito quando è arrivata la chiamata del Monza? Ti sei sentito appagato o l’hai presa come un punto di partenza?

“Dopo aver fatto una grande stagione negli allievi B con la Masseroni, ho avuto la fortuna di avere qualche proposta da squadre professionistiche, tra cui il Monza. Ora che ci penso non ero consapevole dell’importanza della squadra e della società in cui stavo andando, solo successivamente me ne sono reso conto. Ero ovviamente molto contento, fu la mia prima volta in una squadra professionistica e non sapevo bene cosa aspettarmi, anche se non ho avuto nessun problema a fare gli allievi A, anno in cui ci siamo fermati per Covid”.

Tre anni nel settore giovanile, con un occhio sulla prima squadra: come hai vissuto la proprietà Berlusconi e la scalata della Prima Squadra?

Io ho incominciato a vivere la Prima Squadra al mio secondo anno di Monza, subito dopo aver fatto l’U17 (allievi A). L’estate successiva sono stato chiamato a fare la preparazione con la Prima, erano appena saliti dalla C alla B. Per me era qualcosa di straordinario vedere tutto ciò che c’era dietro ad un allenamento, tutto il personale a completa disposizione, le strutture stupende e soprattutto i compagni di squadra che mi sono trovato davanti. C’era gente che, oltre ad aver fatto la Serie A, aveva partecipato pure alla Champions. Quell’anno sono stato molto fortunato perché mi hanno convocato in campionato contro il Pisa, un’esperienza che mi rimarrà per sempre impressa nella mente. Purtroppo la stessa stagione non siamo riusciti a conquistare la serie A perché siamo usciti ai playoff contro il Cittadella”.

Una convocazione tra i grandi per il match di Coppa Italia contro il Cittadella nella scorsa stagione: come ti sei sentito? Com’è andata la scelta del numero di maglia?

L’anno dopo, ad agosto è arrivata la convocazione in Coppa Italia contro il Cittadella. Un’emozione da mettere nel bagaglio delle cose che non dimenticherò mai, a partire dalla riunione tecnica e tutto l’avvicinamento alla partita, fino ad arrivare al riscaldamento e al fischio d’inizio. Tutto ciò rappresentava una grande emozione anche per la mia famiglia che mi seguiva anche da lontano in questa meravigliosa esperienza. Purtroppo la scelta del numero non è stata così entusiasmante dato che per comodità fu la società a scegliere per me. Nel primo anno del Monza in B ho avuto il 64, il secondo il 66. Avere la maglia con il proprio nome è molto emozionante: ovviamente queste maglie le ho già messe in bacheca e regalate ai nonni”.

Ora un’esperienza formativa e da titolare in Serie D con il Legnano: come ti stai trovando? Pensi che sia utile per un giovane scendere di categoria per fare esperienza?

“Penso che sia importantissimo fare esperienza fin da subito in questa categoria, giochi con persone più grandi che ti fanno capire l’importanza di ogni singolo particolare. Inoltre, credo che la Serie D sia una categoria molto sottovalutata, potessi tornare indietro probabilmente ci sarei andato prima. A Legnano mi trovo molto bene, giocare per una piazza così importante è stupendo. Abbiamo la fortuna di avere una grande tifoseria che ci segue ovunque e farebbe di tutto per la maglia lilla”.

Qual è l’arma segreta di un portiere per restare sempre concentrato per 90 minuti?

“Non è semplice per un portiere rimanere sempre concentrato, soprattutto quando la tua squadra attacca molto e devi farti trovare preparato in quelle poche occasioni che capitano. Io cerco di parlare molto con i miei compagni, chiamando le varie marcature e preventive anche in fase di possesso nel momento in cui la squadra è nella metà avversaria”.

Dove ti vedi tra 5 anni?

“Io so sicuramente che cercherò di sfruttare ogni occasione per poter salire di livello, voglio giocare al massimo dei livelli che le mie qualità mi permetteranno. Detto ciò penso che l’anno prossimo intraprenderò un percorso universitario perché penso che il mio cammino scolastico debba continuare e completarsi con ciò. Non posso avere la sicurezza di sapere dove sarò ma ho la consapevolezza che tutte le sfide che intraprenderò le affronterò con tutto me stesso dando il 200%”.

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ESCLUSIVA – Luca Toselli sulla Juve: “Giusto confermare Allegri”

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Juventus

La Juventus sta attraversando uno dei periodi di maggior difficoltà della sua storia. Risultati che faticano ad arrivare e dimissioni improvvise di tutto il C.D.A., situazioni che non fanno passare nottate tranquille ai tifosi bianconeri. In esclusiva per Numero Diez la voce di Luca Toselli, influencer grande esperto e tifoso della Vecchia Signora seguito da centinaia di migliaia di persone sui propri account social. Di seguito l’intervista.

L’ERA ANDREA AGNELLI

Nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane e cinque Coppe Italia, questi i successi della Juventus nei dodici anni di gestione Andrea Agnelli. Quali parole ti senti di rivolgere nei confronti dell’operato dell’ormai ex presidente?

“Un ringraziamento per gli anni che ci sono stati di vittorie e successi nonostante gli ultimi non siano andati bene. Probabilmente la presidenza di Andrea Agnelli era ormai giunta al termine. Il fatto che si sia arrivati alla divisione per altre cause è un dispiacere ma probabilmente ci stava dopo dodici anni un cambio in cima alla piramide della Juventus”.

LE PREOCCUPAZIONI DEL MOMENTO

Da tifoso che sente la maglia bianconera come una seconda pelle, quali sensazioni stai provando in questo periodo così delicato?

“Confusione e sorpresa. Non mi spaventa il fatto di avere un presidente, bensì la dinamica e le tempistiche nel quale è avvenuto questo cambiamento. Vista dalla nostra prospettiva viviamo questo avvenimento in modo confusionario e, come un qualcosa in continua evoluzione”.

LE POSSIBILI NUOVE FIGURE DIRIGENZIALI

Prima Del Piero poi Trezeguet: due leggende del club che si sono proposte di tornare per aiutare la loro vecchia squadra. Pensi che potrebbero contribuire alla rinascita del club?

“Vedo molto più adatto Del Piero a livello dirigenziale, Trezeguet penso sia maggiormente un uomo da campo. È ovvio che due figure del genere che nel momento più buio della storia bianconera hanno deciso di scendere all’inferno con la Vecchia Signora è un qualcosa che non può fare altro che piacere”.

IL RUOLO DI MASSIMILIANO ALLEGRI

L’unico mai messo in discussione in questi giorni così intensi è stato Massimiliano Allegri. Si è parlato di possibili dimissioni non accettate, condividi la scelta di tenere il tecnico o avresti optato per un altro profilo?

“Riguardo Allegri penso sia un discorso in continua evoluzione. In caso di dimissioni di Agnelli per un nuovo progetto tecnico avrei capito un immediato cambio in panchina ma, in questa situazione di confusione, cambiare anche l’allenatore sarebbe stato un problema per i giocatori. Allegri dovrà tenere il ruolo di collante in questo momento così delicato”.

LA POSSIBILE REAZIONE IN CAMPO DELLA SQUADRA

In conclusione, come credi possa reagire la squadra sul lato sportivo al rientro dalla sosta? Riusciranno i ragazzi a gestire il peso di giocare in queste condizioni?

“Questa è la mia più grande paura. Sicuramente il momento non è felice e, qualcuno, potrebbe avere delle preoccupazioni a livello di campo. Sappiamo tutti benissimo che all’interno del rettangolo verde di gioco la testa conta tanto e, tutta questa situazione extra-campo, potrebbe provocare dei malumori”.

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ESCLUSIVA – Beatrice Sarti: “Tonali vero capitano! Curiosa di vedere CDK in un altro ruolo”

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i consigli del fantacalcio

SARTI TONALI CDK – Abbiamo avuto il piacere e l’onore di intervistare Beatrice Sarti, giornalista di Radio Rossonera e di Goal Italia, tirando alcune somme su questa prima parte della stagione del Milan, dando uno sguardo al futuro prossimo.

LA PRIMA PARTE DI STAGIONE

Il Milan ha chiuso la prima parte della stagione al secondo posto e con la qualificazione agli ottavi di Champions League: un bilancio tutto sommato positivo. Chi o cosa ti ha sorpreso maggiormente in questi primi mesi?

Sono più di uno i giocatori che mi hanno sorpreso maggiormente. Sicuramente ti posso dire Tonali, anche se ormai non è più una sorpresa, visto che l’anno scorso ha fatto bene. Però, ci dimentichiamo spesso che è un ragazzo molto giovane, che ha trascorso una stagione molto difficile quando è arrivato.

Rimango molto sorpresa quando lo vedo caricarsi il Milan sulle spalle, soprattutto nelle partite in cui i rossoneri incontrano delle difficoltà. Spesso è capitato che lui buttasse il cuore oltre l’ostacolo, e non è scontato per un ragazzo così giovane. Tra l’altro, per me, dovrebbe avere la fascia da capitano, con tutto il rispetto per chi ce l’ha. Per me è lui il vero capitano del Milan.

L’altro giocatore che mi ha sorpreso tanto è Bennacer, perché non era scontato assolutamente sostituire Kessie. Lui ci sta riuscendo, giocando sempre titolare, cosa che negli scorsi anni non faceva, causa anche infortuni.

Infine, l’altro giocatore che mi sta continuando a sorprendere è Pierre Kalulu. Sta diventando sempre di più un giocatore affermato ma, anche qui, ci dimentichiamo che è un giocatore molto giovane e spesso, quest’anno, tra lui e Tomori, è sembrato quasi lui il leader della coppia difensiva”.

NUOVI VECCHI ACQUISTI

Chi invece ha reso sotto le aspettative è Charles De Ketelaere. Finito nell’occhio del ciclone, anche per il costo per il quale è stato pagato, il suo percorso è paragonato a quello di Leao e Tonali. Secondo te, quando vedremo il vero valore del giocatore? Già nella seconda parte di questa stagione o dal prossimo anno?

Su Charles ci può stare il paragone con Tonali e Leao, perché entrambi hanno fatto fatica all’inizio. Però ci può anche non stare: nel senso che, Leao è arrivato in un Milan che aveva molte meno aspettative di quello attuale. Tonali è arrivato in un Milan che non aveva appena vinto uno Scudetto. CDK, “purtroppo”, contro di lui ha il fatto che è stato l’unico vero “acquisto grosso” che ha fatto una squadra che si era appena laureata Campione d’Italia.

Credo che tutti si aspettassero un mercato un po’ più corposo, da parte di una squadra che ha appena vinto uno Scudetto, invece non è stato così. Anzi, lui è stato l’unico, è stato pagato tanto, una trattativa lunghissima, e quando tutte queste cose coesistono è ovvio che la pressione è ancora di più. Se lui fosse stato affiancato da altri acquisti io credo che si sarebbe “diviso” la pressione con questi.

Di fatto lui ce l’ha tutta da solo, e il Milan non è il Milan che va bene se arriva quarto, come quando arrivò Leao: il Milan deve riconfermarsi. Per me è molto relativo il discorso “Charles De Ketelaere va aspettato”. Per me è vero che va aspettato, ma non è vero che lo stanno aspettando perché addetti ai lavori, giornali, tifosi, lo stanno sostenendo ma lo stanno anche criticando tanto. Per me vedremo il suo valore quando lui tornerà a credere un po’ in sé stesso, credo che anche un episodio lo possa aiutare, un gol o un paio di assist…

Sono curiosa anche del fatto se lui cambiasse posizione in campo, perché non l’ho visto molto molto a suo agio in quella posizione, per come è usata quella posizione da Pioli. Anche perché lui ha giocato tante partite in attacco al Bruges, quindi non so se dove l’abbiamo visto finora è la sua posizione giusta”.

A gennaio arriverà un “nuovo acquisto”: Zlatan Ibrahimovic. In quali aspetti può dare il suo apporto lo svedese?

Io credo che Zlatan possa dare il suo apporto dal punto di vista psicologico. È vero che lui c’è sempre stato in questi mesi però ci sarà in maniera concreta. Mi auguro che sarà sempre in spogliatoio, mi auguro che sarà spesso in campo, sarà importante.

Spero che lui possa giocare di più rispetto all’anno scorso e spero che questo intervento lo abbia veramente aiutato a vivere meglio questi suoi ultimi mesi, – anche se non so se saranno mesi perché con lui non si sa mai! -, e mi auguro di vederlo di più in campo”.

NUOVE CHANCES E LA FIDUCIA DELLA CHAMPIONS

Pioli, sin qui, ha usato poco gli innesti estivi, tra Thiaw, Vranckx e Adli. Le amichevoli in programma contro Arsenal, Liverpool e PSV, saranno utili per farli entrare nei meccanismi del mister. Chi saresti curiosa di vedere, con più frequenza, da gennaio in poi?

Sarei curiosa di vedere molto di più Vranckx, perché quando l’ho visto, secondo me, ha fatto bene. E anche Adli: anche se da come sembra, non è tanto visto da Pioli.

Spero che queste amichevoli li possano mettere in luce, ma spero di vederli anche di più in campionato, perché sia giusto dare una chance a questi ragazzi, Anche perché, per esempio, su Adli faccio fatica a darti un giudizio: io l’ho visto veramente pochissimo. Spero veramente di vederli un po’ di più”.

Negli ultimi anni, in Europa, tra Champions League ed Europa League, il Milan ha fatto fatica contro le squadre inglesi: Arsenal in EL, Liverpool e Chelsea in CL. A febbraio arriva a San Siro il Tottenham di Conte: riuscire a superare il turno, per lo più contro un’inglese, quanto significherebbe, a livello di crescita per la squadra rossonera?

Assolutamente sì. Credo che il Milan abbia davvero bisogno di battere una big in Europa. Perché, a differenza del campionato italiano dove è cresciuto, non solo perché ha vinto lo Scudetto, ha battuto tutte le big, si sente forte. In Europa mi è sembrato di vedere un Milan che non si sente così forte, complice anche – ovviamente – il livello più alto.

Credo però che prendere un po’ più di consapevolezza con una qualificazione del genere aiuterebbe tanto il Milan in ottica futura. Magari vincere la Champions League in questo momento è presto, ovviamente. Però arrivare già ai quarti di finale può rappresentare un’iniezione di fiducia per le prossime Champions League”.

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