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Nando Sanvito: "Schwazer, il 2006 e il gol di Di Stefano..."

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Nando Sanvito: “Schwazer, il 2006 e il gol di Di Stefano…”

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Oggi, 26 marzo, abbiamo avuto il piacere di intervistare il grande giornalista Nando Sanvito. Ex redattore di Mediaset, inviato a bordocampo di partite nazionali e internazionali per più di una decade, negli ultimi anni è stato in prima linea con diversi scoop giornalistici sul caso Schwazer e del suo allenatore Donati, simbolo quest’ultimo della battaglia alla corruzione del sistema sportivo.

IL CASO SCHWAZER

Allora Nando, partiamo dalla situazione che più ti ha visto protagonista negli ultimi anni: il caso Schwazer. Per chi non lo sapesse, Alex Schwazer è un marciatore italiano, oro olimpico a Pechino 2008, sospeso per doping 2 volte: nel 2012 prima delle olimpiadi di Londra e nel 2016, nel pre-Rio. Proprio il secondo rilevamento è sempre stato considerato manipolato dall’atleta e l’Ordinanza di febbraio del tribunale di Bolzano ha confermato la sua innocenza. Questo caso può rappresentare un punto di partenza per far luce sul marcio presente nel sistema sportivo?

Innanzitutto il Gip di Bolzano ha assolto Schwazer, che essendo recidivo al doping rischiava il carcere per un reato penale. Poi ha scritto che tutto quanto emerso in questo lungo iter processuale durato più di 4 anni fa pensare a una manipolazione delle sue urine per farle risultare positive al doping. Infine ha denunciato tutta una serie di reati a carico di personaggi legati alla ex IAAF, alla WADA, ai Laboratorio antidoping di Colonia e Losanna 

Non pensi che su questa brutta vicenda abbia pesato una campagna di demonizzazione della figura di Schwazer?

Sicuramente ha contribuito la presenza di una figura eccezionale nella lotta alla corruzione del sistema sportivo e al doping come Sandro Donati, allenatore di Schwazer. Con le sue battaglie dentro e fuori l’Italia dagli anni Ottanta si è fatto molti nemici e certo molti si auguravano che cadesse in disgrazia. Poi vi sono ragioni anche particolari emerse nelle 87 pagine dell’Ordinanza di un giudice come Walter Pelino, dimostratosi competente e coraggioso. Non si può a questo punto minimizzare la questione riducendola solo al fatto se togliere o meno la squalifica all’italiano per farlo gareggiare alle Olimpiadi di Tokyo. Qui c’è in ballo la credibilità del sistema sportivo in quanto tale e alcuni meccanismi arbitrari vanno totalmente riformati, tipo la collusione tra Giustizia sportiva e le Federazioni, come ha denunciato anche la Corte europea dei diritti dell’uomo


IL FALLIMENTO DELLE ITALIANE

Chiudendo la parentesi Schwarzer, spostiamoci in ambito calcistico: l’Italia in campo europeo è reduce da una vera ecatombe sportiva con fallimenti davvero clamorosi, come quello della Juventus.

Il “problema” della Juve è che ha dominato 9 anni la Serie A senza avversari che potessero realmente contrastare i bianconeri e quindi stimolarli ad essere più competitivi. Questo paradossalmente è stato un handicap nel cammino europeo, anche se è riuscita ad arrivare due volte in finale. Se poi ci limitiamo all’ultimo triennio, va detto che l’oneroso investimento su un solo giocatore come Cristiano Ronaldo ha avuto sì riscontri positivi sulla visibilità internazionale, sul marketing, sulla tifoseria ma ha tolto risorse necessarie a completare l’organico e a dotarsi di una guida tecnica adeguata, una volta che si è rinnegata la scelta fatta sull’allenatore. Via Sarri, giocoforza ci si è dovuti arrangiare con quello che si aveva in casa: Pirlo era una bella scommessa ma rischiosa per la sua inesperienza.

Invece, allargando il discorso, secondo te Nando cosa manca al Calcio italiano per ritornare a una dimensione europea di successo?

Finita l’era dei mecenati che puntavano a valorizzare il prodotto calcio per riconoscenza e ricerca del consenso verso il territorio in cui operavano le loro aziende si è passati a una fase in cui chi investe nel calcio lo fa per altre ragioni, non sempre limpide e non sempre compatibili con le finalità di ciò che rappresenta una squadra nel cuore dei tifosi. Il Milan ad esempio oggi si trova nelle mani di un gestore economico che non aveva l’obbiettivo di comprare il club ma che se l’è trovato tra le mani per un’operazione finanziaria.  Poi c’è un gap di risorse economiche, oltre che manageriale e di mercato, rispetto alle grandi d’Europa

ITALIA-FRANCIA 

Lasciando da parte il calcio italiano, Nando volevo chiederti qual è la partita che hai osservato durante la tua carriera a cui sei più legato

Ne ho viste talmente tante, da bordocampo e non, che non stupirà che in quella a cui sono più legato non ho lavorato. Mondiale 2006: io avevo il compito di seguire prima il Brasile e in seguito, dopo l’eliminazione dei verde-oro ai quarti, la Francia. La finale era compito dei miei colleghi assegnati all’Italia e quindi la vidi in tribuna. Ma non in tribuna d’onore o stampa, in mezzo alla gente normale, in curva. Di fianco avevo un ragazzo svedese e uno turco con la maglia dell’Italia e dietro 20 immigrati italo-canadesi, che avevano prenotato la vacanza un anno prima, senza poter sapere i partecipanti alla finale. E chi più degli immigrati conserva il senso, il valore e l’attaccamento alla Patria? Fu un misto di emozioni uniche, in mezzo a un rumore assordante. Non ci accorgemmo del motivo dell’espulsione di Zidane e ci accorgemmo che il rigore di Grosso era quello decisivo solo dopo aver visto i festeggiamenti esplodere. Erano tutti commossi, io, che avevo lasciato la fede calcistica dopo aver iniziato a lavorare in questo ambito, in primis. Ci misi 3 giorni a tornare a casa e una volta arrivato ero davvero distrutto, ricordo di aver dormito 14 ore al giorno praticamente per una settimana..

IL “GOL PERDUTO” DI DI STEFANO

Per concludere Nando, ultima domanda: nel 2016 da una tua idea nasce un programma televisvo in collaborazione con Luisito Suarez per ricreare il “Gol perduto di Di Stefano” della partita Spagna-Belgio del 1957. Com’è stato lavorare a quel progetto?

Suarez, ex Pallone d’oro del Barça e poi campione d’Europa con l’Inter, mi aveva raccontato l’episodio di quel gol, descritto come il più bello di Di Stefano e che le cineprese di allora non avevano registrato. Quella partita non era stata trasmessa in diretta e in quegli anni le bobine di registrazione delle cineprese avevano un’autonomia limitata e poteva capitare che in un cambio di bobina arrivasse il gol e te lo perdevi. Grazie alla attuale tecnologia digitale e alla memoria da elefante di Suarez ricostruimmo quel gol. Mediaset Premium, basandosi per lo più su eventi e news, non aveva familiarità editoriale con questi tipi di programmi e dunque il nostro fu un esperimento isolato e senza particolare visibilità, ma all’estero dove Di Stefano è un vero mito l’idea fu molto valorizzata e pubblicizzata. Fu davvero un’esperienza professionale interessante, che ricordo con particolare soddisfazione

Ringraziamo ancora Nando Sanvito per la grande disponibilità dimostrata.

(Fonte immagine in evidenza: Riminimeetimg.org)

 

 

 

 

 

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ESCLUSIVA – Marino: “Napoli e Frosinone molto simili, la Juve ora deve pensare solo al campo”

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Pasquale Marino

ESCLUSIVA MARINO – Pasquale Marino per diverse stagioni è stato uno degli allenatori italiani capace di far raggiungere alle proprie squadre risultati inaspettati. Tra i risultati di maggiore spicco nella sua carriera troviamo la promozione in Serie A del Catania nella stagione 2005-2006 (riportando i siculi dopo 23 anni nella massima serie), e l’approdo in Coppa Uefa dell’Udinese nella stagione 2007-2008. Marino si è concesso in esclusiva ai microfoni di NumeroDiez, toccando svariate tematiche tra Serie A e Serie B, con anche una chiosa finale sul suo futuro da allenatore.

L’INTERVISTA ESCLUSIVA A PASQUALE MARINO

Ieri è stato riaperto dalla procura federale il filone sportivo riguardante il caso plusvalenze, che ha portato alla penalizzazione di 15 punti in classifica per la Juventus inflitta dalla corte d’appello. Al netto di questa sanzione ricevuta, come pensa che reagiranno i bianconeri sul campo? 

“Dipende dal punto di vista caratteriale e di come possa essere affrontata una situazione insolita come questa. Può darsi che togliendosi grandi responsabilità circa le posizioni di vertice, la squadra giochi con più serenità e leggerezza psicologica. I giocatori devono ovattarsi e dare tutto in campo. In questo momento la squadra deve pensare solamente al campo e agli avversari, senza farsi influenzare dalla situazione. Sicuramente con l’esperienza che ha Allegri riuscirà a tenere fuori da questo tutto il gruppo squadra”.

Finora il Napoli si è mostrato solido sotto ogni punto di vista, soprattutto sul lato mentale. Crede che i partenopei possano tenere questo ritmo anche nella seconda parte di stagione, o ci sarà un calo vistoso?

Non credo che ci sarà un calo. Capiterà sicuramente qualche partita come quella contro l’Inter, ma poi ci sarà immediatamente la reazione. È una squadra che ormai ha uno spartito e degli automatismi che possono portare solo a ulteriori miglioramenti. Poi la qualità offensiva è impressionante, basta vedere che giocatori come Raspadori e Simeone fanno panchina, quando in altre squadre in Italia sarebbero titolari inamovibili. La forza del Napoli è l’organizzazione di gioco che Spalletti è riuscito a dare”.

La Serie B mai come questa stagione vanta la presenza di molte squadre blasonate, che hanno frequentato per diverso tempo anche la Serie A. Ma alcune di queste, tipo Benevento, Parma e Palermo per ora hanno deluso le aspettative iniziali. Da chi si aspettava di più in questo campionato?

Sicuramente ci si aspettava di più da Parma, Benevento, Cagliari e SPAL. La SPAL sicuramente è una squadra che può stare benissimo nella medio-alta classifica. Il Palermo sta iniziando ad avere da tempo una continuità di risultati, imponendosi anche ieri contro un ottimo Bari. Dal mercato che stanno facendo stanno cercando di rinforzare ulteriormente la rosa, come ad esempio con l’acquisto di Tutino che è un lusso per la B. Genoa, Reggina e Bari stanno andando molto bene, ma bisogna stare sull’attenti perché questo campionato può riservare molte sorprese. Mi aspetto di più dal Cagliari di Ranieri e dal Benevento“.

In Serie B, la squadra da battere è il Frosinone, che sta viaggiando a vele spiegate. C’è qualche squadra che potrebbe impensierire il cammino dei laziali, oppure si aspetta una promozione serena in Serie A?

Il Frosinone in Serie B sta compiendo lo stesso percorso del Napoli in Serie A. Anche il Frosinone è stato sempre costante, con un’ottima organizzazione offensiva e difensiva. L’anno scorso hanno avuto la delusione di mancare i playoff al fotofinish, ma da questa delusione hanno saputo ripartire alla grande. Hanno inserito molti giocatori importanti ed hanno la stessa guida tecnica, mostrando un’ottima programmazione”.

Infine una domanda che la riguarda personalmente. Ormai lei non siede in panchina da oltre un anno, dopo l’ultima esperienza a Crotone. In questo anno ha avuto l’occasione di ritornare in panchina? E in ottica futura potrebbero esserci novità su questo fronte?

Ho avuto qualche proposta, ma non ci sono state le condizioni per accettare. Ho comunque molto entusiasmo che è importante personalmente. Crotone è stata una scelta sbagliata, ma non me ne pento perché ho conosciuto una dirigenza eccezionale.

L’anno precedente ancora ero alla SPAL, dove sono stato fino a marzo posizionando la squadra in zona playoff, ma dopo il mio addio non sono riusciti a conquistare l’accesso definitivo. Auguro comunque alla SPAL di raggiungere i playoff perché sono affezionato alla piazza. Il rammarico è non aver potuto contare sulla forza del pubblico di Ferrara a causa della pandemia. In quella stagione abbiamo raggiunto comunque risultati importanti come i Quarti di finale di Coppa Italia, dove ci siamo arresi solo alla Juventus. Ci sono state poi delle “difficoltà” a gennaio, con la società che non ha rispettato gli impegni prefissati, ovvero trattenere i giocatori importanti e rafforzare la rosa nel mercato se fossimo stati in lotta per la promozione. Così non è stato, con la società che ha ceduto D’alessandro, Castro, Salamon, sostituendoli con giocatori che venivano da infortuni. 

Spero di ritornare in panchina, ma bisogna essere d’accordo in due. La passione per il lavoro è importante, ma a volte l’eccessiva voglia fa commettere errori come quello dell’anno scorso. Sono cresciuto dall’esperienza precedente, valutando attentamente le proposte che sono arrivate, e a malincuore ho dovuto rifiutarle”.

 

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Aggiornamento Roma: Dybala oggi di nuovo in gruppo!

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Dybala

Mancano ormai poco più di 48 ore al big match Inter-Roma, partita di cartello dell’ottava giornata di campionato di Serie A che si disputerà Sabato a San Siro alle ore 18:00.

Buone notizie per la Roma: nella giornata di oggi Paulo Dybala si allenerà a Trigoria. Le condizioni del fuoriclasse argentino, però, non lasciano per nulla tranquilli Mourinho ed il suo staff tecnico.

Nelle prossime ore dunque sapremo come starà Dybala; probabilmente quest’oggi effettuerà solo una seduta defaticante. L’ipotesi più concreta rimane comunque la convocazione del trequartista classe 1993 con però partenza dalla panchina e non dall’inizio.

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ESCLUSIVA – Umberto Zapelloni tra Milan e F1: “Leao come Rivera, preoccupato per il GP di Monza”

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Leao

Umberto Zapelloni è oggi una delle migliori firme sportive in Italia. Con un’esperienza pluridecennale sul campo e sulla pista, ha parlato, in esclusiva per Numero Diez, della sua passione per il Milan e di Formula 1, lo sport più rappresentativo nella sua carriera giornalistica.

In un’intervista disse di essersi innamorato del Milan grazie a Rivera. C’è oggi un calciatore rossonero di cui i ragazzi possano innamorarsi per iniziare a tifare Milan?

I milanisti sono sempre stati abituati bene. Giocatori come Maldini e Kakà, oltre a Rivera, facevano innamorare per il loro atteggiamento dentro e fuori dal campo. Oggi è diverso ed è più difficile. Sicuramente c’è Calabria, che ha iniziato al Milan e darebbe tutto per la maglia. Anche Tonali è un vero tifoso rossonero, ma è più facile innamorarsi di un Leao che si prende la copertina, o di un De Ketelaere che è molto in crescita. Ormai è comunque difficile innamorarsi dei singoli giocatori più che dell’intera squadra. Non è neanche così scontato tifare un club italiano considerando quanto è appetibile il calcio estero. La verità però è che io mi sono innamorato del Milan grazie a Fabio Cudicini (portiere rossonero titolare nella finale di Coppa dei Campioni 1968-1969, NdR)”.

Lei ha scritto un libro sulla storia del Milan (Sempre Milan 1899-2019, con Carlo Pellegatti, NdR). Alla luce di questo racconto, qual è il suo Milan preferito?

Il primo Milan non si scorda mai. Certamente quello della seconda Coppa dei Campioni del 1968-1969 con Cudicini, appunto, oltre a Rivera e Prati. Poi il Milan degli olandesi con Sacchi e Capello. Ed infine quello delle tre finali di Champions League con Ancelotti, che resta il mio allenatore preferito“.

Adli, Dest, Thiaw, Vranckx: quattro acquisti che non hanno ancora avuto modo di mettersi in mostra. Su quale di questi lei punterebbe di più?

É ancora molto difficile perchè si sono visti veramente poco. Potrebbero rivelarsi dei giocatori che fanno bene nei loro campionati e poi combinano poco qui in Italia. Dest è forse il più curioso per la sua storia, ma ha una bella concorrenza. Certamente sono quattro nomi che fanno parte del credo della società e di Maldini. Basti pensare a Saelemaekers, che è arrivato da perfetto sconosciuto”. 

Cosa pensa di questo momento di transizione societaria del Milan? 

Si tratta di un passaggio societario molto misterioso, perchè chi acquista si fa prestare il 50% dei soldi da chi vende. Certamente collaborano personaggi di spicco. Alla fine Elliott ha contribuito a risanare la società e a ridare la solidità che si era persa dopo Berlusconi. La loro grandezza è stata di aver lasciato la gestione sportiva a chi di dovere, senza mai interferire. Sul passaggio societario scopriremo in seguito cosa c’è dietro. É importante e piacevole che abbiano confermato tutto il management che ha vinto lo Scudetto e che ha progettato il nuovo stadio“.

Lei è l’autore de La storia della Formula 1 in 50 ritratti. Di questa rassegna qual è il suo preferito?

Quello di Senna, che rimane il mio pilota del cuore. Anche quello di Schumacher gli si avvicina molto. Sono due personaggi molto diversi, giunti in Formula 1 in maniera opposta, che ho avuto la fortuna di conoscere“.

Il presidente Elkann dice che la Ferrari tornerà a vincere entro il 2026, lei cosa ne pensa?

Il discorso del presidente è corretto e sono d’accordo, ma è fuori dal mondo che non dica di dover provare a vincere già nel 2023. Soprattutto dopo una stagione come quella che stiamo vivendo e dopo tutto quello che la Ferrari ha dimostrato. Bisogna iniziare a responsabilizzare la scuderia, non a dare alibi“.

Lei ad inizio stagione pronosticava l’Alpha Tauri quarta, l’Aston Martin sesta e l’Alfa Romeo ultima. Dato l’andamento della stagione, quale delle tre scuderie l’ha stupita maggiormente?

L’Alpha Tauri è la delusione maggiore perchè ha fatto degli ottimi test a inizio stagione che però non sono mai stati rispettati. Era la mia sorpresa di stagione, ma come la scuderia anche i piloti sono stati sottotono. Tsunoda ci ha dimostrato di essere un pilota mediocre. Discorso simile per l’Aston Martin, che con un potenziale economico infinitamente superiore non ha comunque combinato nulla di buono. Sono rimasto sorpreso dall’Alfa Romeo soprattutto all’inizio della stagione, ora si è un po’ plafonata. Zhou ha certamente preso il posto con i soldi, ma non ha fatto cose disastrose come ci potevamo aspettare. Rimango dell’idea che Giovinazzi avrebbe fatto meglio in alcune piste. Purtroppo è molto difficile un suo ritorno nel 2023: la Ferrari non spinge abbastanza e solo la Haas potrebbe dargli un sedile“.

Vista la poca organizzazione di quest’anno, dobbiamo temere un addio di Monza dal calendario dopo il 2025?

Dobbiamo essere molto preoccupati. Stefano Domenicali lo ha detto più volte: Monza non può più aspettare a fare i lavori. I soldi sono arrivati e vanno spesi, quindi va necessariamente rinnovato tutto ciò che sta intorno al circuito. Tra Regione Lombardia e Governo devono darsi una mossa. Soprattutto data l’agguerrita concorrenza mondiale non basta più la Storia. E non bastano nemmeno le scuse via social come hanno fatto dopo il weekend di gare“.

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ESCLUSIVA, Paolo Aghemo: “Per Dybala situazione delicata, Belotti non rinnoverà. Juve-Toro vale un’intera stagione”

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Chi meglio di Paolo Aghemo per delineare la stagione di Juventus e Torino fino a questo momento? Il giornalista di Sky Sport ci ha concesso un’intervista per parlare dell’annata che stanno attraversando le due società del capoluogo piemontese, spaziando tra il calciomercato appena concluso e la delicata situazione rinnovi. L’occhio è già sul Derby della Mole, che si disputerà all’Allianz Stadium il 18 febbraio.

Impossibile non cominciare dalla sessione di mercato invernale della Juventus, che ha riacceso l’entusiasmo dei tifosi e la lotta alla Champions League. Vlahovic e Zakaria i colpi in primo piano, ma non dimentichiamo il giovane Gatti, che si aggregherà alla rosa di Allegri a giugno:

Oltre a Vlahovic, Zakaria e Gatti, la Juventus aveva in mente qualche altro colpo, rimasto poi in secondo piano e che non è stato portato a termine?

“No, veri colpi non ce ne sono stati. La Juventus aveva bisogno di un centravanti, e ha sondato diversi profili, tra cui anche Icardi. Il PSG, però, non era convinto della cessione. Allegri ad un certo punto ha persino pensato di andare avanti solo con Morata e Kean. La svolta è arrivata quando la dirigenza ha presentato al Presidente Agnelli un valido piano per arrivare a Vlahovic. La trattativa con il serbo non è stata lampo, i primi contatti risalgono a prima dell’estate”.

Riguardo Denis Zakaria, per la Juventus rappresentava un vero obiettivo, o soprattutto un’occasione, visto il costo effettivo dell’operazione?

“Anche per quanto riguarda Zakaria non è stata una trattativa lampo. La Juve già ci aveva pensato, ma altre squadre, tra cui la Roma quest’estate e il Bayern Monaco a gennaio, erano più vicine all’accordo con il giocatore. L’unica squadra, però, che prometteva di ingaggiarlo già a gennaio è stata proprio la Juventus, che quindi se l’è aggiudicato ad una cifra minima, considerando il valore tecnico del giocatore.”

Dal punto di vista tattico, invece, come vedi il 4-3-3 schierato da Allegri contro l’Hellas Verona? Con Morata in sostituzione dell’infortunato Chiesa

“Parliamo di un’idea molto suggestiva. Il Verona è una squadra offensiva, e l’esperimento ha funzionato perfettamente. L’unico rischio è che la squadra propenda troppo verso l’attacco, ma Allegri è poi bravissimo a cambiare moduli in situazioni di emergenza. Morata in questo ruolo ricorda il Mandzukic del primo ciclo. Ora è molto più sereno, ha ritrovato il suo posto in campo e quindi la voglia di spaccare la partita.”

Nonostante l’arrivo di Zakaria e le cessioni di Bentancur e Ramsey, cosa manca ancora alla Juventus per riavere un centrocampo di massimo livello?

“Molto dipende da come vuole giocare Allegri. Se schiera un centrocampo a due, per esempio un 4-2-3-1, è a posto con Locatelli e Zakaria. Se gioca a tre con un 4-3-3, allora manca qualcosa. Proprio per questo il regista sarà l’obiettivo numero uno in estate, oltre ad un difensore centrale, perchè va monitorata la situazione di De Ligt“.

Per quanto riguarda i rinnovi dei giocatori in scadenza a giugno 2022, su chi continuerà a puntare la Juventus, e chi invece non farà più parte del progetto?

“Se ne inizia a parlare settimana prossima. Con Cuadrado c’è già l’accordo ed è un giocatore indispensabile per Allegri. Per De Sciglio c’è ottimismo, lo stesso Allegri è molto soddisfatto della sua stagione e lo vuole tenere con sè. Perin dovrà prendere una decisione di vita: se continuare ad essere un secondo portiere o tornare in prima linea in un’altra squadra. Con Bernardeschi, invece, il rinnovo potrà concretizzarsi solo al ribasso.”

Occhi puntati soprattutto su Paulo Dybala, cos’è successo nell’ultimo mese e mezzo?

La situazione è delicatissima. Il contratto era già pronto a 8 milioni annui più 2 di bonus, poi c’è stato un cambiamento in corsa. La Juventus ha fatto riflessioni tecniche, soprattutto sulla continuità del giocatore. I 7 milioni di Vlahovic sono la stella polare. Secondo me si arriverà ugualmente ad un accordo, anche perchè Dybala difficilmente troverà altre proposte così valide. Qui tutti gli vogliono bene, è il numero 10 e capitano del futuro in una squadra dal progetto promettente. La società si prende un rischio, perchè Dybala potrebbe firmare a zero con un altro club, ma ha comunque dato una grande prova di forza con gli investimenti di gennaio. Se l’argentino dovesse lasciare, la Juventus andrebbe comunque a rimpiazzarlo con un calciatore del di pari livello“.

In Coppa Italia contro il Sassuolo potrebbe giocare titolare Kaio Jorge. Come lo vedi questo giovanissimo classe 2002?

“Lo vedo molto bene, la Juventus ha fatto un ottimo investimento. E’ un brasiliano atipico: sta nel suo, è tranquillo sia dentro sia fuori dal campo. Allegri fa bene a dargli questa chance. Ha bisogno di giocare“.

Domenica c’è il big match contro l’Atalanta che vale un posto in Champions. Secondo te si può riproporre il 4-3-3?

“Contro il Verona il modulo ha funzionato bene, ma con l’Atalanta può essere un rischio. Gasperini aggredisce alto con i suoi esterni, devono svolgere un lavoro perfetto Morata e Dybala come ali d’attacco. Allegri potrebbe preferire una soluzione tipo 4-4-2 con Mckennie esterno, che dia stabilità sia in difesa, sia in attacco. Naturalmente Zakaria e Locatelli giocherebbero in mezzo al campo”.

Lato Torino, ci siamo concentrati maggiormente sulla delicatissima situazione Belotti, prossimo al rientro in campo, ma con le valigie pronte per salutare i granata a giugno. Spazio anche al nodo riscatti di Brekalo, Pjaca e Praet. In chiusura, un accenno al Derby del 18 febbraio:

Come giudichi la situazione di Belotti? Quando tornerà disponibile, Juric lo schiererà anche se il rinnovo di contratto è un’utopia?

“Non schierare un Belotti al 100% della forma sarebbe come un harakiri per Juric. Il discorso cambia a parità di rendimento: in quel caso allora il croato potrebbe preferirgli Sanabria o Pellegri, che giocheranno per il Torino anche la prossima stagione. Il discorso è anche tattico: paradossalmente è più congeniale al gioco di Juric proprio Sanabria, abile nel fraseggio nello stretto”.

E poi aggiunge: Belotti sicuramente non rinnoverà. Mancano proprio i termini per un possibile accordo. L’unica possibilità, che non gli auguro, è che non convinca nessuna acquirente in questi ultimi mesi. Ma il possibile rinnovo in quel caso arriverebbe a meno della metà della cifra che ora Il Gallo guadagna. Resta il fatto che Inter, Milan e non solo si sono mosse per tempo e tenteranno un affondo in estate.”

Parlando del mercato, si è vociferato molto su Gatti e Nandez. Cos’è mancato al Torino per aggiudicarsi questi due giocatori?

“Con Gatti era tutto fatto: è mancato solo il tempismo. Vagnati credeva di essere il solo pretendente al difensore, ma ad un certo punto è arrivata la Juventus con i soldi pronti e non ha dato possibilità di reazione al Torino. Per quanto riguarda Nandez, invece, il discorso si è chiuso in fretta. Il calciatore chiedeva 2.5 milioni e la società non aveva le disponibilità economiche in quel momento. E’ comunque arrivato Ricci e con il classe 2001 il centrocampo è completo.”

Passiamo al capitolo riscatti: Brekalo, Praet e Pjaca. Su chi il Torino punterà anche la prossima stagione?

“Parliamo di tre giocatori che indubbiamente andrebbero riscattati dal punto di vista tecnico. Su Brekalo non ho dubbi e il Torino non può privarsene. Per Praet bisogna solo capire la sua tenuta fisica fino a giugno, ma credo che verrà ugualmente riscattato. Il vero punto interrogativo è Pjaca: tutto dipende dal suo ginocchio. Ad oggi ho più di qualche dubbio”.

Per concludere, tema Derby: come arriveranno le squadre all’appuntamento del 18 febbraio?

Dipende molto dal Toro con il Venezia. Io sono convinto che la Juve farà una grande prestazione a Bergamo, l’Atalanta è in crisi. Se i granata fanno partita e punti questo weekend, allora vedremo una sfida a testa alta. Ma, in caso di un risultato negativo, tutta la pressione andrà sul Derby, visto come un incontro che vale l’intera stagione. E’ l’ultima cosa che serve a Juric per preparare con serenità la partita.”

 

 

(fonte immagine in evidenza: profilo IG @paoloaghemo)

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