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Milan-Inter, presente contro passato: Brahim Diaz contro Calhanoglu

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Brahim

Domenica sera, alle ore 20:45, torna il Derby di Milano, per una stracittadina dall’aria un po’ agrodolce per la notizia riguardante il futuro di San Siro.

La Gazzetta dello Sport lo ha definito il “Derby dei Giganti”, ponendo l’accento sul duello già annunciato tra Zlatan Ibrahimovic ed Edin Dzeko. Noi, invece, forse per non essere troppo scontati, preferiamo concentrarci di più su altri protagonisti, precisamente quelli che agiscono alle spalle dei due bomber: Brahim Diaz e Hakan Calhanoglu.

Uno è stato autore di una partenza bruciante e per fermarlo è dovuto intervenire il COVID; l’altro ha invece vissuto un inizio di stagione simile per poi incorrere in un altrettanto grande calo. E se il secondo ha scritto importanti pagine del recente passato rossonero, il primo è stato riconfermato proprio per impugnare la penna lasciata dal turco.

Ora si troveranno faccia a faccia, da compagni di squadra ad avversari pronti a sfidarsi al centro del campo. Per questo, perché non cercare di confrontarli? Perché non osservarli più nello specifico, nel profondo delle loro caratteristiche?

RIFINITURA

Entrambi nascono come trequartisti, quei giocatori per i cui piedi passa la maggior parte delle azioni della loro squadra. Hanno il difficile compito di collegare il centrocampo all’attacco, spesso sobbarcandosi il compito di costruttori e rifinitori allo stesso tempo.

Per rifinitura, infatti, di solito si intende quella fase finale dell’azione, per cui si può risultare più o meno decisivi. In questo, di certo Brahim Diaz è particolarmente bravo. La sua tecnica sopraffina permette infatti di creare un cospicuo numero di occasioni da rete, che non a caso rende il Milan la seconda squadra più pericolosa in Italia.

La rete siglata contro la Juventus lo scorso 9 maggio, ad esempio, è ancora ben stampata nelle menti dei tifosi rossoneri, con quella parabola a giro che ricorda a grandi linee alcune delle perle di un certo Ricardo Kakà. Per di più, oltre alla finalizzazione che gli scorre nelle vene, Brahim è anche uno molto incline all’assist. Anzi, forse tende più a servire il compagno che a provare la soluzione personale. Saranno i dettami spagnoli, sarà l’altruismo di fondo, ma dal suo arrivo sono in molti a doverlo ringraziare per le loro gioie: da Ibrahimovic a Giroud, passando per Leao, Theo e tanti altri.

In ogni caso, si può dire che Hakan Calhanoglu non sia da meno. Anzi.

Non è di certo un caso se ai tempi del Leverkusen i tifosi delle aspirine osavano pronunciare il suo nome insieme a quello di Mesut Özil. Paragone scomodo, vero, ma le comuni origini turche e lo splendido stato di forma di allora hanno di certo contribuito. Negli anni, infatti, Calha si è sempre dimostrato uno dei migliori interpreti del suo ruolo, tanto a livello di club quanto in nazionale. Le sue parabole hanno sorvolato più di un’area di rigore, ma puntualmente il risultato non è mai cambiato. Tra gol e assist, infatti, la carriera del turco ha infatti toccato picchi altissimi (ma anche bassi clamorosi), e negli anni se c’è qualcosa che non è cambiata in lui sono la capacità e la visione di gioco.

Oltre ai meri numeri, infatti, quello che colpisce di più di Calha è proprio la facilità con cui riesce a trovare i propri compagni liberi, soprattutto in zona gol. Perciò, sotto questo punto di vista ci sembra di vedere l’ex Milan (ancora) un gradino sopra, sebbene sia indubbio che Brahim Diaz abbia tutte le carte in regola per superare il suo vecchio mentore.

CONDUZIONE PALLA

Il trequartista, giocando prevalentemente a cavallo del centrocampo, si trova spesso palla al piede in mezzo a break rapidi, in cui è fondamentale saper portare il pallone a dovere. Soprattutto se la difesa sta cercando di ripiegare, essere in grado di destreggiarsi tra gli avversari e puntarli può avere un impatto potenzialmente decisivo sul risultato.

“Destro o mancino? Mi piace sempre lasciare un dubbio, così gli avversari non lo sanno. Gioco con entrambi, ho questa facilità. Per calciare sono destro, per portare palla sono mancino. Però posso anche calciare col mancino e portare palla col destro”.

-Brahim Diaz, 06/10/2021

Fin dal suo arrivo sotto la Madonnina, si è visto come a Brahim piaccia moltissimo avanzare con la palla tra i piedi. E inoltre, è anche molto bravo. Grazie alla sua intelligenza, infatti, egli riesce spesso a superare il proprio avversario, creandosi quindi uno spazio più o meno ampio da attaccare direttamente. A suo vantaggio gioca anche il fatto di saper adoperare sia il destro che il sinistro (quasi) indistintamente, grazie ai quali riesce a tenere la sfera attaccata al suo piede. Ciò gli garantisce almeno una giocata sempre a disposizione, e visto il tasso tecnico dell’attacco di Pioli, non è di certo male.

Anche in questo, Calhanoglu risulta essere piuttosto simile al milanista, quantomeno nello stile di conduzione. Anche lui è incredibilmente abile nel destreggiarsi nelle zone mediane del campo, ma soprattutto sa sempre cosa fare con il pallone. Non è di certo un caso se ogni squadra in cui ha giocato ha trovato in lui il fulcro del proprio gioco, il riferimento centrale a cui affidare il pallone.

Il controllo palla e la gestione, infatti, sono indiscutibilmente il suo forte, tanto in campo aperto quanto nello stretto. La sua agilità trova spesso sbocchi nel dribbling, a seguito del quale Calha ha spesso la strada spianata verso l’area di rigore.

Perciò, si può dire che i due si assomiglino e non poco. Quello che però sembra mancare a Calha (e che è invece più facilmente ravvisabile nel patrimonio tecnico di Brahim Diaz) è la rapidità nella conduzione. Troppo spesso, infatti, il turco tende ad “addormentarsi” con la sfera tra i piedi. Lo spagnolo, al contrario, ha dato prova di essere molto più dinamico e più imprevedibile, dati la giovane età e l’estro che lo contraddistinguono. Il suo ambidestrismo, poi, lo rende sicuramente più completo del collega, almeno in base a questo parametro.

COSTANZA

A quale giocatore non serve la costanza di rendimento? Nel calcio di oggi, infatti, è proprio la costanza nelle prestazioni che determina il livello di un calciatore. E trattandosi di due calciatori tecnici, come ci insegna la lunga storia del calcio, le prestazioni tendono a essere piuttosto altalenanti.

Brahim Diaz, nonostante l’età, ogni tanto non ha proprio soddisfatto le aspettative in lui riposte. Esempio più recente, la brutta prova di mercoledì pomeriggio contro il Porto, complice anche il COVID che lo ha tenuto fermo per ben 12 giorni. In realtà, dal primo istante in cui ha vestito la maglia rossonera, sono state molte più le volte in cui l’ex Real Madrid ha saputo dare prova del suo talento, soprattutto rispetto alle poche non all’altezza. Volendo, si potrebbe dire che con il Diavolo lo spagnolo sia veramente maturato, divenendo il giocatore di livello europeo qual è oggi.

Discorso diverso, invece, per quanto riguarda Hakan Calhanoglu, che rispetto a Brahim ha avuto negli anni un rendimento decisamente più incostante. Tra cali, prestazioni apparentemente prive di attenzione, o addirittura veri e propri momenti di svogliatezza. Questo ovviamente non significa che Calha non sia un calciatore all’altezza, anche perché, visti i suoi momenti di picco, sarebbe insensato solo pensarlo.

Ma che il turco sia solito vivere periodi di blackout totale è sotto gli occhi di tutti, da quattro stagioni a questa parte. Per questo, sebbene abbiamo visto ancora poco, ci sentiamo di dire che Brahim ha dato l’idea di essere un giocatore più continuo dell’ex Milan, con ancora molto tempo di fronte a sé per diventare sempre più decisivo.

“Non ho nessuna paura di indossare la 10”

-Brahim Diaz, 24/08/2021

In ogni caso, domenica sera i due si troveranno l’uno contro l’altro. L’allievo che sfida il maestro, con la consapevolezza di avere i mezzi a disposizione per superarlo, e per di più di fronte al suo pubblico, che non vede l’ora di mettere definitivamente da parte il vecchio diez.

 

Fonte immagine di copertina: Diritto Google Creative Commons

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Verso Turris-Avellino: Rastelli recupera Aya

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Turris Avellino

In casa Avellino, continua la preparazione verso il match contro la Turris in programma domenica alle 17:30. Gli irpini, dopo il pareggio casalingo contro la Juve Stabia, sono obbligati a vincere per sperare ancora nei playoff.

Il tecnico Massimo Rastelli però, dovrà ancora far fronte alla situazione infortunati. Aya ha recuperato definitivamente ed è tornato ad allenarsi in gruppo ma è l’unica nota positiva. Dall’Oglio e Di Gaudio infatti, stanno ancora smaltendo i fastidi lavorando a parte. Così come Ricciardi e Micovschi, che stanno continuando il programma di recupero prima del reintegro.

L’Avellino ha disperato bisogno di trovare punti lontano dal Partenio Lombardi. Il rendimento esterno, sino ad ora, è stato disastroso. Soltanto 4 punti conquistati in 8 uscite, frutto del pareggio contro il Foggia e della vittoria di Francavilla, alla prima in panchina di Rastelli.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Us Avellino

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ESCLUSIVA – Luca Toselli sulla Juve: “Giusto confermare Allegri”

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Juventus

La Juventus sta attraversando uno dei periodi di maggior difficoltà della sua storia. Risultati che faticano ad arrivare e dimissioni improvvise di tutto il C.D.A., situazioni che non fanno passare nottate tranquille ai tifosi bianconeri. In esclusiva per Numero Diez la voce di Luca Toselli, influencer grande esperto e tifoso della Vecchia Signora seguito da centinaia di migliaia di persone sui propri account social. Di seguito l’intervista.

L’ERA ANDREA AGNELLI

Nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane e cinque Coppe Italia, questi i successi della Juventus nei dodici anni di gestione Andrea Agnelli. Quali parole ti senti di rivolgere nei confronti dell’operato dell’ormai ex presidente?

“Un ringraziamento per gli anni che ci sono stati di vittorie e successi nonostante gli ultimi non siano andati bene. Probabilmente la presidenza di Andrea Agnelli era ormai giunta al termine. Il fatto che si sia arrivati alla divisione per altre cause è un dispiacere ma probabilmente ci stava dopo dodici anni un cambio in cima alla piramide della Juventus”.

LE PREOCCUPAZIONI DEL MOMENTO

Da tifoso che sente la maglia bianconera come una seconda pelle, quali sensazioni stai provando in questo periodo così delicato?

“Confusione e sorpresa. Non mi spaventa il fatto di avere un presidente, bensì la dinamica e le tempistiche nel quale è avvenuto questo cambiamento. Vista dalla nostra prospettiva viviamo questo avvenimento in modo confusionario e, come un qualcosa in continua evoluzione”.

LE POSSIBILI NUOVE FIGURE DIRIGENZIALI

Prima Del Piero poi Trezeguet: due leggende del club che si sono proposte di tornare per aiutare la loro vecchia squadra. Pensi che potrebbero contribuire alla rinascita del club?

“Vedo molto più adatto Del Piero a livello dirigenziale, Trezeguet penso sia maggiormente un uomo da campo. È ovvio che due figure del genere che nel momento più buio della storia bianconera hanno deciso di scendere all’inferno con la Vecchia Signora è un qualcosa che non può fare altro che piacere”.

IL RUOLO DI MASSIMILIANO ALLEGRI

L’unico mai messo in discussione in questi giorni così intensi è stato Massimiliano Allegri. Si è parlato di possibili dimissioni non accettate, condividi la scelta di tenere il tecnico o avresti optato per un altro profilo?

“Riguardo Allegri penso sia un discorso in continua evoluzione. In caso di dimissioni di Agnelli per un nuovo progetto tecnico avrei capito un immediato cambio in panchina ma, in questa situazione di confusione, cambiare anche l’allenatore sarebbe stato un problema per i giocatori. Allegri dovrà tenere il ruolo di collante in questo momento così delicato”.

LA POSSIBILE REAZIONE IN CAMPO DELLA SQUADRA

In conclusione, come credi possa reagire la squadra sul lato sportivo al rientro dalla sosta? Riusciranno i ragazzi a gestire il peso di giocare in queste condizioni?

“Questa è la mia più grande paura. Sicuramente il momento non è felice e, qualcuno, potrebbe avere delle preoccupazioni a livello di campo. Sappiamo tutti benissimo che all’interno del rettangolo verde di gioco la testa conta tanto e, tutta questa situazione extra-campo, potrebbe provocare dei malumori”.

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Calcio Internazionale

Barcellona, interesse per Onana: le ultime

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Onana

Il Barcellona, nonostante i problemi riguardo alla liquidità, agirà sul mercato di gennaio: sono infatti tanti i nomi di Inter e Milan e che piacciono al club blaugrana.

BARCELLONA-MILANO: ASSE CALDO

Al Barcellona piacciono tanti nomi dell’Inter: si comincia da Lautaro e Skriniar concludendo con Brozovic. Ma non si ferma qui, infatti passando all’altra parte di Milano piacciono molto sia Rafael Leao, che Bennacer.

Secondo Tuttosport, però, l’obiettivo principale del Barcellona per gennaio è un portiere che faccia da vice a Ter Stegen: tutti gli indizi portano ad Onana. L’ex Ajax è un obiettivo concreto dei blaugrana, che stanno preparando un piano per sferrare l’attacco finale a gennaio.

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Calcio Internazionale

Tata Martino non è più il CT del Messico: le ultime

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Messico

Nonostante la vittoria del Messico ieri sera, ormai l’esperienza di Gerardo Martino sulla panchina della Nazionale Messicana sta per volgere al termine. Decisiva sembra essere stata infatti la non qualificazione agli ottavi di fiamme dei Mondiali in Qatar.

MESSICO-TATA MARTINO: È FINITA

Lo ha confermato lo stesso Tata Martino ieri sera dopo la partita con l’Arabia Saudita:

Dovrò trovarmi un altro futuro, la mia esperienza sulla panchina del Messico è terminata quando l’arbitro ha fatto il triplice fischio. Il mio contratto con la Nazionale termina qua”.

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