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Mondiali, la disfatta del Maracanazo del 1950

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Brasile

Oggi, 16 luglio 2022, è il 72° anniversario del Maracanazo. È stata una delle più grandi tragedie calcistiche della storia, sicuramente la più pesante per il Brasile. Nei mondiali del 1950 i verdeoro erano pronti a vincere il loro primo mondiale, disputato fra l’altro a casa loro. A vincere però fu l’Uruguay, contro tutti i pronostici, giocando il più classico dei catenacci e ribaltando la partita con un 2-1.

UN DIGIUNO LUNGO 12 ANNI

Prima dell’edizione del 1950, i mondiali mancavano dal 1938, quando a vincere fu proprio l’Italia. Dopo ben 12 anni e una guerra mondiale, il mondo vuole cercare di riacquisire la sua fisionomia, con ancora i cerotti sulle ferite.

Inizialmente le candidate per ospitare il mondiale furono Brasile, Argentina e Germania, ma si rimandò ogni ragionamento, fin quando nel 1946 in Lussemburgo avvenne il congresso che assegnava l’edizione del 1950 al Brasile e quella del 1954 alla Svizzera.

In tutto il mondo furono 32 le squadre iscritte al torneo, di cui solo 13 hanno partecipato alla fase finale. Alcuni paesi non potevano ancora giocare per il loro passato burrascoso non troppo lontano, come Germania e Giappone, altri invece decisero di non partecipare perché non d’accordo con l’obbligo di giocare con le scarpe. Gli indiani infatti giocavano a piedi nudi e non accettarono le regole.

I gironi erano 4 con Brasile, Italia, Inghilterra e Uruguay come teste di serie. Composizione particolare, dato che nel girone dei verdeoro ci furono 4 squadre, nei due di Italia e Inghilterra tre squadre ciascuno, mentre nell’ultimo appena Uruguay e Bolivia. India, Scozia e Turchia rinunciarono all’ultimo.

1950: UN ANNO COMPLESSO

Quell’anno fu molto particolare. Oltre che a segnare l’inizio della seconda metà del Novecento, è noto anche per diversi fatti storici. La già citata India era appena diventata una repubblica, Urss e Cina firmarono un patto di amicizia, mentre in Italia lo scrittore Cesare Pavese si tolse la vita. Inoltre ci fu il Piano Schuman che porterà al Trattato CECA, precursore dell’attuale Unione Europea. Anche sportivamente parlando, era appena successo qualcos’altro di molto importante, ovvero nacque in quell’anno il primo Campionato Mondiale di Formula 1.

L’Italia è tra le grandi favorite, avendo vinto le ultime due precedenti edizioni dei mondiali. Il problema è che qualche mese prima è avvenuta la tragedia di Superga, che si è portata via la migliore squadra di calcio italiana di tutti i tempi, il Grande Torino, che componeva per ben 9 undicesimi l’undici titolare della Nazionale.

In quel mondiale alla fine gli Azzurri partirono con gente comunque di un certo livello, come Boniperti, Amedeo Amedei, Carapellese e Carlo Parola, autore della famosa rovesciata della Panini.

L’Italia era però ancora scossa e quindi niente viaggio in aereo, bensì in nave. 18 giorni di viaggio da Napoli a Recife, passando per Cadice e le Canarie, ma arrivati nella città spagnola tutti i palloni erano finiti in mare. Si arrivò in Brasile appena 6 giorni prima della partita con la Svezia, che invece era ben preparata. Infatti gli scandinavi sconfissero l’Italia per 3-2, eliminando subito i campioni del mondo in carica.

Non fu però l’unica sorpresa, perché anche l’Inghilterra, alla sua prima partecipazione ai mondiali, uscì nella prima fase, perdendo per giunta entrambe le partite contro Stati Uniti e Spagna.

LA TRAGEDIA DEL MARACANAZO

Nella fase finale si gioca all’italiana, in un tutto contro tutti che coinvolge Brasile, Uruguay, Svezia e Spagna. Si arriva però all’ultima partita tra Uruguay e Brasile, che ha davvero il sapore della finale, nonostante era quello che si voleva evitare con questa nuova formula. I verdeoro erano avanti di un punto, e avevano due risultati su tre dalla loro. In realtà il Brasile non era ancora verde oro, bensì le divise erano bianche e blu. Solo dopo quella sconfitta nacquero i colori verdeoro per rappresentare il Brasile. L’Uruguay invece era obbligato a vincere se voleva sollevare la coppa al cielo.

Si giocò nel Maracanà, stadio di Rio de Janeiro costruito apposta. Gli spettatori paganti furono 185 mila ma altri 30 mila circa erano riusciti ad entrare in qualche modo. Il clima era di assoluta festa. Ogni brasiliano era convinto di aver già vinto quella partita. Scendere in campo era solo una formalità. Erano pronti grandi festeggiamenti, anzi erano cominciati anche prima della partita.

Un clima infernale per l’Uruguay, che però un mondiale l’aveva già vinto. Il suo capitano Obdulio Varela era un grande leader, tanto da essere uno dei più grandi esponenti per la battaglia dei calciatori sudamericani che lottavano per ottenere il professionismo.

Dopo il vantaggio iniziale del Brasile firmato Friaca, il regista Varela si carica la squadra sulle spalle e arriva il gol del pareggio di Schiaffino. Poco dopo seguì anche il gol di Ghiggia. Il Maracanà è ammutolito.  Qualche brasiliano presente allo stadio si suicidò, e circa una decina furono gli arresti cardiaci. Nella notte non si placarono gli animi e i morti furono almeno 100, con più di 1000 feriti.

L’unica nota positiva di quel Brasile fu Ademir, capocannoniere della competizione. D’altra parte però, il portiere Moacyr Barbosa fu condannato a capo espiatorio. Molti brasiliani gli diedero la colpa per il secondo gol subito e il suo cognome fu usato come insulto in Brasile. Nel 1993 ha provato ad entrare al ritiro della Seleçao che si stava preparando per i mondiali dell’anno seguente, ma Barbosa fu allontanato dalle autorità. Celebre è la sua frase in cui replicava che in Brasile la pena più lunga per un crimine è di 30 anni di carcere, ma lui ha pagato più di 43 anni per un crimine mai commesso. Alla fine gli anni diventarono 50, dato che nel 2000 un ictus si portò via Moacyr Barbosa.

Per quanto riguarda l’Uruguay, Ghiggia e Schiaffino arrivarono poi anche in Italia, giocando entrambi con le maglie di Milan e Roma. Ghiggia fu bandiera dei giallorossi, giocando con loro circa 200 partite, mentre Schiaffino lo fu per i rossoneri, con quasi 150 presenze.

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Calcio Internazionale

Teófilo Cubillas, la storia del Diez che ha incantato una nazione

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Il 10 è il numero che per antonomasia viene associato ai più grandi fuoriclasse sudamericani, sinonimo di tecnica, qualità ed eleganza. Tutte caratteristiche che possono, e devono, essere associate a un nome che sempre più viene scordato all’interno del grande libro della storia del calcio, ovvero Teófilo Cubillas. El Nene (Il bambino), così soprannominato dal compagno d’attacco Perico Leon per i lineamenti puerili e il fisico esile, nacque l’8 marzo 1949 a Chincha Alta, una città a circa 200 km da Lima, la capitale del Perù, nazionale per il quale viene ricordato come il miglior giocatore di sempre.

Gli inizi e la prima avventura dell’Alianza Lima

Il giovane Teófilo inizia a giocare con il pallone per le strade di Puente Piedra, la classe sublime, la visione unica e il tiro letale non possono essere trascurati, tantoché, a 14 anni, l’Alianza Lima, club di cui diventerà una bandiera, lo nota e lo chiama nelle proprie giovanili. Solo 2 anni più tardi gioca la sua prima partita in prima squadra e, in breve tempo, riesce a far breccia all’interno dei cuori dei tifosi e convincere l’allenatore. Cubillas militerà nelle fila dell’Alianza Lima dal 1966 al 1972, apparendo sul tabellino dei marcatori più di 200 volte. L’8 marzo 1949 era nata una stella in Perù e 20 anni più tardi il mondo intero se ne sarebbe accorto, grazie all’intuizione del CT della nazionale, Waldir Pereira, meglio noto come Didì, che nel 1968, in occasione di una partita di qualificazione ai mondiali di Messico 1970, lo convocò per la prima volta

 Le qualifiche per Messico ‘70

Fino a prima del 1970, l’unica volta che la nazionale biancorossa vi prese parte fu la prima edizione del 1930 in Uruguay, quando però non esistevano le qualificazioni. Al Sud America spettavano solo 3 posti, che venivano assegnati alle vincitrici dei 3 gironi, uno composto da 4 squadre e i rimanenti due da 3. Se nel girone B, quello di Brasile, Paraguay, Colombia e Venezuela, e nel girone C, con Uruguay, Cile ed Ecuador, la Seleção e La Celeste rispettarono i pronostici senza mai rischiare, nel girone A, quello di Argentina, Perù e Bolivia le sorprese non mancheranno. Giunti al 31 agosto 1969, rimaneva solo una partita da giocare, l’esito avrebbe deciso chi l’Estate seguente sarebbe volato in Messico con l’ambizione di portare la Coppa Rimet nel proprio paese. La classifica, fino a quella mattina recitava Perù e Bolivia a 4, invece, ferma a 2, l’Argentina, che, però, con una vittoria contro Cubillas e i suoi si sarebbe qualificata. Quel giorno, come anche affermato dagli stessi giocatori, le menti dei nazionali peruviani volgevano i pensieri verso ogni direzione, dalla tragedia del terremoto di Yungay, accaduto esattamente 4 mesi prima, alle centinaia di connazionali giunti fino alla Bombonera, anche a costo di vendere la casa, lasciare il lavoro e altri sacrifici compiuti per i propri beniamini, passando per quello sfortunato autogol di Chumpitaz che portò al trionfo della Bolivia. Quella sera, si verificò l’impensabile. Nel giro di 15 minuti ci saranno 4 gol, al 70’ Ramirez insacca, ma dopo dieci minuti, con un rigore trasformato da Albrecht, gli argentini agguantano il pareggio. Neanche il tempo di pensare che Ramirez vola verso la porta Cejas e insacca nuovamente il pallone, che vale il momentaneo vantaggio peruviano. All’85’, a rimettere in dubbio l’esito ci pensa Rendo, anche se ciò si rivelerà utile, in quanto il Perù riuscirà a difendere il pareggio per i minuti restanti. Il campo ha parlato: Los Incas giocheranno i mondiali messicani del ‘70

La consacrazione del Diez

Alle porte della competizione, non si nutrono grandi aspettative per il Perù, capitato nel girone D con Germania Ovest, Marocco e Bulgaria. Proprio contro quest’ultima si aprirà il mondiale della nazionale del CT Didì. L’inizio potrebbe non sembrare dei migliori, infatti dopo 50 minuti Dermendzhiev e Bonev portano in vantaggio gli europei, ma il carattere non manca ai peruviani che non vogliono assolutamente tornare in patria subito, tanto che, dopo 6 minuti dal raddoppio bulgaro, si torna allo stato di parità, 2-2. Il Perù continua a creare e ben presto raccoglie i frutti di ciò. Ѐ il minuto 73 quando la classe sublime di Teófilo Cubillas si palesa davanti agli occhi di tutto il mondo, eludendo la marcatura di due difensori, libera il tiro. Il pallone si insacca sul fondo della rete, è 3 a 2. Si tratta della prima storica vittoria del Perù ai mondiali. Il Diez peruviano, però, è solo all’inizio, infatti nella seguente partita incanterà ancora di più. In seguito, Nene annichilisce il Marocco, partecipando attivamente a tutte e tre le reti della propria nazionale, segnando una doppietta e sfornando un assist per Challe, portando la nazione ai quarti. Nell’ultima partita del girone, nulla può il trequartista dell’Alianza Lima, che, davanti alla potenza tedesca guidata dal suo bomber Gerd Müller, si limita a segnare il gol della bandiera. L’avversario ai quarti è probabilmente una delle migliori squadre che la storia del calcio abbia mai visto, la nazionale brasiliana, composta da stelle del calibro di Pelè, Rivellino, Tostão, Jairzinho, Carlos Alberto e molti altri. Nonostante l’impegno e il buon gioco proposto, come da previsione, il Brasile è uno schiacciasassi, che si impone per 4 a 2, ma, ancora questa volta, la firma di Cubillas non manca sul tabellino dei marcatori. Cubillas poté tornare in patria col sorriso, in quanto gli fu riconosciuto il premio di miglior giovane del torneo. La stella di Cubillas iniziava a splendere più luminosa che mai.

 L’Europa e la Copa America del 1975

Nel 1972, Cubillas vinse il premio di miglior giocatore del Sud America, terminando avanti rispetto a calciatori del calibro di Pelè e Perfumo. Questo, insieme alle ottime prestazioni in patria e il ricordo, ancora fresco, del Mondiale del 1970, gli valse la chiamata in Europa. Il club che riesce a mettere le mani su Cubillas prima di tutti è il Basilea, col quale, a causa del clima e del campionato, non scattò mai il feeling giusto, tantoché, dopo diverso tempo, in un’intervista dichiarò: “Quante volte rimasto solo, la sera, mi è venuta voglia di scappar via. Era un ambiente impossibile, per me: gente estranea per la quale è assurdo occuparsi dei problemi degli altri. Poi il freddo, terribile. Mi è passata non solo la voglia di giocare, ma anche quella di ridere”. L’avventura nel vecchio continento, però, non termina qua, nel 1974 il Porto lo acquista e riesce a far vedere nuovamente tutte le sue qualità, venendo eletto “miglior straniero” dopo la prima stagione in Portogallo. Il Diez della Blanquirroja continuerà a fare le fortune dei lusitani, anche se non vincerà nulla a livello europeo, e della propria nazionale, con la quale nel 1975 si laureerà campione dell’America latina. Esatto, avete letto bene, dopo il primo successo del 1939, 36 anni più tardi il Perù torna ad alzare al cielo la coppa continentale. Infatti, dopo aver agevolmente passato il proprio girone, gli Incas sconfiggono la Colombia nello spareggio, grazie alla rete del compagno di reparto di Cubillas, Hugo Sotil.

Il ritorno in Perù e Argentina 1978

El Nene decide di far coincidere l’anno del rientro in patria con quello dei mondiali del 1978, torneo al quale c’è l’obbligo di qualificarsi e di fare bene, soprattutto a fronte dell’eliminazione negli spareggi precedenti di 4 anni prima. In questa occasione, Cubillas stupirà nuovamente tutti e, insieme al portiere Quiroga, contribuirà in gran parte a portare il Perù alla seconda fase del torneo. Infatti, nelle prime tre partite del torneo, mette a segno 5 gol e un assist. Sicuramente da incorniciare la prestazione con la Scozia, divenuto celebre per la punizione insaccata al 77′. Il portiere scozzese Alan Rough così commentò il meraviglioso piazzato: “Secondo me, il pallone è venuto da qualche altra parte, non è partito dal piede di Cubillas”. Le speranze dei peruviani si infrangono nel secondo girone, quello che li pone contro ad Argentina, Brasile e Polonia, che si dimostrano essere di un livello parecchio superiore. Nonstate ciò, Cubillas termina la competizione secondo nella classifica cannonieri, dietro al solo Kempes, vincitore del mondiale e autore di 6 reti.

L’ultimo palcoscenico importante

Dopo il ’78, Cubillas militerà nel campionato degli Stati Uniti, pur sempre tenendosi pronto, con un solo obiettivo: giocare i mondiali di Spagna 1982. L’età e il fatto che sia lontano dalle luci della ribalta, non gli impediscono di partecipare anche in quell’occasione, diventando l’unico giocatore peruviano a prendere parte a 3 mondiali. A differenza delle altre volte, però, il Nene non riesce a incidere come soleva e il Perù abbandonerà subito la competizione, pareggiando con Camerun Italia e venendo schiacciati per 5 a 1 dalla Polonia. Non certamente l’epilogo dei sogni, ma a lui va bene anche così. Così Cubillas, in un’intervista a El Mundo Deportivo, ha espresso senza rimorsi il suo percorso di vita: “Se dovessi rinascere, sceglierei il Perù come Paese, il calcio come professione e l’Alianza Lima come squadra”

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Calcio Internazionale

Nel nuovo libro su CR7 verranno svelati dettagli sulla difficile situazione al Man United

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Ronaldo

La frustrazione di Cristiano Ronaldo in quel di Manchester è palpabile. Tra campo, compagni e strutture di allenamento, il portoghese è rimasto deluso nel vedere che dal 2009, anno in cui ha abbandonato i Red Devils per trasferirsi al Real Madrid per 90 milioni. 

LE PROBLEMATICHE

Secondo quanto riportato dal The Sun, infatti, Ronaldo avrebbe criticato la mancanza di qualità del centro sportivo a Carrington. Per quanto riguarda i compagni, la mancanza di impegno avrebbe fatto storcere il naso all’ex Juventus. Riguardo il campo, con Ten Hag il rapporto non è mai sbocciato. A testimoniarlo il fatto che, nelle 8 presenze in Premier, Cr7 abbia giocato per 90′ interi solo una partita, contro il Brentford.

LA NOTIZIA

La curiosa notizia, arriva sempre dalla fonte, che annuncia l’uscita del libro “Messi vs Ronaldo: One Rivalry, Two GOATs, and the Era That Remade the World’s Game” di Jonathan Clegg e Joshua Robinson. Verrà svelato ogni dettaglio della situazione al Manchester United attraverso vari retroscena e aneddoti. Il libro uscirà il prossimo mese ma un primo “leak” è quello della situazione con Ragnick, definito da Ronaldoun disastro” ad un dirigente in un evento FIFA.

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Calcio Internazionale

Jorginho, dal rinnovo col Chelsea alle voci sul Barcellona: i dettagli

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Chelsea, Jorginho svela un retroscena sulla trattativa che ha portato Koulibaly al Napoli

Jorginho e il Chelsea al lavoro per prolungare il contratto. Secondo quanto riportato da Nicolò Schira, la priorità del regista classe ’91 è quella di proseguire la propria avventura in maglia Blues. Tuttavia, il contratto in scadenza nel 2023 ha attirato le sirene del Barcellona, che ha mostrato interesse per il centrocampista italiano.

I blaugrana non hanno perso tempo, anche perché l’incontro con l’agente di Jorginho sarebbe già avvenuto. Si è parlato di un contratto fino al 2025 per l’ex Napoli nel caso in cui dovesse liberarsi a parametro zero a fine stagione dal Chelsea. In questa stagione, tra Premier League e Champions League, Jorginho ha totalizzato 12 presenze mettendo a referto due marcature.

Partito dall’Hellas Verona nel 2010, passa al Napoli nel 2014 per 9,5 milioni. Il salto in Premier, invece, risale al 2018, anno in cui il Chelsea sborsa 57 milioni per portarlo a Londra sponda blues.

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Calcio Internazionale

Pronostico Arsenal-Tottenham, statistiche e consigli

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Pronostico Arsenal-Tottenham

PRONOSTICO ARSENAL-TOTTENHAM – Uno dei tanti derby di Londra è proprio Arsenal-Tottenham, il North London Derby. Sarà la prima partita di Premier League odierna, ore 13,30. Sono tra le migliori squadre del campionato inglese al momento. I Gunners sono primi in classifica a 18 punti, con una solo sconfitta, contro il Manchester United. Gli Spurs invece sono secondi a pari punti col Manchester City. Non ne hanno ancora persa una, ma ne hanno pareggiate due. La cura Conte si sta facendo sentire anche a in Premier league, e quest’estate ha potuto fare la preparazione come piace a lui. Kane e Son l’hanno accusata molto, ma ora sono i migliori marcatori della squadra.

STATISTICHE ARSENAL-TOTTENHAM

A proposito di Kane e Son, sono rispettivamente a 6 e 3 gol segnati. Il bomber inglese è il capocannoniere della Premier League, ma attenzione a Gabriel Jesus che si è subito ambientato bene all’Arsenal. Il brasiliano ha già segnato 4 reti, servendo anche 3 assist. Un altro brasiliano dei Gunners è Gabriel Martinelli, partito subito alla grande, dimostrando che quest’anno merita un posto da titolare senza troppi dubbi, infatti è già a quota 3 gol. Stessa cifra anche per il norvegese Odegaard, riscattato quest’estate per 40 milioni di euro dall’Arsenal.

Arsenal e Tottenham segnano molto, infatti rappresentano il terzo e il secondo miglior attacco della Premier League, rispettivamente con 17 e 18 reti. Davanti a loro solo il Manchester City che invece è a quota 23 gol. Bene però anche la difesa, infatti entrambe hanno subito solo 7 reti, ovvero esattamente 1 gol di media a partita.

PRONOSTICO ARSENAL-TOTTENHAM

La favorita è proprio l’Arsenal, che avrà l’Emirates Stadium dalla sua. L’1 infatti è 1 a 2.05 mentre il 2 addirittura a 3.40. Considerando i grandi attacchi, è interessante il GOAL a quota 1.57. Più difficile invece pronunciarsi su chi può vincere, ma al momento i Gunners sono tra le migliori squadre delle Premier League, soprattutto in casa. Non male quindi l’1x+Over 1.5 a 1.55.

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