Connect with us

Pensiero del Diez

Muriel: da eterno discontinuo a faro della Sampdoria

Pubblicato

:

Atalanta

“Luis è un giocatore che probabilmente verrà cercato e ce lo porteranno via, spero che rimanga ma non mi fido di queste situazioni e nemmeno ci spero, se continua così probabilmente va via, non che lo vogliamo mandar via noi ma credo che andrà così; è un giocatore che può spiccare il volo per altri lidi.”

Così ha detto di lui Marco Giampaolo sabato sera dopo la vittoria del derby della Lanterna. Ma come si è arrivati a queste parole così al miele?

DAGLI ESORDI ALL’APPRODO ALLA SAMP

 Che avesse una marcia in più rispetto ai giocatori “normali” lo si era capito sin dal giorno successivo al suo esordio. Era il 27 ottobre 2011, la partita Palermo – Lecce. Al minuto 21 del secondo tempo Luis Muriel subentra a Corvia e inizia la propria avventura in Serie A. La prima stagione, nonostante la retrocessione di quel Lecce così ricco di talento, è un successo assoluto. 29 partite giocate, 7 gol e 6 assist. Niente male per un esordiente. La retrocessione dei salentini lo porta dritto dritto alla corte dei Pozzo, ad Udine. Nel capoluogo friulano passa 2 anni e mezzo. Tanti bassi e pochi alti. Una frase tanto fatta quanto vera che descrive al meglio l’andamento del colombiano con la maglia bianconera. 57 presenze in Serie A condite da soli 15 gol e 5 assist. Troppi pochi per convincere l’esigente pubblico friulano, abituato a talenti del calibro di Totò Di Natale e Alexis Sanchez. Così il 21 gennaio passa da est ad ovest, dai monti carsici al mar Ligure, da Udine a Genova, sponda Samp. La seconda parte di stagione si rivela un maggiore successo rispetto alla prima, pur palesando comunque la discontinuità che aveva caratterizzato il “Muriel Friulano”. L’annata 2015/ 2016 potrebbe rappresentare la rampa di lancio per il talento colombiano ancora incompiuto. Nonostante però l’avvicendamento sulla panchina con l’esonero di Zenga e l’arrivo dell’aereoplanino Montella il classe 1991 non decolla, trovando perlomeno, al netto di tanti ingressi da subentrato, una presenza continuativa in campo. Sono 32 le partite giocate e 1692 i minuti spesi sul terreno di gioco, con un bottino appena sufficiente di 6 reti e 5 assist e una percentuale di accuratezza al tiro di poco sopra alle medie precedenti.

L’ARRIVO DI GIAMPAOLO

La stagione 2016/2017 comincia con il solito cliché. Tanti dubbi in casa Sampdoria, dalla firma di Giampaolo, al caso “Cassano”, fino al consueto dubbio sul rendimento di Muriel. “Sarà finalmente il suo anno?” “Come andrà con Giampaolo? Finirà come con Zenga?” Tante e molte altre sono le domande che si pongono i tifosi e gli addetti ai lavori sui blucerchiati ad inizio anno. Le risposte non si fanno attendere e iniziano ad arrivare già alla prima giornata di campionato. Sampdoria – Empoli. Giampaolo sfida subito il suo recente passato, e lo cancella. 1 a 0. La firma? Luis Muriel.

Questa la sua partita di esordio in questa stagione analizzata attraverso il sito Fourfourttwo.com

Nella prima gara il colombiano ha saputo gestire molto bene la maggior parte dei palloni giocati. Solo tre sono stati i passaggi a vuoto in tutto il match.

Le due giornate successive, nonostante il risultato negativo al terzo turno con la Roma, confermano le buone risposte date ai più dubbiosi dopo la prima partita, e Muriel continua a segnare e a far segnare. Dopo la sconfitta in casa dei giallorossi il bottino del Colombiano è già piuttosto ricco. 2 gol e 2 assist. Improvvisamente però, dopo questo picco in iniziale cala la Sampdoria e, di rimando, anche Muriel, con un unico gol all’attivo in 8 turni, quello importantissimo nel derby di andata. Le voci sulla mancata costanza del colombiano tornano inevitabilmente a farsi sentire. È il 2017 a smentirle, forse per l’ultima volta. Dopo i botti di capodanno infatti il rendimento, sia dei blucerchiati che del Colombiano, torna a crescere. Cerchiamo insieme di capire un possibile perché.

TITOLARI (INA)MOVIBILI

Per spiegare questa ascesa di rendimento partirei da due diversi incontri. Chievo – Sampdoria del 18 dicembre 2016 e Sampdoria – Roma del 29 gennaio 2017. Nella prima i doriani sono usciti sconfitti, nella seconda, inaspettatamente, vittoriosi.

Contro il Chievo, nella penultima partita del 2016 Giampaolo propone il suo “classico” 4-3-1-2 con Alvarez alle spalle delle due punte.

 

Nel match con la Roma invece l’ex tecnico dell’Empoli ridisegna la formazione. Inserisce il “piccolo” Bruno Fernandes titolare alle spalle del duo d’attacco al posto del più statico Ricky Alvarez, mentre in difesa invece include il neo arrivato Bereszynski sulla corsia di destra e l’ex Milan e Inter Silvestre al fianco del confermato Skriniar.

 

Fin qui la differenza consiste “solo” nella diversità degli uomini utilizzati. È però con l’analisi dei passaggi offerta ancora una volta dal sito Fourfourtwo.com che meglio ci si rende conto di quanto sia differente l’impostazione di manovra.

Passaggi completati in Chievo – Samp. Sono molte le giocate in orizzontale, soprattutto nella zona centrale.

 

Passaggi completati in Samp – Roma. Numerose verticalizzazioni.

Nella sfida con il Chievo infatti i passaggi sono circa il doppio di quelli fatti con la Roma (601 contro 314), con grande densità creata soprattutto a centrocampo e sulla linea della mediana. Contro i giallorossi invece, complice anche la grande qualità della rosa di mister Spalletti, diventa difficile replicare quel tipo di gioco e il baricentro, così come il numero di passaggi, si abbassa notevolmente. L’azione di conseguenza risulta meno concentrata sul possesso e sulla quantità di scambi, ma maggiormente focalizzata su verticalizzazioni improvvise ed incursioni degli esterni di centrocampo. Modo di giocare sicuramente più congeniale (almeno stando ai risultati ottenuti) alla Samp e soprattutto a Luis Muriel, non certo una punta di sfondamento e più adatto agli spazi aperti e alle possibilità di dribbling uno contro uno. Il risultato? Maggior numero di chance create e una vittoria tanto sorprendente quanto meritata. Potrebbe essere un caso particolare frutto solo dell’incontro di una big come la Roma. Ma non è così. Con il Bologna, squadra qualitativamente inferiore a quella giallorossa, la Samp gioca due partite diverse. Nel primo tempo si concentra sulla staticità e il possesso palla, nel secondo sulla rapidità e sulle verticalizzazioni, perdendosi meno in passaggi orizzontali. In termini numerici? 1 a 0 per i felsinei nel primo tempo, 3 a 1 per i Doriani a fine partita. Uno dei protagonisti della rimonta? Luis Muriel, un gol e due assist.

Primo tempo, tanto possesso palla ma molti passaggi in orizzontale. Sterilità.

 

Secondo tempo, più verticalizzazioni. 5 chance create e un assist.

LA MIGLIOR STAGIONE?

Questa la domanda che un giornalista ha posto a Muriel sabato sera subito dopo la vittoria nel derby.  Una vittoria unica e storica. È infatti la prima volta dopo 57 anni che la Samp trionfa due volte consecutive sui cugini in campionato. Un successo assoluto. Confermato anche dalle parole euforiche proprio del Colombiano sabato sera nel post gara.

“Beh, non ci sono parole per descrivere quello che provo. Sono passati 60 anni dall’ultimo doppio successo. Un’emozione indescrivibile soprattutto perché ho anche segnato il gol decisivo. Ho sempre dato tutto per questa maglia. Dal 1′ ho sentito il supporto del tifo.”

Magari non tutto il potenziale disponibile, ma sicuramente molto è stato dato. Nei 35 gol della Samp in campionato, 10 vedono la firma di Muriel, a cui vanno anche aggiunti i 5 assist serviti ai compagni. In pratica, come illustrato dalla grafica di Squawka, un gol su due dei blucerchiati ha lo zampino del Colombiano.

Muriel prosegue:

Migliore stagione? Sì, non ho saltato nessuna gara. La continuità di prestazione è importante, era la cosa che volevo e l’ho ottenuta. Giampaolo è l’artefice della mia rinascita. Futuro? Se guardo la mia curva e il tifo dei tifosi doriani non penso ad altro”.

 Insomma, una presenza continuativa sul campo, un modulo cucito addosso a lui e la fiducia di tifo e allenatore lo hanno reso il giocatore che non è mai stato, e il vero faro della Samp. Non male, in una città di mare.

Continue Reading
Commenta

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Calcio Internazionale

Pronostico Francia-Polonia, statistiche e consigli per la partita

Pubblicato

:

Francia

 

PRONOSTICO FRANCIA-POLONIA – Oggi pomeriggio alle ore 16 cominceranno gli ottavi di finale dei mondiali 2022. La prima partita sarà Olanda-Stati Uniti, mentre alle 20 ci sarà Argentina-Australia. Uno dei due scontri tutto europeo è Francia-Polonia, che si affronteranno domenica pomeriggio, sempre alle ore 16. I transalpini riusciranno a superare agevolmente l’ostacolo Lewandowski?

COME ARRIVANO LE DUE SQUADRE?

La Francia ha perso l’ultima partita dei gironi contro la Tunisia, in una partita dall’esito abbastanza inutile. Infatti la Francia era già certa del primo posto e Didier Deschamps ne ha approfittato per far rifiatare praticamente tutti i titolari. Lo stesso è successo ieri sera al Brasile e Portogallo, che hanno perso contro il Camerun e la Corea. Quindi queste sconfitte non vengono considerate come dei passi falsi clamorosi come lo sono state invece quelle di Argentina, Germania e Spagna. Convincente invece la vittoria per 4-1 contro l’Australia, dove ha brillato Adrien Rabiot. Contro la Danimarca invece la Francia deve ringraziare Kylian Mbappé, autore di una doppietta che ha deciso il match.

Anche la Polonia viene da una sconfitta, partorita contro l’Argentina per 2-0. La squadra di Lewandowski ha comunque passato il turno in virtù della differenza reti, superiore di solo un gol rispetto al Messico. Poteva però finire diversamente, infatti prima del gol di Al-Dawsari Messico e Polonia erano in perfetta parità, sia per differenza reti che gol fatti. Inoltre la loro sfida era finita in pareggio. Quindi l’unico metro di giudizio disponibile rimasto era la somma dei cartellini gialli, che vedeva sorridere ai polacchi. Czeslaw Michiewicz è stato bravo a dare la giusta indicazione ai suoi di non farsi ammonire in alcun modo negli ultimi 20 minuti contro l’Argentina. Alla fine però il gol al ’95 dell’Arabia Saudita ha negato questo metro di giudizio relativo al fair play e così la Polonia è passata come seconda del girone grazie ai suoi quattro punti e a una differenza reti di solo una lunghezza superiore al Messico.

PRONOSTICO FRANCIA-POLONIA

L’attacco della Francia è il terzo migliore dei mondiali, 6 reti, proprio come il Portogallo, mentre i gol subiti sono 3, poiché ne hanno subito uno in ogni partita dei gironi. Probabile quindi che la Francia faccia valere la sua superiorità tecnica e riesca quindi a vincere il match, ma difficilmente Lloris riuscirà a portare a casa il primo clean sheet dei mondiali contro una squadra dove gioca uno dei migliori centravanti dell’ultimo decennio, Robert Lewandowski. La Polonia però non è solo lui, infatti gli altri due eroi di questa nazionale sono il “napoletano” Piotr Zielinski, autore del primo gol contro l’Arabia Saudita, e soprattutto il portiere juventino Wojciech Szczesny, che è riuscito a parare ben 2 rigori in 3 partite. Il problema della Polonia sarà riuscire a servire il loro miglior capocannoniere, cosa che non è successa contro l’Argentina. Il segno consigliato è quindi l’1, quotato non molto. Se si vuole alzare la quota si può combinarlo con un OVER 1,5. Ma attenzione non esagerate, perché questa partita non è detto finisca in goleada.

Continua a leggere

I Nostri Approfondimenti

L’editoriale di Elio Arienti – In casa Juventus sono volati gli stracci

Pubblicato

:

Juventus

Che dire, era nell’aria già da tempo, ora è diventata certezza.

A cosa mi riferisco? Alla notizia che i vertici della Juventus sono stati, per loro precipua decisione, azzerati. Il Consiglio di Amministrazione straordinario, convocato in tutta fretta ieri (lunedì 28 novembre) ha preso coscienza dell’attuale complicata situazione e ha all’unanimità deciso di fare le valigie e andarsene con in testa il presidente Andrea Agnelli e al seguito l’intera sua “corte dei miracoli”. Una decisione inevitabile – e irrevocabile – giunta però con troppo colpevole ritardo stante ciò che già da tempo si presumeva sarebbe accaduto.

Insomma, parliamoci chiaro, in casa Juventus, sono volati gli stracci! Finalmente, dirà qualcuno, si sono spalancate porte e finestre e da quelle parti, d’ora in avanti, si potrà respirare un’aria più pura e salubre anche in considerazione del fatto che il prossimo 18 gennaio 2023 si terrà il conclave per decidere chi siederà sullo scranno più alto – oltreché per decidere i suoi più stretti collaboratori – del nuovo board bianconero.

Al momento il prosieguo della società bianconera e delle sue attività è stato affidato – e garantito – nelle mani di Maurizio Scanavino in qualità di Direttore Generale mentre è stato chiesto all’altro Maurizio, Arrivabene (anch’egli dimissionario) di mantenere provvisoriamente il suo posto per le questioni correnti.

Una situazione paradossale, pari a quella del 2006? Può darsi anche se per prendere qualsiasi decisione in merito, servirà ancora tempo. Nel frattempo della questione se ne sta già interessando la Procura torinese con una inchiesta, e relativo fascicolo, aperta nelle scorse settimane alla quale s’è accodata, negli ultimi giorni anche la Consob che ha chiesto di vedere i registri e i conti della società di corso Galileo Ferraris.

Ma non è questa la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma ben prima sono iniziati gli screzi tra proprietà e dirigenza. Tra John Elkann e il fastidioso “cuginetto” sempre più petulante e invasivo, costantemente alla ricerca di quattrini.

Oggi, dunque, si è arrivati alla resa dei conti. È finita l’era Agnelli? Probabilmente sì, ma quali saranno le inevitabili conseguenze? Il giudizio, ovviamente, ai posteri!

Continua a leggere

Calcio Internazionale

Sofyan Amrabat è il perno del Marocco

Pubblicato

:

Fiorentina

Alla vigilia dell’inizio di Qatar 2022 uno dei gironi più attesi era senza dubbio il gruppo F, quello di Belgio, Croazia, Canada e Marocco. Ci si sarebbe aspettato uno scontro per il primato tra i Diavoli rossi e i vice campioni del mondo, scontro fra due dei centrocampi più tecnici ai Mondiali. Ci si sarebbe aspettati il Canada di Alphonso Davies come terzo incomodo per un posto agli ottavi di finale. Invece, la nazionale che più di tutti sta sorprendendo è il Marocco, che ha già un piede e mezzo agli ottavi. I maghrebini hanno certo una rosa di qualità, ma gran parte dei loro meriti vanno a un giocatore che ha dominato in queste prime due partite. Sofyan Amrabat.

I NUMERI DI AMRABAT CONTRO CROAZIA E BELGIO

“Amrabat gioca finché non muore”

Forse vi ricordate di queste parole. Sono quelle di Ivan Juric che, ai tempi dell’Hellas Verona, ha ribadito, a modo suo, la centralità di Amrabat nel suo gioco. Diventato centrale anche alla Fiorentina con Vincenzo Italiano, adesso Amrabat lo è anche per la sua nazionale. Il sorteggio del Mondiale gli ha posto contro Croazia e Belgio. Vale a dire, giocare contro i vari Brozovic, Kovacic, Modric, De Bruyne e Witsel. Giocatori di non poca qualità, insomma.

Il Marocco ha però dimostrato di essere una grande squadra ed è uscita imbattuta (e a reti inviolate) contro entrambi i colossi europei. Sulla copertina, insieme ai big Ziyech e Hakimi, va per però giustamente inserito anche Sofyan Amrabat. L’uomo in più dei Leoni dell’Atlante.

E Ambrabat è davvero l’uomo in più del Marocco, tanto che in campo sembra sdoppiarsi. Nei primi 180 minuti del Mondiale è dappertutto sul terreno di gioco. Pressa chiunque si trovi nelle vicinanze, annulla qualunque attacco avversario e distribuisce palloni su palloni al reparto avanzato.

La sua importanza ci viene mostrata anche da alcuni numeri. Il centrocampista della Fiorentina è quello con più palloni toccati nella sua nazionale, 53 in media a partita. Con una percentuale di successo dell’87,2%, superiore anche a quella di Brozovic. È vero, rispetto al centrocampista dell’Inter e a Witsel (le sue controparti di Croazia e Belgio) tocca molti meno palloni, ma è anche vero che il Marocco tiene molto meno il possesso della sfera (34% di media a partita). Dunque, è la qualità dei suoi tocchi che fa la differenza.

Nel gioco di Regragui, mirato alla verticalizzazione immediata, è lui, infatti, che si occupa del primo possesso dei maghrebini. Abbassandosi fra i centrali di difesa e avviando la manovra della squadra, smista palloni con precisione. Soprattutto sulle fasce presidiate da Hakimi e Ziyech da una parte e da Mazraoui e Boufal dall’altra. Il gioco del Marocco si basa tutto su questo e, per ora, la tattica sta funzionando soprattutto grazie al suo numero 4.

IL DISTRUTTORE DELLE MANOVRE AVVERSARIE

Il suo contributo è però vitale in fase difensiva. Il suo pressing ha costretto Modric e De Bruyne a giocare delle partite anonime. Ha vinto il 75% dei contrasti che lo hanno visto coinvolto. Spesso è lui, inoltre, che marca il centravanti avversario, anche in area di rigore, giocando come centrale aggiunto.

Una statistica però pone Sofyan Amrabat al primo posto tra i centrocampisti di tutto il Mondiale qatariota e ci fa ben capire la sua importanza in fase difensiva.

L’ex Hellas Verona è infatti al primo posto per palloni intercettati in tutta la Coppa del Mondo, ben 18 in totale. Una media dunque di ben 9 a partita finora. Una vera e propria diga, dunque, sulla quale si stanno infrangendo anche i migliori giocatori del mondo.

Persino la sua ammonizione, che può sembrare un macchia nelle sue finora ottime statistiche, è stata vitale per la squadra. Essendo arrivata per contrastare Luka Modric, al 78esimo del match contro la Croazia. In un’azione di contropiede in campo aperto, Amrabat ha preferito saggiamente stendere il trequartista del Real Madrid.

ANCHE ALL’ESTERO SI STANNO INTERESSANDO A LUI

Le prestazioni di Sofyan Amrabat lo pongono quindi fra i migliori giocatori del Mondiale in queste prime due partite. Forse il migliore degli “italiani” presenti alla kermesse. Le sue prestazioni non stanno però passando inosservate. Non c’è da stupirsi, almeno non per il  ct Regragui, che ha recentemente affermato:

“È un giocatore chiave per i miei progetti. Mi aspetto che si trasferisca in un top club europeo dopo il M0ndiale”.

La Serie A può dunque perdere uno dei suoi giocatori in rampa di lancio, con la Fiorentina che ha però un’opzione per il rinnovo fino al 2025. Su di lui però sta facendo più di un pensierino anche il Tottenham di Antonio Conte, che potrebbe dargli la possibilità di giocare in Champions League, desiderio espresso anche dallo stesso Amrabat.

Se è vero che speriamo che il marocchino non si muova dal nostro campionato, sarebbe altresì interessante vedere in che modo distruggerà le manovre offensive delle migliori squadre del continente, proprio come sta facendo al Mondiale.

 

 

 

 

Continua a leggere

Calcio Internazionale

Argentina, Messi e l’eredità di Diego

Pubblicato

:

Mondiale

A seguito dei match del secondo turno di Qatar 2022 ci sono i primi verdetti. Nel corso di questo primo scorcio di weekend i tifosi argentini sono rimasti impalati davanti allo schermo a tifare la propria favorita.

MESSI E MARADONA

Messi contro il Messico: sembra uno scioglilingua, ma non è che l’hombre del partido nell’incontro più importante di questa competizione. Il giocatore, nel postpartita della gara contro l’Arabia Saudita, aveva invocato l’aiuto alla tifoseria:

“La nostra gente deve avere fiducia in noi: questo è un gruppo molto unito che, già contro il Messico, saprà ritrovarsi”.

Il capitano ha a cuore la maglia albiceleste di milioni di argentini, tra cui Gerardo Martino, ex commissario tecnico della Seleccion, e attuale mister degli aztechi. Il Tata, alla guida del Paraguay centra i quarti di finale del Mondiale di Sudafrica 2010 e la finale di Copa America del 2011.

Nel 2014 assume l’incarico di allenatore del Barcellona. A fine stagione, rimasto a secco di trofei nella sua esperienza in blaugrana, rassegna le sue dimissioni.

La pulga lo vuole come commissario tecnico dell’Argentina. Una scelta che si rivelerà fatale: In Copa America del 2015 e 2016 perde la finale ai calci di rigore contro il Cile.

Alla vigilia del match di sabato sera, il mister del Messico rivela:

“Mettetevi al mio posto, voi come vi comportereste? L’Argentina è la mia patria, ma io sono il ct del Messico e farò il possibile per vincere questa partita”.

A due anni dalla dolorosa scomparsa del Diez, il suo erede è costretto a fare i conti con la storia. Lionel Messi è un fenomeno generazionale, ma “Maradona era un’altra cosa”. Un dualismo che alimenta le polemiche e inasprisce l’odio verso il giocatore più forte di questa epoca.

In molti sostengono che la pulga non abbia la stoffa del leader. Le finali perse, il rigore sbagliato contro il Cile e l’episodio del vomito nella gara contro il Paraguay. Tuttavia, Messi si è preso la sua rivincita.

Si disputa tra i padroni di casa della nazionale verdeoro del Brasile e la Seleccion, la finale di Copa America 2021. Nello spogliatoio, prima della sfida conclusiva, avvolto dagli abbracci dei suoi compagni di squadra, intona le seguenti parole:

“Questa coppa doveva essere giocata in Argentina e Dio l’ha portata qui, in modo che la solleviamo nel Maracana. Per renderla più bella per tutti, quindi usciamo fiduciosi e sereni che la porteremo a casa”.

L’albiceleste vince 1-0 grazie alla rete di Angel Di Maria e Messi, eletto migliore giocatore del torneo e capocannoniere della competizione, alza al cielo dello Stadio Maracanã di Rio de Janeiro il primo trofeo della sua carriera con la nazionale.

ARGENTINA-MESSICO

Veniamo alla cronaca della partita: Argentina-Messico è molto più della seconda gara del gruppo C. La pulga lo deve a se stesso, alla sua gente e a Diego in persona. Chissà che da lassù non stia esultando in maniera scomposta, come solo lui sa fare, alle prodezze del suo beniamino.

Nessuna squadra prevale sull’altra e l’incontro è inchiodato sull’0-0. Serve la giocata del fuoriclasse. Il giocatore con la dieci sulle spalle fa partire una rasoiata a fil di palo e porta avanti l’Argentina. Il migliore mancino del mondo. Messi eguaglia Maradona: sono otto reti nel Mondiale e dodicesimo gol nelle ultime sei con la Seleccion.

All’ottantasettesimo Enzo Fernandez fa partire un destro a giro, che chiude il match sul 2-0. Sono sempre più convinto che Messi sia dentro a un racconto scritto per tesserne le lodi. Un romanzo di formazione in cui il protagonista passa da essere un sedicente fuoriclasse a un campione senza eguali.

Nel postgara il giocatore, eletto uomo partita, dichiara:

Non so perché si siano dette tante cose. L’altro giorno si parlava di caviglia, io non avevo niente. Non mi sono mai allenato da solo, abbiamo lavorato come dovevamo lavorare e siamo siamo arrivati ​​qui. Ora non possiamo commettere errori, perchè sapevamo che la risposta del pubblico sarebbe stata quella di oggi. Abbiamo lavorato molto insieme e siamo tutti uniti, non possiamo arrenderci ora!

La prossima gara è decisiva. Lewandowski è affamato e, dopo essersi sbloccato con la nazionale, vuole assicurarsi il primo posto nel girone, Tuttavia, alla Polonia basta un pareggio per essere sicura del passaggio del turno.  Per l’Argentina vincere è l’unica cosa che conta. Il calcio è come una favola, ha sempre un lieto fine.

 

 

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

I nostri approfondimenti

Giovani per il futuro

Esclusive

Fantacalcio

Serie A

Trending

Scarica L'App

Copyright © 2022 | Testata giornalistica n.63 registrata presso il Tribunale di Milano il 7 Febbraio 2017 | numero-diez.com | Applicazione e testata gestita da Número Diez SRL 12106070969