“Se fossi arrivato fin dal primo giorno il Milan avrebbe vinto lo scudetto“.

Parole forti e d’impatto, quelle di Zlatan Ibrahimovic. Il campione svedese, d’altro canto, ha sempre abituato il mondo del calcio al connubio perfetto fra teatralità degli interventi ed eloquenza dei contenuti, rendendolo un autentico showman dentro e fuori dal campo.

Per quanto eclatanti, tuttavia, le parole dell’attaccante rossonero celano un interessante spunto di riflessione. Si considerino anzitutto i dati del Milan: prima dell’arrivo di Ibrahimovic il club meneghino, in 17 incontri, ha collezionato 21 punti a fronte di 16 reti di squadra segnate. Un bottino tutt’altro che esaltante per il popolo rossonero, condannando fin da subito le ambizioni della piazza all’ennesimo anno di transizione.

Fonte: profilo twitter @acmilan

L’arrivo dello svedese alla corte di Stefano Pioli, tuttavia, ha cambiato tutto. L’emergenza sanitaria causata dal Covid-19 non ha compromesso il cammino sempre più in crescendo del calciatore, dimostratosi leader totale di una squadra da troppo tempo ormai orfana di campioni degni di questo nome. Il risultato? Si analizzino ancora una volta i numeri, spesso freddi ma di per sè eloquenti. I rossoneri nei 15 incontri successivi alla prima metà considerata hanno raccolto 29 punti segnando 29 gol complessivi. Un netto cambiamento di rotta, dunque, che ha consentito al Milan una vera e propria rinascita nella stagione in corso.

RIVOLUZIONE TOTALE

L’impatto di Ibrahimovic sul Milan trova nel termine totale la sua dimensione ideale. La rivoluzione attuata dallo svedese nell’ambiente rossonero, d’altro canto, si manifesta sia dentro che fuori dal campo. Il trend positivo che sta caratterizzando in questa ripartenza la squadra di Pioli l’ha resa una delle formazioni più temibili, se non la più ostica da affrontare, in termini di stato di forma. 2 pareggi e 4 vittorie sono risultati preziosi per una squadra da rifondare, specie contro avversari di livello come Lazio, Juventus, Roma, Napoli. Un segnale di chiara e netta volontà di risalire insomma.

Parlando in particolare dell’ultima partita contro i partenopei, l’uscita dal campo dello svedese riassume il livello di tensione direttamente proporzionale alla voglia e alla concentrazione. La rabbia mostrata di fronte alla decisione del mister accende tanta polemica per atteggiamenti da evitare in uno spogliatoio ideale quanto entusiasmo per quei tifosi che vogliono fare della grinta agonistica la chiave di volta per tornare al successo.

Fonte: profilo instagram @acmilan

Una rivoluzione totale, dunque, in quanto coinvolgente sia dentro che fuori dal terreno di gioco. La clamorosa rimonta contro la Vecchia Signora testimonia il desiderio rinnovato della squadra di non darsi mai per vinta, nemmeno contro i Campioni d’Italia, nemmeno sotto di due reti in campo neutro, non potendo dunque contare sull’apporto del pubblico. Un fattore, quello del tifo, che pur mancante non ha fermato il Milan dal brillare e dal puntare con prepotenza all’Europa League. Il ritorno in Europa, del resto, rappresenterebbe un nuovo punto di partenza per una squadra che più di tutte ha desiderio e necessità di tornare grande.

NON BASTA

Il ritorno di Ibrahimovic al Milan va dunque interpretato con pragmatismo. Lo svedese, del resto, è un campione di livello assoluto che avrebbe potuto chiudere la carriera in diversi top club europei. Ma ha deciso di tornare nella squadra che più di tutte gli ha lasciato dentro l’orgoglio di averci giocato, un club che per definizione deve ritrovare ambizione e voglia da tempo ormai perse.

Ibrahimovic al Milan va dunque inteso come la possibilità da parte dei rossoneri di attirare campioni del genere come un tempo e, soprattutto, di tornare ai livelli di un tempo. A patto però che dietro vi sia un progetto serio e ambizioso, che ponga solide basi essenziali per tornare al successo. Non è un mistero, infatti, che allo svedese non sia piaciuta la gestione da parte della dirigenza dell’annata in corso.

Fonte: profilo instagram @acmilan

Il monito lanciato da Ibra, quindi, è di avere un livello di ambizione direttamente proporzionale al prestigio del club, per tornare a essere per davvero il Milan. Se la prima parte di stagione ha dunque lasciato amarezza nell’ambiente, è dalla seconda che la squadra dovrà poggiare le basi per il proprio futuro. Con o senza lo svedese, che sta avendo il merito di mostrare la giusta via, il giusto entusiasmo, la giusta attitudine per tornare grandi.

(Fonte immagine di copertina: profilo twitter @acmilan)