L’inizio della Serie A 2020/21 era costellato da tante incertezze. Inevitabile, d’altronde, dopo una stagione mai vissuta prima, i cui motivi sono ormai ben noti. Tra i punti di domanda ai quali un po’ tutti cercavamo una risposta c’era quello relativo al Milan. La risposta, parzialmente definitiva, è arrivata durante l’anticipo delle 18 della quarta giornata di campionato. La vittoria nel derby di Milano ha legittimato il primo posto in campionato e soprattutto, cosa non meno importante, ha fatto capire al mondo che questa squadra deve ritornare ad abituarsi alla vittoria. È un aspetto indelebile del DNA del club, che per anni è stato il più titolato sul pianeta. Ed è un fattore del quale bisogna sempre tener conto quando si parla del Diavolo, e di Zlatan Ibrahimovic.

Il Milan di Pioli è imbattuto da 118 giorni. I rossoneri, sotto la guida del tecnico emiliano, sono giunti a 20 gare consecutive senza sconfitta, tra Serie A, Coppa Italia e Europa League. Un magic moment destinato a continuare se il Diavolo che vedremo in campo nelle prossime settimane sarà lo stesso che abbiamo ammirato e applaudito nella stracittadina meneghina.

DUE NOMI

L’evidente crescita della squadra rossonera passa senza dubbio attraverso una miriade di fattori. Ma sono sostanzialmente due i nomi che è necessario fare se bisogna analizzare l’evoluzione del Milan: Stefano Pioli e Zlatan Ibrahimovic. A pelle chi l’avrebbe mai detto che due uomini del genere, così distanti tra loro nel palmares, nel modo di intendere calcio, nelle personalità, avrebbero poi risollevato insieme, completandosi a vicenda, le sorti di una squadra che prima di gennaio 2020 sembrava relegata ad un’altra stagione da vivere nell’anonimato.

“Questo Milan è nato nel gennaio 2020, con una squadra più vicina ai nostri meccanismi e con giocatori di grande esperienza come Ibra e Kjaer”

Queste sono le parole di Stefano Pioli rilasciate in una delle interviste post Derby. L’ex tecnico di Inter e Lazio menziona anche Kjaer, tassello fondamentale per la ritrovata solidità difensiva del Milan, ma è inevitabile che le attenzioni se le sia prese tutte l’attaccante svedese. Il feeling tra i due è sbocciato immediatamente e non è un caso che Ibra abbia rinnovato il proprio contratto solo dopo l’ufficialità della conferma – inaspettata – di Pioli.

Milan, Pioli: "Ibrahimovic ci sta dando tanto. Futuro? Ora non ci pensa"

(Fonte: pianetamilan.it)

E se quello post-lockdown poteva sembrare un fuoco di paglia, dopo l’en plein di queste prime quattro giornate di campionato non c’è più dubbio sul fatto che il Milan possa tornare a competere fino in fondo. Pioli ha “normalizzato” il suo Milan, allontanandosi da idee di calcio rivoluzionarie o presunte tali dei suoi predecessori. Ha, invece, messo al centro del progetto tanti giovani affiancati da un campione assoluto del calibro di Ibrahimovic, che a 39 anni continua ad essere decisivo come se di anni ne avesse 20. Ed è così che il Milan è cresciuto, migliorato. Ibrahimovic si è caricato il gruppo sulle spalle e i suoi compagni lo hanno seguito come dei pellegrini in viaggio. Lo svedese e la sua incontrollabile voglia di vincere hanno liberato la testa e le gambe di tanti giocatori che prima del nuovo anno erano sembrati impantanati nella loro ombra. Guardare giocare Calhanoglu ora è un piacere per gli occhi. E lo stesso ragionamento vale per calciatori quali Calabria, Kessiè, Leao, Castillejo: giocatori che hanno finalmente reso secondo le aspettative.

Come ha titolato il The Guardian Ibrahimovic è “a lion among men“. Un leone tra uomini normali. E lo svedese ci ha tenuto a ribadirlo attraverso il suo ultimo post sui social.

La sua bio su Twitter è emblematica: “Lions don’t compare themselves to humans”. Ibrahimovic e Pioli hanno riportato il Milan in testa alla classifica della Serie A dopo nove anni. Sarà interessante capire ora come i rossoneri reagiranno ad un periodo di forma così positivo ed entusiasmante.

IL DOMINIO NEL DERBY

Antonio Conte, dopo la sconfitta della sua Inter, ha parlato anche di sfortuna. In realtà Inter – Milan è stata una gara estremamente equilibrata, che ha cambiato spartito in più occasioni e che ha visto il Milan vincere semplicemente perché ha giocato meglio. Pioli ha sfruttato a pieno la grande lacuna della squadra di Conte, ovvero la catena di sinistra. La coppia Kolarov-Perisic, infatti, ha faticato in maniera spropositata a contenere le folate offensive di Calabria e Saelemakers, tra i più positivi in campo. Il serbo ex Roma ha giocato una partita difensivamente disattenta, forse perché ancora poco adatto al ruolo di terzo centrale. E anche Perisic, al netto dell’assist per il gol di Lukaku, ha avuto molte difficoltà nel leggere alcune situazioni di gioco. Saelemakers, mossa a sorpresa nel derby, ha giocato praticamente sulla linea laterale, creando non poca confusione ai meccanismi di scalata e pressing della catena mancina dell’Inter.

Ibrahimovic tra i Re del derby: una storia di gol

(Fonte: 90min.it)

E, più di tutto, il Milan ha vinto tutti (o quasi tutti) i duelli individuali. Lo svedese ha letteralmente bullizzato De Vrij, vincendo ben 9 duelli aerei. Semplicemente maestoso. Il dominio dello svedese nel derby è stato chiaro, evidente. Tra i rossoneri solo Calabria e Calhanoglu hanno toccato più palloni di lui. Lui che è il catalizzatore di ogni possesso offensivo del Milan, il magnete di ogni attacco di marchio rossonero.

Il lavoro in fase di ricezione palla, costruzione della manovra e di finalizzazione ha portato Ibra in un’altra dimensione. Tant’è che ad un certo punto del match sembrava che Inter-Milan si fosse ridotta – per così dire – ad un uno contro uno tra il numero 11 del Milan e il bomber dell’Inter Lukaku. Anche questo, seppur a distanza, è stato un duello individuale vinto dall’ex centravanti del Paris. Il belga ha tirato di più, verissimo; è il punto di riferimento di una squadra tanto affascinante e intrigante quanto ballerina dietro. Ma la differenza, manco a dirlo, sta tutta nell’abitudine a vincere. Cosa che Ibrahimovic ha saputo far sua con il passare degli anni e dei trofei. E che ha fatto valere nel big match di sabato pomeriggio. Lukaku avrà tempo e modo di farlo, magari proprio con l’Inter, del quale è immediatamente diventato leader indiscusso.

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(Fonte: profilo Twitter @acmilan)

A 39 anni Ibrahimovic è ancora in grado di fare la differenza. E lo ha dimostrato fin dal giorno del suo ritorno in Italia. Il Milan ha cambiato pelle anche grazie a lui ed è proprio con lo svedese che punterà a tornare a competere, in Serie A e in Europa. Perché si sa, vincere ti aiuta a vincere. È solo questione di abitudine.