Tottenham-Manchester City è indubbiamente la sfida della settimana, simbolo del ritorno del club football dopo la sosta delle nazionali. I padroni di casa godono di un ottimo periodo di forma, trascinato dalle reti di Kane e Son. Gli ospiti sono chiamati all’inseguimento, dopo un inizio di campionato non sfavillante.

Nonostante la grande importanza della partita, la sfida più affascinante è in panchina, con il ventiquattresimo scontro tra le due figure che, più di ogni altra, hanno rivoluzionato il calcio mondiale nell’ultimo ventennio. José Mourinho e Pep Guardiola hanno saputo farsi amare a loro modo, e si sono affrontati in sfide fatte di finali, clasicos, campioni e polemiche, frutto di ideologie opposte. È lo spettacolo del gioco palla a terra contro la fisicità e la compattezza, il pragmatismo e la schiettezza. Questo e molto di più.

LA VENDETTA DI MOU

I favori del pronostico sono per l’allenatore catalano, alla guida di un Manchester City alla ricerca di punti. Anche i precedenti sono a favore di Pep, che su 23 partite ha totalizzato 11 vittorie; 6 sono stati i pareggi, 6 le vittorie dello Special One. Quest’ultimo, tuttavia, sa come affrontare e battere le squadre del suo più grande rivale.

Ciò è testimoniato dall’eroico doppio confronto tra Barcellona e Inter nella stagione 2009-2010, in cui la squadra allenata dal portoghese riuscì a prevalere. Mourinho riuscì a comprendere e ad adattarsi al gioco di Guardiola grazie ad un attento studio. Barcellona ed Inter si erano infatti già affrontate nel girone di Champions League, e ad avere la meglio furono i blaugrana, che si imposero per 2-0.

Tutto cambia nei due confronti successivi, ad aprile, con in palio un posto in finale di Champions League. Nonostante il Barcellona fosse favorito, l’Inter riesce a passare il turno. Mourinho a fine partita dichiara esplicitamente di non aver voluto il pallone nei 90 minuti, consapevole di non poter competere con il palleggio avversario. Il neonato Tiki Taka era già il marchio di fabbrica dei catalani. Tuttavia, questo tipo di gioco soffriva di una difesa statica. Inoltre, il coinvolgimento nella manovra offensiva delle mezzali e dei terzini spesso porta a concedere spazi in contropiede. Lo Special One, notando queste debolezze, riuscì a sovrastare gli avversari nella partita d’andata, vincendo per 3-1. Il gol del momentaneo 2-1 nerazzurro è un chiaro esempio di quanto illustrato: una brillante azione dalla fascia destra, che porta all’inserimento vincente di Maicon. La fisicità di Stankovic e Cambiasso limitò i centrocampisti blaugrana, dotati di grande estro ma poco propensi ai duelli individuali, punto di forza della mediana nerazzurra.

Fonte: Zimbio

Nonostante la sfavillante vittoria nella partita d’andata, la vera vittoria di Mourinho su Guardiola si ha nel match di ritorno. Il portoghese è infatti l’architetto di un vero capolavoro tattico. Nonostante l’inferiorità numerica l’Inter riesce a passare il turno. L’1-0 maturato dopo il gol di Piquè serve a poco. A festeggiare sul prato del Camp Nou saranno gli uomini di Mou.

Dopo il triplice fischio, il tecnico sfoga tutta la tensione con una corsa liberatoria, puntando il dito verso l’alto. Il gesto non è casuale, in quanto in tribuna c’è Joan Laporta, presidente del Barcellona, che all’inizio della stagione precedente gli preferì l’inesperto Guardiola.

Fonte: Sky

PEP RISPONDE: TRA POLEMICHE E VELENI

La rivalità entra nel vivo dalla stagione successiva, in cui il Real Madrid sceglie José Mourinho come tecnico per tornare a vincere la Champions League che manca dal 2001.

Il suo primo Clasico è un disastro: il Real Madrid viene umiliato dal Barcellona per 5-0.

Fonte: Mundo Deportivo

In Champions League le due squadre si incontrano nuovamente in semifinale, ma anche qui è trionfo blaugrana. All’indomani della sfida del Bernabeu, lo Special One si scatena in conferenza stampa, alimentando forti polemiche sulle decisioni arbitrali.

Le controversie non si fermano, e le partite tra Barcellona e Real Madrid sono sempre più tese. Durante gli innumerevoli Clasico sono tante le interruzioni, altrettanti i cartellini e le risse. Durante un tafferuglio, nella Supercoppa di Spagna del 2011, Mourinho si scaglia contro l’allora vice di Guardiola, Tito Vilanova, mettendogli volontariamente un dito nell’occhio. Nonostante il pessimo gesto, la Federcalcio spagnola giudicò l’aggressione “colpa lieve”, e condannò il portoghese a sole due giornate di squalifica, oltre ad una multa di 600 euro.

In Spagna i risultati sono prevalentemente a favore di Pep: nei due anni trascorsi in Liga da avversario di Mou, sono 3 i successi in campionato, a fronte di uno degli avversari. Nonostante ciò, i Blancos riescono ad imporsi in finale di Copa del Rey nel 2011 e vincono la Liga nel 2012 raggiungendo quota 100 punti. Mourinho, anni dopo, ai microfoni del quotidiano Marca, affermò:

Abbiamo posto fine al dominio del Barcellona di Messi e Guardiola”.

L’INGHILTERRA

I due tecnici si ritrovano in Premier League, nel derby di Manchester: Pep è alla guida del City, Mou dello United. Su cinque incroci in campionato e uno in Carabao Cup, tre sono state le vittorie dei citizens, due dei red devils e un pareggio.

Nonostante ciò, l’ultimo scontro è a favore del portoghese. L’unico match tra Tottenham e City è al momento quello dello scorso due febbraio, vinto dagli Spurs per 2-0.

Lo Special One è quindi ancora imbattuto da manager del club londinese, e cerca la vittoria della conferma, inseguendo una Premier League che significherebbe storia. Pep insegue, fresco di rinnovo del contratto fino al 2023. La storia continua…

(Fonte immagine in evidenza: TIMGate)