Dove trovarci

La nostra prima pagina

Meteora

Meteora

“Fenomeno che lascia una breve scia luminosa attraversando l’atmosfera”. È questa la definizione, data in campo astronomico, alla parola meteora. Scherzo del destino che sia anche utilizzabile per raccontare la carriera di Juan Manuel Iturbe.

FALSE SPERANZE

Ancor più scherzo del fato che tutto sia cominciato nel migliore dei modi. Nell’ultimo giorno di mercato dell’estate 2013 passa dal Porto al Verona con la formula del prestito con diritto di riscatto fissato a 15 milioni di euro. Nel club scaligero diventa presto protagonista. Nel tridente con Toni e Gomez regala sprazzi di bellissimo calcio, consacrando i gialloblù come una delle più piacevoli sorprese del campionato. Conclude l’annata con ben 33 presenze, 8 gol e 4 assist.
Le sue qualità colpiscono immediatamente le grandi squadre: rapido, ottimo controllo palla, dribbling secchi e gran tiro anche da lontano. Il Verona non esita ad acquistare definitivamente il suo cartellino.
A fine campionato si scatena un’asta tra Juventus e Roma, che vede prevalere i giallorossi. È il secondo acquisto più caro della storia dei capitolini: 22 milioni di euro, più 2,5 di bonus e 1,6 di commissioni.
Per i tifosi veronesi era il Messi Guaranì, il Re scaligero. Per i romanisti il solo fatto di averlo “rubato” ai rivali juventini valeva il prezzo del cartellino. E poi diciamocelo, dopo l’annata appena conclusa a Verona, come non avrebbe potuto esplodere nella brillante Roma di Rudi Garcia, che vedeva nelle sue frecce sulle fasce uno dei propri punti di forza?

CADUTA SENZA FINE

“Ma è lo stesso giocatore di Verona?” “Ci hanno mandato una brutta copia?”
Queste le domande che accompagnano l’annata successiva di Iturbe a Roma. Come dare torto, d’altronde, ad un ambiente che si aspettava il nuovo crack del calcio italiano, e si è ritrovata un giocatore mediocre, non più in grado di saltare l’uomo e segnare? La fiducia durante tutto l’anno è stata costante: 37 presenze tra campionato e Champions, ma appena 4 gol e 4 assist.

Non meglio la stagione successiva, dove nella prima metà colleziona 19 presenze, per un totale di appena 643 minuti. Arriva gennaio. Il ragazzo ha bisogno di giocare, ma le squadre interessate sono poche. Passa al neo-promosso Bournemouth in prestito con diritto di riscatto fissato a 22 milioni di euro. Cifra che provocherebbe una minusvalenze contenuta. In Premier però è poco più che un fantasma. Colleziona la miseria di 55 minuti e non viene riscattato.

Una parabola negativa senza fine. La Roma prova a mandarlo nuovamente in prestito, questa volta a Torino dal sergente Mihajlovic. Interpreti diversi, ma risultato uguale: 16 presenze e 1 solo gol.

LA MANO DI MONCHI

Statistiche alla mano, l’esterno paraguaiano ha totalizzato 68 presenze con la maglia giallorossa, 5 gol e 5 assist. Sicuramente non un bel biglietto da visita per i possibili compratori.
È in questi casi che diventa determinante il lavoro dei direttori sportivi. La Roma, con Monchi, ha compiuto un piccolo capolavoro. Il giocatore, palesemente fuori dai progetti del club, rappresentava solo un costo in più. Grazie alle manovre di mercato del ds spagnolo, in settimana il giocatore è passato ai messicani del Tijuana in prestito con obbligo di riscatto. Alla Roma andranno 5 milioni di euro, sommati al monte ingaggio che risparmierà dalla cessione. Un ottimo colpo di mercato.

FINALMENTE CASA

Il trasferimento nel nuovo continente rappresenta forse un allontanamento dal radar del grande calcio. Il campionato sicuramente di livello tecnico inferiore lo aiuterà però nelle giocate e nella fiducia in sé stesso. Chissà che non torni ad essere quel giocatore che, a Verona, aveva stregato mezza Europa, sfruttando l’ennesima chance che il calcio ha deciso di donargli.

Lascia un commento

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Altro in La nostra prima pagina