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“Meno parole, più fatti!”

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“Passiamo alle cose formali”. Il tormentone dell’estate 2017. Dolce leitmotiv per le orecchie rossonere, periodico slogan in Via Aldo Rossi. Un ritornello capace di coinvolgere sia tifosi che diretti interessati tanto da farne anticiparne il formale enunciato.

Una delle trattative più difficili, più esose ma paradossalmente più veloci – quelle da condor – si concludeva così. Risate e leggerezza premesse doverose di una stagione da protagonisti. Di quelle che a Milano mancavano da anni. Inutile adesso ritornare sulle cifre uscite dalle tasche rossonere ormai decantate da qualsiasi fonte informativa. Nettare del discorso l’arrivo dell’ex juventino a Milanello. Leonardo Bonucci come ciliegina sulla formale torta. 6 anni di fughe in Italia e due Champions sfiorate. Programma e quasi ovvie premesse di altrettanti futuribili successi rossoneri. Quasi.

Perché a mesi dalla formale firma e dopo 6 giornate di campionato la promessa di nuovi equilibri – verbo della bocca del neo capitano rossonero – più che fattuale si è trasformata in semplice fonte di nuovi sfottò soprattutto dal bianconero dente avvelenato.

ENIGMI IN PRINCIPIO

Sei anni di successi, personalità ingombrante – forse troppo a posteriori – nello spogliatoio, bagaglio di leadership, il peso dei milioni e la fascia da capitano. Cause ed effetti dell’arrivo di Bonucci a Milano. Senza riportare alla luce e rivangare eccessivamente la querelle sul numero di maglia con l’altro neo rossonero Kessiè.

6 anni vissuti con la difesa a 3. Solo un ultimo anno di approccio a quattro con l’assaggio di certezze che Cardiff ha brutalmente demolito. Un primo enigma tattico. L’indubbia capacità di giostrare una difesa a tre alimentata dal passato bianconero da scontrarsi con il 4-3-3 di Montella, chiave del ritorno europeo rossonero e dogma annunciato per la prima parte di stagione quando risultati immediati sono imperativo.

Dunque in rossonero proseguire con la difesa a 4 confortati anche dell’ultima stagione dell’ex bianconero culminata con la finale – seppur fallimentare – di Champions.

Primi nodi che però vengono al pettine. La difesa a quattro non fa per Bonucci. Almeno quella rossonera. Musacchio non è Chiellini. Romagnoli non è Barzagli. Ovvietà che però evidenziano come i residui di Cardiff non fossero solo resti di un estemporaneo avvenimento. Roma, la Lazio come prova del nove di assaggi già gustati ma coperti dalle vittorie di Crotone e soprattutto di San Siro con il Cagliari, già abbozzo di prime insicurezze.

Il 4-1 e il one man show di Immobile a far ricredere e preoccupare sulla prospettata sicurezza difensiva che nei disegni prestagionali il solo Bonucci avrebbe dovuto dare. E un episodio che ha la forza di cancellare in un secondo tutte le sicurezze difensive che proprio Bonucci aveva portato con se da Torino.

Lazio-Milan 4-1. Minuto 25′ del secondo tempo. Situazione già sul risultato finale. L’uno-contro-uno fra Bonucci e Immobile.

Un uno-contro-uno da mani nei capelli visto a certi livelli. L’ex Juventus non l’unico da condannare si chiarisca. Dinamiche di squadra non dovrebbero portare il centrale di difesa ad affrontare l’uno-contro-uno in campo aperto. Soprattutto e specialmente se solo al 70′.

La fase difensiva nel suo complesso la lasciamo a mister Montella e collaboratori. Il nostro focus accompagnato – fortunatamente – dallo strumento multimediale è centrato essenzialmente sulla giocata del 19 rossonero. Una serie di probabili ed evidenti errori che un parere modesto e tutt’altro che universale come quello di chi scrive nota.

Innanzitutto la scelta precoce di “uscire” e affrontare l’uno-contro-uno con Immobile. 20 metri, almeno, forse troppi per tentare l’uscita. Temporeggiare ancora – tra i più riconosciuti verbi del rettangolo verde – specialmente in un’occasione di tale importanza e pericolosità sarebbe stata scelta saggia e forse migliore.

La posizione del corpo di Bonucci poi nutre ulteriori perplessità. Troppo in verticale rispetto al centravanti della Lazio. Una postura capace di offrire a Immobile la doppia scelta, esterno o interno, per il dribbling riuscito senza grandi patemi.

Infine l’assurdo affronto dell’uno-contro-uno ravvicinato. Opposizione tutt’altro che efficace e convinta.

Tutte cause di un solo effetto: un minimo e unico tocco di palla di Immobile, palla spostata molto scolasticamente – non volontà di denigrare le capacità del 17 biancoceleste piuttosto quella di sottolineare i demeriti di Bonucci. “Ostacolo” saltato e solo la fortuna rossonera, o forse meglio, solo il sinistro non così perfetto del bomber della nazionale a evitare ulteriori e più pesanti considerazioni sul difensore.

Tutte postille e premesse di una ovvia conclusione già pre-abbozzata. In campo aperto, nel confronto diretto, Bonucci non sembra valere i 42 milioni spesi.

Verità rossonere che vengono a galla. In bianconero, infatti, occasioni del genere non capitavano spesso.

La Lazio, dunque, l’occasione per Montella di ricredersi sulle certezze del 4-3-3 e accorciare i tempi di conversione al 3-5-2 mosso dalla necessità di far rendere al meglio anche l’ex juventus.

La gara interna con l’Udinese la svolta al 3-5-2. I tre punti arrivano – a fatica – ma ancora non convince la fase difensiva del Milan. Non il 19 rossonero il focus dell’occasione quanto piuttosto l’erroraccio di Romagnoli che regala l’assist a Lasagna per l’1-1.

“Faticata” e prestazione rossonera da cui, nel post partita, scaturisce a Premium la riflessione di Tacchinardi, ex difensore della Juventus, proprio sull’impatto di Bonucci nel mondo e nella rosa del Milan.

È stato criticato tanto dopo la partita con la Lazio. Oneri e onori. Responsabilità grandi e fascia da capitano, è normale che vieni criticato.

A me Bonucci piace. Penso che sia un ottimo giocatore. Mi prendo però la responsabilità di dire che il reale valore di Bonucci lo vedremo quest’anno. Bonucci secondo me è forte ma prima (alla Juventus, ndr) era in una squadra con grandi difensori. A Bonucci quest’anno manca la posizione, la voglia di difendere e la cattiveria sull’uomo di Chiellini e Barzagli. Adesso ha a fianco Romagnoli che deve ancora fare il salto ma che avrebbe dovuto fare già l’anno scorso.

A fine stagione vedremo se è veramente forte o se erano i giocatori che aveva prima che ne hanno fatto alzare il livello.

Nel calcio poi si sa. Le vittorie sono alimento che fortifica e – per quanto sofferte – tendono a mascherare e coprire lacune e incertezze. Udinese e Spal potevano aver creato illusioni che la Sampdoria ha demolito ancora.

A Genova ancora un errore di Bonucci sul gol dell’1-0 – tralasciando la prestazione totalmente negativa di tutti e 14 i protagonisti rossoneri della gara – un’alchimia ancora da trovare e costruire con l’intero reparto.

Sul cross è evidente l’errore del capitano rossonero. Il solo abbozzo di contrasto aereo con Duvan Zapata è totalmente sbagliato. La mancata presa di posizione sull’uomo marcato è evidente manifestazione di assenza di cattiveria – assente generale in tutti i 90 minuti rossoneri. Errore di valutazione, leggerezza, distrazione o mancata comunicazione dell’intero reparto che causa lo svantaggio rossonero.

Un successivo e immediato secondo errore. Dopo il colpo di testa dell’altro Zapata, quello rossonero, a sorprendere è l’assoluta immobilità di Bonucci – e del reparto in generale – l’assenza di reazione al colpo di testa. La conseguente perdita dell’uomo marcato che lo sorprende alle spalle e insacca di potenza.

Sia chiaro. Non si vogliono additare al solo Bonucci le colpe della sconfitta a Marassi ma in un focus dove il 19 è protagonista è doveroso sottolineare le responsabilità.

Non sono soddisfatto del mio rendimento, ho commesso diversi errori di precisione. Le critiche sono uno sprone per migliorare, inizierò a farlo da oggi.

Le parole del capitano rossonero in conferenza pre-Rijeka non aggiungono nulla di più di quanto ogni qualsivoglia spettatore abbia appreso in questo inizio stagione. Ammissione di colpe che non sembra aver fruttato grandi miglioramenti nell’immediato.

IN EUROPA

Ultimo poi in ordine cronologico è l’orrore di giovedì sera in Europa League sul 1-2 del Rjieka. Ennesimo errore di reparto che – come contro la Lazio – lascia Bonucci solo nell’uno-contro-uno in campo aperto. L’errore è poi consequenziale. La presa di coscienza dell’impossibilità di sostenere il duello in velocità con Acosty – punta del Rijeka – è la causa della scellerata scivolata nel tentativo di servire Donnarumma 40 metri più indietro. Errore di valutazione, campo aperto. Acosty faccia a faccia con Donnarumma e fortuna che si riprende quanto a Roma aveva lasciato sul sinistro di Immobile.

Tante prove per una sola sentenza. Bonucci, ad oggi, prove alla mano non è valso i 42 milioni spesi e non si è prospettato quanto atteso. A tre o a quattro la sostanza non è cambiata. Alchimia ancora da trovare con i compagni o evidenti limiti personali le uniche alternative. Romagnoli e Musacchio certo non sono Chiellini e Brazagli.

L’APPELLO SOCIAL

Le incerte prestazioni del capitano rossonero sono sempre state accompagnate da attivismo social. Sul profilo ufficiale Instagram – alle prestazioni – sono sempre seguiti post di Bonucci di elogio alla vittoria o sprono a far meglio dopo una sconfitta.

E non è mancato l’appuntamento neanche dopo la sofferta vittoria contro il modestissimo Rijeka arrivata solo al 94esimo grazie al “predestinato” Cutrone. Curioso e anacronistico episodio che avviene nel post partita e coinvolge il 19 rossonero.

All’ennesimo post su Instagram non si è fatta appunto attendere anche un’inaspettata reazione dei suoi follower rossoneri. Un unico grido che accomuna la sostanza dei commenti: “Meno parole, più fatti!”

Tentativo di sommario che riassume sotto unico slogan la vox populi rossonera stanca, sembra, delle tante promesse e parole spese tra social e conferenze che non trovano risposte a quanto effettivamente visto sul campo e legittimamente atteso da Bonucci e – ovviamente – da tutta la squadra.

A curiosi episodi si sommano anche speculazioni e voci che ammettano come la personalità di Bonucci non sembri essere ben vista dall’intero spogliatoio rossonero. Certo la scelta e la querelle sulla fascia di capitano assegnato – in fin dei conti – ad un neo acquisto può aver fatto storcere il naso ai “senatori” di quello spogliatoio spodestati dal mancato rispetto di implicite gerarchie.

L’impatto poi tutt’altro che in punta di piedi di Bonucci, rafforzato dalla fascia di capitano, può sicuramente aver alimentato presunti malumori.

ERGO…

Nessun capo d’accusa più pesante del dovuto al capitano rossonero, si chiarisca, ma la mera presa di coscienza, prove alla mano, di quello che l’ex Juventus ha portato al mondo Milan e a Milanello.

A essere messo in dubbio non è sicuramente e solamente il capitano rossonero ma l’intero rendimento della rosa. Chimica non ancora affine per una squadra titolare totalmente nuova per almeno 9/11. Una prova che va ben oltre la semplice decisione di una difesa a 3 o a 4 come testimoniato delle prime 6 di campionato e due di Europa League.

Riprendendo Tacchinardi, il vero valore di Bonucci lo vedremo quest’anno anche se il giocatore non è eccessivamente in discussione.

Ad oggi però non è quello degli ultimi 6 trionfali anni juventini. Per soddisfazione degli avvelenati denti bianconeri.

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Avellino-Andria a porte chiuse: ricorso respinto

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La Corte D’Appello Nazionale ha respinto il ricorso dell’Us Avellino. Il match contro l’Andria si giocherà a porte chiuse.

Nulla da fare per i tifosi biancoverdi; la gara, in programma domenica alle 17:30, si disputerà in assenza di pubblico. Un fattore non da poco, come dichiarato da bTito nel post partita contro la Turris. L’Avellino ha già giocato senza l’apporto dei propri tifosi nel corso di questa stagione: in quell’occasione il Giugliano vinse 0-1 al Partenio Lombardi.

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Gzira 1-6 Inter, vittoria schiacciante per i nerazzurri

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Durante la sosta per il Mondiale in Qatar, l’Inter ne ha approfittato per tenere il ritmo partita, e si è concessa un’amichevole contro lo Gzira United, club che milita nella prima divisione del campionato maltese. La gara è terminata con il risultato di 1-6 per la squadra di Simone Inzaghi. I nerazzurri si sono portati subito in vantaggio di due gol nella prima mezz’ora, con le reti di Bellanova e Kristjan Asllani. Il club di Malta ha poi accorciato le distanze sugli sviluppi di un calcio d’angolo con Jefferson. L’Inter ha dilagato e chiuso il match con le reti di Hakan Calhanoglu, Robin Gosens, Dimarco e Mkhitaryan.

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Tito post Turris-Avellino: “Dedico la doppietta a mia figlia”

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Nel post partita di Turris-Avellino, Fabio Tito, autore di una doppietta, ha analizzato la gara vinta 1-3 e il momento di forma della squadra, reduce da tre risultati utili consecutivi.

Il difensore biancoverde, visibilmente emozionato, ha dichiarato:

“Mi conoscete da un bel pò. Ho sempre messo la squadra al primo posto, anche quando segnavo a raffica e sfornavo assist. È la prima volta che provo un’emozione del genere, in una gara così importante, in un derby così sentito, realizzare due gol è un qualcosa di stupendo. Sono 3 punti pesanti, che ci consentono di allontanarci dalla zona calda. Dedico la doppietta a mia figlia che domani compie un anno. È il miglior regalo che potessi farle”.

Poi, sull’atteggiamento messo in campo:

“Se capiamo che dobbiamo scendere in campo con questa grinta, possiamo toglierci enormi soddisfazioni e raggiungere il quarto posto. Se la cattiveria viene meno, possiamo far fatica con tutti. Prepariamo la gara con l’Andria con maggiore spensieratezza ma sappiamo che non sarà facile senza i nostri tifosi. Sappiamo bene ciò che è successo a Foggia ma stanno penalizzando entrambe le società. Sarà una gara anomala senza l’apporto del pubblico, dobbiamo vincere soprattutto per loro“.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Us Avellino

 

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Brasile-Corea del Sud, le formazioni ufficiali

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Alle 20:00 si disputerà l’ottavo di finale tra Brasile Corea del Sud, per il passaggio ai quarti, dove la vincente affronterà la Croazia. L’ago della bilancia sembrerebbe pendere tutto dalla parte della squadra di Tite, che vuole assolutamente cancellare il ricordo della sconfitta contro il Camerun. Dall’altra parte, Paulo Bento vuole continuare a far sognare una nazione, portando la Corea ai quarti di finale, dopo aver compiuto una vera e propria impresa contro il Portogallo. Arrivati nella fase a eliminazione diretta, ora più di prima, nessuno vuole rinunciare a sognare di alzare l’ambita coppa, chi per la prima volta nella sua storia, chi per la sesta, aumentando ancora di più il margine di distacco su Italia e Germania.

LE UFFICIALI

BRASILE (4-2-3-1): Alisson; Danilo, Marquinos, Thiago Silva, Alex Sandro; Casemiro, Lucas Paqueta; Raphinha, Neymar, Vinicius Junior; Richarlison. Commissario Tecnico: Tite.

COREA DEL SUD (4-3-3): Seung Gyu; Moon-hwan, Kim Min-jae, Young-gwon, Kim Jin-su; In-beom, Woo-young, Jae-sung Lee; Hee-chan, Gue-sung, Son Heung-Min. Commissario Tecnico: Paulo Bento.

 

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