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Mourinho come Herrera, alla Roma dopo i trionfi con l’Inter

Helenio Herrera e Josè Mourinho; due figure tra loro legate sotto moltissimi aspetti. Dalla filosofia calcistica prettamente difensiva, alla grande capacità di lavorare psicologicamente sui propri giocatori. Dal rapporto incline verso la stampa, all’aver vinto tutto in qualsiasi posto siano andati, soprattutto all’Inter, i cui successi principali del club a livello internazionale sono loro. Anche l’ultima scelta di Mou si ricollega inevitabilmente a Herrera. Infatti l’aver accettato l’offerta della Roma dopo aver vinto tutto con l’Inter ricalca lo stesso percorso fatto dal “Mago” a fine anni ’60.

HELENIO E JOSE’, LA DIFESA PRIMA DI TUTTO

Herrera viene considerato da molti il maggiore esponente del “Catenaccio”. Le sue squadre infatti giocavano un calcio dedito ad una rigorosa copertura difensiva e ripartenze letali. Il cosiddetto “calcio all’italiana” sarà interpretato alla perfezione dal mago con la sua “Grande Inter”. Nei decenni successivi con l’ascesa del “calcio totale” il catenaccio andrà via via a scomparire, anche se in Italia tutte le squadre continueranno a prediligere un gioco difensivo. Tra gli allenatori moderni che si rifanno a questa filosofia calcistica vi è anche Josè Mourinho. Il tecnico portoghese nella sua carriera ha fatto  della difesa il reparto cardine delle sue squadre. Questa interpretazione ha portato allo “Special One” 25 trofei fino ad ora, tra cui il triplete del 2010 sulla panchina dell’Inter. Oramai però la maggior parte delle squadre predilige un gioco offensivo. Inoltre col progredire della costruzione dal basso, lo spirito “catenacciaro” si rivela il più delle volte fallimentare, almeno in campo internazionale. Proprio per questo Mou è stato spesso criticato negli ultimi anni e le sue esperienze più recenti, rivelatesi fallimentari, sono per molti esperti dovute al fatto che egli sia rimasto troppo fedele alla dottrina di gioco.

Josè Mourinho ai tempi dell’Inter (Pic By: kulturjam)

IL RUOLO DI MENTAL COACH E I RAPPORTI CON LA STAMPA

Lo Special One però rispetto ad altri suoi colleghi ha anche la capacità di lavorare e trasformare psicologicamente i propri giocatori, tirando fuori loro il meglio di sè stessi, ponendosi come un mental coach. Il portoghese anche sotto questo aspetto si rifà molto a Herrera; il tecnico Argentino infatti è stato tra i primi allenatori della storia a utilizzare la psicologia come arma di motivazione per i propri giocatori. “H.H.” più che un grande allenatore si è sempre distinto soprattutto come stratega e motivatore. Sotto questo punto di vista si può anche definire innovatore per via dei numerosi cartelli motivazionali che attaccava all’interno degli spogliatoi. In questa circostanza però la principale differenza con Mou sta nel fatto che Herrera cercava di motivare anche il pubblico. Ad ogni partita “H.H.” chiedeva al pubblico di comportarsi come fosse il dodicesimo uomo in campo, sostenendo la squadra dal primo all’ultimo minuto.

I parallelismi tra Mourinho ed Herrera però non finiscono qui. I due allenatori sono molto simili nel loro approccio alla stampa. Negli ultimi 15 anni lo Special One ci ha deliziato con i suoi show nelle conferenze, scagliandosi contro tutto e tutti, con dichiarazioni che rimarranno impresse per parecchio tempo nella mente dei tifosi. Dagli “zeru tituli” al “non sono un pirla” passando per le manette in campo. Anche Herrera però aveva un atteggiamento verso i giornalisti e i rivali che rispecchiava in alcuni frangenti i modi di fare di Mou. Su tutte si ricordano le accuse di favoritismi al Real Madrid in Coppa dei Campioni ai tempi del Barcellona, dopo che i “blancos” eliminarono i blaugrana in semifinale della massima competizione europea.

il “mago” Helenio Herrera, considerato tra i primi allenatori-motivatori della storia (Pic By: helenioherrera.it)

I TRIONFI ALL’INTER

Helenio Herrera arriva all’Inter nel 1960, per volere del presidente Angelo Moratti che ne rimase stupito nel confronto in Coppa delle Fiere tra Inter e Barcellona.  Dal ’63 al ’66 il Mago in nerazzurro conquisterà 3 scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe intercontinentali che daranno vita alla “Grande Inter”. Nel ’67 però il doppio tonfo in campionato e successivamente in finale di Coppa dei Campioni contro il Celtic posero fine al ciclo vincente nerazzurro, con Herrera che se ne andrà dall’Inter l’anno successivo.

Mourinho invece arriva all’Inter nel 2008 dopo i trionfi al Porto e al Chelsea. A volerlo in nerazzurro è Massimo Moratti, figlio di Angelo. Il suo obiettivo e quello della dirigenza interista è quello di rivincere la Champions League. La missione riuscirà in appena 2 anni con Mou che oltre a riportare nella Milano nerazzurra la “coppa dalle grandi orecchie” dopo 45 anni, vince anche 2 campionati, 1 coppa Italia e 1 supercoppa italiana e nel 2010 realizzerà il triplete. A differenza di Herrera però Mou rimarrà a Milano solo 2 anni, decidendo di trasferirsi al Real Madrid.

Josè Mourinho, ha riportato la Champions League all’Inter dopo 45 anni (Pic by: goal.com)

HERRERA A ROMA E COSA ASPETTARSI DA MOU

Terminata la sua esperienza all’Inter, nel ’68 Herrera si trasferisce alla Roma. Nella capitale il mago rimane per cinque stagioni vincendo subito al primo anno la Coppa Italia. Se si esclude la Coppa Anglo-Italiana del ’72 quello rimarrà l’unico trofeo vinto da Herrera in giallorosso. In campionato infatti l’argentino ottiene sempre piazzamenti a metà classifica ma entrerà nella ristretta cerchia di allenatori che sono riusciti a vincere almeno un trofeo con la Roma, dove figurano anche Nils Liedholm e Fabio Capello.

Mourinho anche qui seguirà le orme di Herrera e si siederà sulla panchina della Roma a partire dal prossimo anno. Cosa aspettarsi dallo Special One? Viste le ultime esperienze negative è difficile dirlo, sicuramente riportare i giallorossi a vincere qualcosa è un obiettivo alla portata del Portoghese. Dovesse addirittura vincere uno scudetto, il suo nome rimarrà impresso in eterno nella capitale

Helenio Herrera durante il suo periodo alla Roma (Pic by: ASR talenti)

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