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Milano val bene… un derby

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Si scomoda spesso anche Vecchioni con le sue Luci a San Siro quando si prova a raccontare della stracittadina di Milano, la verità è che neanche il miglior pittore riuscirebbe ad ideare un’opera tanto passionale della capitale economica. Inter Milan non si contendono solo la vittoria e la supremazia cittadina ma anche, e soprattutto, degli strascichi dai sapori surreali. Ecco, quindi, come un giorno qualunque può diventare in breve tempo il crocevia tra entusiasmo e disfatta.

Piazza Duomo, Milano. Facebook: @comunedimilano

IN PRINCIPIO

Il derby della Madonnina è, da sempre, una rivalità che affascina l’intero globo e la motivazione principale risiede nell’etere italico da generazione e pone le sue radici nel 1908, anno di fondazione dei nerazzurri. Cacciaviti contro sbruffoni, classe borghese contro popolo… tutto inizia ad avere più senso. Il Diavolo nasce nel 1899 per dare vita all’attività calcistica di una delle metropoli più importanti dello Stivale. Passano pochi anni ed i dissidi all’interno della società fanno sì che si fondasse, in un ristorante, noto “L’Orologio”, l’Ambrosiana Internazionale. Il nome diventa il simbolo della protesta nei confronti di una restrizione non apprezzata da molti: divieto di tesseramento per chi non ha la nazionalità italiana. Detto fatto e l’Inter pone subito una sterzata, modifica dei colori sociali: al rossonero si contrapporrà il nerazzurro… era già derby! Un anno dopo, il 10 Gennaio del 1909, le due compagini si affrontarono per la prima volta. Vinse il Milan di misura per 3 a 2 ma bastò poco meno di un mese per vedere trionfare il Biscione con un pokerissimo che è rimasto negli almanacchi. Passano decenni e fino agli anni ’50 le squadre lombarde conquisteranno una quindicina di trofei.

Instagram: @Giannirivera

IL PRIMO TROFEO E L’INIZIO DELLO SPLENDORE

3 Luglio 1977, lo stadio Giuseppe Meazza diventa il teatro dei sogni per una sera. Per la prima volta il derby sarà giudice di un trofeo: la Coppa ItaliaMazzola Rivera scendono in campo caricandosi il peso della tifoseria sulle spalle, sarà un trionfo dell’armata di Nereo Rocco. Secco 2 a 0 grazie alle reti di Maldera Braglia. Il Milan conquista la sua quarta coccarda e due anni dopo apporrà la prima stella sulla camiseta. Braglia e Calloni dominarono la trentesima edizione del trofeo siglando 6 reti a testa, facendo pendere l’ago della bilancia a chi voleva  incutere timore col suo colore nero (come disse Kiplin). Negli anni 80 la bacheca si riempiva da ambo i lati e tranne l’anno di purgatorio del Milan, i derby diventano sempre più accesi e pieni di stelle. Sono i tempi dei fratelli Baresi a maglie invertite, una specialità tutta di Milano. Questi sono gli anni in cui si insedia un certo Berlusconi, in grado di arricchire ancora di più il Diavolo, e i tempi di Serena, ora opinionista sportivo, che decideva come una sentenza i derby.

Twitter: @Aldito11

IL SOGNO E IL DECIMO

Gli anni conclusivi del secolo e gli iniziali del millennio vengono dipinti come dorati. L’Italia diventa La Mecca del calcio, i soldi iniziano a girare e, mentre in Inghilterra ed in Germania si investe per gli impianti, lo Stivale è intento ad acquisire i top players. Inter e Milan si spartiscono il dominio cittadino con assolute stelle in campo. La stagione 94-95 è noto come il campionato dell’insediamento del Patron Moratti, derby vinto per 3 a 1 dall’Inter. Facendo un salto temporale di circa dieci annile due società si affrontano nella semifinale di Champions, edizione stravinta dal Milan. L’andata terminò 2 a 0 per i rossoneri (reti di Stam Shevchenko) e ritorno stabilito a tavolino dopo il “quarantotto” causato dai sostenitori dell’Inter. Gli anni successivi, anche a causa di Calciopoli, l’Inter domina l’Italia ed i derby. Bisognerà attendere il 2010 Max Allegri per far tornare a vincere entrambe le stracittadine al Milan. Le stagioni seguenti saranno amare per entrambe, con un ridimensionamento dovuto allo strapotere juventino ed all’esplosione di Roma e Napoli: i derby valgono solamente per l’orgoglio cittadino. Ora come ora si intravede un barlume di luce e, forse, potranno tornare ad accendersi i riflettori su San Siro grazie a Lukaku ed Ibrahimovic.

Instagram: #romelulukaku

UN PO’ DI STATISTICHE

Sono 224 le volte che le milanesi si sono affrontate, in gare ufficiali, con l’Inter in vantaggio 81 76, in 67 occasioni si sono spartite la posta. I nerazzurri hanno siglato ben 305 volte, contro le 299 del Diavolo. Tra chi ha timbrato più volte il cartellino annoveriamo: Shevchenko 14 reti con la maglia del Milan, Meazza (12 reti con l’Inter ed 1 con il Milan) e Nordhal (11 centro con il Milan, gli stessi di Nyers dell’Inter). I giocatori più presenti non possono che essere due capitani, nonchè bandiere delle rispettive compagini: Maldini (56 presenze) e J. Zanetti (47 presenze). Statistiche fine a se stesse, perchè queste partite godono di un altro fattore emozionale in cui la vittoria esula dal mero risultato agonistico. Buon derby a tutti…

Facebook: #acmilan

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Flash News

Verso Turris-Avellino: Rastelli recupera Aya

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Turris Avellino

In casa Avellino, continua la preparazione verso il match contro la Turris in programma domenica alle 17:30. Gli irpini, dopo il pareggio casalingo contro la Juve Stabia, sono obbligati a vincere per sperare ancora nei playoff.

Il tecnico Massimo Rastelli però, dovrà ancora far fronte alla situazione infortunati. Aya ha recuperato definitivamente ed è tornato ad allenarsi in gruppo ma è l’unica nota positiva. Dall’Oglio e Di Gaudio infatti, stanno ancora smaltendo i fastidi lavorando a parte. Così come Ricciardi e Micovschi, che stanno continuando il programma di recupero prima del reintegro.

L’Avellino ha disperato bisogno di trovare punti lontano dal Partenio Lombardi. Il rendimento esterno, sino ad ora, è stato disastroso. Soltanto 4 punti conquistati in 8 uscite, frutto del pareggio contro il Foggia e della vittoria di Francavilla, alla prima in panchina di Rastelli.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Us Avellino

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ESCLUSIVA – Luca Toselli sulla Juve: “Giusto confermare Allegri”

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Juventus

La Juventus sta attraversando uno dei periodi di maggior difficoltà della sua storia. Risultati che faticano ad arrivare e dimissioni improvvise di tutto il C.D.A., situazioni che non fanno passare nottate tranquille ai tifosi bianconeri. In esclusiva per Numero Diez la voce di Luca Toselli, influencer grande esperto e tifoso della Vecchia Signora seguito da centinaia di migliaia di persone sui propri account social. Di seguito l’intervista.

L’ERA ANDREA AGNELLI

Nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane e cinque Coppe Italia, questi i successi della Juventus nei dodici anni di gestione Andrea Agnelli. Quali parole ti senti di rivolgere nei confronti dell’operato dell’ormai ex presidente?

“Un ringraziamento per gli anni che ci sono stati di vittorie e successi nonostante gli ultimi non siano andati bene. Probabilmente la presidenza di Andrea Agnelli era ormai giunta al termine. Il fatto che si sia arrivati alla divisione per altre cause è un dispiacere ma probabilmente ci stava dopo dodici anni un cambio in cima alla piramide della Juventus”.

LE PREOCCUPAZIONI DEL MOMENTO

Da tifoso che sente la maglia bianconera come una seconda pelle, quali sensazioni stai provando in questo periodo così delicato?

“Confusione e sorpresa. Non mi spaventa il fatto di avere un presidente, bensì la dinamica e le tempistiche nel quale è avvenuto questo cambiamento. Vista dalla nostra prospettiva viviamo questo avvenimento in modo confusionario e, come un qualcosa in continua evoluzione”.

LE POSSIBILI NUOVE FIGURE DIRIGENZIALI

Prima Del Piero poi Trezeguet: due leggende del club che si sono proposte di tornare per aiutare la loro vecchia squadra. Pensi che potrebbero contribuire alla rinascita del club?

“Vedo molto più adatto Del Piero a livello dirigenziale, Trezeguet penso sia maggiormente un uomo da campo. È ovvio che due figure del genere che nel momento più buio della storia bianconera hanno deciso di scendere all’inferno con la Vecchia Signora è un qualcosa che non può fare altro che piacere”.

IL RUOLO DI MASSIMILIANO ALLEGRI

L’unico mai messo in discussione in questi giorni così intensi è stato Massimiliano Allegri. Si è parlato di possibili dimissioni non accettate, condividi la scelta di tenere il tecnico o avresti optato per un altro profilo?

“Riguardo Allegri penso sia un discorso in continua evoluzione. In caso di dimissioni di Agnelli per un nuovo progetto tecnico avrei capito un immediato cambio in panchina ma, in questa situazione di confusione, cambiare anche l’allenatore sarebbe stato un problema per i giocatori. Allegri dovrà tenere il ruolo di collante in questo momento così delicato”.

LA POSSIBILE REAZIONE IN CAMPO DELLA SQUADRA

In conclusione, come credi possa reagire la squadra sul lato sportivo al rientro dalla sosta? Riusciranno i ragazzi a gestire il peso di giocare in queste condizioni?

“Questa è la mia più grande paura. Sicuramente il momento non è felice e, qualcuno, potrebbe avere delle preoccupazioni a livello di campo. Sappiamo tutti benissimo che all’interno del rettangolo verde di gioco la testa conta tanto e, tutta questa situazione extra-campo, potrebbe provocare dei malumori”.

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Calcio Internazionale

Barcellona, interesse per Onana: le ultime

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Onana

Il Barcellona, nonostante i problemi riguardo alla liquidità, agirà sul mercato di gennaio: sono infatti tanti i nomi di Inter e Milan e che piacciono al club blaugrana.

BARCELLONA-MILANO: ASSE CALDO

Al Barcellona piacciono tanti nomi dell’Inter: si comincia da Lautaro e Skriniar concludendo con Brozovic. Ma non si ferma qui, infatti passando all’altra parte di Milano piacciono molto sia Rafael Leao, che Bennacer.

Secondo Tuttosport, però, l’obiettivo principale del Barcellona per gennaio è un portiere che faccia da vice a Ter Stegen: tutti gli indizi portano ad Onana. L’ex Ajax è un obiettivo concreto dei blaugrana, che stanno preparando un piano per sferrare l’attacco finale a gennaio.

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Calcio Internazionale

Tata Martino non è più il CT del Messico: le ultime

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Messico

Nonostante la vittoria del Messico ieri sera, ormai l’esperienza di Gerardo Martino sulla panchina della Nazionale Messicana sta per volgere al termine. Decisiva sembra essere stata infatti la non qualificazione agli ottavi di fiamme dei Mondiali in Qatar.

MESSICO-TATA MARTINO: È FINITA

Lo ha confermato lo stesso Tata Martino ieri sera dopo la partita con l’Arabia Saudita:

Dovrò trovarmi un altro futuro, la mia esperienza sulla panchina del Messico è terminata quando l’arbitro ha fatto il triplice fischio. Il mio contratto con la Nazionale termina qua”.

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