Connect with us

Generico

Milan Skriniar, il muro di ferro e cemento a protezione del Duomo

Pubblicato

:

Inter

Spesso si parla di grandi attaccanti, di giocatori talentuosi che segnano (o hanno segnato) valanghe di gol, o magari di centrocampisti fenomenali dal piede fatato. Raramente, però, si pone l’attenzione su chi davvero risulta decisivo ai fini del risultato: i difensori. Tra contrasti, anticipi e chiusure miracolose, sono loro i veri mattatori, le fondamenta di una squadra ben costruita.

L’attacco vende i biglietti, ma la difesa fa vincere le partite

– John Madden, fra i migliori allenatori della storia dell’NFL.

Soprattutto in Italia, statisticamente il campionato viene sovente vinto dalla squadra con la miglior difesa. Chiedere a Juventus e Inter, che negli ultimi anni hanno puntato forte sul proprio pacchetto arretrato. In particolare, dopo la BBC bianconera, il trio nerazzurro ha saputo imporsi con forza in Italia e in Europa.

Tra l’eleganza di Stefan De Vrij e la completezza di Alessandro Bastoni, si staglia prepotentemente la consistenza di Milan Skriniar, attualmente in una condizione eccezionale, forse la migliore da quando veste nerazzurro.

DA SCOMMESSA A PILASTRO

Eppure, al suo arrivo non tutti si fidavano ciecamente dell’ex Sampdoria. Nell’estate 2017 lo slovacco si trasferì infatti dal capoluogo ligure a Milano per una cifra pari a 34 milioni di euro più il cartellino di Gianluca Caprari.

In pochi oggi si ricordano dello scetticismo generale che aleggiava sul suo acquisto, complici il contemporaneo ingaggio, da parte dei cugini, del ben più rinomato Mateo Musacchio, e gli svarioni difensivi in maglia blucerchiata.

Fin dalle prime uscite, invece, Skriniar si conferma un difensore di grandissima qualità, roccioso quanto rapido. Il suo rendimento infatti stupisce tutti, che fin da subito si rendono conto del suo incredibile potenziale, Spalletti compreso. Non è un caso se a fine stagione lo slovacco conta ben 3.660 minuti: ovvero, 38 partite su 38 in Serie A, 3.420 minuti totali, più 240 minuti collezionati nei due match di Coppa Italia. Non male per uno che avrebbe dovuto essere un flop annunciato.

Nonostante fosse difficile migliorare il proprio rendimento, la stagione successiva è ancora migliore. A soli 23 anni, è il più giovane del reparto difensivo nerazzurro, ma in molte occasioni sembra essere il più esperto. Meno presenze in Italia, ma sempre titolare in Champions League, al suo esordio assoluto nella competizione. Insieme a De Vrij compone una delle coppie difensive più efficaci del campionato, risultando uno dei migliori in quasi ogni voce statistica insieme a Koulibaly, Acerbi e Chiellini. A dispetto dell’anno precedente, manca in zona gol, anche se compensa con l’eccezionale rendimento difensivo: 134 respinte, 57,8% di successo nei contrasti e 50,4 nei duelli aerei.

In sole due stagioni Skriniar diventa un vero pupillo dei tifosi nerazzurri, che vorrebbero addirittura vederlo capitano quando la fascia migra dal braccio di Mauro Icardi a quello di Samir Handanović. Lo slovacco “Scrigno”, però, attira anche l’attenzione dei grandi club europei, da Barcellona a Real Madrid, passando per Manchester City e Chelsea.

Alla fine, però, Milan Skriniar rimane. Rimane sapendo di poter essere allenato da uno dei mister che negli anni più ha valorizzato la linea difensiva, e più ha vinto: Antonio Conte.

LA RIPRESA SULL’ORLO DEL BARATRO

Eppure, con il tecnico leccese non tutto è andato come doveva.

Il passaggio alla difesa a tre, infatti, è stato piuttosto traumatico, date le numerose difficoltà incontrate da Skriniar nell’adattarsi al nuovo sistema. Con il tempo, infatti, i dubbi si intensificano sempre più, al punto che lo slovacco inizia piano piano ad alternarsi con il neoacquisto Diego Godin. Più che altro, a sorprendere è proprio la frequenza con cui il ragazzo erra, soprattutto in fase di marcatura, quando si perde spesso l’esterno d’attacco avversario.

Così facendo, Milan Skriniar chiude la stagione 2019/2020 guardando il collega uruguaiano titolare al suo posto, ed inevitabilmente questo alimenta le chiacchere in ottica mercato. E nonostante l’inserimento (a sorpresa) nella lista dei cedibili, lui non molla, anzi. Invece di abbattersi e rassegnarsi al trasferimento, lavora duramente in allenamento, dimostrando al suo allenatore di meritare un posto da titolare dopo l’addio di Godin.

Poi, appena le cose sembrano andare leggermente meglio, ecco che sopraggiunge l’ennesimo ostacolo: il COVID-19, che lo ferma per quasi un mese. Un altro intoppo, l’ultimo di una lunga serie.

Eppure, con la stessa resilienza che lo ha sempre contraddistinto, supera anche questo problema. Da qui in poi, lo slovacco non si ferma più, diventando un perno centrale nella difesa nerazzurra e costituendo la solida SDB con Stefan de Vrij e Alessandro Bastoni. Il trio, infatti, risulterà l’arma in più dell’Inter di Conte, il reparto decisivo che ha permesso ai nerazzurri di portarsi a casa ben 13 clean sheet su 38.

Certo serviva un po’ di tempo per abituarmi a giocare con la difesa a tre, sono contento che ora le cose stanno andando meglio. Quando si vince tutto va meglio.

-Milan Skriniar dopo Verona-Inter 1-2, 28/12/2020

E anche nella nuova stagione non si è fatto attendere. Suoi i gol contro Genoa e Bologna, entrambi utili ad aprire le due goleade, con due stacchi di testa tanto belli quanto imperiosi. Ma oltre al piano realizzativo, è impressionante la solidità difensiva raggiunta da Skriniar. In questo primo mese di calcio, infatti, “Scrigno” si è reso protagonista di prestazioni a dir poco spettacolari, mostrando un cambiamento radicale rispetto al vecchio centrale roccioso osservato con Spalletti.

Ormai l’ex Sampdoria è un centrale atipico, ideale per l’undici di Simone Inzaghi. Non solo interventi di rottura, ma anche tanta spinta offensiva, insieme all’esterno e alla punta di destra. In più, nonostante si trovi più volte a fare avanti e indietro per il rettangolo di gioco, lo slovacco riesce sempre a mantenere una lucidità fuori dal comune.

Insomma, ad oggi Milan Skriniar è un vero e proprio muro, che, dopo il periodo buio di due anni fa, si è finalmente ripreso l’Inter. Nei momenti di difficoltà, è su di lui che la squadra fa affidamento, ancora di più di De Vrij e Handanović. Per maggiori informazioni, basta guardare la partita della settimana scorsa contro il Real Madrid, in cui ha di fatto annullato Vinicius per 70 minuti.

Non è un caso se è proprio lui, insieme a Nicolò Barella, uno dei principali candidati per indossare la fascia al braccio dopo l’abdicazione di Samir Handanović. E in fondo farebbe sorridere un po’ tutti: i tifosi interisti in primis per avere un leader di tale livello, ma di certo anche gli altri. Perché un capitano di nome Milan, l’Inter di certo non l’ha mai avuto…

Fonte immagine di copertina: diritto Google creative commons

Continue Reading
Commenta

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Flash News

Il giornalista terrorizza la Juventus: “Situazione pericolosa come quella del 2006”

Pubblicato

:

Juventus

Il terremoto in casa Juventus ha destabilizzato il mondo bianconero. A seguito di un rapidissimo Cda straordinario, tutte le cariche più importanti della dirigenza si sono dimesse dai propri ruoli. La motivazione è ancora sconosciuta ufficialmente, anche se alcune voci ipotizzano dei guai seri a bilancio. In molti, quindi, si stanno chiedendo i reali motivi che si celano dietro la vicenda e diversi tifosi cercano risposte sui social.

“COME NEL 2006”

In questo senso, le risposte provenienti dal web non sono rassicuranti, anzi. Farà scalpore un Tweet del noto giornalista Tancredi Palmieri che preoccupa tutto l’ambiente bianconero. In poche righe, Palmieri terrorizza il tifo Juventino con le seguenti parole.

Secondo il direttore di Sky Italia, la situazione della Juventus potrebbe essere pericolosa come quella del 2006, qualcosa di enorme sta per scoppiare”.

Ricordiamo che nel 2006 la compagine bianconera venne retrocessa in Serie B a seguito dello scandalo Calciopoli.

Continua a leggere

Calcio Internazionale

Gomez carica l’Uruguay: “Contro il Ghana una finale”

Pubblicato

:

Maximiliano Gomez, attaccante dell’Uruguay, ha parlato ai microfoni di Teledoce dopo la sconfitta contro il Portogallo.

L’attaccante ha caricato i suoi per la sfida contro il Ghana, decisiva ai fini della qualificazione:

“Dobbiamo già pensare alla prossima sfida col Ghana. Giocheremo l’ultimo incontro della fase a gironi come se fosse una finale e ci auguriamo di riuscire a vincerla”

Gomez ha anche analizzato il match di stasera:

“Sono contento di aver avuto l’opportunità di scendere in campo, ma al tempo stesso mi dispiace per il risultato perché abbiamo disputato un grande secondo tempo. Il Portogallo è una grande squadra e sapevamo di trovarci di fronte degli ottimi calciatori”.

Continua a leggere

Calcio Internazionale

Messico, tegola Guardado: stop di 10 giorni

Pubblicato

:

Tata Martino

Tegola in casa Messico, a 2 giorni dal match clou contro l’Arabia Saudita.

Il centrocampista Andres Guardado, infortunatosi nel match contro l’Argentina, dovrà stare fermo ai box 10 giorni stando a quanto riportato da L’Equipe. I messicani, fermi ad un punto in classifica, sono obbligati a vincere, per tenere vive le chances di qualificazione in un girone super equilibrato. L’altra sfida vedrà di fronte Argentina e Polonia, con i primi a quota 3 e i polacchi in testa al gruppo con 4 punti, frutto di una vittoria e un pareggio proprio contro il Messico.

Continua a leggere

Flash News

La lettera di addio di Andrea Agnelli ai dipendenti della Juventus

Pubblicato

:

Agnelli

Andrea Agnelli, prima delle dimissioni arrivate in serata, ha rivolto una lunga lettera di addio a tutti i dipendenti del club.

“Cari tutti,
Giocare per la Juventus, lavorare per la Juventus; un unico obiettivo: Vincere. Chi ha il privilegio di indossare la maglia bianconera lo sa. Chi lavora in squadra sa che il lavoro duro batte il talento se il talento non lavora duro. La Juventus è una delle più grandi società al mondo e chi vi lavora o gioca sa che il risultato è figlio del lavoro di tutta la squadra.

Siamo abituati per storia e DNA a vincere. Dal 2010 abbiamo onorato la nostra storia raggiungendo risultati straordinari: lo Stadium, 9 scudetti maschili consecutivi, i primi in Italia ad aver una serie Netflix e Amazon Prime, il J|Medical, 5 scudetti femminili consecutivi a partire dal giorno zero. E ancora, il deal con Volkswagen (pochi lo sanno), le finali di Berlino e Cardiff (i nostri grandi rimpianti), l’accordo con Adidas, la Coppa Italia Next Gen, la prima società a rappresentare i club in seno al Comitato Esecutivo UEFA, il JMuseum e tanto altro.

Ore, giorni, notti, mesi e stagioni con l’obiettivo di migliorare sempre in vista di alcuni istanti determinanti. Ognuno di noi sa richiamare alla mente l’attimo prima di scendere in campo: esci dallo spogliatoio e giri a destra, una ventina di scalini in discesa con una grata in mezzo, un’altra decina di scalini in salita e ci sei: “el miedo escénico” e in quell’attimo quando sai di avere tutta la squadra con te l’impossibile diventa fattibile. Bernabeu, Old Trafford, Allianz Arena, Westfallen Stadium, San Siro, Geōrgios Karaiskakīs, Celtic Park, Camp Nou: ovunque siamo stati quando la squadra era compatta non temevamo nessuno.

Quando la squadra non è compatta si presta il fianco agli avversari e questo può essere fatale. In quel momento bisogna avere la lucidità e contenere i danni: stiamo affrontando un momento delicato societariamente e la compattezza è venuta meno. Meglio lasciare tutti insieme dando la possibilità ad una nuova formazione di ribaltare quella partita“.

La nostra consapevolezza sarà la loro sfida: essere all’altezza della storia della Juventus.

Io continuerò a immaginare e a lavorare per un calcio migliore, confortato da una frase di Friedrich Nietzsche: “And those who were seen dancing were thought to be insane by those who could not hear the music”.

Ricordate, ci riconosceremo ovunque con uno sguardo: Siamo la gente della Juve!

Fino alla fine…“.

LA FINE DI UN’ERA

Questo il toccante saluto di Andrea Agnelli al suo popolo, quello bianconero. Una storia iniziata nel lontano maggio del 2010, quando fu eletto presidente, diventando il quarto esponente della famiglia Agnelli alla guida del club.

19 titoli complessivi: 9 Scudetti, 5 coppe Italia e altrettante Supercoppe Italiane.

Andrea Agnelli, nel bene e nel male, ha segnato indelebilmente, 12 anni di storia del calcio. Dallo stadio di proprietà al progetto Superlega, l’ormai ex presidente bianconero ha rivoluzionato il gioco.

Agnelli è stato capace di riportare la Juventus sul tetto d’Italia, provando a ripetersi, non riuscendoci del tutto, in Europa. 12 anni di successi e di tonfi clamorosi, di gioie e dolori, di esultanze e liti con i tifosi.

 

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

I nostri approfondimenti

Giovani per il futuro

Esclusive

Fantacalcio

Serie A

Trending

Scarica L'App

Copyright © 2022 | Testata giornalistica n.63 registrata presso il Tribunale di Milano il 7 Febbraio 2017 | numero-diez.com | Applicazione e testata gestita da Número Diez SRL 12106070969