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Nagelsmann e l’evoluzione tecnologica del calcio

Nagelsmann e l’evoluzione tecnologica del calcio

C’è un vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti.

Henry Ford, ingegnere del Michigan vissuto a cavallo tra 1800 e 1900, lo sapeva molto bene. La catena di montaggio avrebbe cambiato radicalmente il mondo dell’industria, facilitando il lavoro e abbattendo i costi di produzione. Milioni di macchine uscivano dalla sua Ford Motor Company, milioni di persone potevano permettersela. Il pianeta, grazie a una nuova tecnologia, stava cambiando velocemente. Oggi, più di un secolo dopo, il progresso fa parte della quotidianità dell’uomo, toccando gli aspetti più vari della vita, anche lo sport.

 

L’ONDATA TECNOLOGICA

Il calcio è stato travolto dall’ondata di innovazione tecnologica con colpevole ritardo. La sacralità del gioco più famoso e popolare del pianeta sembrava non potesse essere violata, rispettandone i dettami più puri. Mentre pallacanestro, tennis, football americano, pallavolo e tanti altri premevano il pulsante della rivoluzione, esplorando nuove strade aperte verso il cambiamento, il pallone predicava una politica isolazionista, evitando la discussione e negando un problema sempre più evidente.

Le polemiche scaturenti dalle decisioni errate dei direttori di gara sempre più insistenti. Gli svarioni di volta in volta maggiori e decisivi. La testa, tuttavia, sempre voltata dalla parte opposta.

Negli ultimi tempi, fortunatamente, anche il calcio si è adeguato all’adattamento, facendo passi importanti verso l’evoluzione tecnologica. Prima la Goal Line Technology, grazie alla quale sono scomparse le reti fantasma, poi il VAR, un’invenzione ancora in fase di miglioramento.

I limiti dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale applicata allo sport sono pressochè infiniti, universalmente sviluppabili su molteplici fronti. Tuttavia, fino a che punto si potrà arrivare? Le proposte, sempre più varie, sono in continua evoluzione. C’è chi predica il tempo effettivo, chi, come la FIFA, sogna di accorciare le frazioni di gioco dai canonici 45′ agli ipotetici 30′. Si dibatte di rimesse laterali battute con i piedi, time out a richiesta, possibilità di chiamare il challenge.

 

IDEE RIVOLUZIONARIE

La nuova frontiera, l’ultima idea per il football del futuro è sorta dalla mente di una delle figure emergenti più importanti e influenti del mondo del pallone: Julian Nagelsmann. Classe 1987, l’allenatore bavarese si è distinto nelle ultime stagioni come uno dei più promettenti del panorama europeo. Il nuovo che avanza, portando una ventata di rivoluzione. Dopo il miracolo con l’Hoffenheim, condotto per due anni di fila in Champions League, Nagelsmann è definitivamente esploso sulla panchina del Lipsia.

Nel 2019-20 lo ha guidato fino al terzo posto in campionato e, in Europa, a una storica semifinale di Coppa dei Campioni, dopo aver eliminato Tottenham e Atletico Madrid. L’annata successiva, il Lipsia ha vestito i panni dell’unica squadra pretendente al titolo insieme al Bayern, concludendo in seconda posizione. Ora, alla guida della squadra più titolata di Germania, è pronto al definitivo salto di qualità.

Negli ultimi tempi, però, Nagelsmann è salito alla ribalta per il suo modo di intendere e pensare il calcio. I suoi allenamenti potrebbero essere annoverati come un Expo calcistico. Julian, da anni, utilizza dei droni per riprendere le sedute dei suoi ragazzi in modo da analizzarne minuziosamente ogni singolo istante, senza perdersi alcun tipo di dettaglio che potrebbe rappresentare una risorsa in vista delle partite.

La genialità dell’allievo di Thomas Tuchel, ad ogni modo, non si esaurisce a questa trovata. I campi dei centri sportivi delle sue squadre sono dominati da grandi maxischermi che consentono all’allenatore-manager di approfondire questioni tattiche con i giocatori direttamente sul campo, visionando le partite disputate in precedenza.

 

MAGGIORE COMUNICAZIONE?

Nagelsmann incarna il futuro immediato dello sport con più seguito al mondo. Recentemente, in un’intervista, ha provato a sganciare l’ennesima bomba, inducendo a un ulteriore step nello sviluppo del pallone. L’incontro con il coach dei Kansas City Chiefs, squadra che milita nella NFL, è stato fonte di ispirazione. L’idea che ne è scaturita è strettamente correlata al football americano. Introdurre nel calcio gli auricolari, in modo da mantenere in contatto l’allenatore con i giocatori in campo.

L’obiettivo è quello di riuscire a dare indicazioni durante tutto l’arco della partita, non soltanto nell’intervallo. Schemi, moduli, schieramenti. Il ruolo del quarterback, colui che guida i compagni, trasposto nel calcio. Può veramente funzionare? I microfoni sarebbero aperti anche al pubblico o sarebbe più corretto mantenere un certo “segreto” professionale?

Difficile dare risposte ora, soprattutto dal momento che si tratta di chiacchiere da bar, prive di fondamento. Tuttavia, il passato insegna che la NFL è già stata fonte da cui l’Europa calcistica ha attinto a piene mani. In Premier League, infatti, sono previsti due cambi addizionali nel caso in cui un calciatore subisse una commozione cerebrale. L’origine risiede proprio nella lega statunitense di football americano, in cui la concussion è una delle forme più comuni di infortunio.

Il pianeta della sfera di cuoio, ormai, sta navigando in acque nuove, quelle in cui domina la presenza della tecnologia. L’orizzonte, sempre più nitido, suggerisce un sempre maggiore coinvolgimento dell’intelligenza artificiale. Il calcio si sta adattando, un passo alla volta, incontrando difficoltà, dubbi e perplessità. Il cammino è tortuoso, specie per i più puristi, restii all’evoluzione e sostenitori dell’aura sacrale del nostro amato football. Ad ogni modo, il progresso sembra inevitabile, con o senza auricolari.

 

Fonte immagine in evidenza: Licenze Google Creative Commons

 

 

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