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Milano-Genova: autostrada delle trattative

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Milano-Genova, autostrada delle trattative

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Le autostrade sono tante e collegano diverse città d’Italia. Quella, in particolare, che connette Milano con Genova è l’A7, una strada che non ha mai presentato storicamente grandi problemi di traffico. C’è però un’autostrada parallela alla Milano-Serravalle che presenta grande confusione da sempre, soprattutto in dei periodi ben precisi ravvisabili nell’intervallo tra fine Dicembre e il 31 Gennaio ma soprattutto nel lasso di tempo che va da fine Giugno a inizio Settembre. Stiamo parlando del classico e intenso traffico di calciomercato tra le due società milanesi e le due squadre liguri.

L’asse tra le società calcistiche del capoluogo lombardo e quello ligure è da molti anni rovente, frutto degli ottimi rapporti che intercorrono tra le dirigenze delle società coinvolte. Il viavai dei calciatori che hanno preso le direzioni da Genova a Milano o viceversa è stato massiccio e ha dato esiti molto differenti: da chi ha trovato sotto la Madonnina la consacrazione di una carriera a chi sotto la Lanterna ha trovato un trampolino per il futuro, passando per coloro che hanno patito il trasferimento cadendo in una spirale negativa. L’affare Milan-Piatek, chiuso in questi giorni, è l’ultimo in questo senso della premiata collaborazione tra Milano e Genova. Non potendo prevedere quale sarà l’impatto del polacco in rossonero, andiamo a riscoprire quali sono state alcune tra le trattative più importanti nel sodalizio tra rossoneroazzurri e rossoblucerchiati.

 

PRINCIPE A GENOVA, RE A MILANO

 Chissà cosa sarebbe successo se Federico Pastorello, con un balzo cestistico, non avesse lanciato al di là del muro della stanza dei contratti l’accordo tra il Saragozza e il Genoa che sanciva il ritorno in rossoblù di Milito. L’argentino non avrebbe segnato più di 20 gol con la maglia del Grifone, l’Inter probabilmente non lo avrebbe notato e quindi non si sarebbe probabilmente aggiudicato l’uomo simbolo del suo triplete. Diego arriva all’Inter nell’estate del 2009 dopo una stagione esaltante con la maglia del Genoa. 24 gol in campionato con i rossoblù, molti di questi stupendi e decisivi come quelli segnati nel derby della lanterna contro la Sampdoria. Sugli spalti di Marassi campeggiano striscioni come “Né campari, né mojito, ubriachi di Milito” che sottolineano l’amore dei genovesi per l’argentino.

 

La premessa per una grande storia d’amore c’è ed è concreta ma i tifosi del Grifone hanno un senso di consapevolezza che i supporter di altre squadre non hanno: quando un giocatore della loro squadra si rende protagonista di grandi prestazioni, sanno che di conseguenza si accenderà su di lui l’interesse dei grandi club e che il giocatore sarà destinato ad andare via. E così è stato anche con Milito. In neroazzurro arriva per 25 milioni di euro, probabilmente alcuni dei soldi meglio spesi da Massimo Moratti perché l’argentino segna tanto ma soprattutto fa vincere tutto: triplete, mondiale per club e un’altra coppa Italia contro il Palermo. Trofei vinti tutti da protagonista, che lo fanno entrare nel cuore dei tifosi interisti. L’argentino nella città ligure era un amato principe, a Milano, come disse Marianella nella finale del Bernabeu, è diventato un onnipotente re.

 

MILANO-GENOVA, ANDATA E RITORNO

 Nella miriade di affari tra Milan e Genoa, è capitato talvolta che la società rossonera cedesse in prestito al Grifone alcuni giovani promettenti in modo tale che sotto la Lanterna potessero trovare lo spazio necessario per esplodere definitivamente. In un certo senso, per la quantità di operazioni di questo tipo, si potrebbe considerare la società di Preziosi sostanzialmente come una sorta di seconda squadra dei rossoneri. L’esperienza ligure per molti giocatori è stata l’anticamera del dimenticatoio: Strasser, eroe a Cagliari nell’anno dello scudetto dopo l’esperienza al Genoa è scomparso dai radar così come Merkel, altro giovane promettente rossonero.

 

C’è però chi in Liguria ha trovato la seconda chance necessaria per conquistare il Milan e i milanisti. Due casi su tutti sono stati quelli di Suso e Niang. Partiamo dallo spagnolo; arrivato nella sessione invernale del 2015 dal Liverpool, Suso al suo primo anno in rossonero non trova lo spazio necessario per emergere. Da qui l’idea di Galliani, nel gennaio 2016 di cederlo in prestito al Genoa. Sotto la preziosa ala di Gasperini, lo spagnolo trova fiducia e i primi gol: uno al Palermo, tripletta al Frosinone e quella doppietta nel derby contro la Sampdoria che lo eleggono a eroe della gradinata sud. Il bottino del classe 93’ comprende sei gol in quindici partite ma soprattutto gli conferisce la consapevolezza di poter essere importante. La mossa di Galliani paga e infatti Suso in estate torna al Milan diventando subito un punto fermo della formazione rossonera sia in quella stagione che tutt’ora, nella quale è ormai diventato il leader tecnico della squadra.

Il caso di Mbaye Niang è un po’ diverso rispetto a quello dello spagnolo. Arrivato al Milan nel 2012 sotto la guida di Mister Allegri trova spazio e fiducia nel tridente delle creste con Mario Balotelli e Stephan Elshaarawy. L’arrivo prima di Seedorf e poi di Inzaghi tuttavia lo fanno retrocedere nelle gerarchie rossonere al punto che il Milan prima tenta il prestito al Montpellier e poi al Genoa. Qui, sotto la guida del fenomenale Gasperini, ritrova titolarità e gol come quello segnato proprio al Milan nella vittoria dei rossoblù a San Siro per 3 a 1. Mbaye torna e sulla panchina del Milan c’è ora Mihajlovic che gli dà fiducia e crede in lui facendolo sentire per la prima volta al centro del progetto. L’arrivo di Montella, tuttavia, nell’estate successiva lo reindirizza alla girandola dei prestiti mettendo fine di fatto alla sue esperienza rossonera. Genoa è stata per lui una seconda chance che ha colto ma che al suo ritorno a Milano non ha fato maturare.

FOTO IPP/Valentina Martini

C’ERAVAMO TANTO AMATI

 Quando a Bogliasco nell’estate del 2011 i componenti dello staff tecnico della Sampdoria videro per la prima volta Mauro Icardi, pensarono che fosse uno degli indossatori per la campagna pubblicitaria del merchandising. Il ragazzo arrivato dal Barcellona però oltre a colpire nei cuori delle giovani fan con la sua bellezza, sapeva anche colpire in porta, dimostrando di saperla vedere molto bene. Eccome se la vedeva. Nella prima stagione in Primavera segna 28 gol in 36 partite. Nella sua stagione d’esordio in serie A, 10 reti in 33 presenze, di cui alcune molto pesanti come il gol nel derby contro il Genoa e i tre gol complessivi alla Juventus, tra andata e ritorno, di cui 2 allo Juventus Stadium.

foto Giuseppe Celeste/Image Sport

Tra gli argentini e l’Inter c’è una connessione magnetica e quando il biscione chiama non si può rifiutare. Icardi passa per circa 13 milioni ai neroazzurri dando inizio ad una storia d’amore che lo ha portato a segnare, sino ad oggi, 121 gol in 206 partite, e a diventare recentemente capitano della squadra. Nel mezzo lo scandalo che lo ha implicato nella relazione tra Wanda Nara e Maxi Lopez, i diverbi con la curva e le recenti voci di mercato. Nonostante tutto però Maurito ama l’Inter e i neroazzuri amano lui, e si dimenticano, a furia di gol, i fatti negativi del passato. Se a Milano hanno chiuso un occhio di fronte ai suoi errori a Genova, tuttavia, non hanno dimenticato alcuni suoi gesti come  l’ esultanza polemica in risposta ai fischi dei tifosi dovuti sia al tradimento alla Sampdoria sia al tradimento all’amico Maxi Lopez, a quei tempi in forza ai blucerchiati. Un amore profondo per una giovane promessa trasformato in odio viscerale per un doppio adulterio imperdonabile. Genova dà, Genova toglie, ma nonostante tutto sa riconoscere il talento e valorizzarlo. Sempre.

http:/https://youtu.be/qc2uDP5aMmQ

 

UN PRINCE A GENOVA MA SOLO DI PASSAGGIO

Molti di voi forse non si ricorderanno di Kevin-Prince Boateng con la maglia del Genoa, anche perché ufficialmente il ghanese non ha mai vestito la maglia del Grifone. Ma allora quale è il collegamento tra Boateng e il rapporto tra Milano e Genova? L’intreccio di mercato è uno dei più complicati ma testimone perfetto della solidità dell’asse Milan-Genoa. Nell’estate del 2010 il club di Enrico Preziosi si interessa a Boateng dopo averlo visto in azione con la maglia del Ghana nel mondiale sudafricano. L’interesse si concretizza in affare quando il club rossoblù lo acquista dal Portsmouth per una cifra intorno ai 5,7 milioni di euro. Il giocatore non fa neanche in tempo ad arrivare sotto la Lanterna che il Milan acquista la metà del cartellino del centrocampista dal club ligure.

ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Kevin comincia così la sua avventura italiana ufficiosamente al Genoa ma concretamente a Milano. Qui si trova in una squadra progettata per la vittoria del campionato: a fianco di campioni come Ibrahimovic, Pirlo e Thiago Silva, Kevin riesce a ritagliarsi il suo spazio diventando uno degli uomini simbolo del 18esimo scudetto. I suoi 18 gol in 116 presenze, molti dei quali spettacolari, sono solo il contorno di un’esperienza condita da esplosività, fantasia e leadership tecnica che lo hanno eletto in poco tempo ad idolo dei tifosi. Genova in questo senso non è stata importante nella crescita del giocatore ma è stata decisiva per portare all’attenzione della dirigenza rossonera questo eclettico centrocampista che ha scritto una pagina della storia rossonera a colpi di Moon Walk, gol spettacolari e giocate da fantascienza.

http:/https://youtu.be/JAjVLP3855g

SI CHIAMA MILAN MA GIOCA NELL’INTER

 Uno dei talenti della Sampdoria sicuramente consiste nella rete di fenomenali osservatori a disposizione della società. Uno dei tanti campioni scovati dallo scouting blucerchiato è senza ombra di dubbio Milan Skriniar. Il colosso sloveno al suo arrivo nel capoluogo ligure era parso a molti come una delle tante meteore di passaggio a Bogliasco. Il suo scarso impiego iniziale da parte di Mister Montella sembrava evidenziare questa comune concezione: Milan si allenava con i ragazzini, era sconsolato ed era sul punto di fare ritorno nel campionato sloveno. I film romantici tuttavia insegnano che quando tutto va a rotoli, l’arrivo di una nuova persona nella vita dello sfortunato può cambiare tutto. E così è stato per Skriniar: conoscere Marco Giampaolo e trovare continuità nella Sampdoria gli ha letteralmente cambiato la carriera.

L’allenatore abruzzese, riponendo estrema fiducia nel centrale sloveno, lo ha fatto crescere, maturare e lo ha reso uno dei migliori difensori del campionato. L’annata impeccabile in maglia blucerchiata ha acceso l’interesse di molti club ma a spuntarla è stata l’Inter che, per la cifra monstre di quasi 35 milioni tra conguaglio economico e contropartite, si è aggiudicata il calciatore nell’estate 2017. Il classe ’95, da due stagioni in forza ai nerazzurri, è stato prima protagonista del ritorno in Champions dell’Inter e successivamente proprio per le sue grandi prestazioni si è guadagnato un soprannome caro a molti tifosi interisti: The Wall, precedentemente nickname con cui veniva riconosciuto una leggenda neroazzurra come Walter Samuel.  E poco importa se si chiama come gli odiati cugini rossoneri, Skriniar è una solida base su cui costruire i successi futuri.

UN FARAONE LIGURE

 Quando a 16 anni e un mese fai il tuo esordio in Serie A con la maglia della squadra che ti ha cresciuto sei un predestinato. Se a 17 anni segni il tuo primo gol tra i professionisti – in serie B con la maglia del Padova – vuol dire che stai crescendo nel modo giusto. Dopo che arrivi ai playoff sempre con i veneti e ti arriva la notizia che il Milan è interessato ad acquistarti, senti che il sogno di una vita si sta realizzando. Infine se a 19 anni realizzi la tua prima rete decisiva con la squadra del tuo cuore, il Milan, senti una gioia irrefrenabile. Tutto questo però non sarebbe potuto accadere se il Genoa non avesse creduto in quel piccolo ragazzino italo-egiziano che incantava Savona e provincia.

Proprio i rossoblù hanno cresciuto e valorizzato il talento di Stephan permettendogli di vincere uno scudetto con la Primavera e aggregandolo alla prima squadra già nella stagione 2008-09. Dalla preziosa esperienza di Padova ha poi tratto la preziosa continuità che gli ha permesso il passaggio al Milan che lo ha prelevato dal Genoa per 7 milioni più il cartellino di Merkel. In rossonero una storia intensa condita da grandi aspettative rovinate in parte dai tanti infortuni che lo hanno perseguitato. L’annata del 2012-13 con 18 gol in 45 presenze totali, la sua cresta inconfondibile e il sorriso e la disponibilità da bravo ragazzo, tuttavia, hanno conquistato l’ambiente rossonero che ancora oggi lo vive come uno dei più grandi rimpianti della storia recente.

Nell’autostrada delle trattative Milano-Genova le due protagoniste milanesi scelgono spesso svincoli diversi: se il Milan è più orientato su quello Genoano, l’Inter è indirizzato verso quello blucerchiato. Ciò che accomuna le due società, tuttavia, è la certezza di poter trovare sotto la lanterna nomi importanti per le proprie squadre. Perché sostanzialmente l’asse Milano-Genova è stato, è tutt’ora e sempre sarà garanzia di grande traffico di calciomercato.

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[FOTO] Retegui sblocca Genoa-Udinese in rovesciata: 2-0 all’intervallo

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Retegui Genoa Gudmundsson

RETEGUI GENOA UDINESE – Primo tempo avvincente al Ferraris tra Genoa e Udinese. Occasioni, corsa e anche un gol spettacolare.

L’andazzo della gara si capisce già dal primo minuto, con Giannetti che dopo pochi secondi stende Retegui e si prende il giallo. Dopo i tentativi, vanificati, di Ehizibue e Walace, Lucca colpisce di testa in area, venendo però fermato dalla traversa. Subito dopo, al 27′, Okoye si supera sul tentativo a botta sicura di Vasquez, che dopo sei minuti, di testa, trova anche il palo a impedirgli la gioia del gol. Poi il momento della serata: cross in mezzo, Giannetti devia ma la palla s’impenna, servendo a Mateo Retegui l’occasione perfetta per coordinarsi e colpire in rovesciata. Palla sul palo e vantaggio Genoa. I rossoblu aumentano i giri e, sette minuti dopo, trovano anche il raddoppio con Bani, che devia in rete un cross perfetto di Gudmundsson.

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ESCLUSIVA – Zapelloni: “Difficile non pensare Verstappen campione del mondo, Pioli è a fine corsa”

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Pioli

Umberto Zapelloni, nota penna sportiva de il Giornale e Il Foglio, è intervenuto ai nostri microfoni per analizzare la stagione di Formula 1 che verrà, alla luce dei test terminati ieri in Bahrain, e per parlare della situazione del Milan, il cui prossimo mese sarà decisivo per le sorti europee e per la panchina dell’allenatore Stefano Pioli.

Diciannove piloti sanno che non vinceranno il Mondiale quest’anno“. Ha ragione Alonso alla luce dei test appena terminati in Bahrain?

Credo proprio che Alonso abbia ragione. Ad oggi è difficile pensare un esito diverso da Verstappen campione del mondo, soprattutto per come è terminata la scorsa stagione e per come è iniziata quella corrente. Altrettanto difficile, però, che possa vincere ventiquattro gare su ventiquattro o un numero simile a quello dell’anno scorso. Penso che solo un terremoto interno alla Red Bull, con il caso che ha avvolto il Team Principal Horner, possa essere l’unica possibilità per non dare ragione ai risultati finora visti in pista. La stabilità e costanza della monoposto Red Bull sono qualcosa di superiore: hanno modificato completamente il concetto di auto, traendo spunto da una filosofia Mercedes, e sono comunque riusciti a rimanere davanti. Bisogna però valutare quanto effettivamente siano davanti a tutti. L’anno scorso il distacco fu impressionante, forse quest’anno sarà inferiore. Non hanno provato le gomme morbide (che nel primo GP della stagione non verranno utilizzate, ndr), mentre la Ferrari già l’anno scorso sul giro secco era molto rapida. Questo aspetto è tutto da vedere“.

Un’opinione più specifica sulla Ferrari? Come ha lavorato in questi giorni di test?

Ha sicuramente lavorato bene. È arrivata ai test con una macchina migliore dello scorso anno. I piloti sono contenti del loro feeling con la vettura e c’è una costanza di rendimento importante, cosa che nel campionato precedente era mancata. Quest’anno il setup è più facile da mettere a punto, c’è una buona base su cui migliorare. Uno dei punti deboli era il degrado gomme, ma dai test ora sembra abbastanza contenuto. È una macchina sincera: a differenza dell’anno scorso in cui ogni curva era un’incognita, ora i piloti sanno come la vettura effettivamente si comporta. Lo sviluppo è sempre stato punto uno dei punti deboli della Ferrari, ma già lo scorso anno abbiamo visto una scuderia che è riuscita a migliorare positivamente la macchina. Auguriamocelo anche per quest’anno.

Senna e Prost. La sfida infinita” (edito da 66thand2nd e pubblicato a gennaio 2024, ndr) è il titolo del suo ultimo libro: possiamo aspettarci un’altra vera rivalità quest’anno o i discorsi sono rinviati al 2026?

L’augurio è che possa capitare. Negli ultimi anni il più eclatante è stato il duello Hamilton-Verstappen ed è stato bellissimo. A differenza di Senna e Prost in questo caso c’è una differenza generazionale enorme, forse sarebbe meglio un confronto Verstappen-Leclerc, ma qui la differenza sta nel curriculum. L’olandese vanta un palmarès che il monegasco per ora si sogna. Senna-Prost è stato un confronto senza eguali: in primo luogo erano compagni di pista, poi erano bravissimi ad alimentare le polemiche fuori dalla pista, cosa che, per esempio, Hamilton fa, ma Verstappen no, se non sporadicamente a inizio stagione. Senna-Prost è una rivalità unica nel mondo dello sport, non solo nel circus della Formula 1“.

Il Milan affronterà nel prossimo mese Atalanta, Lazio, il doppio confronto con lo Slavia Praga, Hellas Verona e Fiorentina. È il mese decisivo per le sorti europee e per quelle di Pioli sulla panchina rossonera?

Sarà un mese fondamentale. Il Milan deve mantenere il posto Champions in campionato. Il distacco in classifica dalle inseguitrici c’è, ma considerate le ultime uscite in cui subiscono due gol a partita non si sa mai. Inoltre portare a casa l’Europa League creerebbe consapevolezza nei giocatori e ciò aiuta a vincere ancora, vedasi l’Inter dell’anno scorso. Il Milan è da diverso tempo che non vince un trofeo diverso dallo scudetto, quindi un successo europeo servirebbe eccome.

Sono convinto che Pioli sia a fine corsa: in certe partite ormai si notano troppi scollamenti. Lui ha fatto benissimo con il Milan, lo ha portato a un livello di consapevolezza che la squadra non aveva prima. Ha sì fatto qualche scivolone di troppo come i cinque derby persi, ma la media punti in questi anni rimane discreta. Anche le squadre di Serie A dopo un po’ devono cambiare allenatore. La prossima partita con l’Atalanta è complicata. Loro sono una squadra pericolosa e in questo momento sono molto in forma. Sono curioso di vedere De Ketelaere contro il Milan perché sta diventando il giocatore che probabilmente aveva intravisto Maldini, ma che Pioli non aveva saputo riconoscere“.

Nel caso in cui Pioli lasciasse il ruolo di allenatore, chi sarebbe il suo preferito per la panchina del Milan?

Se le alternative sono Conte o Thiago Motta farei il cambio, se invece sono meno intriganti allora rimarrei con Pioli e penserei a sistemare le lacune che questa squadra ha. L’allenatore sta comunque facendo miracoli con la rosa di cui dispone. Conte mi piacerebbe tantissimo, è un allenatore che riesce a tirare fuori il 130% della squadra che allena. Se lui dovesse accettare l’incarico, è perché la società gli ha proposto un mercato di livello, per cui la situazione sarebbe molto interessante. Thiago Motta sta facendo un ottimo lavoro con giocatori che non sono di primissimo livello. Se arrivassero lui e Zirkzee insieme sarei molto contento“.

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Pioli in conferenza: “Ricordo tutti su CDK, sul calendario…”

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Pioli in conferenza

PIOLI IN CONFERENZA – È appena terminata la conferenza stampa di Stefano Pioli in vista del big match di domani sera contro l’Atalanta. Il tecnico del Milan ha affrontato, ovviamente, anche il tema Europa League e il sorteggio con lo Slavia Praga.

PARTITA – “La partita di domani è molto importante per la classifica perché sotto continuano a fare punti. Affrontiamo una squadra che sta bene che insieme a noi e all’Inter ha fatto più punti nell’ultimo periodo. Troviamo un avversario che sta bene, che ci ha sconfitto già due volte. Prepareremo la partita quest’oggi e cercheremo di far bene“.

EUROPA LEAGUE –Atalanta favorita? Noi ce la giochiamo come Liverpool, Bayer Leverkusen e Atalanta. Anche noi vogliamo vincere l’Europa League. Quando è uscito lo Slavia Praga non ho penato niente. Dobbiamo penserà solo a noi. Non è stato un sorteggio facile perché lo Salvia è arrivato davanti alla Roma e sta lottando per il campionato“.

INFORTUNI – “Kalulu sta bene e con oggi completerà la prima settimana di lavoro con la squadra. Tomori sta pure bene. Avremo a disposizione tutti gli effettivi tranne Pobega che invece ha bisogno di più tempo. Oggi valuterò Bennacer“.

CDK –Ricordo i vostri sguardi su De Ketelaere, quando si diceva che aveva qualità e che Maldini e Massara non avessero preso un pacco o un bidone. In tanti in Italia hanno bisogno di un anno. Gasperini bravo a trovarvi una posizione più offensiva, poi ogni ambiente ha le sue aspettative e la sua storia“.

MONZA –Delle critiche meno se ne parla e meglio è, io non voglio essere negativo. Pensiamo a domani. Credo che abbiamo una rosa forte, credo che le scelte di Monza fossero quelle giuste per la condizione dei giocatori“.

CALENDARIO –Mi era stato proposto di giocare lunedì col Monza, ma siccome avevamo due partite casalinghe abbiamo preferito avere un giorno in più per il ritorno col Rennes. Ci era stato proposto di giocare lunedì con l’Empoli e non abbiamo accettato, ma non sapevo che avremmo giocato alle 15:00“.

MAIGNAN –Rimane uno dei migliori al mondo. È un professionista incredibile, ha l’ossessione di diventare il migliore al mondo. Lui esce sempre migliorato da qualsiasi situazione“.

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Sassuolo, Toljan out anche contro l’Empoli

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Alessio Dionisi allenatore Sassuolo Empoli Serie A Coppa Italia

Guai in vista per il Sassuolo che dovrà fare a meno di Jeremy Toljan nella sfida contro l’Empoli. Il match si giocherà domani alle 15 al Mapei Stadium. Il tedesco è stato un giocatore importantissimo per la squadra di Alessio Dionisi. Un infortunio lo sta tenendo fuori dal campo da più di un mese e probabilmente sarà ancora così per qualche settimana. Una lesione al bicipite femorale sinistro è quello che ha tenuto fuori il calciatore. I medici pensano che il rientro completo sarà rimandato di almeno una settimana.

JEREMY TOLJAN: OUT CONTRO L’EMPOLI

La conferma arriva direttamente da mister Dionisi che ha detto le seguenti parole: “Non recuperiamo nessuno rispetto alla gara precedente, si stanno avvicinando, qualcuno lo vedo dentro o vicino alla squadra, non faccio nomi ma a breve li riavremo e come sempre dobbiamo focalizzarci sull’allenamento di oggi che è l’ultimo in vista della gara di domani. Erlic ci sarà? Chi non c’era con l’Atalanta non ci sarà nemmeno domani”.

18 partite giocate, mai sostituito e 6 assist messi a referto. Toljan continua ad essere un giocatore insostituibile per il Sassuolo. Dionisi e i compagni lo vogliono quanto prima in gruppo, in vista delle partite più importanti della stagione neroverde.

 

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