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Incertezza totale

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Incertezza totale. Poche vere sorprese. Gara all’altezza di aspettative e pronostici. La pioggia, il maltempo ancora padroni del weekend. Qualifiche degne e legittime figlie dell’instabilità in pista. Gara senza grandissimi colpi di scena, uno dei pochi si chiama Folger, ma comunque degna del grande spettacolo che la MotoGp, finora, ha sempre messo in pista. Alla fine dei 30 giri tedeschi rimane un campionato forse ancora più incerto di una settimana fa e rimane il padrone del weekend e, per ora del mondiale, ormai solito Marc Marquez.

IN SCIOLTEZZA

Marquez, Folger, Pedrosa il podio tedesco. Una certezza e una sorpresa davanti alla costante di Dani, silenzioso outsider fin qui. Marquez domina l’intero weekend. In scioltezza. Davanti a tutti sin da subito.

Due Honda nelle prime tre caselle alla partenza. In mezzo la conferma di Danilo Petrucci dopo il secondo posto di Assen. La seconda casella conferma il grande rapporto tra il ducatista e il bagnato. Confidenza che Lorenzo sovverte. Tradizionalmente uomo-crisi con la pioggia che, considerando le difficoltà incontrate nel rapporto fin qui più “odi” che “amo” con la sua Desmosedici piazza un buon 6° tempo. Cruchlow e Folger a precederlo. Silenziose sorprese che approfittano della mancata conferma del duo italiano Rossi-Dovizioso. Il Dottore – complice qualche problema elettronico della sua Yamaha – non va oltre la nona casella in griglia. Un posto più indietro Dovi e Viñales, lo spagnolo paga la difficoltà notate nel weekend delle Yamaha sul bagnato.

ASSOLO

Già dai primi giri è assolo annunciato. In principio fuga a tre Marquez-Folger-Pedrosa diventa ben presto assolo fra il leader del Mondiale e il “padrone di casa”. Il ritmo dei due è troppo alto anche per Pedrosa. Il distacco è netto già dopo 8 giri. Con una sorpresa in più. Il tedesco davanti a tutti spinto dall’assordante e – forse – impreparato tifo delle tribune. Come se la Mannschaft avesse vinto i Mondiali di calcio. Se là sopra è affare diretto Marquez-Folger. Pedrosa è anonimo spettatore non pagante del ritmo forsennato dei due davanti e della bagarre, lontana, per il quarto posto. L’acuto, quasi proverbiale a detta delle ultime gare, di Lorenzo nei primi giri. Il tentativo, fine a sé stesso di farsi vedere là davanti prima di crollare e finire nel baratro delle retrovie. Nessuna rimonta nell’ultima parte di gara questa volta, come successo al Mugello. Come da copione degli ultimi appuntamenti la resa di Lorenzo è quasi immediata. Se il Mugello aveva dato scena alla voglia di rivalse nell’ultima parte di gara, Assen e il Sachsenring non confermano la parentesi – estemporanea – italiana. Un crollo conseguenza anche della scelta della gomma. Scelta condivisa anche da Dovizioso. Una gomma morbida al posteriore nel tentativo di sfruttare al massimo i primi giri e viverne, possibilmente, di rendita dato il rapido degrado della mescola scelta.

Se l’opzione del Dovi è ponderata scelta dell’undicesimo posto in griglia e della necessità e voglia di rimediare il rimediabile, alquanto avventata è sembrata la decisione del compagno di box. Sesto in griglia, non è sembrato necessario un azzardo tale. Considerazioni del giorno dopo le nostre compagne del solito detto che “chi parla dopo ha sempre ragione”. Ma il giorno dopo è il nostro giorno…

Se là davanti si scappa e Pedrosa assiste, dietro non è cosi facile. Lorenzo, come prevedibile crolla – fino al finale undicesimo posto – lasciando il posto prima a Petrucci. A Rossi poi che, scrollatosi di dosso il pressante Cruchlow, incalza nella lotta per il quarto posto. Dovizioso recupera e ne sente il profumo. Marquez nel giro di poco approfitta di un lungo di Folger e si riprende quanto conquistato in qualifica. Pedrosa, anonimo, assiste. Viñales, sonnecchiante fino a quel momento, comincia la gara e la rimonta personale.

ARRIVA VIÑALES

Marquez e Folger due corpi estranei. Troppo veloci per tutti. L’inspirata mossa “soft” di Lorenzo non trova, almeno per il momento, stessa risposta nella medesima scelta di Dovizioso. Pedrosa assiste, troppo lontani là davanti e – per fortuna – anche dietro. Petrucci-Rossi-Dovizioso. Rossi-Dovizioso-Petrucci. Cambio nel giro di poco. La linfa vitale del secondo posto di Assen, per Petrucci, si esaurisce a metà gara. La soft di Dovizioso, per il momento, regge. Viñales sembra ora lontanissimo parente dell’ectoplasma visto sulla Yamaha fino a quel momento. Via Dovizioso e Rossi. Senza possibilità di replica. Il Dottore, però, resiste e proprio dietro al compagno di box realizza il suo giro veloce. Troppo poco per provare a lottare.

Volevo lottare con Viñales ma lui guidava un po’ meglio di me, soprattutto nel terzo settore.

Il crollo aspettato della soft di Dovizioso comunque arriva anche se in ritardo costringendolo all’ottavo posto finale. Petrucci e Lorenzo deludono in coppia. Lo spagnolo ormai abituè si ferma all’undicesima casella. Fa peggio l’italiano, dodicesimo, che non conferma Assen e qualifiche.

Capitolo a parte merita Iannone. Puntuale alla vigilia la spronata di Kevin Schwatz, uomo storico Suzuki, all’italiano reo di un campionato decisamente da archiviare fin lì. La risposta arriva, puntuale e decisa, ma non nella direzione sperata. Dodicesima posto come punto più alto in gara e apice nel volo che ne segna un altro 0 in tabella. Risultato: sedicesimo posto mondiale e replica seccata e pungente alle critiche ricevute. Si salvi chi può.

L’EREDITÁ TEDESCA

Il solito Marquez, per ora, davanti a tutti è il risveglio nel giorno dopo tedesco. Eroico, forse imprevedibile e sorprendente Folger. Secondo posto che vale una vittoria. Idolatrato dal primo all’ultimo giro dalle tribune è grande protagonista del weekend. Anonimo ma efficace Pedrosa. Trenta giri di tranquillità e serenità. Terzo posto senza affanni e punti rosicchiati – ora solo 26 da leader – in ottica mondiale. Gli ultimi rendimenti sottotono di Viñales ma la grande rimonta – quarto al traguardo – limitano i danni e lo mantengono a sole 5 lunghezze da Marquez.  Se non c’è Zarco – in difficoltà – la Yamaha satellite non ha di che preoccuparsi. Deludono i tre, anzi quattro, italiani. Dovizioso paga la scelta coraggiosa, quasi obbligatoria, della soft al posteriore. Petrucci non mantiene le promesse della settimana scorsa. Da Rossi invece, dopo la vittoria ad Assen, aspettarsi qualcosa in più era lecito ma, complice un weekend difficile per problemi elettronici, la top five e il quinto posto, obbiettivo prestabilito, lascia una luce in un buio weekend a detta stessa del Dottore e lo mantiene in scia per il mondiale.

Entrare nella top 5 era l’obiettivo concreto e ce l’ho fatta

Disastroso Iannone. Tirare una riga sul mondiale fin qui è obbligo. Iniziare è imperativo. Lorenzo invece sorprende di più quando riesce a stare davanti. La Desmosedici non sembra cosa per lui. Ma forse neanche tutta colpa sua. Anche Rossi, a suo tempo, fece fatica…

Mondiale apertissimo. Niente è certo. Tutto cambia ogni weekend. Che Mondiale!

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La Spagna ha scelto il sostituto di Luis Enrique: il nome

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Dove vedere Spagna-Costa Rica

La Spagna, dopo la cocente eliminazione al Mondiale per mano del Marocco, ha comunicato l’addio di Luis Enrique come CT della Nazionale. Una decisione presa dalla RFEF e che ha determinato la chiusura di un ciclo iniziato nel 2018. La Federazione spagnola ha, però, già deciso il sostituto dell’ex tecnico del Barcellona: sarà Luis de la Fuente il prossimo commissario tecnico della Roja.

All’allenatore dell’Under 21 è dunque affidato il compito di riprendere il progetto di crescita, iniziato sotto la guida di Luis Enrique. Un compito arduo, che comporta il peso di una responsabilità non indifferente che il tecnico di Haro sente di poter portarsi sulle spalle. Da oggi è iniziata ufficialmente l’epoca de la Fuente.

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Inter, Dzeko è sicuro: l’ha detto sul suo futuro!

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DOVE VEDERE INTER-BOLOGNA

In una recente intervista rilasciata ai microfoni di Sky Sport, Edin Dzeko ha parlato di vari temi tra cui la lotta scudetto e il proprio futuro all’Inter. In particolar modo, l’attaccante bosniaco ha evidenziato l’andamento in campionato del Napoli, considerandolo un avversario temibile nella corsa al titolo.

Mentalità

Bisogna dare tutto, conta la squadra. Qualsiasi cosa faccia un giocatore vale sempre meno di una vittoria della squadra. Io do sempre tutto me stesso. Non son un giocatore che sa solo fare gol e che pensa solo al gol, penso al bene della squadra. Sono la persona più contenta quando vinciamo“.

Napoli

Napoli rappresenta tre punti, come ogni partita. Napoli o Empoli non cambia, ma un’eventuale vittoria ci darebbe una grande fiducia. Sono una squadra forte, sinceramente non mi aspettavo andassero così bene vincendo 13 partite su 15. Spero rallentino“.

Futuro

Sto bene all’Inter, penso ad allenarmi. A tutto il resto pensano gli altri. Cosa farò dopo il ritiro? Non mi preoccupa niente, non ci sto pensando e sinceramente non voglio pensarci. Sento ancora di poter dare tanto al calcio“.

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Luis Enrique lascia la nazionale spagnola: il comunicato

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Luis Enrique

Luis Enrique lascia la panchina della nazionale spagnola. È questa la notizia che giunge in mattinata quando, attraverso un comunicato ufficiale, il presidente Luis Rubiales e il direttore sportivo José Francisco Molina hanno rivelato la decisione all’allenatore. Una presa di posizione arrivata dai piani alti, dalla RFEF (Reale Federazione Spagnola di Calcio), ossia l’organismo cui afferisce l’organizzazione, il governo e lo sviluppo del calcio in Spagna, che sarebbe intenzionata a far partire un nuovo progetto per la squadra di calcio spagnola. Un solo obiettivo: proseguire il processo di crescita.

A modo suo, attraverso dirette Twitch, dichiarazioni in cui ha lasciato intendere la volontà di esprimere la sua idea di calcio come gioco spettacolare, l’ex tecnico del Barcellona termina il suo incarico da CT iniziato nel 2018 e culminato con l’eliminazione della Roja ai calci di rigore contro il Marocco.

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Hakimi a sorpresa: “Se potessi, tornerei all’Inter”

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Marocco

Da probabile vittima di un girone di ferro alla clamorosa vittoria negli ottavi di finale contro la Spagna, il Marocco di Achraf Hakimi si sta dimostrando una vera mina vagante del Mondiale. Ed è proprio il calciatore del Paris Saint-Germain uno degli uomini copertina del passaggio del turno, grazie anche al rigore decisivo contro la Roja.

L’esterno marocchino, inoltre, al termine dell’incontro, si è reso protagonista di un filmato postato sui social in cui avrebbe urlato:

Forza Inter per sempre”.

Parole d’amore verso il suo trascorso in nerazzurro e che non sono passate di certo inosservate. Il Corriere dello Sport svela un ulteriore retroscena, secondo cui Hakimi avrebbe confidato ad alcuni suoi ex compagni interisti, tra cui Lautaro Martinez, il suo desiderio di ritornare a Milano:

“Se potessi non avrei alcun dubbio, tornerei all’Inter.

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