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Milan, da campione di inverno a rischio inferno

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Il crudo identikit del Milan, edizione 2020/21. Campione d’inverno, a fine gennaio. A rischio esclusione dalla prossima Champions League, a fine aprile.

La stiamo facendo facile, perché quando si verifica qualcosa di simile ad un tracollo è sempre opportuno soffermarsi sul percorso della squadra e delle singole difficoltà incontrate. Nel nostro campionato si ha spesso e volentieri l’abitudine di giudicare un allenatore senza mezzi termini. E non si tratta solo della Serie A, ovviamente. Come si dice, da mago ad incapace è un attimo. Giusto? Giusto, purtroppo. Stefano Pioli è stato sempre esaltato per essersi rivelato una sorta di “Normal One”. Un profilo poco ingombrante e lontano dall’essere un protagonista. Nonostante un’esperienza notevole sulle panchine del nostro campionato. 

Una squadra unita, un affiatamento incredibile e una rara capacità di coinvolgimento di ogni singolo elemento della rosa. A guidare un gruppo di giovani talentuosi e con tanta benzina nelle gambe, il punto di congiunzione tra squadra e allenatore, tra bel gioco e risultato. Zlatan Ibrahimovic.

IL BINOMIO INFORTUNI-COVID

Inutile negarlo, la pandemia ha influenzato il sistema calcio. Normale aspettarselo.

Nonostante la Serie A, insieme alle competizioni nazionali ed europee, sia ripartita, qualche incidente di percorso ha rappresentato la normalità. E ancora lo rappresenta, anche se in quantità decisamente minore rispetto a qualche mese fa. Diversi giocatori rossoneri sono stati colpiti dal virus, uno su tutti Zlatan Ibrahimovic. L’importanza di Ibra nel sistema Milan è una certezza, non solo per l’influenza che dimostra di avere sul resto della rosa. Il momento estremamente positivo dei rossoneri è coinciso con una media gol sbalorditiva. Lo svedese ha saltato solamente due partite per Covid, mentre la maggior parte delle sue assenze sono state determinate da infortuni muscolari. Tra questi due periodi di infermeria, Ibrahimovic ha collezionato 5 presenze e 8 reti, con 3 vittorie e 2 pareggi all’attivo. E non è stato di certo l’unico elemento importante nella rosa ad aver alzato bandiera bianca per i guai fisici; quasi tutti i principali interpreti dello scacchiere rossonero sono rimasti ai box per un numero di partite che hanno segnato il cammino della bandadi Pioli.

Milan sconfitta Sassuolo

Raspadori e il Sassuolo in festa, da una parte, il Milan desolato, dall’altra (Fonte: Getty Images)

C’è, però, uno spiacevole filo conduttore. Tutti gli infortuni che hanno colpito la rosa rossonera hanno avuto un decorso più lungo rispetto a quanto preventivato nei giorni subito successivi. È un problema che affligge il Milan da ormai troppo tempo, tanto da far dubitare a proposito della bontà del lavoro dello staff che si occupa del recupero fisico dei giocatori. Se ripensiamo agli anni in cui i rossoneri lasciavano il segno in Europa dentro e anche fuori dal campo – con Milan Lab come fiore all’occhiello della struttura di Milanello, risulta chiaro che tra quella situazione e l’attuale si può notare un abisso.

La gestione dell’organico rossonero, al netto di questi problemi fisici, non è stata di certo ineccepibile. Uno dei punti di forza, inizialmente, è stato il coraggio di Pioli nello schierare i giocatori che vantavano la migliore condizione fisica e mentale, andando a sopperire agli infortuni in modo efficace. Quando, invece, si sono verificate forzature nel voler mandare in campo i cosiddetti titolari, senza dare la giusta importanza alla ripresa da Covid e infortuni, qualcosa ha iniziato a scricchiolare.

RITORNO AL…PASSATO

Se il girone di andata ha segnato la pagina più bella nella storia recente dei rossoneri, sfruttando anche la scia del positivo finale di stagione scorsa, di sicuro il ritorno è stato qualcosa di molto simile alle montagne russe. La sconfitta contro l’Atalanta, rimediata a San Siro, ha chiuso il girone. Le vittorie contro Bologna e Crotone hanno consentito ai rossoneri di restare in cima alla classifica, prima di affrontare lo Spezia, l’Inter e la Roma. Tre incontri che si sono poi rivelati fondamentali per il cammino del Milan.

Mandzukic Milan vs Lazio

Mario Mandzukic e il suo percorso al Milan, arrivato quasi al capolinea (Fonte: Getty Images)

Qualche segnale non del tutto positivo si è visto al Picco, con la sconfitta per 2-0 contro i liguri. Ma è stato proprio contro l’Inter che si è visto in modo molto nitido come sarebbe proseguito il campionato da quella domenica in poi. Un netto 3-0 che ha evidenziato tutti i problemi della rosa rossonera; dalla poca brillantezza ad un gioco che, senza Zlatan Ibrahimovic, sembrava aver perso i riferimenti per riuscire a far male agli avversari. Una possibilità per rifarsi dopo l’eliminazione in Coppa Italia e la diatriba che ha coinvolto proprio Ibra e Lukaku. Anche in campionato il belga si è rivelato un fattore, oscurando quasi totalmente la prestazione del centravanti svedese. Di sicuro, nonostante nella prima parte della stagione si siano viste tante ottime soluzioni, la profondità della panchina ha lasciato a desiderare. A parte qualche lampo, il Milan è sembrato tornare indietro nel tempo, proponendo lo spettacolo peggiore.

MANCANZA DI LEADERSHIP, CONTRATTI E FUTURO

 Anche la grande leadership di Zlatan è venuta a mancare, in virtù di una condizione fisica che, seppure eccellente per un attaccante della sua età, non è sempre risultata all’altezza della situazione. Quando si compie il giro di boa, oltretutto, non sono solo gli infortuni a recitare un ruolo di grande importanza. La questione contrattuale ha tenuto banco e tiene, tuttora, con il fiato sospeso tutto l’ambiente rossonero. Mentre la dirigenza milanista sta cercando di capire come muoversi con i rinnovi di due pedine fondamentali per Pioli come Donnarumma e Çalhanoglu, ecco che è arrivata l’ufficialità del prolungamento di contratto di Ibrahimovic. La notizia è arrivata proprio nei giorni in cui Mario Mandzukic è sceso in campo dal primo minuto, nella sonora sconfitta per 3-0 dell’Olimpico, contro la Lazio di Simone Inzaghi. Non è sbagliato pensare che affidarsi a giocatori che hanno una carta d’identità poco conveniente – nonostante si tratti di campioni veri- non rappresenti una soluzione lungimirante.

Milan rinnovo Ibrahimovic

Il rinnovo di Zlatan Ibrahimovic con i colori rossoneri, un altro anno insieme (Fonte: AC Milan)

Certo, se l’impatto di Ibra sarà anche solo simile a quello avuto nella prima metà della stagione in corso, allora la scelta non potrà essere sbagliata in toto. È ovvio che bisognerà predisporre una rosa con le caratteristiche adeguate per acquisire sempre più una dimensione europea. Con un grande punto di domanda riguardante la competizione, a livello continentale, che i rossoneri andranno a disputare il prossimo anno.

EVITARE IL CROLLO

Nelle ultime settimane si è aggiunto un altro fatto che rischia di condizionare il cammino dei rossoneri. Ovviamente, il tema Superlega. Il Milan non ne è uscito bene, per utilizzare un eufemismo. Non si è ufficialmente tirato indietro e dalla dirigenza sono arrivate ai microfoni opinioni contrastanti. Se Gazidis vede questa ipotesi come una grande opportunità, Paolo Maldini la pensa praticamente all’opposto; infatti egli ha affermato di esserne venuto a conoscenza quando la notizia è apparsa su tutte le testate del nostro Paese e non solo. Ecco, bene ma non benissimo.

Dopo questa bomba mediatica, e le relative affermazioni delle squadre e degli allenatori destinati a rimanerne fuori, sono arrivate due sconfitte. Quella pesante, contro il Sassuolo, e quella pesantissima dell’Olimpico, macchiata da una condotta arbitrale non proprio impeccabile.

Calhanoglu Donnarumma Milan

Calhanoglu e Donnarumma, con i rinnovi in sospeso aspettando la sentenza qualificazione (Fonte: Getty Images)

Da campione d’inverno, il Milan si è ritrovato a dover lottare con le unghie e con i denti per conservare un posto in Champions League, in vista della prossima stagione. E, dando uno sguardo ai prossimi 5 match che separano i rossoneri dalla sentenza, non si poteva trovare un calendario più complesso. Juventus e Atalanta sono dirette concorrenti per un posto in Europa. Mentre Benevento, Torino e Cagliari stanno lottando per centrare la salvezza; tutte e tre appaiate a quota 31 punti in classifica. In questo caso, nessuno si opporrebbe se Stefano Pioli dovesse definire ogni match come una finale. Sarà proprio così, con 15 punti a disposizione e 5 avversarie che non vogliono lasciarne neanche mezzo per strada. 

E non saranno concessi troppi errori, per evitare che questa stagione, come buona parte di quelle che hanno caratterizzato le ultime disputate, possa spedire ancora una volta i rossoneri dietro la lavagna.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram @acmilan

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Flash News

Il giornalista terrorizza la Juventus: “Situazione pericolosa come quella del 2006”

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Juventus

Il terremoto in casa Juventus ha destabilizzato il mondo bianconero. A seguito di un rapidissimo Cda straordinario, tutte le cariche più importanti della dirigenza si sono dimesse dai propri ruoli. La motivazione è ancora sconosciuta ufficialmente, anche se alcune voci ipotizzano dei guai seri a bilancio. In molti, quindi, si stanno chiedendo i reali motivi che si celano dietro la vicenda e diversi tifosi cercano risposte sui social.

“COME NEL 2006”

In questo senso, le risposte provenienti dal web non sono rassicuranti, anzi. Farà scalpore un Tweet del noto giornalista Tancredi Palmieri che preoccupa tutto l’ambiente bianconero. In poche righe, Palmieri terrorizza il tifo Juventino con le seguenti parole.

Secondo il direttore di Sky Italia, la situazione della Juventus potrebbe essere pericolosa come quella del 2006, qualcosa di enorme sta per scoppiare”.

Ricordiamo che nel 2006 la compagine bianconera venne retrocessa in Serie B a seguito dello scandalo Calciopoli.

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Calcio Internazionale

Gomez carica l’Uruguay: “Contro il Ghana una finale”

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Maximiliano Gomez, attaccante dell’Uruguay, ha parlato ai microfoni di Teledoce dopo la sconfitta contro il Portogallo.

L’attaccante ha caricato i suoi per la sfida contro il Ghana, decisiva ai fini della qualificazione:

“Dobbiamo già pensare alla prossima sfida col Ghana. Giocheremo l’ultimo incontro della fase a gironi come se fosse una finale e ci auguriamo di riuscire a vincerla”

Gomez ha anche analizzato il match di stasera:

“Sono contento di aver avuto l’opportunità di scendere in campo, ma al tempo stesso mi dispiace per il risultato perché abbiamo disputato un grande secondo tempo. Il Portogallo è una grande squadra e sapevamo di trovarci di fronte degli ottimi calciatori”.

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Calcio Internazionale

Messico, tegola Guardado: stop di 10 giorni

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Tata Martino

Tegola in casa Messico, a 2 giorni dal match clou contro l’Arabia Saudita.

Il centrocampista Andres Guardado, infortunatosi nel match contro l’Argentina, dovrà stare fermo ai box 10 giorni stando a quanto riportato da L’Equipe. I messicani, fermi ad un punto in classifica, sono obbligati a vincere, per tenere vive le chances di qualificazione in un girone super equilibrato. L’altra sfida vedrà di fronte Argentina e Polonia, con i primi a quota 3 e i polacchi in testa al gruppo con 4 punti, frutto di una vittoria e un pareggio proprio contro il Messico.

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Flash News

La lettera di addio di Andrea Agnelli ai dipendenti della Juventus

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Agnelli

Andrea Agnelli, prima delle dimissioni arrivate in serata, ha rivolto una lunga lettera di addio a tutti i dipendenti del club.

“Cari tutti,
Giocare per la Juventus, lavorare per la Juventus; un unico obiettivo: Vincere. Chi ha il privilegio di indossare la maglia bianconera lo sa. Chi lavora in squadra sa che il lavoro duro batte il talento se il talento non lavora duro. La Juventus è una delle più grandi società al mondo e chi vi lavora o gioca sa che il risultato è figlio del lavoro di tutta la squadra.

Siamo abituati per storia e DNA a vincere. Dal 2010 abbiamo onorato la nostra storia raggiungendo risultati straordinari: lo Stadium, 9 scudetti maschili consecutivi, i primi in Italia ad aver una serie Netflix e Amazon Prime, il J|Medical, 5 scudetti femminili consecutivi a partire dal giorno zero. E ancora, il deal con Volkswagen (pochi lo sanno), le finali di Berlino e Cardiff (i nostri grandi rimpianti), l’accordo con Adidas, la Coppa Italia Next Gen, la prima società a rappresentare i club in seno al Comitato Esecutivo UEFA, il JMuseum e tanto altro.

Ore, giorni, notti, mesi e stagioni con l’obiettivo di migliorare sempre in vista di alcuni istanti determinanti. Ognuno di noi sa richiamare alla mente l’attimo prima di scendere in campo: esci dallo spogliatoio e giri a destra, una ventina di scalini in discesa con una grata in mezzo, un’altra decina di scalini in salita e ci sei: “el miedo escénico” e in quell’attimo quando sai di avere tutta la squadra con te l’impossibile diventa fattibile. Bernabeu, Old Trafford, Allianz Arena, Westfallen Stadium, San Siro, Geōrgios Karaiskakīs, Celtic Park, Camp Nou: ovunque siamo stati quando la squadra era compatta non temevamo nessuno.

Quando la squadra non è compatta si presta il fianco agli avversari e questo può essere fatale. In quel momento bisogna avere la lucidità e contenere i danni: stiamo affrontando un momento delicato societariamente e la compattezza è venuta meno. Meglio lasciare tutti insieme dando la possibilità ad una nuova formazione di ribaltare quella partita“.

La nostra consapevolezza sarà la loro sfida: essere all’altezza della storia della Juventus.

Io continuerò a immaginare e a lavorare per un calcio migliore, confortato da una frase di Friedrich Nietzsche: “And those who were seen dancing were thought to be insane by those who could not hear the music”.

Ricordate, ci riconosceremo ovunque con uno sguardo: Siamo la gente della Juve!

Fino alla fine…“.

LA FINE DI UN’ERA

Questo il toccante saluto di Andrea Agnelli al suo popolo, quello bianconero. Una storia iniziata nel lontano maggio del 2010, quando fu eletto presidente, diventando il quarto esponente della famiglia Agnelli alla guida del club.

19 titoli complessivi: 9 Scudetti, 5 coppe Italia e altrettante Supercoppe Italiane.

Andrea Agnelli, nel bene e nel male, ha segnato indelebilmente, 12 anni di storia del calcio. Dallo stadio di proprietà al progetto Superlega, l’ormai ex presidente bianconero ha rivoluzionato il gioco.

Agnelli è stato capace di riportare la Juventus sul tetto d’Italia, provando a ripetersi, non riuscendoci del tutto, in Europa. 12 anni di successi e di tonfi clamorosi, di gioie e dolori, di esultanze e liti con i tifosi.

 

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