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I cinque migliori giovani italiani di questa prima parte di stagione

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Da Baldanzi a Gnonto: i migliori giovani italiani di questa prima parte di stagione

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La prima parte parte di stagione tra i migliori campionati in Europa è giunta al termine. Tra primi verdetti e statistiche, andiamo a scoprire quali sono i cinque migliori giovani italiani che si sono mostrati tra Serie A e Premier League.

NICOLÒ FAGIOLI

In uno dei momenti più difficili della Juventus fra il campionato e l’eliminazione in Champions League, per via anche di qualche infortunio, Massimiliano Allegri ha dovuto fare affidamento per forza di cose su alcuni giovani. Tra i tanti già conosciuti il nome di Fabio Miretti, visto soprattutto nel finale di stagione del 2021/2022, mentre in questo girone di andata ha leggermente faticato. Ad emergere tra gli elementi del settore giovanile è stato però un altro italiano, classe 2001, che prima della conferma nella prima squadra e la permanenza in Serie A ha dovuto fare esperienza tra la Next Gen in Serie C e la Cremonese in Serie B. Nicolò Fagioli è uno delle note positive della prima parte di stagione bianconera.

Tra chiacchiere di mercato che lo vedevano anche quest’anno lontano da Torino e qualche panchina, il centrocampista ha avuto la sua occasione in un delicato match contro il Lecce, dove una Juventus bloccata mentalmente non riusciva a sfondare il muro della squadra di mister Baroni. Ci ha pensato il numero 44, con un tiro a giro all’incrocio. Una vera e propria liberazione. Nella settimana successiva scenderà in campo per l’ultima giornata di Champions League contro il PSG, dove fornirà un ottima prestazione. Ed infine, il gol nel Derby d’Italia contro l’Inter.

In stagione finora ha siglato due reti e due assist, l’ultimo nello spettacolare match contro l’Atalanta finito in pareggio per 3-3. La tanta qualità e personalità dimostrata in mezzo al campo gli permetterà sicuramente di avere sempre più spazio per la seconda parte di stagione.

“Il gol contro il Lecce è stato semplicemente straordinario. Sembrava non dovesse entrare quel pallone, poi ha preso il palo ed è finita in rete. È stata una liberazione, anche perchè è stato il primo gol in Serie A con la maglia della Juventus. L’esultanza, con quella corsa, è stata spontanea perchè quel gol pesava tanto. Arrivavo da un periodo non semplice e come squadra volevamo dare continuità alle vittorie contro l’Empoli e il Torino. Poi Mister Allegri mi ha schierato titolare per la prima volta in Champions League con il PSG e poi sono partito dal 1′ anche contro l’Inter e ho segnato di nuovo. È stata una settimana semplicemente stupenda“.

Nicolò Fagioli, intervista sul canale Twitch della Juventus

TOMMASO BALDANZI

Anch’esso protagonista nell’ultima partita del girone di andata, Tommaso Baldanzi si può considerare il miglior giovane italiano di queste Serie A. Classe 2003, il trequartista mancino dell’Empoli di Zanetti che sta stupendo tutti, è in rampa di lancio. Per il numero 35 sono 4 i gol in campionato in 10 presenze, poche se si considerano le qualità dal calciatore ma giustificate da un problema fisico che lo ha lasciato fuori per 2 mesi circa. In Europa è fra i primi 3 giocatori più giovani ad aver siglato più gol insieme a Jude Bellingham (4 reti) e Moukoko (6 reti) del Borussia Dortmund.

Il gol alla quarta giornata all’Hellas Verona, poi lo stop, il gol al rientro contro il Sassuolo ed infine gli ultimi due fra Udinese e appunto l’Inter a San Siro. Ci sono voluti solamente 2 minuti per il campione italiano della Primavera 2020/2021 a siglare la rete decisiva contro i nerazzurri.

Questo grande numero di giovani emersi dal settore giovanile toscano sono frutto di un lungo lavoro della società del Presidente Corsi. L’anno scorso Samuele Ricci, oggi al Torino,  il promettente Parisi ma anche i vari Cambiaghi e Fazzini. Un vero esempio che può fare da modello per alcuni club in ottica Nazionale.

Quanti messaggi ho ricevuto? Non ho ancora aperto il telefono, ho visto solo i messaggi dei miei genitori e di mia sorella che erano contentissimi. Siamo felicissimi di questa vittoria perché stavamo facendo un gran campionato ma ancora non era arrivata un’impresa difficile, quindi siamo molto contenti“.

WILFRIED GNONTO

Grazie alle sue presenza in Nazionale maggiore si era fatto conoscere a tutti, anche grazie al coraggio di Roberto Mancini sul puntare a giovani che non sono ancora presenti in maniera stabile in campionati top. Dalla Svizzera Wilfried Gnonto è poi passato in quello che si può considerare il campionato più importante in questo momento, la Premier League. A volerlo il Leeds United che lo ha acquistato per 4 milioni e mezzo dallo Zurigo, Nonostante una prima parte di campionato dove non ha visto abbastanza campo, nella seconda parte del girone di andata il talento italiano ha saputo dire al sua, siglando una rete e un assist in 8 presenze. Di recente ha poi fatto registrare una doppietta contro il Cardiff City nella FA Cup. Uno dei due gol ha realizzato una rete spettacolare che ha portato i media inglesi e non, a paragonare il gesto tecnico a quello di un altro italiano conosciuto nel calcio oltre Manica come Paolo di Canio ai tempi del West Ham.

Fin dal primo momento, quando ho parlato con il direttore sportivo Victor Orta, ho sentito la fiducia nei miei confronti. Ho pensato che l’ambizione del Leeds combaciasse con la mia e che questa fosse la società migliore per continuare a crescere. Giochiamo un calcio molto veloce e offensivo e le mie caratteristiche si abbinano perfettamente”.

LORENZO COLOMBO

Il giovane attaccante classe 2002, proveniente dalle giovanili dal Milan da dove infatti è stato rilasciato in prestito al Lecce, Lorenzo Colombo, è un altro talento italiano che sta emergendo in questo campionato. Punta fisica ma tecnica, ha saputo superare definitivamente le gerarchie diventando il bomber di riferimento della squadra.

Partendo dal super gol contro il Napoli al Maradona nella quarta giornata di Serie A, dove ha trovato il suo primo gol nel massimo campionato italiano, per arrivare alla tredicesima dove il numero 9 ha trovato campo e di nuovo la via del gol contro l’Udinese. Per Colombo sono arrivati 3 gol e 2 assist nelle ultime 7 partite, con però una striscia negativa di 4 partite senza reti. Ma il tempo per ritrovare continuità e fiducia è comunque tanto.

GIORGIO SCALVINI

Saper esordire in maniera ottima è difficile. Riconfermarsi lo è ancora di più. Giorgio Scalvini ad appena 19 anni è diventato un pezzo importantissimo dello scacchiere di Gasperini all’Atalanta. Può ricoprire qualsiasi ruolo della difesa passando anche per la mediana fra i due centrocampisti interni del 3-4-2-1 della Dea. Scalvini è il giocatore italiano più ricercato anche nelle big italiane che vogliono aggiudicarsi le prestazioni di un futuro giocatore della Nazionale (già 3 presenze in quella maggiore). Tra gli Under italiani è quello con la valutazione italiana, circa 20 milioni (per Transfermarkt), ma l’Atalanta in questo momento chiede molto di più dell’attuale valutazione.

In questa stagione sono arrivati 2 gol in campionato più quello realizzato in Coppa Italia contro lo Spezia. Un giocatore veramente completo che potrebbe fare la fortuna di tanti in tutta Europa. Ma per adesso è la squadra di Bergamo a goderselo pienamente.

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ESCLUSIVA – Mandelli: “Vi svelo il metodo di Pioli! Il Torino può arrivare in Europa”

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Davide Mandelli, vice-allenatore della Nazionale di Malta, ex giocatore di Monza, Siena, Torino, Chievoverona

ESCLUSIVA MANDELLI – Davide Mandelli ha espresso le sue opinioni e le sue considerazioni nel corso di un’intervista rilasciata ai nostri microfoni, raccontando tappe fondamentali della sua carriera ed esponendo varie considerazioni sulla stagione in corso.

In particolare, l’attuale vice-allenatore della Nazionale di Malta, assistente di Marcolini, ha offerto vari spunti di riflessione in merito all’evoluzione del Monza, dove è iniziata la sua carriera di giocatore, fino ad analizzare la figura di mister Stefano Pioli, suo allenatore nella stagione 2010/11 sulla panchina del Chievoverona, e di Ivan Juric, emblema della crescita del Torino. Ovviamente, senza evitare riferimenti al proprio percorso attuale, rivelando gli obiettivi internazionali della selezione maltese.

Di seguito riportata l’intervista esclusiva a Davide Mandelli.

ESCLUSIVA MANDELLI: IL MONZA SECONDO UN BRIANZOLO

Da brianzolo, cresciuto nel settore giovanile biancorosso, cosa hai provato e stai provando nel vivere la scalata del Monza?

“Con l’approdo a Monza di Berlusconi e Galliani tutti immaginavamo e speravamo che il percorso fosse questo. Il tempo impiegato per arrivare nella massima serie è stato brevissimo, ma è stata una soddisfazione per tutti proprio perché è stata la prima volta nella storia del Monza in Serie A. Adesso c’è grande entusiasmo“.

Palladino potrebbe lasciare Monza a fine stagione. Al posto di Galliani, a chi penseresti come successore?

“Domanda complicatissima. Non so se Palladino vorrà andar via o ha altre opportunità. Ci si incontrerà a fine stagione e tutte le parti prenderanno una decisione comune. Sicuramente c’è da fare un grande applauso al mister perché sta facendo un gran lavoro: la squadra gioca bene, corre e sta dando il massimo di sé. Poi, il futuro di Palladino non lo conosco“.

In un ipotetico futuro ti vedresti bene sulla panchina del Monza da allenatore?

“Beh, è un sogno fin troppo esagerato. È normale che quando ci si approccia a questo lavoro, indipendentemente dal mio ruolo attuale di collaboratore, bisogna cercare di stare all’interno delle proprie competenze e dei propri spazi. In futuro non nascondo che mi piacerebbe provare un percorso importante, ma da lì a pensare alla panchina del Monza, è difficile”.

ESCLUSIVA MANDELLI: LA REALTÀ DI MALTA

In merito al tuo ruolo attuale da collaboratore della Nazionale di Malta, qual è l’atmosfera che si vive in vista degli impegni di Nations League?

“Qui ci sono tutti i presupposti per fare un buon lavoro, perché abbiamo tutte le strutture necessarie per poter lavorare in maniera corretta. Ci stiamo preparando ai prossimi impegni, ossia le amichevoli di marzo, per poi affrontare la tappa delle amichevoli di giugno. Solo dopo queste gare si punterà all’obiettivo di fare una grande Nations League nei tre mesi settembre-ottobre-novembre, in cui punteremo ad arrivare primi nel girone“.

Rimanendo in tema Malta, l’attuale allenatore è Marcolini, con cui hai condiviso lo spogliatoio anche da giocatore in carriera. Come cambia l’attitudine personale nel passaggio da giocatore ad allenatore, avendolo vissuto direttamente in questo caso?

“È vero che da allenatore si hanno più responsabilità e ci sono un milione di fattori in più a cui pensare, ma la cosa fondamentale è rimanere se stessi. A maggior ragione, essendo stati calciatori, si capisce subito quando qualcuno bluffa o finge di non essere quello che è, perdendo credibilità. L’importante è avere linee guida e regole, però ognuno deve seguire il proprio modo di essere”.

ESCLUSIVA MANDELLI: SUL TORINO

Il Torino ha possibilità di raggiungere un piazzamento che permetterà loro di giocare in Europa, guidato da Juric?

“Credo che le possibilità ci siano perché il campionato è ancora lungo e il distacco non è così enorme da quelle avanti. È chiaro che ci sono tante squadre coinvolte e si rischia sempre di perdere punti importanti, rubandoseli fra loro. Tuttavia, le prestazioni e del Torino sono ottime e ci sarà l’opportunità di provarci fino alla fine. Se si rientrerà fra le squadre europee non lo so, siccome vi sono altre squadre molto attrezzate per ambire a quelle posizioni. Ciononostante, i frutti del lavoro di Juric sono evidenti, la squadra si riconosce nelle caratteristiche del suo allenatore. I presupposti per continuare un buon percorso ci sono, ma saranno fondamentali gli scontri diretti e gli eventuali periodi di difficoltà”.

ESCLUSIVA MANDELLI: L’EVOLUZIONE DI PIOLI

Pioli è stato uno dei tuoi allenatori al Chievo. Conoscendolo direttamente, quanto si è evoluto a livello tattico dal 2010 a oggi?

Ho un debole per il mister. Oltre a essere un grande allenatore, è una grandissima persona e, quindi, ne parlo sempre bene. Per quel che riguarda la sua evoluzione, ho avuto modo di apprezzare quasi tutte le sue partite dal vivo durante lo scorso campionato. Dunque, posso affermare che non c’è mai una partita uguale alle altre. Mister Pioli adotta accorgimenti sia difensivi che offensivi, i quali fanno capire il grande studio che c’è tra partite. Anche quest’anno sta facendo lo stesso e, nonostante qualche risultato meno positivo, si nota il suo studio e il suo aggiornamento costante, come testimoniato dalla diversa attitudine dei calciatori di volta in volta”.

Potenzialmente, mister Pioli può trascinare il Milan alla conquista dell’Europa League? Merita il rinnovo per aprire un lungo ciclo in rossonero?

“Essendo di parte, direi che merita tutto. Riguardo l’Europa League, il Milan ha tutte le carte in regola per arrivare in finale. Ci sono squadre forti e toste, contro le quali è necessario lottare per vincere una competizione europea. Il Milan può farcela, ma a volte sono i dettagli a fare la differenza”.

 

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Davide Mandelli

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Il Barcellona pensa a De Zerbi: i candidati per il post Xavi

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In foto: Roberto De Zerbi, allenatore del Brighton, ex Sassuolo. Da giocatore, tra le altre, ha vestito la maglia del Napoli dopo essere cresciuto nel Milan.

Dopo l’annuncio di Xavi lo scorso 27 gennaio, in casa Barcellona si pensa già al futuro tecnico che dalla prossima stagione dovrà risollevare l’ambiente blaugrana. L’ex centrocampista che ha fatto la storia di questo club è ormai destinato all’addio, visti i pessimi risultati ottenuti in stagione, e la dirigenza vuole sostituirlo con qualcuno che possa reggere determinate pressioni e riportare in auge la squadra e la città. Dopo aver stilato una lunga sfilza di nomi papabili, secondo Sport, la lista si sarebbe ridotta adesso a soli 4 nomi: Roberto De Zerbi, Hansi Flick, Julian Nagelsmann e Thomas Tuchel.

Nomi importanti, che potrebbero ridare un’anima a un club che sembra ormai lontano da quello che dominava in lungo e in largo in tutta Europa. Oltre a questi, la dirigenza blaugrana ha pensato anche al clamoroso ritorno di Pep Guardiola o all’arrivo di Jurgen Klopp, entrambi però impossibili da convincere anche se per motivi diametralmente opposti: uno vuole continuare a vincere col suo Manchester City, l’altro, dopo l’addio dichiarato al Liverpool, si prenderà un anno sabbatico per pensare al proprio futuro.

BARCELLONA, PER IL POST XAVI OCCHI PUNTATI SU DE ZERBI

Restano dunque questi 4 nomi come i preferiti dalla dirigenza del Barcellona, uno su tutti Roberto De Zerbi, che piace tanto anche alla tifoseria della città. Un nome interessante, con cui il club avrebbe già parlato in merito a un suo eventuale futuro sulla panchina. Una scelta sicuramente innovativa ed entusiasmante, ma c’è una clausola da 15 milioni di euro sul suo attuale contratto con il Brighton che potrebbe complicare tutto.

La situazione economica intorno alla squadra di Laporta è ormai chiara a tutti, ed un eventuale esborso di questo tipo aumenterebbe il rischio vista l’inesperienza del tecnico italiano su panchine così importanti e un aumento smisurato della pressione sullo stesso. Per arrivare al Barcellona dunque, De Zerbi dovrebbe liberarsi dal suo contratto con le Seagulls, cosa non semplice visti i risultati che sta ottenendo con il club inglese.

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ESCLUSIVA – Mandelli si racconta: “Ibra il più forte di tutti. Il Chievo della Champions…”

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In foto: Davide Mandelli, ex calciatore di Monza, Chievo e Torino e vice-allenatore della Nazionale di Malta; Adriano, ex calciatore di Parma, Inter, Fiorentina, Roma e Flamengo

ESCLUSIVA MANDELLI – Il primo decennio del XXI secolo è stato un periodo molto complesso per il calcio italiano, in cui si sono alternati momenti di gloria e crisi profonde, tra grandi campioni e il caso Calciopoli. Un percorso simile lo ha vissuto il Chievoverona, una delle realtà provinciali più sorprendenti di quegli anni, capace di avvicinarsi concretamente alla Champions League e, al tempo stesso, di sprofondare verso il basso, fino al fallimento.

I tifosi clivensi hanno vissuto un’epoca d’oro nei primi anni 2000, in cui hanno avuto la possibilità di acclamare allenatori e giocatori di alto livello. Fra questi, rientra senza ombra di dubbio Davide Mandelli, difensore e bandiera del club gialloblù, nato anagraficamente e calcisticamente a Monza, cresciuto a Torino e consacratosi a Verona. L’ex difensore, attualmente vice-allenatore della Nazionale di calcio di Malta, si è raccontato in un’intervista alla nostra redazione, raccontando vari aneddoti della sua carriera.

Di seguito riportata l’intervista esclusiva a Davide Mandelli.

ESCLUSIVA MANDELLI: IL PERIODO A TORINO

Per quel che riguarda il tuo passato con la maglia del Torino, quanto ha influito la crisi societaria dei primi anni 2000 sia in campo che nelle prestazioni extra-campo per voi calciatori?

“Io ho lasciato Torino prima della fatidica confusione provocata dalla mancata promozione, nonostante avesse vinto i playoff, a causa dei vari problemi che c’erano. Ti dirò che quello è stato il rammarico della mia carriera perché rientrando dal prestito a Siena, dove avevo appena vinto il campionato di Serie B, avevamo una squadra che doveva e poteva andare in Serie A, lottando fino in fondo. Lì è mancato qualcosa sicuramente”.

ESCLUSIVA MANDELLI: L’AMORE PER IL CHIEVO

Il tuo esordio in maglia Chievoverona e, in particolare, in Serie A, è avvenuto in un’occasione tutt’altro che facile (Chievo-Inter 2-2). In quella partita hai dovuto fronteggiare il duo Adriano-Vieri, con il primo autore di una rete. Si può dire che l’Imperatore sia stato il giocatore più forte mai affrontato? In caso contrario, chi individueresti come tuo avversario più forte?

“Sicuramente esordire in un match così non è semplice, ma nonostante la poca esperienza avevo un’età importante e avevo imparato molto dalla Serie B. In tale occasione, ho appreso di dover giocare titolare due ore prima della gara, al contrario di quanto sapevo fino al giorno precedente. Dunque la pressione non l’ho sentita tanto: sono entrato in campo e dato tutto. Fondamentalmente, quando si tratta di affrontare giocatori di quel valore, hai poco da perdere, anche se fare brutte figure e commettere errori non fa mai piacere a nessuno. Ho vissuto il mio esordio in Serie A in maniera piuttosto tranquilla, rispetto a situazioni di difficoltà emotiva e agitazione vissute in altre situazioni successive.

Il calciatore più forte mai marcato? Ho avuto la fortuna e, di conseguenza, la sfortuna di incontrare grandissimi campioni. Fare un nome solo è difficile, ma fra tutti ricordo bene Ibrahimovic, perché “sfortunatamente” l’ho incontrato con la Juve, l’Inter e il Milan. Tra i campioni di quel periodo lì, però, ci sarebbe l’imbarazzo della scelta: Totti, del Piero, Shevchenko, Crespo…”.

Il ritorno contro la Beneamata (Inter-Chievo 1-1) è stata un’altra occasione memorabile per te, avendo segnato il tuo primo gol in Serie A. Da bandiera del Chievo, quella rete che ricordi ti evoca?

“È stata una grandissima soddisfazione. Il primo gol non si scorda mai, a maggior ragione perché sono nativo della zona e sono cresciuto seguendo il Milan a San Siro. Quello era il “mio stadio”, parlando da tifoso, e segnare in quel luogo il mio primo gol contro l’Inter, in una partita finita con un risultato positivo, è un piacere da ricordare”.

Nel corso delle tue otto stagioni a Verona, c’è mai stata l’opportunità di cambiare maglia verso un top team o hai rifiutato varie opportunità per amore del club, seguendolo anche in Serie B?

“Ci sono stati frangenti in cui operazioni di mercato avrebbero potuto cambiare la mia carriera, ma non si trattava di squadre d’élite. Per questo sono sempre rimasto con la maglia gialloblù, scegliendo di fare un sacrificio calcolato dopo la retrocessione. Ognuno di noi aveva qualcosa da restituire al Chievo dopo anni bellissimi, dove abbiamo vissuto i preliminari di Champions League. Non nascondo che ci sono state difficoltà a inizio stagione, specialmente durante il ritiro estivo, dove il mercato poteva creare problemi non solo a me, ma anche ai miei compagni. Successivamente ci siamo guardati in faccia e la realtà dei fatti dice che avevamo un solo obiettivo, poi realizzato: tornare subito in Serie A. In caso contrario sarebbe stato un problema per noi e per la società. Abbiamo dimostrato di avere qualità e valori superiori alle altre, sebbene non sia sempre scontato risalire immediatamente dopo una retrocessione”.

Hai accennato a una partita top della tua carriera, ossia il preliminare di Champions League. È stata la partita più significativa per te? Che emozioni si vivono in tale occasione?

“Avendo parlato di rammarico più grosso della mia carriera come stagione a Torino, invece Chievo-Levski Sofia è stata senza dubbio la gara più rammaricante. All’andata ero infortunato e non ho potuto partecipare alla trasferta a Sofia. Al ritorno ho giocato ma non ero al 100%. Era la partita più importante della mia carriera ma sapevo che sarebbe stata l’unica, salvo il passaggio del turno. Mandare giù l’assenza nel primo incontro è stato complicato, così come l’eliminazione. Ciò ci ha portato a giocare i preliminari anche in Europa League, persi anch’essi. Il contraccolpo psicologico e i problemi vari sono stati fatali, portandoci alla retrocessione all’ultima partita”.

Hai condiviso lo spogliatoio con giocatori davvero importanti, come Julio Cesar, Sorrentino o Tiribocchi, con quest’ultimo che ha condiviso varie esperienze con te. È lui l’emblema del bomber di provincia? 

“Simone (Tiribocchi) è un mio grande amico, ci frequentiamo tuttora. È stato un grandissimo attaccante, con cui ho condiviso lo spogliatoio a Torino, Siena e a Verona per 4 stagioni. L’unica cosa poco carina che posso dire su di lui, è che quando giocavamo contro lui faceva sempre gol, forse perché mi conosceva bene o perché riusciva a tirar fuori il coniglio dal cilindro. Dopo le partite è stata dura andare a cena con lui (ride n.d.r.)”.

Scelta molto delicata: hai condiviso lo spogliatoio con 3 simboli del Chievo come Tiribocchi, Pellissier e Amauri. Chi ti dava più garanzie fra loro?

“Dico Sergio (Pellissier) perché è stato il mio capitano per tanti anni ed è stato il miglior marcatore della storia del club, infrangendo record impossibili. Però, non vanno tralasciati gli altri due, perché nella nostra stagione migliore tutti e tre hanno disputato un campionato davvero importante. In seguito hanno scelto strade diverse, ma stiamo parlando di 3 grandissimi attaccanti”.

ESCLUSIVA MANDELLI: LA VITA DURANTE CALCIOPOLI

Da giocatore di Serie A durante il periodo di Calciopoli, come hai gestito questa situazione, sia in campo che fuori?

“È stato un periodo in cui si sono susseguite notizie poco gradite. Il momento era molto difficile, ma credo che il calcio italiano ne sia uscito rinforzato, a maggior ragione dopo la vittoria del Mondiale. Purtroppo sono successi questi fatti e bisogna prenderne atto, sperando che non ricapiti nuovamente. Questo discorso rappresenta una brutta pagina del calcio tricolore. Ora è giusto guardare avanti con fiducia, avendo superato questo momento”.

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Haaland-De Bruyne show, 5 gol e 4 assist al Luton Town in FA CUP

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haaland de bruyne luton manchester city

HAALAND DE BRUYNE – Il Manchester City, questa sera, ha asfaltato con un netto 2-6 il Luton Town negli ottavi di finale di FA Cup: in questo risultato c’è la firma dei due uomini simbolo della squadra allenata da Pep Guardiola, ovvero il centrocampista Kevin De Bruyne e il centravanti Erling Haaland. I due, che in questa stagione non hanno brillato quanto negli ultimi anni a causa di qualche infortunio di troppo, questa sera si sono letteralmente superati con due prestazioni da urlo.

LUTON TOWN-MANCHESTER CITY, LA CRONACA: HAALAND E DE BRUYNE DA URLO

Il norvegese ex Borussia Dortmund, infatti, ha segnato ben cinque reti e tutte nei primi sessanta minuti di gioco: di questi cinque centri, i primi quattro sono arrivati grazie al passaggio vincente del trequartista belga ex Wolfsburg, che dunque si è preso la scena con gli assist. La gara la sblocca proprio Haaland al 3′, poi i gol dello 0-2 e dello 0-3 arrivano rispettivamente al 18′ e al 40′. A cavallo tra primo e secondo, prima al 45′ poi al 52′, c’è un altro giocatore che si prende la scena, ma non è del City: si tratta del centrocampista del Luton Clark, che sigla una doppietta che sveglia gli uomini di Guardiola.

I 3 gol segnati non bastano per stare tranquilli, così Haaland al 55′ trova la quarta rete della sua fantastica serata. Assist? Ovviamente di De Bruyne, che arriva anch’esso a quota 4 e decide di fermarsi qui. Se il belga abbassa i ritmi, il norvegese non ci pensa nemmeno e al 58′ – questa volta servito da Bernardo Silva -, fa 2-5 e chiude la partita. Al 72′, nel finale, c’è spazio anche per il sesto gol del City, firmato dall’ex Inter Kovacic. Gli azzurri di Manchester, dunque, archiviano così la pratica Luton Town e raggiungono i quarti di finale di FA Cup.

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