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Editoriale

Il Milan si è inaspettatamente involuto: quali sono le motivazioni?

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Milan

Sarebbe (forse) il caso di rivedere certi concetti e altrettante apparentemente immutabili convinzioni riguardanti il Milan e il suo cammino fin qui in stagione? Magari non tutto, ma qualcosa probabilmente sì. Soprattutto sotto il profilo del gioco che sicuramente non è più fluido nè spumeggiante come sino a qualche mese fa, ma che stranamente si è di fatto inaspettatamente involuto e complicato nel suo indivenire. Diverse, a mio avviso, sono le cause di questo stato di cose: una, tra quelle maggiormente evidenti è la difficoltà che trovano i nuovi arrivati nell’inserirsi all’interno di un gruppo fortemente consolidato, con conseguente condizionamento nelle scelte del tecnico (vedi, esempio emblematico, Charles De Ketelaere…); poi, ancora una volta i tanti (troppi) infortuni che hanno caratterizzato questo inizio di stagione di Calabria e soci; infine il tentativo di cambiare l’assetto generale della squadra che ha rischiato di mettere seriamente in crisi i già delicatissimi equilibri tattici e le certezze dei rossoneri.

Non è, infatti, un bel Milan da vedere, non è quello che dopo una galoppata fantastica la scorsa stagione, ha portato i rossoneri a bearsi dello Scudetto numero diciannove. No, non è più quel Milan… non voglio dire che qualcosa nei meccanismi di squadra s’è rotto, ma certamente qualcosa si è viziosamente intrufolato tra i suoi efficientissimi ingranaggi e ne ha causato qualche piccola sbavatura, qualche leggera imperfezione. Finora, comunque, mister Pioli e i suoi ragazzi se la sono cavata bellamente (il terzo posto, solitario, in classifica è lì a darne buona testimonianza), ma più si va avanti e più la strada si fa impervia, e serve prendere necessari e urgenti provvedimenti. Ma non c’è solo il campionato cui guardare, serve un occhio di riguardo anche alla Champions League e le due batoste rimediate conto i Blues (il Chelsea, per capirci) non fanno certo dormire sonni tranquilli.

Insomma, torniamo con i piedi per terra e la testa sgombra; torniamo a giocare come sappiamo evitando di voler fare i fenomeni a tutti i costi. Oltre alle gambe e alla testa, serve cuore e passione. Ma soprattutto servono talento e qualità, doti indispensabili se si vuol guardare lontano, aldilà dell’orizzonte. Certo, gli impegni sono molti e ravvicinati, ma dobbiamo farvi fronte col coraggio dei forti. Non si può mollare perchè gli altri non mollano; non si può abbassare la guardia perchè la concorrenza è lì, pronta a saltarci addosso. E dunque diamoci da fare, almeno fino all’inizio del Mondiale, poi si vedrà…

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Mondiali, quali sono le scaramanzie più particolari della storia?

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Mondiali

Nel mondo del calcio, e non solo, sono celebri alcuni episodi scaramantici che gli sportivi fanno prima o durante le partite. Possono essere le cose più disparate: oggetti o riti. Ognuno ricorda qualcosa di particolare. Per esempio al Livorno era celebre il presidente Spinelli che andava a vedere gli incontri della sua squadra sempre col cappotto giallo. Ma quali sono gli episodi più particolari nella storia dei mondiali di calcio?

SCARAMANZIE AI MONDIALI

Nella storia dei mondiali se ne sono viste di ogni. Probabilmente gli italiani ben ricordano Giovanni Trapattoni, quando nei mondiali in Corea del Sud e Giappone del 2002 portava con sé dell’acqua santa che versava sul campo prima delle partite.

Famoso poi è anche il bacio di Laurent Blanc sulla testa di Fabien Barthez prima del fischio d’inizio, ai mondiali di Francia 1998. Rimanendo sempre coi francesi, nel 2008 il CT Raymond Domenech ammise che si fidava dell’astrologia quando doveva schierare la formazione. Così è stato per gli europei di quell’anno, ma anche nei mondiali del 2006 e 2010. Così bene però non gli ha portato in entrambi i casi l‘astrologia.

Andando ancora più indietro nella storia, l’attaccante inglese Gary Lineker, capocannoniere dei mondiali del 1986 in Messico, disse che nel riscaldamento non tirava mai in porta, proprio per non sprecare i gol prima dei 90 minuti. Celebre è anche il caso di Eusebio, vincitore della medaglia di bronzo nei mondiali del 1966 in Inghilterra, il quale giocava sempre con una monetina nella scarpa. Sempre nei mondiali giocati in terra britannica, il padrone di casa Bobby Moore era sempre l’ultimo a indossare i pantaloncini.

Anche il portiere belga Michel Preud’homme aveva la sua scaramanzia, ovvero sotto la divisa di gioco indossava la maglietta dello Standard Liegi, suo primo club. Fa specie però che ha abbandonato questa pratica solo nei mondiali di USA 1994, quando paradossalmente fu votato come miglior portiere della competizione.

NON SOLO NEL CALCIO

Non è solo una cosa propriamente del calcio. Uno dei casi più celebri è Rafael Nadal, che prima di ogni battuta si mette i capelli dietro le orecchie e sistema pantaloncini o mutande. Questa è la più nota, ma in realtà il tennista spagnolo è uno degli sportivi più scaramantici in assoluto e fa anche molte altre cose, come una doccia ghiacciata di 45 minuti prima di ogni partita, o il salto prima del lancio della monetina, solo per dirne alcune.

Ce ne sono di particolari anche nel basket. Infatti solo per citarne uno, Jason Kidd, leggenda dei New Jersey Nets e Dallas Mavericks, ora allenatore degli stessi texani, prima di ogni tiro libero si toccava il sedere con una mano e poi con la stessa mandava un bacio verso il canestro.

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Editoriale

Roma: adesso si scarica

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Zaniolo

Finiti i gironi europei, finalmente. E finalmente perché per i giallorossi è stato semplicemente un patema. Dal principio, perché aver pescato il Betis Siviglia nonostante Mourinho si presentasse ai nastri di partenza come “testa di serie” è stata solo che una disgrazia. Che poi, ad onor del vero, il doppio scontro con gli spagnoli non è stato poi cosi male. Eppure a 90 minuti dal termine, la Roma ancora non era qualificata e ad un tempo dal gong, i capitolini erano matematicamente eliminati, clinicamente morti dall’Europa League. Perché per quanto nella prima frazione la Roma possa aver creato discretamente, la bellissima rete di Rick da fuori area, con i centrocampisti colpevoli di averlo lasciato calciare, ha inguaiato i capitolini.

Poi, per una volta, il fato da la spinta nel modo giusto: il destino si, ma non solo. Perché l’ingresso in campo di Nicoló Zaniolo, troppe volte discontinuo in questo inizio di stagione, significa crederci. Prima guadagna un calcio di rigore, dopo un assist di petto di Tammy Abraham – altra gara da invisibile per lui – in cui il trequartista ex Inter è bravissimo a spostare il baricentro, mettendo il corpo davanti al pallone. Poi dopo, ne prende un altro. Due volte dal dischetto va Pellegrini, due volte che significano rimonta. La rete del sigillo, quella del 3-1, la mette a segno ancora Zaniolo. Nel messo un super Volpato, che gioca trentacinque minuti, con la spensieratezza di un ragazzo appena maggiorenne. Una qualificazione faticosa, nemmeno troppo meritata, forse. Ma adesso si scarica. Si passa dai play off, incrociando le dita. Appellando ancora a quel fato di giovedì, nella speranza che l’urna delle dodici non accoppi la Roma con il Barcellona, ma questa è un’altra storia.

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È un Napoli di qualità, il Milan ha perso smalto

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Dove vedere Napoli-Ajax in tv e streaming

Inarrestabile Napoli! I partenopei di mister Spalletti accelerano e ampliano il divario in classifica con le dirette concorrenti al titolo – Milan soprattutto – e diventano, al momento, la squadra assoluta padrona del campionato. L’undici azzurro è il collettivo fin qui imbattuto, ma anche assai bello da vedere in campo con meccanismi perfettamente sincronizzati e giocatori di spessore in grado di trovare spazi nei quali inserirsi e fare decisamente la differenza.

È un Napoli di qualità, straordinariamente motivato e – cosa tutt’altro che trascurabile – con un organico desideroso di mostrare il proprio talento e la propria volontà di arrivare a… dama, senza che il tempo ne possa arginare l’impeto o frenarne la corsa.

Avevamo già detto in precedenza che il Milan non ci sembrava la squadra impetuosa e granitica ammirata la passata stagione, quella dello scudetto. I rossoneri di mister Pioli (fresco di rinnovo contrattuale), infatti, pare abbiano perso smalto e, in parte, quelle certezze e quella personalità che ne avevano caratterizzato l’incedere.

È vero che la stagione è solo ad un quarto del suo cammino e che pertanto la strada da percorrere è ancora lunga e non priva di ostacoli, ma se oltre a perdere pezzi per strada (davvero troppi gli infortuni patiti fin qui…) si adombrano anche vuoti preoccupanti di gioco oltre che un pericoloso scadimento nella condizione fisica e mentale in alcuni soggetti determinanti (vedi Leao, Theo Hernandez ed altri ancora), che ci si può aspettare da qui in avanti dalla squadra campione d’Italia? È indubbiamente un grosso punto interrogativo che coinvolge tutta l’intera stagione, Champions League compresa, il cui passaggio del gironcino ancora non è stato messo in cassaforte.

Ma se disquisiamo, com’è giusto e logico fare, del Milan, chi ancora dobbiamo mettere sul banco degli imputati? Forse l’Atalanta che seppure fra alti e bassi – così come entrambe le romane – si sta giocando le proprie carte, mentre l’Inter, dopo qualche brutta scivolata iniziale, pare ora essere in ripresa sia di gioco che di risultati.

E la Juventus? Bah, che dire… Il collettivo è “decente”, non così il gioco che continua a tenere parecchio in ansia società e tifosi. È ancora presto per dare i bianconeri per spacciati, ma attenzione perchè la Champions League insegna!

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Editoriale

“Napoli alieno” – La Rassegna del Diez

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Rassegna Stampa

La rassegna stampa è senza alcun dubbio il miglior modo per iniziare la giornata. Ecco quindi le prime pagine dei principali quotidiani sportivi nazionali e internazionali per la giornata di oggi.

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