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Napoli-Juventus: la sfida Kvaratskhelia-Chiesa vale lo Scudetto

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Napoli-Juventus: la sfida Kvaratskhelia-Chiesa vale lo Scudetto

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Kvaratskhelia-Chiesa

L’anticipo del venerdì sera tra Napoli e Juventus è, a questo punto della stagione, la partita più importante del campionato. Fino a poche settimane prima della sosta per il mondiale in Qatar, la squadra di Allegri appariva spaesata e impossibilitata a competere per lo Scudetto. Due mesi dopo, nonostante il terremoto interno che ha visto Agnelli e il CDA dimettersi, la Vecchia Signora si è rialzata, inserendosi prepotentemente nella lotta al titolo. I bianconeri hanno vinto le ultime 8 partite in Serie A senza subire gol. Dall’8 ottobre, data della sconfitta per 2-0 contro il Milan, la Juve non ha più sbagliato e vincendo contro il Napoli ha la possibilità di riaprire i discorsi, portandosi a -4 dalla vetta.

Il Napoli, d’altro canto, sta dominando senza troppi patemi d’animo il campionato. La prima sconfitta stagionale è arrivata dopo 16 giornate, contro l’Inter. Chi pensava che i ragazzi di Spalletti avrebbero subìto il contraccolpo psicologico si sono dovuti ricredere. Gli azzurri hanno immediatamente risposto presente, raccogliendo 3 punti pesanti a Marassi contro la Sampdoria nel giorno del ricordo di Gianluca Vialli. In Europa, è difficile trovare una squadra che stia giocando e rendendo meglio del club partenopeo. Dopo aver battuto Milan, Lazio, Roma e Atalanta in trasferta, la vittoria contro la Juventus rappresenterebbe il punto esclamativo, ponendo il Napoli definitivamente in posizione di favorita al titolo finale.

La ricchezza di talento che le due compagini propongono è di rara fattura. Sono tante le sfide nelle sfide. Osimhen contro Milik, Lobotka contro Locatelli, Zielinski contro Rabiot, Kim contro Bremer, Lozano contro Di Maria. Il duello più affascinante, ad ogni modo, è quello che vede contrapposti i due giocatori di maggior talento, escludendo El Fideo. Dalle 20:45 in poi, le fasce del Diego Armando Maradona prenderanno fuoco grazie alle fiammate di Kvaratskhelia e Chiesa, i nostri cavalli vincenti.

Paragonare Chiesa e Kvaratskhelia, allo stato attuale, non è semplice. I due calciatori si trovano in due stadi diversi delle rispettive carriere. L’esterno della Nazionale ha raggiunto, grazie all’Europeo disputato nella magica estate del 2021 e alla continuità con Fiorentina e Juventus, lo status di certezza e di giocatore mondiale, appetibile ai più grandi club d’Europa. Il georgiano, invece, ha appena iniziato a mostrare una classe cristallina, stupendo chiunque e meravigliando tifosi e appassionati. Uno sta per raggiungere la maturità definitiva, l’altro ha mosso i primi passi nel calcio che conta.

LA PULIZIA DEL CALCIO

Una delle caratteristiche che meglio emerge dei ragazzi terribili di Napoli e Juventus è la facilità, abbinata alla qualità, con cui riescono a calciare, tanto di destro, piede preferito, quanto di sinistro. Il ruolo che occupano in campo impone capacità balistiche di primo livello. Le azioni pericolose passano dal loro estro e dai loro piedi, ragion per cui le arti del passaggio, del cross e del tiro richiedono abilità elevate. Kvaratskhelia e Chiesa non badano agli ornamenti, dando largo spazio alla concretezza. Il loro calcio è secco, potente, micidiale, da qualsiasi posizione, con un piede o l’altro e in qualunque maniera.

Il numero 7 della Juve lo ha fatto vedere in diverse occasioni, sia con il club piemontese sia con la maglia azzurra dell’Italia. Fenomenale nel tiro a giro, preciso e robusto, con l’eterna rete realizzata contro la Spagna nella semifinale di EURO 2020, letale e infallibile nel calciare in corsa puntando la porta, da dentro e fuori l’area, un cecchino nel trovare il pertugio giusto da posizioni defilate, come negli ottavi degli europei contro l’Austria o con il gol della vana speranza contro il Porto nella Champions League 2020-21.

Il tre volte di fila calciatore georgiano dell’anno condivide le stesse doti, ponendosi sul piano del figlio d’arte. Kvaratskhelia, nel giro di pochi mesi, si è preso il Napoli, stregando tutti. Il suo calcio è senza fronzoli, di collo pieno, secco, un montante al viso inaspettato che non lascia il tempo di opporvisi. Rispetto a Chiesa, forse, ha dalla sua parte la gittata del tiro. La sua prima rete al Maradona è lampante. Un destro forte e a giro dai 25 metri che bacia il palo e cade in fondo alla rete. Due settimane più tardi, a Roma contro la Lazio, sfiora una prodezza d’altri tempi con un bolide da trenta metri che stampa il legno dopo essersi liberato con una veronica di Luis Alberto e Felipe Anderson. Nella stessa partita firma il decisivo 1-2 con un tiro potente dal limite dell’area che finisce sotto la traversa.

DRIBBLING

L’arte del dribbling, nel calcio, è tutto. Magia, stupore e illusione. Nel concreto, però, è l’arma che fa vincere le partite. Spesso, quando si commentano i punti deboli di una squadra piuttosto che di un’altra, uno degli argomenti di dibattito più diffusi è proprio quello della mancanza del famigerato giocatore che “salta l’uomo”. Juventus e Napoli, per loro fortuna, non hanno di questi problemi. Chiesa e Kvaratskhelia sono tra i principali portavoce di questa dote. Il loro modo di interpretarla, tuttavia, presenta sfumature diverse, seppur entrambe efficaci e spettacolari.

Il dribbling di Chiesa è rapido, veloce, scattante. L’esterno della Vecchia Signora punta l’avversario e lo brucia sulla corsa, lasciandolo sul posto, muovendosi da una parte all’altra, senza preferenze e punti deboli. Non ama lo stile barocco, non cerca il sopraffino, badando alla sostanza e al risultato finale. Il suo è un dribbling tanto minimale quanto fatale.

 

Il nuovo gioiello partenopeo, invece, ama il dribbling narcisistico, senza tuttavia eccedere in esagerazioni superflue. Salta l’uomo, sterza, lo salta ancora una volta, magari con un tunnel, un elastico o un gioco di prestigio mai fine a sé stesso. Allo stesso tempo, però, è un dribbling selvaggio, da star del rock and roll, alla George Best. Un dribbling sessantottino.

PROGRESSIONE PALLA AL PIEDE

Ogni volta che si parla di progressione palla al piede, la mente corre veloce a fenomeni del calibro di Kevin De Bruyne e Kakà, semplicemente due mostri sacri quando si tratta e trattava di aggredire le difese in campo aperto. Essa è la conseguenza, quando possibile, del dribbling. Anche in questo caso, nonostante eccellano entrambi in tale ambito, lo fanno in modo diverso.

Chiesa è un cavallo pazzo, una Ferrari che, una volta accelerato, non riesci a fermare. Parafrasando Tiziano Ferro, pur con qualche licenza poetica, “Chiesa va veloce e tu stai indietro”. La sua velocità non diminuisce mai e una volta superato l’ostacolo raramente si riesce ad arginare e recuperare. Il talento cresciuto nella Fiorentina, quando ha spazio, spesso creato da solo, è un fiume in piena, una slavina mortale, anche aiutata da una fisicità e una muscolarità dirompenti. La sua corsa è pulita, furente e vigorosa. Due estati fa, i suoi strappi e le sue sgroppate hanno fatto sognare un intero paese.

Kvaratskhelia è meno veloce e scattante di Chiesa, ma più repentino e rapido nei movimenti. La sua forza è quella di riuscire a tenere dietro di sé gli avversari, i quali non riescono a reggere il suo passo e a leggerne le intenzioni, persuasorie e prive di punti di riferimento. La palla non si stacca mai dai suoi piedi, quasi come se riuscisse a calamitarne la traiettoria, nascondendola ripetutamente alla difesa nemica. L’attaccante georgiano danza con i difensori, li ammalia, li aspetta e li ammalia ancora, seminando vittime alle sue spalle.

MENTALITÀ, SACRIFICIO E DIFESA

Il calcio, anche per chi è deputato a offendere, non è solo attacco. In un football sempre più totale, in cui i ruoli si fanno via via più sfumati, la completezza è indispensabile. Aiutare la squadra, rientrare in difesa, imparare a coprire e sacrificarsi per i compagni è un requisito necessario per vincere. La mentalità vincente è imprescindibile.

Giocare in due tra i club più blasonati d’Italia e d’Europa richiede una forma mentis da campione. Kvaratskhelia, di fatto, è alla prima vera esperienza di livello. Prima di arrivare a Napoli, il talento di Tbilisi, ha giocato in leghe minori, raggiungendo l’apice del prestigio calcistico nei tre anni al Rubin Kazan. L’asticella della competizione si è alzata negli ultimi cinque mesi. Le sue capacità balistiche hanno attutito il colpo, calandolo immediatamente nella nuova realtà. Al momento, tuttavia, deve sviluppare e migliorare la propria continuità, sia nell’arco di una stessa partita che nel medio-lungo termine della stagione. Negli ultimi incontri non ha brillato, eclissandosi spesso e uscendo dal gioco, fisicamente e mentalmente. Nulla di preoccupante, il tempo e l’abitudine lo aiuteranno.

Discorso diverso per Federico Chiesa. Il 25enne, figlio di Enrico, ha ormai sviluppato una mentalità da campione. Difficilmente esce dalla partita, rimanendo sempre sul pezzo senza trasformarsi da protagonista ad agonista. Aiuta i compagni, spesso torna in difesa, coprendo l’intera fascia con grinta e determinazione, contribuendo in modo esemplare al lavoro di squadra. Chiesa ama sacrificarsi. Bisogna sottolineare che, a differenza di Kvaratskhelia, l’ex giocatore della Fiorentina ha più esperienza ed è maturato scontrandosi, sia in partita che in allenamento, con alcuni dei migliori giocatori d’Europa.

A 21 partite dal termine di un campionato insolito, spezzato a metà dal mondiale invernale, Napoli-Juventus è un crocevia fondamentale per capire chi può arrivare fino in fondo. Non è decisiva, ma ha le sembianze di un match di cui si parlerà a lungo, così come si parlerà per tanto tempo di Khvicha Kvaratskhelia e Federico Chiesa.

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Le curiosità sulla 20ª giornata di Serie A

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Le curiosità sulla 20ª giornata di Serie A

LE CURIOSITÀ SULLA 20ª GIORNATA DI SERIE A – Manca sempre meno al ritorno in campo della Serie A. A partire dalle ore 18:30 di venerdì andrà in scena la 20ª giornata di campionato, la prima del girone di ritorno.

Questo un turno in cui troveremo tante sfide interessanti: una su tutte Napoli-Roma. Oltre al Derby del Sole potremo assistere anche a sfide importanti per la lotta per l’Europa e la salvezza. Di seguito le curiosità sulla 20ª giornata di Serie A.

LE CURIOSITÀ DI BOLOGNA-SPEZIA

Lo Spezia ha ottenuto solo due vittorie in trasferta e sono arrivate negli ultimi due turni. Il Bologna, dal canto suo, ha collezionato 16 dei 23 momentanei punti in classifica tra le mura amiche. Una sfida anche dal sapore speciale per l’ex Thiago Motta, sulla panchina dei liguri nella scorsa stagione.

LE CURIOSITÀ DI LECCE-SALERNITANA

Quella tra le due squadre del sud è una sfida con pochi precedenti in Serie A. L’unico precedente risale al 16 settembre 2022 ed è stato vinto dalla formazione di Baroni.

LE CURIOSITÀ DI EMPOLI-TORINO

Se non per il successo dello scorso anno griffato dalla tripletta di Belotti, il Torino non ha mai vinto al Castellani. Inoltre, i toscani vengono da tre vittorie consecutive in casa senza subire reti.

LE CURIOSITÀ DI CREMONESE-INTER

In Serie A, i nerazzurri sono la squadra che hanno ottenuto più successi contro i grigiorossi (12 su 15). L’ultimo scontro risale alla stagione 1995/1996, concluso con il risultato di 2-4.

LE CURIOSITÀ DI ATALANTA-SAMPDORIA

6 degli 8 gol realizzati in questa Serie A dalla Sampdoria sono stati siglati in trasferta. Un dato comunque basso, ma che vuole dire come la Doria si esprima meglio lontana dalle mura amiche. Per i bergamaschi, invece l’uomo del momento corrisponde al nome di Lookman: il nigeriano viene da tre doppiette consecutive.

LE CURIOSITÀ DI MILAN-SASSUOLO

Il 25 ottobre 2015 Mihajlovic lanciò Donnarumma a 16 anni e 8 mesi e lo fece proprio in un Milan-Sassuolo: il resto è storia. Quella partita finì 2-1 a favore per i rossoneri. Negli ultimi cinque precedenti a San Siro tra le due formazioni, solo in un’occasione il Diavolo ha ottenuto la vittoria e risale al 2 marzo 2019.

LE CURIOSITÀ DI JUVENTUS-MONZA

La Juve, ad eccezione della partita persa all’andata col Monza, ha vinto 5 delle ultime 6 partite contro neopromosse in Serie A. Il Monza, invece tiene in trasferta un rullino di marcia molto più tirato. Sono infatti appena 8 i punti conquistati fuori dall’U-Power Stadium.

LE CURIOSITÀ DI LAZIO-FIORENTINA

La Fiorentina è la squadra a cui i biancocelesti hanno segnato (206) e vinto di più (58 su 147). Questo un dato che non può altro che far preoccupare i tifosi viola, reduci da un pessimo periodo di forma (una vittoria nelle ultime 5 gare).

LE CURIOSITÀ DI NAPOLI-ROMA

Questa sfida sarà anche teatro dello scontro tra due grandi amici come Mourinho e Spalletti. I due grandi allenatori si sono incrociati in 7 sfide delle quali solo una è stata vinta dal tecnico partenopeo.

LE CURIOSITÀ DI UDINESE-VERONA

Dopo la vittoria per 2-1 all’andata, i friulani potrebbero vincere entrambe le sfide stagionali con gli scaligeri per la seconda volta in Serie A dopo la stagione 2017/18. Inoltre, la squadra di Sottil sta vivendo la stagione migliore degli ultimi anni a livello di punti in classifica.

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Giovani per il futuro

Chi è Sekou Diawara, il 18enne scovato dall’Udinese

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Sekou Diawara

L’Udinese è sempre a caccia di nuovi talenti da fare crescere ed esplodere e i casi di De Paul, Molina e Udogie, tra gli altri, ne sono l’esempio. L’ultimo arrivato alla corte di Andrea Sottil è un belga classe 2004 e si chiama Sekou Diawara. Ma chi è e perché ha attirato le attenzioni dei talent scout bianconeri? Facciamo un passo indietro e scopriamo di chi si tratta.

SEKOU DIAWARA: GLI INIZI

Sekou Diawara nasce a Deinze, in Belgio, l’8 febbraio 2004 da genitori originari della Guinea. Ben presto entra a far parte del settore giovanile del Gent, uno dei club più importanti della Jupiler Pro League. Lì rimane fino alla stagione 2018/19, quando si trasferisce a parametro zero al Genk. Viene subito aggregato al settore giovanile, dimostrando ottime doti offensive. La stagione successiva, le sue prestazioni vengono premiate con il passaggio in under-18. Lì disputa una stagione e scende in campo 7 volte, quello che gli basta per mettere a referto 4 reti e 1 assist.

SEKOU DIAWARA: LA PROMOZIONE IN UNDER-21

La stagione successiva, 2020/21, sì rivela ancora più importante per lui. Viene promosso in under-21 e, come possiamo ben immaginare, nemmeno contro avversari molto più grandi di lui sfigura. Dal 2020 al 2023 è sceso in campo 13 volte con l’under 21, mettendo a segno anche 5 reti e 1 assist.

SEKOU DIAWARA: IL TRASFERIMENTO ALL’UDINESE

Il 25 gennaio 2023, l’Udinese ufficializza l’acquisizione delle sue prestazioni sportive e firma un contratto con i bianconeri fino al 30 giugno 2027. Viene aggregato immediatamente nell’under 19 ma, considerando la cura dei friulani nella crescita dei giovani talenti, non è da escludere che possa fare il suo esordio in Serie A già nei prossimi mesi.

SEKOU DIAWARA: UN CENTRAVANTI FISICO PER SOTTIL

Diawara è un centravanti molto forte fisicamente, veloce, alto 187 cm e potente.  Sa fare la differenza nello spazio aperto ed è anche dotato di una discreta tecnica di base. È un giocatore capace di fare reparto da solo, ma sicuramente non è il classico finalizzatore di area di rigore.

Non solo Diawara può rappresentare l’asso nella manica dell’Udinese, ma anche la Nazionale belga ripone molte speranze nelle sue potenzialità. Ha già disputato dei match con la maglia del Belgio under-16, under-17 e, attualmente, milita tra le fila dell’under-19. Ad oggi, con le selezioni giovanili del suo Paese ha messo già a segno 5 reti in altrettante presenze.

 

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Serie A Back To The Future: Giornata 20

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Quali sono gli allenatori

Prima giornata del girone di ritorno per la Serie A e per Back To The Future.
In questa puntata torniamo a partite in bilico come Napoli-Roma e Lazio-Fiorentina, ma anche match ricchi di gol come la goleada dell’InterCremona.

BOLOGNA-SPEZIA 3-2 02/02/2008

Nel campionato di Serie B 2007/08 il Bologna di Arrigoni si lancia all’inseguimento della promozione, fornendo una continuità di rendimento costante per tutta la stagione è raggiugnendo l’obiettivo.
Nella prima partita di febbraio l’avversario al Dall’Ara è lo Spezia, derelitto in fondo alla classifica e con un punto di penalità.
Il match è senza storia, con i felsinei che in mezz’ora segnano per tre volte, con Terzi, Marazzina e Bucchi, chiudendo la pratica.
Nella ripresa, con il Bologna già mentalmente proiettato verso il turno successivo, lo Spezia rientra in partita con le reti di Millesi e Guidetti, rendendo più acceso il finale, ma senza arrivare al pareggio.

LECCE-SALERNITANA 2-2 11/05/1997

Mentre i Jamiroquai continuano a dominare la scena relativa all’acid jazz, con “Alright”, la Serie B 1996/97 si appresta a declamare i propri verdetti.
A cinque giornate dal termine il Lecce di Ventura è in piena lotta promozione e riceve la Salernitana, invischiata invece nelle zone calde della graduatoria.
Da queste premesse viene fuori una partita combattuta e ricca di emozioni, che i padroni di casa sembrano avere tra le mani, grazie a due rigori, segnati da Francioso nel primo tempo e da Palmieri ad un quarto d’ora dalla fine.
Gli ultimi dieci minuti del match, però, rappresentano quella punta di magia che c’è nel calcio, perché la Salernitana torna in partita con Artistico, prima del clamoroso recupero. Al 92’, infatti, Roberto Breda trova il gol del pareggio, regalando ai suoi un punto fondamentale per la salvezza.

EMPOLI-TORINO 2-1 20/05/2001

Mentre Manu Chao spopola con “Me Gustas Tu”, il Torino vive uno dei pomeriggi più difficili della sua cavalcata verso la Serie A.
Al Castellani di Empoli, i granata vanno sotto dopo appena dieci minuti, a causa della rete di Marco Marchionni.
I padroni di casa, che al termine della stagione sfioreranno la promozione, mantengono la lucidità, rischiando poco e raddoppiando al 54’ con Cappellini.
All’80’ arriva il gol di Artistico per il Toro, ma il forcing finale degli uomini di Camolese non porta a nulla.

CREMONESE-INTER 1-4 23/01/1994

Un trio d’eccezione resta stabile in vetta alle classifiche musicali, sono Bryan Adams, Rod Stewart e Sting, con “All For Love”, brano cardine del film “I Tre Moschettieri”.
In Serie A, intanto, la miglior Cremonese di sempre ospita allo Zini l’Inter, che sta vivendo una stagione molto difficile.
I grigiorossi, però, si imbattono in una delle domeniche migliori dei nerazzurri, e dopo un tempo la gara è già in arrchivio.
Mattatore del match è l’olandese Wim Jonk, che segna due reti in cinque minuti, prima con un bel destro da fuori, poi con un inserimento a tutta velocità, premiato dal connazionale Bergkamp.
Nel finale di tempo il terzo gol dell’Inter, con Paganin, ancora servito dal numero 10.
Nella ripresa c’è tempo per il gol della bandiera di Gualco, che sfrutta una respinta corta di Zenga e per il 4-1 di Sosa, che fugge al proprio marcatore e batte Turci.

ATALANTA-SAMPDORIA 0-2 21/09/1997

Mentre il poliedrico Will Smith si cimenta nel rap, con “Men In Black”, brano inserito nella colonna sonora dell’omonimo film.
All’Atleti Azzurri d’Italia, intanto, l’Atalanta ospita la Sampdoria per la terza giornata della Serie A 1997/98.
I blucerchiati di Menotti partono forte e passano in vantaggio con Pierre Laigle, che raccoglie un pallone respinto dalla difesa orobica e scaglia un gran sinistro a fil di palo.
Dopo il gol subito l’Atalanta inizia a macinare gioco e occasioni, ma la Samp non sta a guardare; ne viene fuori una partita divertente, che non si schioda dallo 0-1 iniziale.
Al 64’ Matute Morales lancia verso l’area un pallone che Rustico, appena entrato, liscia clamorosamente; come un rapace arriva Montella, che chiude i giochi.

MILAN-SASSUOLO 2-1 25/10/2015

Inizia a diventare un fenomeno di massa sempre più grande The Weeknd, che sforna uno dei suoi pezzi più belli, “The Hills”.
In Serie A, intanto, il tecnico del Milan, Sinisa Mihajlovic, lancia dal primo minuto Gianluigi Donnarumma, portiere di appena 16 anni.
La partita contro il Sassuolo è delicata per i rossoneri, che vivono un momento altalenante.
Dopo mezz’ora Consigli commette fallo su Bacca in area e l’arbitro concede rigore ed espulsione per l’estremo difensore neroverde.
Dal dischetto il colombiano è implacabile e porta avanti il Milan.
In un match tutto sommato equilibrato, il Sassuolo non rinuncia a qualche sortita offensiva, che si tramuta in gol al 53’, quando Berardi trasforma un calcio di punizione calciando sul palo del giovane Donnarumma.
Quando il pareggio sembra ormai non mutare più, arriva Luiz Adriano che di testa su corner di Bonaventura batte Pegolo per il definitivo 2-1.

JUVENTUS-MONZA 1-1 28/08/1985

Come cantano i Righeira “L’Estate Sta Finendo”, le spiagge iniziano a liberarsi e partono le prime competizioni calcistiche.
La Coppa Italia degli anni ‘80 prevede un complesso sistema di gironi estivi prima dei classici scontri ad eliminazione diretta.
In uno di questi gironi la Juventus ospita il Monza in uno scontro che appare decisamente squilibrato sulla carta, ma il campo dirà il contrario.
Sono infatti i brianzoli a passare in vantaggio, al 33’, con Roberto Antonelli, nel tripudio dei tifosi giunti a Torino.
I biancorossi di Alfredo Magni tentando di difendersi, subendo, inevitabilmente, l’assalto della Juventus.
Il pareggio dei bianconeri arriva ad inizio ripresa con Manfredonia, ma il punteggio non cambia più.
A fine girone le due squadre giungono, inaspettatamente, a pari punti, con la Juventus che si qualifica solamente grazie alla differenza reti.

LAZIO-FIORENTINA 2-1 12/05/1991

Mentre i Simple Minds, band di culto degli anni ‘80, fa il suo esordio nei nineties con “Let There Be Love”, la Serie A 1990/91 sta per andare in archivio.
Per Lazio e Fiorentina quella che sta finendo è una stagione anonima, con pochi guizzi e un tranquillo centro classifica che permette alle due squadre di programmare già il futuro.
Dopo appena 6 minuti di gioco, l’asse Dunga-Borgonovo mette Massimo Orlando solo di fronte a Fiori, per l’inaspettato 0-1.
Poco prima della mezz’ora arriva il pareggio dei padroni di casa, con Pin che fugge a due avversari e appoggia su Riedle, bravo a battere Mareggini con un bel tocco sotto.
La ripresa è avara di emozioni, specie dal lato viola del campo, la Lazio, invece, vuole la vittoria e colpisce una traversa con Bergodi.
Nel finale arriva il meritato 2-1 dei biancocelesti, con Sosa che si inventa un perfido pallonetto sull’uscita di Mareggini al minuto 85, regalando 2 punti alla Lazio.

NAPOLI-ROMA 1-2 06/03/1988

L’11 marzo va in onda l’ultima puntata di “Indietro Tutta”, lo storico show di Renzo Arbore che ha segnato un’epoca.
Cinque giorni prima la Roma di Liedholm è di scena a Napoli, in un match sempre ricco di significati.
Dopo 20 minuti la Roma passa in vantaggio, con un contropiede perfetto, rifinito da Völler e concluso da Giannini.
Il resto della partita è un vero e proprio assedio del Napoli, che sbatte contro un super Tancredi e la malasorte.
Al 70’ un altro contropiede mette fine al match, con Giannini questa volta in versione assistman per Oddi, che segue l’azione e batte Garella in diagonale.
All’80’ arriva il gol della bandiera di Careca, con uno splendido destro su lancio di Maradona.

UDINESE-HELLAS VERONA 3-3 12/12/1999

Manca ormai pochissimo al tanto atteso 2000, e il clima è davvero particolare. L’atmosfera è quasi rarefatta, in radio Carlos Santana domina le classifiche con “Smooth”, mentre in Italia c’è Vasco Rossi con la sua “La Fine del Millennio”.
La Serie A 1999/00, intanto, ha in programma una sfida che promette spettacolo, tra due formazioni che giocano a viso aperto: Udinese e Hellas Verona.
Dopo un avvio equilibrato, i gialloblu passano, con Melis che mette in area un pallone velenoso, messo nella propria porta da Sottil nel tentativo di anticipare Adailton.
È lo stesso brasiliano a siglare il gol dello 0-2 al 28’, con un bel diagonale su cross radente di Salvetti.
L’Udinese, dopo mezz’ora molto faticosa, trova la forza di accorciare immediatamente, con un’acrobazia di Muzzi su azione d’angolo.
Il resto del primo tempo è un continuo batti e ribatti, con Frey sugli scudi, a negare il pareggio ai friulani.
La ripresa si apre, invece, con la doppietta di Adailton, che, servito da un lancio lungo di Salvetti, batte De Sanctis con un delicato tocco sotto.
L’Udinese, sotto di due reti, si lancia alla ricerca della rimonta, che confeziona in meno di cinque minuti.
Al 57’ su un cross di Jorgensen, Margiotta fa da torre per Locatelli, che spara un siluro imprendibile per Frey.
Al 62’ arriva il pareggio di Sottil, che sfrutta un pallone vagante in area dopo un corner per fare 3-3. Nel finale, rovente, espulso Diana per doppio giallo.

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Oscar alla regia: Hakan Calhanoglu

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calhanoglu

L’Inter di Simone Inzaghi è senza dubbio la squadra più bipolare del nostro campionato. Se da una parte infatti la scintillante serata di Supercoppa ha illuminato notevolmente il percorso dei nerazzurri, sarebbe sbagliato non citare le problematiche che questi hanno messo in mostra. Il deludente piazzamento in classifica e le spinose situazioni societarie legate a Skriniar e Lukaku fanno da contraltare all’ottimo percorso europeo e al gioco proposto dal club milanese.

Tra gli aspetti positivi dell’altalenante campagna nerazzurra possiamo annoverare la maturazione calcistica di Hakan Calhanoglu. Il turco, già noto in Serie A per l’ampiezza del proprio arsenale offensivo e per la sua spiccata capacità balistica, sotto la guida di Inzaghi è stato capace di cambiare volto e fare di necessità virtù. Se l’Inter negli ultimi mesi ha cambiato passo è proprio grazie a “Calha”, il vero asso nella manica di Inzaghi.

NON TUTTI I MALI VENGONO PER NUOCERE

Il bipolarismo della formazione meneghina si materializza per la prima volta ad ottobre, mese in cui l’Inter affronta la canonica “crisi” che ogni anno sembra aleggiare su Appiano Gentile in attesa di presentare il conto. La sconfitta incassata dal Bayern mina la parabola europea e la cocente debacle servita a domicilio dalla Roma gettano nello sconforto i tifosi della Beneamata. A ridosso dello spareggio decisivo con il Barcellona una notizia gela l’ambiente: si è fatto male Brozovic. La pedina (forse) più importante dello scacchiere nerazzurro starà lontano dal campo per diversi mesi e sicuramente guarderà da spettatore una di quelle partite che indirizzano la stagione.

La rosa dell’Inter non pecca certo di profondità e in estate la dirigenza si è tutelata prelevando il promettente Asllani. L’ex Empoli ha fatto bene negli scampoli di partita a lui concessi, ma non è ancora pronto per reggere il timone della nave. Simone questo lo sa: contro il Barca il regista lo farà Hakan Calhanoglu.

UNA REGIA DA OSCAR

Al Meazza il turco non gioca bene, di più. I 90’ del centrocampista più che una prestazione sportiva sono una lectio magistralis: contro i blaugrana Calha incarna i dogmi del ruolo e detta i tempi della manovra interista come un metronomo, costante ed inesorabilmente preciso. Il senso di abnegazione del calciatore lo epura di quei vizi associabili ad un trequartista prestato alla regia.

Hakan non tiene troppo palla, non lascia scoperta la posizione e in fase di interdizione morde bene le caviglie dei due ballerini catalani Gavi e Pedri. Nei minuti di recupero del primo tempo, come se non bastasse, scarica una rasoiata da 25 metri che batte Ter Stegen e porta avanti i suoi: È il gol che deciderà la partita e che di fatto consentirà all’Inter di affrontare la gara di ritorno con due risultati su tre a disposizione.

Non si tratta di un fuoco di paglia. Nei mesi successivi Inzaghi esplora il nuovo schema e consolida i neonati automatismi come uno scienziato che si gode gli effetti di un esperimento ben riuscito. A fungere da collante tra i reparti e ad oliare il meccanismo nerazzurro è il lavoro di un Mkhitaryan spesso sottovalutato. Accanto a Barella, di cui non è necessario ribadire il valore, l’armeno svolge un ruolo propedeutico che garantisce supporto in fase di non possesso e lucidità nella manovra offensiva. Quello che doveva essere un colpo di mannaia sulla testa del Biscione (l’infortunio di Brozovic) si è rivelato essere l’espediente necessario per far scoprire un nuovo assetto alla compagine milanese.

E ORA?

Calhanoglu non è Brozovic. Quest’ultimo ha un senso della posizione ed una capacità di leggere le traiettorie propria di pochi registi europei. Il numero 77, che come l’ex Leverkusen nasce mezz’ala, non è diventato un pilastro dell’Inter per caso e il suo imminente rientro potrebbe rimescolare nuovamente le carte. La piacevole scoperta inerente alla polivalenza del turco, tuttavia, apre a Marotta nuovi orizzonti di mercato. Nelle ultime settimane si è diffusa con insistenza la voce riguardo un possibile scambio alla pari tra Kessié e il croato : l’ivoriano è più giovane del collega e in prospettiva futura farebbe gola ai dirigenti nerazzurri.

Il valore di Brozovic non è in discussione, ma i due mesi di interregno condotti da Hakan Calhanoglu hanno aperto quesiti importanti riguardo le gerarchie interne dell’Inter.

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